Episodio 0, In principio era una lupa (2)
Nel momento più buio dell'impero però questi viene salvato da un gruppo di ufficiali dell'Illirico, una provincia di frontiera da dove venivano i migliori soldati dell'Impero, corrispondente ai paesi dell'ex yugoslavia o balcani occidentali, se preferite. Gli imperatori illirici prendono il potere al nadir delle fortune Romane e riescono a portare l'impero verso un nuovo importante capitolo della sua lunga storia. Aureliano – restaurator orbis – riunifica l'impero, sconfiggendo la Palmyra di Zenobia e riprendendosi le province occidentali secessioniste. Costruisce anche le mura che ancora cingono la capitale italiana. Diocleziano, divenuto imperatore nel 284 a qualche anno di distanza da Aureliano, modifica in modo definitivo la natura dell'impero.
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Questo periodo storico segna il passaggio dal principato, caratterizzato da Imperatori che si fingono dittatori costituzionali, al Dominato. Il Principe augusteo, almeno formalmente primo inter pares, è soppiantato dal Dominus: l'imperatore è ora signore e padrone dell'impero, una alta dignità monarchica irraggiungibile e incomprensibile. I Romani non sono più cittadini dell'impero ma sudditi dell'imperatore.
La dignità dell'ufficio imperiale viene elevata, in modo che sia difficile o perfino impossibile per un semplice generale pensarsi adeguato a vestire la porpora imperiale. L'autorità è accentrata, l'esercito modificato al punto che le classiche legioni dell'antichità sono irriconoscibili nel quarto secolo. La cavalleria acquista sempre più importanza a scapito della fanteria pesante delle legioni. Le legioni stesse – che permangono almeno nel nome – sono suddivise in unità più piccole da assemblare però in ampi eserciti da campo alla bisogna. Le frontiere vengono difese sempre più grazie ad una rete di fortini e castelli, molto diversi dagli accampamenti legionari classici e molto più simili ai castelli medioevali.
L'economia diviene molto più centralizzata e pianificata. Per risolvere complessi problemi economici lo stato si trova perfino costretto a demonetizzare l'economia romana, un primo passo verso l'economia alto medioevale. Lo stato non chiede più tasse in moneta ma in natura, segno della profonda crisi in cui era caduta tutta l'economia romana durante la crisi del terzo secolo. Diocleziano codifica anche le professioni, che divengono il larga parte ereditarie, legando sempre di più i contadini alla terra e iniziando quel processo che porterà alla servitudine. Diocleziano e la crisi del terzo secolo sono l'anticamera vera del medioevo, l'impero che esce dalla cinquantennio di caos militare è un impero profondamento modificato, indebolito dalla crisi ma salvato dagli imperatori illirici.
Diocleziano avrebbe voluto andare oltre e risolvere anche il grande, intrattabile problema della gestione delle successioni imperiali, sempre caotiche. Decise di dividere innanzitutto per la prima volta l'impero in occidente e oriente, con un “imperatore Augusto” a capo di ogni metà, affiancato da un collega con il titolo di “cesare”. Diocleziano però era chiaramente il più importante dei due augusti. A questo sistema diamo il nome di “Tetrarchia”, dai Tetrarchi, i 4 imperatori (2 augusti e due Cesari) del nuovo sistema imperiale.
Diocleziano prende un'altra decisione carica di conseguenze, decidendo di stabilirsi in oriente, a Nicea, un chiaro segno di un futuro prossimo a venire. Nella mente di Diocleziano i due augusti, dopo 20 anni in carica, si sarebbero dovuti dimettere per lasciare il posto ai loro Cesari che avrebbero nominato due nuovi colleghi di rango inferiore a loro volta.
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Ahimè non funzionò: nel 305 Diocleziano (spontaneamente) e il suo collega Massimiano (spintaneamente) si dimisero, in quello che fu senza dubbio un atto politico unico nella millennaria storia imperiale. Ogni tanto cerco di immaginarmi la scena, due uomini potentissimi, uno dei quali il più autorevole imperatore dai tempi di Settimio Severo, forse di Marco Aurelio.
Eppure entrambi si dimisero, come dei Presidenti di una Repubblica moderna. Fosse riuscito a Diocleziano di stabilire un precedente duraturo parleremmo di lui oggi come del più grande imperatore Romano.
Ahimè, non era destino, e probabilmente non poteva essere altrimenti. Quello che seguì non fu una ordinata successione secondo il sistema rigido pensato da Diocleziano, tutt'altro. Ai romani toccò un altro periodo di confuse guerre civili alla fine delle quali ci sarà di nuovo un solo imperatore, e che imperatore. Il nostro Costantino il grande, che ci aspetterà in tutta la sua brillante grandezza e insopportabile arroganza la prossima settimana.