23 - Imparo l'italiano con Pinocchio
Capitolo 23
Mentre Pinocchio osserva confuso la terra, all'improvviso sente una grande risata, guarda in alto e vede sopra un albero un grosso pappagallo che si pulisce le ali con il becco.
− Perché ridi? − gli domanda Pinocchio con voce irritata.
− Rido perché mi sono fatto il solletico con il becco.
Il burattino non risponde. Va alla fontana, riempie d'acqua la solita scarpa e annaffia nuovamente la terra che ricopre le monete d'oro.
E all'improvviso un'altra risata, ancora più forte della prima, si sente nella solitudine silenziosa di quel campo.
− Insomma, − grida Pinocchio, arrabbiato, − posso sapere, Pappagallo maleducato, di che cosa ridi?
− Rido di quei barbagianni che credono a tutte le stupidaggini e che si lasciano ingannare da chi è più furbo di loro.
− Parli forse di me?
− Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così sciocco da credere che il denaro si possa seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche.
Anch'io l'ho creduto una volta e oggi ne pago le conseguenze. Oggi (ma troppo tardi!) ho imparato che per mettere insieme onestamente pochi soldi è necessario guadagnarli con il lavoro delle proprie mani o con l'ingegno della propria testa.
− Non ti capisco, − dice il burattino, che già comincia a tremare dalla paura.
− Pazienza! Mi spiego meglio, − aggiunge il Pappagallo. − Mentre tu eri in città, la Volpe e il Gatto sono tornati in questo campo, hanno preso le monete sotterrate e poi sono fuggiti come il vento. E ora chi li raggiunge è bravo!
Pinocchio resta a bocca aperta e non vuole credere alle parole del Pappagallo. Comincia con le mani e con le unghie a scavare il terreno che ha annaffiato.
E scava, scava, scava, ma le monete non ci sono più.
Allora, disperato, torna di corsa in città e va in tribunale per denunciare i due delinquenti che lo hanno derubato.
Il giudice è uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grande età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhialini d'oro.
Pinocchio racconta al giudice la truffa di cui è stato vittima: dice il nome, il cognome e l'aspetto dei delinquenti. E finisce chiedendo giustizia.
Il giudice lo ascolta con molto affetto, si intenerisce e si commuove. E quando il burattino ha finito il racconto suona un campanello.
Arrivano subito due cani mastini vestiti da carabinieri.
− Questo povero burattino è stato derubato di quattro monete d'oro: prendetelo e mettetelo in prigione.
Pinocchio rimane senza parole e vorrebbe protestare, ma i carabinieri non perdono tempo e lo portano subito in prigione.
Il povero burattino rimane in prigione per quattro mesi, quattro lunghissimi mesi.
Così vanno le cose nella città Acchiappa-Citrulli, i delinquenti stanno fuori e gli stupidi truffati vanno in prigione.
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Parole difficili del capitolo 23
Una risata: atto di ridere in modo sonoro e prolungato
Irritato: arrabbiato, risentito
Fare il solletico: toccare una persona per farla ridere
Un barbagianni: uccello notturno simile alla civetta; uomo stupido
Una stupidaggine: cosa stupida, un discorso o un'azione stupida
Ingannare: portare qualcuno a credere cosa diversa dal vero, indurre in errore; imbrogliare, truffare qualcuno
Sciocco: stupido
Onestamente: in modo onesto, giusto, che segue la morale e la giustizia
L'ingegno: intelligenza
Raggiungere: arrivare a riunirsi con qualcuno che sta davanti nello spazio
L'unghia: parte dura che si trova sulla punta delle dita della mano
Scavare: fare una buca nella terra
Il tribunale: edificio in città dove si amministra la giustizia
Denunciare: dare notizia di un reato o di altri eventi all'autorità competente
La truffa: imbroglio