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1812. La storia della bufera napoleonica, IV puntata

IV puntata

Da Mosca La Voce della Russia!

Ascoltate la IV puntata del ciclo "1812. La bufera napoloenica" a cura di Dmitrij Mincenok. San Pietroburgo.

Aprile del 1810. Dal dispaccio a Sua Maestà imperiale del principe Kurakin, ambasciatore della Russia a Parigi.

"Sua Altezza, le mie fonti mi informano che nella capitale francese si osserva una contrazione delle vendite di merci francesi. I mercanti di Lione si lamentano con l'imperatore e accusano la dogana russa..." Si dice che Napoleone abbia interrotto la lettura proprio a questo punto gettando via il documento...

Poco prima Alessandro aveva firmato un decreto che imponeva un'altissima imposta doganale sulla seta lionese.

I prezzi erano schizzati in alto e le vendite erano crollate. Come conseguenza tonnellate di seta marcivano nei depositi francesi. Adesso è difficile dire chi avesse consigliato Alessandro in proposito.

Napoleone comunque l'accolse come sfida personale. I suoi emissari intanto comunicavano da Pietroburgo che ogni giorno ad Arcangelo ogni giorno entravano una mezza dozzina di navi delle città anseatiche che benchè battenti bandiera americana o tedesca, erano chiaramente inglesi con carichi di spezie e coloranti fra cui l'indigo. Per di più queste merci coloniali venivano sottoposte ad una modesta tassazione, ben diversa da quella riservata alla seta lionese. Ma i "decreti criminali " di Alessandro non si limitavano a questo.

Le merci inglesi entrate in Russia prendevano la strada dei vari paesi europei, ma con un marchio russo. In questo modo veniva vanificato il blocco dell'Inghilterra messo in atto da Napoleone per mettere in ginocchio l'economia britannica. Una situazione che Alessandro ricordava senza alcun piacere. 8 luglio del 1807.

Tilsit.

In questa piccola cittadina sul Neman, oggi Sovetsk, Regione di Kaliningrado, si erano incontrati i due imperatori. In una ricca tenda su una chiatta ancorata al centro del fiume. Per alcune ore si erano scontrati due caratteri.

Napoleone impetuoso e Alesssandro, ossequioso, ma inflessibile. Un vero bizantino avrebbe detto di lui il corso. Sul tappeto i destini di una Europa asservita alla Francia in un discorso ultrasegreto, strettamente a quattr'occhi.

All'inizio Napoleone si scusò perche si sarebbe parlato solo in francese.

Alessandro ricordò che nelle sue vene scorreva anche sangue francese con riferimento agli avi dell'Imperatrice Madre. Napoleone ebbe un gesto di assenso e subito dai convenevoli si passò alle questioni di stato. Il punto principale della Pace di Tilsit allora non fu pubblicato.

Per la verità esso rimase ignoto ai piu'. Soltanto gli uomini più vicini ai due imperatori ne furono messi al corrente. Tutto verteva intorno alla domanda posta da Napoleone: "Cosa ne pensate dell' Inghilterra?" al che lui aveva risposto: "La odio con tutte le mie fibre". "Allora ci intenderemo senz'altro!

Russia e Francia si impegnarono a prestare un reciproco aiuto militare in un eventuale conflitto, difensivo o offensivo che fosse.

In altri termini Alessandro fu costretto a stipulare una alleanza militare con Napoleone. In seguito Napoleone guardò alla Russia come ad un fedele alleato.

Il che sfata il pregiudizio circa una tensione sempre esistente fra i due paesi sin dall'inizio dell'era napoleonica. Invece una eventuale maretta ai vertici non incrinava la convinzione che la Russia fosse il miglior alleato della Francia.

E così soleva commentare: "I tedeschi faranno sempre e soltanto il loro gioco, mentre i russi sono teneri di cuore e possono ignorare i propri interessi per aiutare un amico..." In seguito alla Pace di Tilsit Alessandro fu costretto a solidarizzare con il blocco continentale dell'Inghilterra.

Non esiste nessun protocollo in merito, ma si sa che Alessandro promise che nessuna nave inglese sarebbe mai più entrata nel porto di Arcangelo. Napoleone pensava che in questo modo sarebbe riuscito a mettere in ginocchio la perfida Albione, ma conosceva poco la Russia.

La viziata società di Pietroburgo non poteva fare a meno del caffè, della seta cinese e delle spezie indiane che nel suo Evghenij Oneghin Pusckin levò a rango di segno distintivo dei fasti voluttuosi dell'epoca.

Quando Alessandro ne parlò a sua madre , lei si limitò ad una smorfia sprezzante.

Si dice che la cinquantenne Imperatrice madre fosse stata allora lapidaria: " Lo stato può sopravvivere senza il lusso, una donna no!

Signore, se non volete perdere il consenso delle vostre donne dovete fare qualcosa..." Dopo queste parole Alessandro dette disposizione di cercare un accordo segreto con gli inglesi perchè entrassero nei porti russi, ma con bandiera americana o delle città anseatiche.

Ma Napoleone aveva avanzato un'altra tremenda richiesta: vietare ogni esportazione in Inghilterra delle corde di canapa di cui la Russia aveva quasi il monopolio nel mondo.

Senza le corde di canapa la Royal Navy non avrebbe potuto più levare le vele, gettare le ancore o mettersi agli ormeggi. Alessandro aveva acconsentito ma Napoleone aveva voluto controllare di persona e per diversi mesi lesse i dispacci dei suoi informatori.

Il caffè non arriva, la canapa non parte. Povero Napoleone!

I mercanti russi ne sapevano una più del diavolo ed avevano trovato tutte le scorciatoie necessarie. Gli affari si erano un pò ristretti, ma in comprenso erano aumentati i prezzi. Tutto si poteva correggere, meno la sensazione di vergogna che Alessandro si era portato addosso dopo la pace di Tilsit.

Nel momento del commiato egli aveva già deciso che non avrebbe rispettato nemmeno un punto di quell'accordo.

Ma gli rimase addosso la paura fisica che Napoleone gli faceva come uomo. Alla guerra con la Francia rimanevano 815 giorni.

Avete ascoltato la IV puntata del ciclo di Dmitrij Mincenok "1812.La bufera napoleonica".

Ascoltate la continuazione del ciclo.

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