Alcune cose che non sapete di me | Italianglot:58 (1)
Bentornati, cari amici di Italianglot. Com'è andata la vostra settimana? Spero bene. Oggi ho deciso di parlarvi un po' di me. Un po' di me, non a caso, è anche il nome della sezione sul mio sito – italianglot.com - in cui potete trovare tutti gli episodi di questo podcast in cui vi parlo della mia vita, dei miei ricordi, dei miei pensieri, insomma di tutto quello che mi riguarda. In particolare, oggi ho deciso di raccontarvi alcune cose di me che ancora non sapete.
Prima di cominciare, però, vi ricordo che, sempre su italianglot.com, troverete la trascrizione e una spiegazione dettagliata dei vocaboli e delle espressioni più importanti utilizzate in questo episodio, un test di comprensione e tanti esercizi sul vocabolario.
Cominciamo con alcuni aspetti della mia personalità da cui forse dipendono molte delle cose di cui vi parlerò fra poco.
Lo psicologo tedesco Hans Eysenck, nel corso della sua vita, ha condotto una serie di ricerche per studiare e classificare la personalità degli individui. La sua idea era che la nostra personalità dipende in buona parte dal sistema nervoso che ereditiamo dai nostri genitori e può essere classificata in base a due dimensioni principali. In realtà poi Eysenck ha considerato una terza dimensione, ma oggi per semplicità ne vedremo solo due. Quali sono allora queste due dimensioni? Immaginatevi un cerchio diviso in quattro spicchi da due rette perpendicolari tra loro. La retta orizzontale rappresenta la prima dimensione, ovvero la distinzione tra persone introverse all'estremità sinistra della retta e estroverse all'estremità destra. La retta verticale rappresenta la seconda dimensione e cioè la distinzione tra persone nevrotiche o instabili in alto e persone stabili in basso. Ebbene, poiché ho fatto il test di Eysenck, fra poco vi dirò in quale dei quattro spicchi rientra la mia personalità. Voglio però prima chiarire cosa si intende esattamente per estroverso, introverso, stabile e instabile.
Per Eysenck un estroverso è una persona che ha ereditato un sistema nervoso di per sé poco stimolato. Gli estroversi tendono quindi ad annoiarsi facilmente e provano malessere quando passano troppo tempo da soli. Per ripristinare un equilibrio ottimale e stare bene, gli estroversi hanno bisogno di cercare all'esterno degli stimoli, di circondarsi di altre persone, ed è per questo che sono molto socievoli, loquaci, ottimisti, sempre alla ricerca di eccitazione e novità. Gli introversi, al contrario, sono persone che hanno ereditato un sistema nervoso sovra-eccitato, continuamente stimolato dai loro stessi pensieri. Per raggiungere uno stato di benessere hanno quindi bisogno di tranquillità ed è per questo che gli introversi tendono a passare più tempo da soli e ad apparire agli altri come persone serie, affidabili, a volte tristi e pessimiste.
Vediamo ora cosa si intende per persone nevrotiche o instabili. Una parte del nostro sistema nervoso, il sistema nervoso simpatico, è responsabile di come reagiamo di fronte a un pericolo, cioè se tendiamo ad attaccare o a scappare. Le persone nevrotiche hanno un sistema nervoso simpatico che li spinge a reagire in modo eccessivo agli stimoli esterni. Ad esempio, si preoccupano a volte in modo sproporzionato di fronte a un problema, non riescono a mantenere la calma e spesso manifestano una forte rabbia o paura. Le persone stabili, invece, affrontano le situazioni di stress restando calmi e usando di più la ragione.
Ora, se combiniamo tra loro tutte queste caratteristiche, otteniamo quattro personalità fondamentali: i malinconici (che sono degli introversi instabili), gli irascibili (che sono degli estroversi instabili), gli speranzosi (che sono degli estroversi stabili) e i pacati (che sono degli introversi stabili).
Ebbene, dal test che ho fatto online è venuto fuori che sono un malinconico. In particolare, sono al 58% introverso e al 42% estroverso. Inoltre sono al 71% nevrotico e solo al 29% stabile. Vi leggo anche come viene descritto un malinconico: “Le persone con questo temperamento possono apparire serie, introverse, caute o persino sospettose. Possono preoccuparsi delle tragedie e della crudeltà nel mondo e sono suscettibili alla depressione e agli sbalzi d'umore. Spesso preferiscono fare le cose da soli, sia per soddisfare i propri standard sia perché non sono intrinsecamente socievoli.”
Devo ammettere che si tratta di un ritratto abbastanza fedele della mia personalità e ora vi svelerò appunto, come promesso, diverse cose che ancora non sapete di me e del mio carattere.
Prima ancora di fare questo test, avevo già notato, e l'avevano notato anche i miei familiari, che il mio sistema nervoso è sovrastimolato, probabilmente in gran parte dai miei stessi pensieri. In quanto introverso, tendo a vivere molto nella mia testa e in quanto nevrotico sono bombardato da mille preoccupazioni, sono spesso ansioso e non riesco a mantenere la calma di fronte ai problemi.
Ecco perché basta un minimo stimolo esterno per farmi stare male. In particolare ho notato che questo mi succede con i rumori, soprattutto quelli forti e improvvisi. Non li sopporto. Per farvi capire quello che provo, posso dire che un rumore forte e improvviso è per me come uno schiaffo sul viso. È più o meno così che mi sento.
Quando vivevo a Roma, la mia camera da letto affacciava su un vialetto che portava dalla strada all'entrata del mio palazzo. All'inizio del vialetto c'era un cancello di ferro. Ecco, quasi tutti i condomini del palazzo, ogni volta che entravano o uscivano – e questo succedeva tantissime volte al giorno, come potete immaginare – lasciavano sbattere il cancello producendo un forte rumore metallico. Se durante tutta la giornata questo continuo rumore già mi infastidiva parecchio, immaginatevi come mi sentivo quando mi svegliavo di soprassalto e col cuore in gola, perché qualcuno l'aveva lasciato sbattere alle 6 o alle 7 del mattino. A quel punto saliva anche il mio livello di rabbia, perché mentre io cerco sempre di essere rispettoso, discreto e di non disturbare gli altri, notavo invece che la maggior parte delle persone del palazzo non si faceva tanti scrupoli. Ho più volte appeso un cartello accanto al cancello scrivendo: “Si pregano i signori condomini di accompagnare il cancello nella chiusura, senza lasciarlo sbattere”, ma molti lo leggevano e semplicemente lo ignoravano.
Ho adesso un problema simile a Napoli, ma stavolta con un cane che abbaia in modo isterico e acuto tante volte al giorno. Un giorno ho affrontato la sua padrona chiedendole di educare il cane, perché un cane è come un membro della famiglia e così come facciamo con i nostri figli, allo stesso modo bisogna fare anche con i cani. La padrona mi ha risposto in malo modo e mi ha detto che non aveva nessuna intenzione di educare il cane. In quel momento, sono spuntati molti altri vicini che fino a quel momento non si erano mai lamentati e si sono uniti alla discussione, furiosi anche loro per il fatto che quel cane abbaiasse in modo così rabbioso tutto il giorno. A quel punto, la padrona si è sentita in minoranza e adesso sta cercando di tenere a bada il cane… più o meno.
Così come i rumori intensi mi stressano, allo stesso modo mi stressano anche il caos e le folle, soprattutto nei luoghi chiusi. Ecco perché non sono un fan di discoteche, concerti o feste. In passato ovviamente sono stato molte volte in discoteca con i miei amici, ma più il tempo passa e più mi accorgo che preferisco impiegare il mio tempo libero in modo completamente diverso. Non mi piace molto la vita notturna e se ho la possibilità di scegliere, preferisco uscire di giorno piuttosto che di sera. La mia giornata ideale consiste di lunghe passeggiate in giro per la città con i miei amici, un pranzo fuori, un picnic, magari qualche escursione fuori città, insomma il mio 42% di estroversione mi spinge a cercare la compagnia di altre persone. Quello che però succede alla fine di una giornata movimentata è che poi sento il bisogno di tranquillità. Un introverso consuma energie, soprattutto mentali, quando fa vita sociale e l'unico modo per recuperarle è stare un po' di tempo da solo. Dopo aver passato una bellissima giornata insieme ai miei amici, il pensiero di tornare a casa e magari guardare una serie su Netflix, leggere un libro e dedicarmi esclusivamente a me stesso mi rende felice. In quel momento ho bisogno di isolarmi e non mi piace molto ricevere messaggi o telefonate. Già in generale non mi è mai piaciuto parlare al telefono. Le conversazioni telefoniche richiedono da parte mia uno sforzo mentale per cui alla fine di una telefonata a volte mi sento letteralmente spossato. Se devo scegliere, preferisco comunicare attraverso dei messaggi e probabilmente anche in questo caso c'entra la mia introversione.
Anche per quanto riguarda le vacanze, le mie preferenze sono un po' il risultato della competizione tra il mio lato estroverso e il mio lato introverso. Il mio lato estroverso mi spinge a cercare sempre nuovi stimoli, nuove esperienze ed è per questo che non sono il tipo da trascorrere le mie vacanze ogni anno nello stesso posto. Per me le vacanze non sono un momento per rilassarmi, ma un momento per fare nuove esperienze e spezzare la routine quotidiana. Ad esempio, non mi piace assolutamente trascorrere intere giornate in spiaggia. Anche quella per me è una routine - una nuova routine rispetto a quella di una tipica giornata lavorativa - ma pur sempre una routine. In spiaggia finisco per annoiarmi abbastanza rapidamente. Oltretutto è un luogo in cui non mi sento completamente a mio agio, perché d'estate le spiagge sono spesso affollate e caotiche. E poi non amo affatto il caldo e quindi, se posso scegliere, per le mie vacanze preferisco destinazioni fresche, come la montagna o un paese nordico. Sono un vero amante di paesi come quelli scandinavi o come il Canada. La mia vacanza ideale consiste nel variare ogni giorno, essere sempre in movimento, spostarsi da un luogo all'altro, scoprire nuove culture, nuovi paesi, e anche conoscere nuove persone, perché no? Uno dei viaggi più belli che ho fatto è stato girare in macchina tutta l'Islanda insieme a mia sorella e al suo compagno e uno dei viaggi che mi piacerebbe fare tantissimo è percorrere tutta la Nuova Zelanda o tutta la Patagonia fino alla Terra del Fuoco.
Se non mi piace il caos nella vita sociale, non mi piace neanche nella mia vita personale. È per questo motivo che sono un maniaco dell'ordine. In casa cerco sempre di assegnare un posto specifico ad ogni cosa che posseggo seguendo un certo criterio. Se avete mai visto la serie Friends, capirete cosa intendo quando dico che sono un po' come Monica Geller. Monica classificava tutti i suoi asciugamani in sette categorie: asciugamani da spiaggia, per gli ospiti, per gli ospiti raffinati, asciugamani vecchi, per il bagno, per la cucina e asciugamani per l'uso quotidiano.
Ecco, io ho un cassetto dove metto la cancelleria, uno dove metto tutti i miei documenti, a loro volta organizzati in cartelline (documenti della banca, della casa, relativi alla salute, documenti della scuola - dalle elementari all'università - documenti di identità, e così via) e la lista va avanti per qualunque altro oggetto che posseggo. Anche i libri sono sistemati sulle mensole seguendo un'organizzazione ben precisa, raggruppati per lingua e genere. A questo punto potete immaginare come deve essere la situazione per quanto riguarda i file sul mio computer e sui miei hard disk esterni.
Proprio perché la mia più grande fonte di stress è il caos, sono anche un minimalista. Tendo cioè a ridurre al minimo il numero delle cose che posseggo. Avete presente quelle persone che tendono ad accumulare centinaia di oggetti perché non riescono a buttare via nulla e ben presto in casa loro c'è solo una grande confusione? Ecco, io sono l'opposto. Quando si tratta di buttare via qualcosa di vecchio o che non mi serve più, sono contento. Mi dà un grande senso di liberazione e leggerezza. Restare con il minimo indispensabile mi rende più sereno. E quando devo comprare qualcosa, mi chiedo sempre: ne ho davvero bisogno? L'userò o resterà in un cassetto per anni? E questo vale per qualsiasi cosa, anche e soprattutto per i vestiti. Non ho mai dato molta importanza all'abbigliamento o alla moda. Non ne so nulla, né mi interessa particolarmente. L'unica cosa importante per me è vestirmi in modo decente. È quindi per questo che ho pochi capi d'abbigliamento. Anche in viaggio, porto sempre e solo il bagaglio a mano, uno zaino contenente il minimo indispensabile di t-shirt, pantaloni e biancheria intima. Pensate che ho trascorso un mese tra Australia e Argentina con il solo bagaglio a mano. Ovviamente lì avevo la possibilità di lavare gli indumenti già indossati prima di poterli indossare di nuovo. Ad ogni modo, il fatto di eliminare del tutto i tempi di attesa al recupero bagagli dell'aeroporto, di viaggiare leggero e avere un solo zaino da trasportare per tutto il viaggio è un motivo di ansia in meno per me e mi rende molto più sereno. Non riesco davvero ad immedesimarmi con chi viaggia con tante valigie, anche se deve stare fuori solo per due o tre giorni. Oltretutto, uno studio condotto all'Università del Minnesota da Kathleen Vohs ha rivelato che fare una scelta è tra le attività più stressanti e faticose per il nostro cervello. Tra i partecipanti a questo studio, quelli a cui veniva chiesto di compiere una scelta, mostravano segni di stanchezza mentale. Il mio minimalismo mi protegge dallo stress anche per questo motivo. Se ho pochi indumenti a disposizione, si riducono anche le possibilità di scelta e di conseguenza si riduce anche l'affaticamento mentale.