83_Gli italiani e la superstizione
Immagina la scena. Stai passeggiando allegramente in una strada nella tua città. A un certo punto, una scala appoggiata a una parete. Qualcuno sta lavorando. Cosa fai? Ci passi sotto tranquillamente o ti fermi? E se ti cade il sale a tavola, ti preoccupi? Gesti scaramantici, superstizione, tutti noi un pochino ci crediamo. Non dirmi che non hai mai incrociato le dita oppure che non hai mai indossato un vestito particolare perché ti ha portato fortuna in qualche occasione. Perché la superstizione è anche culturale e ci sono alcuni gesti che sono automatici e facciamo senza accorgercene.
Oggi facciamo due chiacchiere su superstizione e riti scaramantici.
Come sempre, partiamo dalla tavola!
Quando mangiamo ci sono alcune cose che potrebbero accadere. Abbiamo già parlato del sale e di come questo alimento fosse importantissimo in passato. Così importante che i romani lo usavano come vero e proprio salario, pagamento. Fare cadere anche pochi granelli di sale significava perdere letteralmente soldi. Da qui il legame con la sfortuna. Ma nessun problema, dove c'è superstizione c'è anche rimedio. Se ti cade il sale in tavola basterà prendere due piccole manciate di sale e gettarle dietro alle spalle, meglio se dietro alla spalla sinistra. In questo modo, tu avrai cacciato via la cattiva sorte e al massimo chi dovrà pulire si lamenterà un po'. Ma le regole legate al sale non finiscono qui. In Italia diciamo che il sale non si passa di mano in mano. Quando qualcuno ti chiede il sale, devi passarlo appoggiandolo al tavolo.
A quanto pare, anche far cadere l'olio a tavola porta sfortuna.
E parliamo un attimo del pane. Sicuramente sai che in Italia il pane è sacro. Io personalmente vivrei di pane, olio e acqua. Mangerei pane a pranzo, cena e colazione. Quando prepariamo la tavola è importante che il pane sia girato correttamente, con la base che tocca la tovaglia e non viceversa. Perché se il pane è a testa in giù, infatti, indovina… porta sfortuna!
A quanto pare questa è una tradizione francese. Nella francia di Carlo VII i fornai capovolgevano, cioè giravano a testa in giù, il pane che veniva destinato ai boia, quelle persone che avevano il leggerissimo compito di tagliare le teste ai poveretti. Forse gli ascoltatori francesi possono confermarmi se questa credenza popolare è ancora attuale anche in Francia.
Ma ci sono regole anche per quante persone invitare a un pranzo o una cena. Dalla Bibbia sappiamo che l'Ultima Cena non è stata proprio un momento allegro, diciamo. Gesù e gli apostoli in quell'occasione erano in tredici. Per questo, ancora oggi non sarebbe buona norma essere in 13 a tavola. No, non è per i piatti da lavare che in effetti sarebbero molti per il padrone di casa. Il motivo risale proprio all'Ultima Cena. Che fare allora? Beh, se si scopre di essere in tredici si può pensare a un amico in più da invitare. Il poverino sarà forse una ruota di scorta, ma avremo in questo modo evitato la sfortuna.
Ma in un Paese con molte regole e indicazioni legate al cibo, non possono mancare i veri e propri obblighi per menù particolari. Se vieni in Italia a Capodanno devi assolutamente mangiare le lenticchie. Questi piccoli legumi color rame ricordano, infatti, le monete. Anche i romani avevano visto questa somiglianza e ancora oggi mangiare lenticchie a Capodanno dovrebbe portare prosperità e ricchezza. Dico dovrebbe. Perché, sinceramente, sono trent'anni e più che a Capodanno mi mangio grandi piatti di lenticchie, ma non vivo certo in un palazzo con piscina e palme d'oro. Va beh, ma noi ci crediamo lo stesso. E poi le lenticchie sono buone, fanno bene alla salute. Insomma, il prossimo Capodanno vai di lenticchie come non ci fosse un domani. Mi raccomando, sempre a Capodanno, quando brindi con qualcuno guardalo bene negli occhi. Quando si brinda, ci si guarda bene negli occhi. In questo modo si evita che qualcuno metta del veleno nella nostra bevanda, come facevano nel Medioevo. Oddio, spero che questo rischio non ci sia nelle tue cene di famiglia o tra amici, ma non si sa mai, quindi occhi aperti anche nel ventunesimo secolo!
Abbiamo parlato di numeri poco fa. In Italia non si sta a tavola in tredici. Ma questo numero, il tredici, non porta sfortuna in generale come accade in altri Paesi. Per noi italiani, il numero sfortunato è il 17. Venerdì 17 è un giorno sfortunatissimo, si dice. E perché il 17 e non il 13, dirai tu? Ti rispondo subito. Già nell'antica Grecia, i pitagorici consideravano il 17 un numero orribile. La spiegazione, però, più accreditata oggi parla di un'usanza romana. Come forse sai, i romani non usavano i numeri che usiamo noi oggi. I nostri numeri sono arabi. Per indicare i numeri, i romani usavano le stesse lettere dell'alfabeto. Il numero 17 romano si scrive XVII. Se spostiamo le lettere, però, possiamo leggere la parola VIXI, che significa “vissi”, ho vissuto. E se vissi, al passato remoto, significa che oggi non vivo più. Ecco qui spiegata la sfortuna legata a questo numero.
E dopo tutte queste premesse, dirai, quante regole in italia. Ma non finisce qui. Regali, parliamo di regali. Che cosa non si regala in Italia?
Non si regalano i crisantemi che sono un tipo di fiore molto comune nei cimiteri. Non si danno oggetti appuntiti come coltelli o spille; questo perché tali oggetti rappresentano sofferenza e dolore. Stesso discorso vale per i fazzoletti che portano lacrime. Vuoi assolutamente regalare un coltello a un amico oppure una katana giapponese? Puoi farlo, d'accordo. Devi solo chiedere in cambio all'amico una moneta, anche da cinque centesimi. In questo modo, il coltello sarà parte di uno scambio e non un vero e proprio regalo.
Anche il portafogli non si regala vuoto. Sai quel portafogli che vorresti regalare a tuo fratello o tuo zio per Natale? Ecco, mettici dentro una moneta. In questo modo, insieme al portafoglio regalerai l'augurio che non rimanga vuoto, ma sia sempre pieno di soldi!
Poi, che altro. Gli specchi rotti portano sfortuna, passare sotto a una scala anche. E poi, incrociare per strada un gatto nero. Poveri gatti neri: è dal Medioevo che questi poverini si portano dietro la fama di iettatori, porta sfortuna o porta iella, come possiamo dire in italiano. Probabilmente i gatti neri non erano visti di buon occhio perché spaventavano i cavalli di notte e venivano accomunati al demonio. Ai nostri amici felini è andata meglio in altri paesi, come Giappone o Scozia, dove sono considerati segno di prosperità. Oggi direi che anche in Italia questa credenza sui gatti neri non ha più un grande impatto, per fortuna direi.
Devo dire di non essere troppo superstiziosa, ma ci sono due cose che faccio quasi spontaneamente, senza pensarci. La prima è che se fuori piove e ho un ombrello, quando entro a casa lo chiudo. Sempre secondo le credenze dei nonni, un ombrello aperto in casa porta iella, sfortuna. Ci sono molte possibili spiegazioni di questo, ma qui ne condivido due con te. Aprire un ombrello in casa porterebbe sfortuna perché nel passato i poveri lo usavano per tappare i buchi del tetto da cui entrava l'acqua piovana. Nell'Ottocento, poi, le punte degli ombrelli erano in metallo e questo avrebbe potuto ferire qualcuno. Per questo si dovevano chiudere in casa. Questa è la prima cosa che faccio.
Poi, quando è necessario, faccio le corna. Fare le corna è un tipico gesto scaramantico italiano. Questo è un podcast e non posso mostrarti, ma le corna si fanno così: prendi la mano, chiudila e alza solamente indice e mignolo. Poi, punta la mano verso il basso, verso terra e muovila a ripetizione. Così facciamo le corna. Quando le facciamo? Beh, è un po' simile al toccare il ferro o al toccare il legno in altri Paesi. Si fa per mandare via la sfortuna. Faccio un esempio. Se sei un appassionato di calcio e sta giocando la tua squadra del cuore oppure la nazionale, passa un amico e dice: tanto oggi non vincete! Tu, per mandare via la sfortuna che questo amico ha mandato alla tua squadra, puoi fare le corna. Ma possiamo anche farle quando una persona canta vittoria prima del tempo. Se tuo zio va a pescare e tu gli dici “buona pescata” lui potrebbe fare le corna sempre per mandar via la malasorte. Corna verso il basso, mi raccomando, perché verso l'alto significa un'altra cosa e può essere offensivo.
Ma basta con le corna, che poi ti confondo. Comunque il simbolo del corno è anche un portafortuna molto tradizionale a Napoli. Se ti capita di visitare questa città, vedrai piccoli corni rossi venduti come portachiavi, collane o braccialetti. Sono simboli portafortuna. Ma attenzione, il vero corno napoletano deve essere fatto a mano, rigorosamente rosso e deve essere regalato.
Allora, finisco qua per oggi perché se no per il tuo prossimo viaggio in Italia mi vai in agitazione con tutte queste regole.
E tu, cosa pensi della superstizione? Ci credi? Esistono credenze particolari nel tuo Paese?
L'episodio di oggi finisce qui. Ti piacerebbe parlare con me dei temi di questi episodi? Allora può interessarti il programma di conversazione Pensieri e Parole Plus. Puoi avere più informazioni e vedere le date delle prossime edizioni sul mio sito web www.piccolomondoitaliano.com.
Buona settimana e buona fortuna!