1. Dante e la Commedia, con Paolo Di Paolo
La prima cosa che dovreste fare per cominciare questo piccolo viaggio in un grande testo della
letteratura, una cosa di cui sentirete parlare milioni di volte, andando a scuola, diventando
non ci sarà un mese in cui magari non avrete di nuovo sentito nominare questo poema, quest'opera
letteraria e anche il suo autore, ma tra poco ovviamente ve lo nomino io stesso. Però la prima
cosa che dovreste fare è andare da mamma o da papà, chiedere una moneta da 2 euro, verificare che sia
una moneta italiana, perché sapete che la moneta euro è diffusa in tutta Europa e quindi ogni stato,
ogni nazione, ha scelto un'immagine da fissare sulla moneta. Se è una moneta italiana,
voi troverete un volto sui 2 euro, di profilo, quindi messo così, con un naso abbastanza
pronunciato, con una corona di alloro, l'alloro è una pianta che si usa anche per gli arrosti,
ma spesso ha un valore simbolico quando per esempio una sorella maggiore, un fratello
magari si sono laureati o si laureeranno, è probabile che anche un po' per scherzo indosseranno
appunto questa corona di alloro che indica la gloria in qualche modo, la metteva Giulio Cesare,
l'hanno messa anche i grandi poeti della tradizione, appunto quando uno diventa davvero importante,
davvero famoso, almeno così era nell'antichità, usava la corona di alloro. E questo signore
appunto ha un grosso naso molto pronunciato, la corona di alloro, un cappuccio, perché aveva una
tonaca, di solito è rappresentato con una sorta di tonaca rossa, con un cappuccio, questo signore
appunto si chiama Dante Alighieri. È impossibile se si è nati in Italia non avere a che fare con
questo Dante Alighieri e quest'anno in particolare, il 2021, si parla tantissimo di Dante perché sono
700 anni dalla morte, quindi lui è morto nel 1321 esattamente 700 anni fa, che sembrano tanti,
ma poi non sono così tanti, se pensate alla storia dell'universo 700 anni fa è come l'altro ieri.
Perché ci ricordiamo di questo signore toscano nato a Firenze appunto parecchio tempo fa? Ci
ricordiamo di lui perché è stato il più grande poeta forse di tutti i tempi, almeno il più grande
poeta di tutti i tempi in lingua italiana. La lingua che io sto parlando non è una lingua che è sempre
esistita, è una lingua che discende da un'altra lingua. Il latino, qualcuno di voi magari più
avanti studierà forse anche con un po' di fatica e di noia anche questa lingua che nessuno parla più,
la parlavano gli antichi romani, a un certo punto questa lingua diventa un'altra lingua e diventa la
lingua che io sto parlando con voi e attraverso la quale noi ci capiamo. Ma questa lingua all'epoca
di Dante non veniva usata molto per le opere letterarie, per fare questi grandi racconti che
noi chiamiamo letteratura. Molti scrittori della sua epoca scrivevano in latino, in una forma del
latino tardo si dice così perché è un latino già molto diverso da quello che si parlava all'epoca
di Giulio Cesare e invece lui decide, facendo questo gesto importantissimo per noi, di scrivere
in italiano e scrive un poema impressionante perché è enorme, sono migliaia di versi,
versi significa che è scritto in poesia e che ogni verso nel caso specifico ha 11 sillabe,
oltretutto si incrociano anche le rime, quindi è un lavoro enorme, spaventoso da un punto di vista
proprio della complessità, della difficoltà, lui sceglie per questo poema che si chiama appunto
La Divina Commedia, sceglie la lingua italiana, la lingua che stava in qualche modo nascendo,
quindi è come se lui fosse diventato il padre di questa lingua. Questo poema, come potranno
ricordarvi a memoria anche i vostri genitori, comincia così. Nel mezzo del cammin di nostra
vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita. Ah, e quanto a dir
qual era e cosa dura e sta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura.
Forse non avete capito quasi nulla, però credo che abbiate avuto la sensazione che sia questa
lingua, che sia la lingua che parlo con voi adesso, l'italiano. Se noi proviamo a scomporre
questo inizio, ci accorgiamo che tutte le parole che usa Dante sono parole italiane ancora oggi
utilizzate. Nel mezzo del cammin, nel mezzo del cammino, cioè a metà del cammino, di nostra
vita, della nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura. Certo, è un italiano antico,
ma che cosa sta dicendo? Che a metà del cammino della nostra vita, cioè più o meno quando ci si
trova a metà di un'esistenza, per l'epoca di Dante, in cui si viveva molto meno, oggi noi
possiamo aspirare a vivere 90, 100 anni. I bambini come voi in realtà sono proiettati su un orizzonte
di vita lunghissimo, forse vivrete 120 o 130 anni, a differenza magari nostra che ci fermeremo un po'
prima, chissà. Comunque per Dante ovviamente un uomo anziano era già un uomo che aveva 70 anni,
quindi lui diciamo che mette nel mezzo del cammin della sua vita questa età simbolica, 35 anni.
Quindi è come se dicesse a 35 anni mi sono ritrovato in una selva oscura. Che cosa è una
selva? È un bosco, un bosco che fa paura, buio appunto, la selva oscura, che la diritta via era
smarrita, perché la via diritta, cioè la via che mi porta da qualche parte, di cui si coglie,
diciamo così, la direzione, era stata smarrita, l'avevo persa. Detto in altri termini, mi ero
perso in un bosco oscuro. Hai quanto a dire qual era e cosa dura? Dice, è difficilissimo dire
quanto sia stato impressionante trovarmi in quel bosco buio. E sta selva selvaggia,
sarebbe questa selva selvaggia, questo bosco selvaggio, selvatico, è aspra e forte, cioè
aspra nel senso che comunque è qualcosa di doloroso, di pauroso, è forte, quindi potente,
ha qualcosa di avvolgente, che nel pensier rinnova la paura, cioè solo a pensarci ho ancora paura di
quello che mi è capitato. Allora lui va avanti per migliaia di versi a raccontarci che cosa gli è
successo. Una giornata di aprile del 1300 si trova in questo bosco, comincia a fare dei passi molto
timidamente e si trova ai piedi di un colle, dice così, ai piedi di un colle. In cima a questo colle,
lui subito guarda in alto, ci sono tre bestie feroci e ha paura ovviamente di andare oltre,
ma se lui non va su quel colle non sa che cosa lo aspetta. E allora per fortuna gli arriva come
sostegno una specie di strano amico, una sorta di amico immaginario mi verrebbe da dire, in realtà
è reale, nello stesso tempo fantastico, che è un grande poeta appunto proprio dell'epoca romana,
che si chiama Virgilio. E quando si dice sei il mio Virgilio, forse è un'espressione che qualcuno
di voi chissà ha sentito, è come dire sei la mia guida, perché Virgilio in questo racconto sarà la
guida di Dante, lo incoraggia, gli dice non devi aver paura delle bestie feroci, non devi aver paura
di niente perché ci sono io. E comincia questa traversata in questo bosco e poi comincia a,
dopo essere passato oltre quel colle, a scendere progressivamente come se scivolasse lentamente
dentro a un cono rovesciato. Pensate a un cono gelato, rovesciatelo e questa è la forma del
primo regno che Dante attraverserà, l'inferno, il regno infernale e cioè lo spazio nell'immaginazione
di Dante che si incontra dopo la morte, soprattutto però se uno non si è comportato granché bene,
è ovvio che è una costruzione fantastica, che ha molto a che fare con la religiosità del tempo,
con il modo di pensare Dio, di pensare l'aldilà della vita, però noi la prendiamo come dire come
se fosse una storia fantastica, come se fosse un fantasy, mi verrebbe da dire, forse Dante non
sapeva di aver scritto un fantasy, ma così dobbiamo interpretarlo. Oppure ancora, quasi per
essere un po' eccessivi nel legare questo racconto all'attualità, potremmo dire che somiglia a un
videogioco a livelli, perché Dante scendendo appunto di cerchio in cerchio, perché è un movimento
circolare, poi scende, scende, scende ed è come se conquistasse livelli andando verso il basso,
come poi li conquisterà andando verso l'alto, perché successivamente, superato il regno infernale,
arriverà in purgatorio, che è una terra di mezzo, e poi in paradiso. E evidentemente ogni livello
comporta una sorta di valore in più, è come un punto che tu prendi, che è un punto nella via
della conoscenza e della comprensione del mondo. Ma che cosa succede a Dante mentre attraversa
l'inferno? Che vede, restandone sempre spaventatissimo, quali sono i castighi, le punizioni
a cui sono sottoposte le anime dei cosiddetti dannati, cioè di tutti quelli che nella vita
hanno commesso il male e che Dio, questo Dio in cui Dante crede, appunto punisce,
punisce eternamente. La cosa più impressionante per Dante è sapere che queste anime non avranno
mai un riscatto, quella loro pena non finirà mai, non è nemmeno un ergastolo come quando
uno va in galera e probabilmente ci resta appunto per un bel pezzo di vita, questi non usciranno
mai da questa galera che è l'inferno, per tutta l'eternità saranno lì, resteranno lì e le loro
pene sono molto dolorose, commisurate al peccato che loro hanno commesso. Ma tutto questo proveremo
poi a raccontarlo in altri passaggi per attraversare dopo l'inferno, il purgatorio e poi
arrivare ovviamente al paradiso che è un regno a sé, molto pieno di luce dove la paura viene cancellata.
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