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I treni della felicità
Oggi ti racconto la storia di un treno pieno di bambini. Il treno è fermo alla stazione di Napoli, immaginalo. I bambini si sporgono dal finestrino, alcuni con le maniche della giacca troppo lunghe, altri con un cappotto troppo stretto. Salutano mamme e papà e non sanno bene che cosa li aspetta e dove va questo treno. Molti di questi bambini lasciano alle spalle la povertà, la distruzione della guerra, il freddo e le malattie. I loro genitori hanno deciso di affidarli al “Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli” e farli in questo modo partire verso il Centro-Nord Italia. I bambini saranno accolti da famiglie italiane che li ospiteranno per un periodo e li tratteranno come figli loro. Un grande progetto di solidarietà che pochi italiani conoscono e ancora ricordano. Un progetto nato proprio alla fine della guerra, nel 1946. Oggi ti racconto la storia dei Treni della Felicità.
Ma cosa sono i Treni della Felicità? E come nasce il progetto? Proviamo a fare un po' d'ordine. Oggi sentirai una stupenda storia di solidarietà, di aiuto e fratellanza. Queste storie sono molto importanti al giorno d'oggi dove la tecnologia e la paura ci hanno forse fatto dimenticare cosa vuol dire vivere in una comunità, in un Paese e aiutarsi l'un l'altro.
Nel 1946 Napoli era una città devastata dalla guerra. C'erano stati i bombardamenti, la ritirata nazista e le razzie. Una razzia è quando un gruppo di persone, un esercito in questo caso prende, consuma e distrugge tutto quello che vede sul proprio cammino. Napoli è in ginocchio e la sua popolazione è stremata. Per mesi in città non c'è energia elettrica, molte persone hanno perso le case a seguito dei bombardamenti. Non c'è acqua e ci sono grandi file davanti alle fontane pubbliche ancora in funzione. La situazione sanitaria, poi, è tragica. Non ci sono medicine, non ci sono strutture. I bambini sono per strada. Possiamo immaginarli a giocare con quello che trovano, vestiti con abiti troppo leggeri, troppo rotti o di una taglia sbagliata. Roberto Rossellini nel film Paisà racconta bene questo contesto. Sono bambini poveri, spesso non hanno la possibilità di frequentare la scuola. Aiutano le famiglie come possono e spesso lavorano fin dalla tenera età.
È per cercare di portare un cambiamento che nasce il Comitato per la Salvezza dei bambini di Napoli. Nasce all'interno di alcuni movimenti politici di sinistra, i sindacati e l'Unione Donne Italiane, un gruppo di donne affiliate al partito comunista delle donne italiane. Queste persone volevano dare un aiuto concreto ai bambini napoletani, volevano permettere a questi piccoli di vivere in un contesto più adatto alla loro età. Questo era possibile in un modo: mettere in contatto famiglie del Sud e del Centro Nord e creare una catena di solidarietà e aiuto reciproco. Il centro Italia, l'Emilia Romagna, in particolare, non era certo ricco. L'Italia era ancora un Paese basato sull'agricoltura e le famiglie erano famiglie di contadini. Anche in Emilia Romagna le persone non navigavano certo nell'oro, ma si mangiava ancora il salame. O almeno, così si diceva. Napoli aveva subito bombardamenti. In altre parti d'Italia non era arrivata così forte la distruzione della guerra e le famiglie riuscivano a mangiare in modo dignitoso. E poi, nel mondo contadino c'è un motto: dove può mangiare uno, possono mangiare anche due.
L'idea del Comitato è ambiziosa. Sarà davvero possibile organizzare questo scambio? Le famiglie si fideranno l'un l'altra? L'iniziativa, in realtà, era già stata messa in pratica in altre città, prima fra tutte Milano dove una donna -Teresa Noce- aveva avuto un'idea. Aveva preso contatto con alcune famiglie di contadini in Emilia Romagna per occuparsi di alcuni bambini che arrivavano da zone di estrema povertà. Era una specie di affido temporaneo di pochi mesi. La stessa iniziativa si stava per ripetere tra Napoli e le province emiliane, in forma molto grande e stupefacente.
Prima di tutto il Comitato deve individuare i bambini bisognosi e trovare famiglie disposte ad ospitarli e accoglierli come figli loro. Si manda un messaggio alle famiglie che ovviamente non sono obbligate a partecipare all'iniziativa. È una scelta, un invito, un'opportunità. Nei quartieri di Napoli girano anche notizie false: “Mandano i nostri bambini a morire di freddo al Nord”. Oppure: “I comunisti tagliano le dita ai bambini e li trasformano in saponette”. Comunque, alcune famiglie decidono di fidarsi. La speranza di un pasto caldo, un letto e un posto migliore per i propri figli è più forte della paura e comunque non hanno molto da perdere.
I bambini napoletani sono individuati, il Comitato gli dà vestiti puliti e adatti al freddo del Nord. Sono preparati documenti di riconoscimento e si preparano a lasciare la città. Come? In treno. Molti bambini hanno paura, non sanno dove stanno andando. E perché le mamme e i papà non partono con loro? Dobbiamo pensare che nel 1945 un viaggio in treno non era certo una passeggiata. Non c'erano i treni veloci come oggi. Per arrivare da Napoli a Milano servivano 38 ore!
Il treno, quindi, è pronto a partire. Genitori e bambini sono un po' spaventati, alcuni piangono, altri sono pieni di curiosità. Per molti bambini è la prima volta su un treno e poi un convoglio così lungo proprio non lo hanno mai visto. Il viaggio dura molte ore. Quando il treno si ferma nelle stazioni prima della destinazione finale sono organizzate merende, latte caldo, cioccolata. Tutto da volontari, Croce Rossa, abitanti di città e paesi in centro Italia. È un treno solidale e intorno ai bambini si raccolgono persone piene di speranza per questa Italia che rinasce insieme a un nuovo senso di comunità. Si possono trovare online i racconti di bambini, oggi adulti, che hanno fatto quel viaggio e parlano della prima volta che hanno visto la neve. Così bianca dal finestrino. Così soffice da sembrare ricotta!
Il viaggio in treno e poi un nuovo mondo. Quando il treno arriva alla stazione di Bologna ci sono molte persone ad attenderli. E si intonano canti, si respira un senso di ottimismo e felicità. I bambini non hanno valigie. Solo loro stessi con i nuovi cappottini, le scarpe che il Comitato aveva fornito loro. Sono distribuiti nelle famiglie che si prenderanno cura di loro per i prossimi mesi o anni. Le famiglie vengono da tutta Emilia e sono in prevalenza famiglie di contadini. Alcuni facevano parte del partito comunista, ma lo spirito di solidarietà andava oltre al credo politico. Si voleva costruire qualcosa oltre le barriere. Un dialogo, un aiuto reciproco non tra Sud e Nord, ma tra italiani. Dopo le sofferenze della guerra gli italiani sentivano la necessità di guardare al futuro con ottimismo e speranza.
Nelle famiglie accoglienti dell'Emilia, i bimbi napoletani possono sperimentare cose che prima non avevano mai visto: un letto caldo, giocattoli di stoffa, scuole e poi i prodotti dell'agricoltura: uova, latte, prosciutti. I bambini non sono ospiti, ma parte della famiglia. Le famiglie aggiungono un posto a tavola e gli adulti trattano i nuovi venuti come figli loro. Parliamo di famiglie di contadini, quindi spesso numerose. Dobbiamo pensare a coppie con due, quattro, cinque, sei figli. Ma come dicevamo: dove può mangiare una persona, possono mangiare anche due. E il mondo contadino, ancora oggi, è capace di una generosità che va oltre i confini.
I bambini rimangono nelle famiglie per alcuni mesi, altri per uno o due anni. Quando tornano al Sud alcuni bambini hanno preso l'accento emiliano. Infatti, in quell'epoca - non dimentichiamo - l'italiano standard non è molto forte, molto presente. Ogni parte d'Italia parlava un po' una lingua diversa con accento profondamente diverso. Possiamo immaginare quindi che tipo di lingua era nata tra i bambini napoletani e quelli emiliani che comunque in quegli anni erano riusciti a capirsi, a vivere insieme fino a diventare fratelli. Quando l'iniziativa finisce tra i bambini ci sono sentimenti contrastanti: da un lato la voglia di ritornare da mamma e papà e dai fratelli, dall'altro la tristezza di lasciare le nuove famiglie e i nuovi fratelli. Alcuni bambini ritornano a Napoli e poi tornano su, decidono di restare con le famiglie emiliane. Tra i due mondi si crea una grande rete di scambi. E così le famiglie napoletane vanno a trovare le emiliane. I genitori del Nord mandano pacchi a quelli del Sud. E lettere. Scatole con vestiti, cibo, pane, carne. I legami che si creano durano per molto tempo, a volte per anni.
I treni sono chiamati “treni della felicità” e dopo la partenza del primo altri ne seguono. I controlli medici fatti ai bambini prima della partenza avevano permesso di individuare malattie e infezioni. Con il successo dell'iniziativa fu più facile convincere altre famiglie a partecipare.
Così al primo treno seguirono altri treni da altre parti d'Italia dove c'erano bambini che avevano necessità di una famiglia temporanea. Dal 1945 al 1952, anni molto duri per l'Italia, partirono verso il Centro Nord 70000 bambini, un numero davvero esorbitante. L'iniziativa fu possibile grazie all'appoggio di associazioni come i Comitati, il Partito Comunista Italiano, le associazioni di Partigiani e soprattutto le numerose famiglie che decisero di agire in prima persona per fare qualcosa, ricostruire, ricreare quel senso di comunità che era stato distrutto dalla guerra. Dalle testimonianze dei bambini ospitati e delle famiglie ospitanti possiamo vedere che non c'era giudizio. Nord, Centro, Sud: non era importante. Si era uniti dallo stesso spirito, dallo stesso senso di appartenenza a una comunità. Si parlava semplicemente di Italia.
Non molti italiani conoscono questa storia. Io stessa non la conoscevo. Ti consiglio un libro, un romanzo di Viola Ardone che si intitola “Il treno dei bambini”. Sono sicura che ti piacerà e ti farà ridere e piangere come è successo a me. E poi, per ascoltare le testimonianze reali di persone che hanno vissuto questa iniziativa da protagonisti puoi vedere il film Pasta Nera di Alessandro Piva. È un documentario di 50 minuti e lo trovi online.
Penso che abbiamo bisogno di storie così, storie di unione, di fratellanza, di solidarietà. Per ispirarci e per portarci verso il cambiamento e la costruzione di una società migliore.
Se vuoi sostenere il mio lavoro e avere accesso alla trascrizione di questo episodio visita piccolomondoitaliano.com. Ti ringrazio, come sempre, per aver ascoltato la storia di oggi e ti saluto. A presto.