I soldi nei modi di dire italiani | Italianglot: 67
Buongiorno... o buonasera. Non so in che momento della giornata avete scelto di ascoltare questo nuovo episodio del podcast di Italianglot, ma vi ringrazio tantissimo già per il fatto di essere qui con me adesso. E ringrazio soprattutto gli ascoltatori più fedeli, quelli che non si perdono nemmeno un episodio, perché è grazie a loro che ho la possibilità e la motivazione per portare avanti questo podcast. Certo, quando guardo i dati, ancora noto che un episodio appena pubblicato viene ascoltato mediamente da meno di un centinaio di persone nelle prime 24 ore, il che in parte non mi dispiace, perché ho la sensazione di avere un rapporto più diretto con voi fedelissimi. È come essere riuniti tutti insieme in un salone, per esempio, e io sono lì che vi parlo ogni volta di un argomento diverso. E poi, quando ho terminato, inizia un dibattito con voi che esprimete i vostri pensieri, le vostre idee, le vostre impressioni. Nella realtà lo fate lasciandomi dei commenti sul mio canale YouTube o sul mio sito o interagendo con me attraverso messaggi o risposte alle mie stories su Instagram. Ecco, è bellissimo essere una comunità, condividere insieme esperienze sia della nostra vita personale che del nostro paese e della nostra cultura. Sì, perché voi attraverso questo podcast o i miei video, scoprite di volta in volta un nuovo aspetto della mia vita e della cultura italiana, ma anche io apprendo sempre qualcosa di nuovo di voi e del vostro paese. Ho imparato tante cose che non conoscevo della Russia, del Brasile, dell'Argentina, dell'India o dell'Iran. Per me è questa la vera ricchezza: quella culturale, quella della conoscenza, quella umana. Non ne faccio perciò un dramma se i numeri di questo podcast non sono allo stesso livello dei grandi podcast, quelli più conosciuti o con tanti anni alle spalle che fanno migliaia e migliaia di ascolti ogni giorno. Mi piace la sensazione di stare insieme a voi in questo salone virtuale, anche perché cerco sempre di produrre i miei contenuti avendo come obiettivo principale la qualità e non la quantità. Se scelgo un argomento di storia che mi appassiona, ma che so già che verrà ignorato dai crudeli algoritmi di Google o di YouTube, perché non è un argomento popolare o di tendenza, non rinuncio a parlarvene solo perché sono consapevole che farà pochi ascolti. No, perché so che tra di voi c'è chi è appassionato di storia e chi lo apprezzerà. Così come non rinuncio a parlarvi di scienze, perché alcuni di voi me l'hanno chiesto esplicitamente, anche se poi su YouTube il video riceverà un millesimo o un milionesimo delle visualizzazioni di chi pubblica il solito video dal titolo accattivante del tipo “Come imparare l'italiano in un mese”. Da un lato dunque mi sta bene questa situazione, dall'altro un po' meno, perché dietro a ogni episodio c'è tantissimo lavoro: giornate intere passate al computer per ottenere il miglior risultato possibile per voi, sia in termini di qualità e contenuti, che di materiale didattico per aiutarvi a migliorare il vostro italiano. Proprio per tutto il lavoro che richiede, sarebbe bello vedere questa mia creatura crescere. Per questo vi chiedo di aiutarmi a combattere questi tremendi mostri che sono gli algoritmi di internet e commentare il più possibile sul mio canale YouTube, iscrivervi all'account Italianglot su Instagram e soprattutto dare una valutazione di 5 stelle e lasciare una recensione dei miei podcast su Spotify e Apple Podcasts. Solo in questo modo potrò raggiungere un numero maggiore di persone. E un'altra richiesta che voglio farvi, se volete e se ne avete la possibilità, è quella di sostenere economicamente il mio lavoro diventando membri su Patreon. Voi riceverete appunto tanto materiale extra (trascrizioni, esercizi, test, flashcard e tanto altro ancora) e io non sarò costretto a smettere di fare quello che faccio e a chiudere questo progetto. Troverete tutte le informazioni sul mio sito italianglot.com/membership. Solo col vostro aiuto potrò andare avanti, perché - e qui entriamo nel vivo dell'argomento di oggi dopo questo lungo preambolo - se è vero che la vera ricchezza è quella culturale, quella della conoscenza, come vi ho accennato prima, è anche vero che non si vive di solo aria. Ed ecco il primo modo di dire di oggi che, come avrete già intuito dal titolo, ha a che fare con i soldi. Sì, oggi vedremo diversi modi di dire italiani nei quali i soldi sono i veri protagonisti. L'espressione “Vivere d'aria” o “Campare d'aria” vuol dire essere molto poveri. Se infatti qualcuno non guadagna abbastanza, neanche per riuscire a comprare un po' di pane per sé e la sua famiglia, cosa gli resta da mangiare? L'aria. Nutrirsi d'aria però non ci consente di vivere a lungo ed è per questo che gli italiani pronunciano spesso frasi come “Non si vive di solo aria, eh!”, ovvero: certo, faccio il mio lavoro per passione, per avere un riconoscimento da parte di chi lo apprezzerà o per fare qualcosa di buono per la comunità, ma se nel frattempo non ci guadagno anche qualcosa da permettermi di mangiare ogni giorno, sarò costretto a mangiare aria e l'aria non offre sicuramente prospettive di lunga vita. Restando in tema di povertà, un'altra espressione che descrive questa situazione estrema, con risorse economiche che non ci consentono di condurre una vita normale, è “Non avere il becco di un quattrino”. Il quattrino era una moneta che iniziò a circolare in varie zone della penisola italiana a partire dal Medioevo. Dal XIII fino al XVI secolo veniva coniata usando una lega metallica costituita da piccole quantità d'argento e grandi quantità di metalli non preziosi. Come potete immaginare, il quattrino già alla sua nascita non aveva perciò un grande valore. Nel XVI secolo poi Papa Clemente VIII iniziò a coniarla anche in rame e col passare del tempo si è usato esclusivamente il rame per la produzione di questa moneta. La parola becco poi, secondo alcuni, era il termine utilizzato dal popolo per riferirsi al bordo leggermente rialzato delle monete da un quattrino. Quando perciò diciamo che “non abbiamo il becco di un quattrino”, vogliamo dire che siamo talmente poveri che non disponiamo nemmeno del piccolo frammento di una moneta che già di per sé non vale granché. Una curiosità: perché si chiama quattrino? Perché aveva il valore di quattro pìccioli, che erano a loro volta monete fiorentine di basso valore. Il loro nome deriva dall'aggettivo piccolo, proprio per indicare il loro basso potere d'acquisto. A volte sentirete anche una variante di questo modo di dire che è “Non avere l'ombra di un quattrino”, mentre un'altra espressione molto comune con lo stesso significato è “Essere al verde”. Perché si dice così? Esistono tantissime ipotesi e purtroppo non si sa quale sia quella giusta. Un tempo la base delle candele era di colore verde. Quando perciò nelle famiglie povere bisognava evitare qualunque spreco, la candela veniva usata fino in fondo, anche quando la fiamma stava ormai consumando la parte verde. Allora si diceva: “la candela è al verde” e da questa espressione si è poi passati alla forma più generica “essere al verde”. Anche il poeta Paolo Minucci nel XVII secolo scrive che, durante le aste pubbliche che si tenevano a Firenze, per indicare la fine dell'asta si usavano delle lunghe candele con la base verde. Quando la fiamma arrivava al verde, l'asta si chiudeva. “Essere al verde” può essere quindi diventata una metafora del fatto che a fine asta non si hanno più soldi da spendere. Un'altra teoria riguarda il fatto che l'interno delle scarselle, i tipici borselli portamonete in uso nel Medioevo che si appendevano al collo o alla cintura, era di solito di colore verde. Quando perciò si spendevano tutte le monete, il borsello restava vuoto e si vedeva solo il verde della sua fodera interna. Su questo stesso principio si basa l'idea che nei casinò, dopo aver perso tutte le proprie fiche, l'unico colore che si vede è il verde con cui sono rivestiti tradizionalmente i tavoli da gioco. Un'altra serie di teorie riguardano invece i debiti. A quanto pare, secondo un'usanza medioevale i debitori falliti erano costretti a indossare un berretto verde per essere umiliati pubblicamente e anche per segnalare al resto della comunità quali persone erano inaffidabili dal punto di vista economico, perché incapaci di saldare i loro debiti. Secondo altri, l'espressione “essere al verde” si riferisce invece al colore delle prime cambiali. Cos'è una cambiale? Quando non abbiamo i soldi sufficienti per acquistare un prodotto o quando abbiamo bisogno di un prestito in denaro, possiamo ricevere il prodotto o la somma di denaro con la promessa però di pagare il debito entro una certa data. Ecco, la cambiale è proprio il documento che obbliga un debitore a saldare il debito quando giunge quel giorno. Poiché le prime cambiali erano di colore verde, ancora una volta questo colore è associato a una mancanza di soldi. Oltre al verde, anche in italiano, come in molte altre lingue immagino, usiamo il rosso per indicare un conto bancario sul quale, non solo non abbiamo più soldi, ma siamo anche debitori verso la banca perché abbiamo speso più soldi di quanti non ne avessimo. In quel caso diciamo che “il conto è in rosso” o che “siamo andati in rosso”. E a proposito di conti, non quelli bancari, ma quelli che paghiamo alla fine di un pasto al ristorante, un'espressione molto comune per dire che il conto è molto alto, quindi quando quello che abbiamo mangiato è risultato particolarmente costoso, è “il conto è salato”. Di solito il sale si usa in cucina per insaporire una pietanza e, se ne mettiamo troppo, allora con molta probabilità dovremo buttarla via e ricominciare tutto daccapo. Un piatto salato è immangiabile, così come un conto salato a volte è difficile da digerire. Perché dunque usiamo l'aggettivo “salato” come sinonimo di “costoso”? Dobbiamo tornare ancora una volta indietro nel tempo, all'epoca dell'antica Roma, quando i soldati delle legioni venivano pagati in sale. Il sale era così prezioso a quei tempi che era utilizzato come moneta. Ecco perché diciamo che un conto alto è un conto salato. In effetti, questo riferimento al sale è rimasto anche in altre parole dell'italiano moderno. Il salario è la paga mensile che riceve un impiegato dal proprio datore di lavoro, proprio come succedeva per i soldati delle legioni romane che ricevevano il salarium. Mentre il salarium consisteva di sale vero e proprio, oggi il salario consiste di una certa somma di denaro. Un altro modo di dire che ha a che fare con il pagamento di cifre da capogiro, ovvero cifre così alte che ci fanno quasi girare la testa, ci fanno quasi svenire, è “pagare profumatamente”. Posso dire ad esempio “Ho pagato profumatamente la mia auto nuova”. L'origine di questa associazione tra grandi spese e odori risale al periodo storico tra il 1500 e il 1600 quando le persone avevano paura di lavarsi con l'acqua perché era considerata un mezzo di trasmissione di malattie infettive. Immaginatevi come doveva essere allora vivere in un'epoca in cui quasi nessuno si faceva il bagno. Secondo quello che raccontano i tre medici personali del re francese Luigi XIV, conosciuto anche come Re Sole, in sessantaquattro anni il sovrano aveva fatto un bagno completo una sola volta e precisamente nel 1665, quando aveva 18 anni. Ecco, le persone ricche come il re francese potevano almeno coprire i cattivi odori corporei usando profumi che erano infatti particolarmente costosi ed ecco perché ancora oggi diciamo “pagare profumatamente”. E ritornando sulla questione del conto al ristorante, se vi capiterà di cenare con un gruppo di italiani, è possibile che qualcuno alla fine del pasto chieda: “Paghiamo alla romana?”. L'espressione “pagare alla romana” vuol dire dividere equamente il totale fra tutti i commensali, cioè tutti pagheranno la stessa cifra e non in base a quello che ognuno ha effettivamente consumato. L'origine di questo modo di dire non è certo. Un'ipotesi riguarda l'abitudine di certe trattorie romane che facevano pagare il conto in questo modo per semplicità, soprattutto nell'ottocento, durante il Giubileo, quando si stabiliva un menù a prezzo fisso e si divideva poi il totale per il numero di pellegrini, senza dover perdere tempo a specificare le singole portate consumate. E restiamo a Roma per il prossimo modo di dire che è “fare il portoghese”. Diciamo che qualcuno sta facendo il portoghese se usufruisce di un servizio senza pagare. Ad esempio, se prende un autobus o se cerca di entrare in un museo senza comprare prima il biglietto. Per gli amici portoghesi che adesso mi stanno ascoltando, non preoccupatevi: i portoghesi non hanno la fama di essere disonesti in Italia. Al contrario, questa espressione deriva invece dalla disonestà di alcuni romani. E adesso vi spiego perché. Nel XVIII secolo il Portogallo era un paese molto ricco e aveva ambasciate in tutta Europa, anche in Italia, a Roma. Secondo quello che raccontano diversi dizionari e anche l'autore portoghese José Coutinhas nel suo libro O Barco Pescarejo, l'ambasciatore aveva organizzato uno spettacolo per i suoi connazionali al Teatro Argentina, nel centro di Roma. L'ingresso era gratuito. Bastava dichiarare di essere portoghesi. Molti romani allora cercarono di fingersi portoghesi per assistere allo spettacolo gratuitamente ed è da questa vicenda che probabilmente deriva l'espressione “fare il portoghese”. Chiudiamo questo episodio con un modo di dire che suona un po' macabro, ma che viene spesso usato quando vogliamo dire che salderemo un debito senza una scadenza precisa. Diciamo allora pagherò “a babbo morto” o ti restituirò i soldi “a babbo morto”, cioè quando potrò, se potrò. Un'antica abitudine degli usurai era quella di fare dei prestiti ai giovani, pur sapendo che non erano in grado di ripagarli in tempi brevi, ma solo dopo la morte del padre e aver incassato l'eredità. Gli scaltri usurai però sapevano che più passavano gli anni, quindi più il padre restava in vita, più la cifra cresceva a causa degli alti tassi di interesse che applicavano. E concludiamo qui l'episodio di oggi, ricordandovi che sul mio sito italianglot.com troverete la trascrizione, il vocabolario e un foglio di lavoro con tanti esercizi. Fatemi anche sapere se esiste nella vostra lingua un'espressione con lo stesso significato di quelle di cui abbiamo parlato. E oggi vi saluto sulle note di questa musica composta dal mio amico Sokratis Nikolaou che ringrazio tantissimo per questo piccolo omaggio al nostro podcast. Ciao!