65_Nonni italiani: riflessioni e ricordi
Nonni italiani: riflessioni
e ricordi
C'è un proverbio napoletano che dice così: “ogni scarrafone è bello a mamma sua. In italiano, questo significa: ogni scarafaggio è bello agli occhi di sua madre. Lo scarafaggio è quell'insetto brutto che gira nelle nostre case, soprattutto in città. Voglio oggi usare un'altra versione del proverbio e dire “ogni scarrafone, ogni scarafaggio, è bello a nonna sua”. Sì, perché oggi parliamo di nonne e di nonni e voglio condividere con te alcune riflessioni sui nonni italiani e alcuni ricordi d'infanzia.
Sì, tutti i nipoti italiani sono perfetti se guardati dagli occhi della nonna. I nipoti sono un vanto, una cosa con cui parlare in piazza con le amiche del centro anziani oppure al circolo di Burraco. Sono argomento di conversazione durante i pomeriggi passati a giocare a carte, a fare a maglia oppure a ballare nella sala da ballo locale.
I nonni, infatti, ci fanno molti complimenti. Alimentano la nostra autostima da quando siamo piccoli, ci coccolano, ci danno sempre da mangiare e si prendono cura di noi quando i nostri genitori sono al lavoro.
In Italia, il legame tra i nonni e i nipoti, così come tra i genitori e i figli è molto stretto. Non so se sia così nel resto d'Europa, ma sicuramente il rapporto nonno-nipote in Italia è qualcosa di speciale.
Ma qual è il lavoro dei nonni italiani? O meglio quali sono i compiti che i nonni svolgono all'interno della famiglia italiana? Qual è il loro ruolo? Oggi voglio parlare proprio di questo. Non è un'analisi sociologica la mia, non ne avrei le competenze, ma alcune riflessioni personali a partire dalla mia esperienza di nipote.
Dicevo, i nonni ci fanno i complimenti.
Fin da piccoli: “come sei bella, questa è mia nipote, ma che brava!” Complimenti a gogo. A modo loro, però.
Quando ero adolescente, in piena crisi adolescenziale, sai quella fase in cui si è insicuri sul proprio corpo, sulla scuola iniziano i primi amori… Mia nonna un giorno mi guarda e mi dice: “Linda, sei proprio bella! Non sei magra eh…”. Sì, perché per un nonno italiano e soprattutto per una nonna, la pancetta è una cosa bella. È bello avere un po' di ciccia e non essere troppo magri. Un altro complimento della nonna, infatti, è sempre stato: che bella mia nipote, mangia tutto, dà soddisfazione!
Oggi forse quello che leggiamo sui giornali è diverso. Ma mia nonna è nata negli anni Trenta, a cavallo tra la Prima e la Seconda guerra Mondiale. È nata in un piccolo paese del Sud Italia. Lavorava a raccogliere pomodori e frutti della terra, sotto il sole. Non ha avuto l'abbondanza che abbiamo oggi: i ristoranti aperti 24 ore su 24, il cibo da asporto. La pancetta per lei ha un valore, simbolizza il benessere. Significa che in casa c'è da mangiare e si deve essere riconoscenti per questo.
I nonni sono filosofi e psicologi. Danno consigli su come crescere i figli e come gestire le relazioni. Ci insegnano a prendere la vita con spirito e un pizzico di ironia. Sì, perché ne hanno vista passare di acqua sotto i ponti, loro, i nonni. I nonni nati negli anni 30, come i miei, hanno visto una guerra mondiale, il boom economico, spesso sono emigrati, forse sono stati partigiani oppure hanno visto persone partire e andare via. E poi altre guerre e l'arrivo della tecnologia. Che cosa può essere, a confronto di tutto questo, un brutto voto a scuola oppure la sofferenza per il nostro primo amore? I nonni sanno che arriveranno altri amori, altri giudizi e voti, altre prove. E per questo ci insegnano a vivere la vita con la leggerezza adatta ad ogni occasione.
I nonni ci insegnano che non importa come siamo fuori, ma contano i nostri valori: correttezza, rispetto, sincerità. Poi, ogni nonno ha i suoi valori da insegnare.
I nonni ci insegnano la moda, il buon gusto e l'educazione.
Ricordo ancora quello che mi ha detto mio nonno quando, a 16 anni, mi ha vista tornare a casa con i pantaloni rotti. In quegli anni, iniziavano ad andare di moda quei pantaloni che si compravano già rotti, con strappi sulle gambe. Quel giorno torno a casa, mio nonno mi guarda, guarda i pantaloni e mi dice: “ma cosa hai messo addosso?” - “Nonno, sono pantaloni!” - “Ma rotti?” - “Eh, adesso si comprano così”.
E lui: “ma tu paghi per comprare pantaloni già rotti?”
In effetti adesso mi è molto chiara la sua logica, molto pratica, oltretutto. I pantaloni devono avere una funzione: quella di coprire la pelle dal freddo o dal sole troppo caldo. Se li compro rotti, pagandoli anche cari, a cosa servono? È una fregatura!15 Era un uomo molto pratico, mio nonno.
E immagino che molti nonni siano così. Non sono più interessati al superfluo, seguono la praticità della vita.
Ma non solo all'eleganza, i nonni ci educano al gusto.
Ci insegnano che cosa è buono mangiare e cosa va evitato. I nostri nonni arrivano da un'epoca in cui non c'erano tutti questi prodotti processati: merendine, fast food, cibi pronti.
Ogni cibo era preparato seguendo la tradizione e con un processo ben preciso. Spesso questo rituale era una cosa in cui era coinvolta tutta la famiglia. Ognuno aveva il suo compito e partecipava alla preparazione di cibi che poi servivano come scorta per l'inverno: conserve, salsa, marmellate, salumi. Ricordo ancora quando, da piccola, preparavamo la salsa in casa.
Era una vera e propria catena di montaggio e ognuno di noi aveva il suo compito preciso che non poteva cambiare. Si lavavano i pomodori, poi si schiacciavano con una macchina che divideva le bucce dalla polpa, si imbottigliavano o si mettevano nei vasetti e poi si sterilizzava tutto. Io ero sempre l'addetta, la responsabile, per il basilico nelle bottiglie. Dovevo infilare nelle bottigliette di salsa e nei vasetti alcune foglie di basilico lavate.
Un vero processo industriale che occupava un'intera giornata di tutta la famiglia. Ma in questo modo avevamo cibo buono per tutto l'inverno.
Nella casa dei miei nonni c'è sempre stato così tanto cibo conservato, che un lockdown per loro non era un grande pericolo. Avremmo potuto vivere per mesi con tutto quel cibo in cantina e probabilmente avremmo potuto dar da mangiare a un elefante!
I nonni, soprattutto quelli nati durante la guerra, insegnano che non si butta via il cibo. Quello che c'è nel piatto non si butta, si mangia. E se proprio non ce la facciamo più perché siamo pieni, possiamo passarlo a un altro membro della famiglia oppure tenerlo per il giorno dopo.
Anche il pane duro, secco, si può mangiare. Bagnato in un po' di latte, nella minestra oppure per preparare dolci e altri piatti. A tavola non si butta niente. E anche i frutti dell'orto.
Ecco, l'orto.
Molti nonni italiani hanno il pollice verde e sono maestri nel coltivare verdure e frutta.
L'Italia è sempre stato un paese agricolo. Il clima favorevole e vario permette di coltivare moltissime cose in Italia. Per questo, molti dei nostri nonni hanno un piccolo orticello vicino a casa. Ci coltivano le verdure più comuni per tutta la famiglia: pomodori, zucchine, melanzane, insalata. Lo fanno per passare il tempo, ma anche perché sanno che il cibo di qualità è un bene prezioso. E coltivare i propri alimenti dà molta soddisfazione, oltre a far risparmiare qualche Euro.
Mio nonno era un maestro con piante e alberi. Poteva piantare tutto e coltivare tutto. Per lui, la frutta nasceva sugli alberi, non si trovava al supermercato. E la frutta era fatta per essere colta direttamente dall'albero.
Un albero o una verdura sono più preziosi di un fiore, il fiore non si mangia. Ricorderò sempre le discussioni tra mio nonno e mia nonna quando lei comprava un fiore per abbellire la casa. Lui protestava e diceva che i fiori non servono, sarebbe stato meglio piantare un bel pomodoro!
Molti nonni insegnano ai nipoti a riconoscere un buon frutto, una pianta sana e un buon terreno. È una tradizione che esiste da molti anni in molte famiglie in Italia.
Sì, perché in molte famiglie italiane i nonni sono anche babysitter.
I nonni italiani passano molto tempo con i nipoti.
Ho passato tantissimo tempo durante l'infanzia e l'adolescenza con i nonni. Erano i miei babysitter per intere giornate o settimane quando la scuola finiva e mi portavano al mare con mio fratello.
Passare tempo con loro era anche un momento di educazione, a modo loro. Infatti, con mia nonna, al mare si andava alle 7 del mattino!
Perché? Perché a quell'ora il sole non è troppo forte ed è il momento migliore per i bambini. Io e mio fratello, pieni di sonno, non eravamo molto d'accordo. E poi crema solare, ovviamente. E dopo pranzo, la nonna ci faceva aspettare due ore e mezza prima di fare il bagno! Perché? Bhe, ma lo sanno tutti in Italia! Non fa bene fare il bagno in acqua fredda dopo aver mangiato, blocca la digestione! Queste e altre regole accompagnavano la nostra vacanza con i nonni. E poi c'erano i classici rimedi della nonna, come un po' di camomilla sugli occhi quando questi erano irritati dopo il mare. Sono sicura che ogni nonna ha i suoi rimedi personali per ogni occasione.
Infine, i nonni sono grandi risparmiatori e aiutano figli e nipoti nell'economia famigliare. Un'analisi di Ipsos dice che ci sono più di 12 milioni di nonni in Italia. Il 61% di loro, più della metà, aiuta e supporta figli e nipoti in modo costante e attivo. Un numero alto se pensiamo che la media europea è del 27%.
I ricordi sarebbero molti, ma forse li lascio per un altro momento, se no dovrei tenerti con le orecchie attaccate agli auricolari per i prossimi due giorni! Ho voluto raccontarti un po' dei miei nonni. Spero, con questo, di averti descritto un po' anche altri nonni italiani, senza generalizzare troppo.
Se hai ricordi legati ai nonni e vuoi condividerli, sarò felice di ascoltarli.
Ci sono novità in arrivo, ma di questo ti parlo la prossima volta.
Un caro saluto virtuale, ovunque tu sia nel mondo.