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TED Italiano, Il più temibile hacker della nostra mente? Noi stessi. | Massimo Bustreo | TEDxUdine (1)

Il più temibile hacker della nostra mente? Noi stessi. | Massimo Bustreo | TEDxUdine (1)

Trascrizione: Martina Dusi Revisore: Sara Leonetti

Nei prossimi 18 minuti,

il vostro cervello verrà hackerato più e più volte.

In solo due di queste non sarete voi a farlo.

Ma c'è di più:

queste intrusioni non avranno nulla a che fare

con questioni di tipo etico, legale o di buona educazione.

Non necessiteranno di autorizzazioni particolari,

o di domande specifiche.

E non saranno visibili

perché accadendo qui dentro, è difficile vederci qualcosa.

O forse no?

Oggi, con le nuove raffinate tecniche di neuroimaging funzionale,

è possibile vedere e valutare un cervello e le sue differenti funzionalità.

Per fare questo, però, c'è bisogno necessariamente di due cose:

un cervello, oggetto non scontato

e recentemente neanche così disponibile;

e uno scanner RMF,

un oggetto che nemmeno è scontato

l'avremmo potuto portare qui dentro oggi

per riuscire a vedere tutti i vostri cervelli in attività.

Perché di cervelli in attività, qui dentro, ne abbiamo tanti:

ma manchiamo di uno scanner.

Allora vi propongo un sistema

per portar fuori i vostri neuroni dalla vostra scatola cranica,

senza spargimento di sangue.

Per cortesia fate così:

provate ad allungare un braccio davanti a voi.

Ottimo. Questa è una perfetta rappresentazione di un neurone,

con: il nucleo. al centro del vostro palmo;

le dita, i dendriti, che ricevono i segnali dall'esterno

e li processano lungo l'assone all'interno di un centro di elaborazione.

Se alzate un po' la manica potete anche vedere la guaina mielinica

e le cellule di Schwann, più o meno pelose.

Ma proviamo a vedere un po' meglio, nel dettaglio,

questa meravigliosa macchina come funziona.

Quindi vi chiedo, in questo momento,

di fare esattamente quello che vi chiedo di fare:

alzatevi tutti in piedi.

Allungate le due braccia davanti a voi - ottimo -

oh, così ci vediamo anche meglio;

e muovete le dita in questo modo: muovete, muovete...

Eccoli, questi sono i neuroni

che stanno rispondendo a una stimolazione vocale,

quella che io vi sto comunicando;

e lo fanno in modo molto rispondente

e con nessuna morte cerebrale in sala.

Molto bene. - (Risate)

Ora continuate a fare esattamente quello che vi dico di fare:

fermate le vostre dita, volgete le mani dorso contro dorso,

alzate la mano destra, ponetela sopra la mano sinistra,

congiungete i palmi delle mani, intrecciate le dita

e fate molta attenzione che il pollice della mano sinistra -

la mano sinistra, quella che era sotto la mano destra: ecco, esatto -

sia preso tra il pollice della mano destra e l'indice della mano destra

poi allungate gli indici e stringete forte i polpastrelli

Guardateli, eccoli: questi sono due neuroni

che stanno costruendo una trasmissione sinaptica.

Neuroni che rispondono ad un segnale,

mentre altri neuroni hanno appena subito il primo attacco hacker,

che è andato a buon fine se non riuscite a fare così

(Risate)

(Applausi)

Voi, sono certo, sono sicuro

che avete immaginato di rispondere

a delle indicazioni che provenivano da davanti ai vostri occhi,

da dalle immagini che erano davanti ai vostri occhi,

mentre i vostri neuroni rispondevano;

ma forse non è proprio così.

In effetti, noi vediamo ciò che vogliamo vedere,

quello che ci aspettiamo di vedere

mentre la nostra attenzione non riesce a cogliere cose

là dove avvengono azioni e cambiamenti

che passano sotto la nostra soglia di consapevolezza.

Questo significa che noi reagiamo a degli stimoli

non tanto della realtà oggettiva che arriva alla nostra percezione

quanto ad un'immagine mentale che ci costruiamo.

Un'immagine mentale

che ci crea delle idee, o appunto delle immagini,

che mettono in comunicazione qualcosa che sta fuori

con qualcosa che sta dentro.

E lavorano con qualcuno che sta o dal lato nostro, o contro di noi.

"Noi vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere"

significa che nella maggior parte delle nostre scelte quotidiane

siamo "liberamente obbligati",

ovvero pensiamo in base a quello che già crediamo

mentre ci sentiamo liberi di governare il nostro pensiero.

Il nostro sistema hackerato ha già preso una decisione per noi,

mettendo lui in relazione la realtà con la nostra mente.

Il nostro modo di relazionarci con la realtà

non passa sempre

per il sentiero più lineare, logico e razionale che possiamo immaginare,

quanto per dei percorsi emotivi

che sono caratterizzati da euristiche e bias,

fallacie percettive e illusioni del nostro pensiero.

Ma chi è che ci illude?

Sicuramente, qualcuno che viene da fuori o qualcosa che viene da fuori:

il mercato, le informazioni, la pubblicità;

ma [anche], molto spesso, qualcosa che viene da dentro.

In effetti, la comunicazione ci può ingannare;

ma anche la nostra mente... mente, o meglio, la nostra mente ci mente.

Il fatto è

che noi affidiamo alla nostra mente ciò che vogliamo fortemente credere.

Ma cosa significa credere?

L'origine della parola credere ci rimanda alla parola "credito".

Se noi abbiamo fiducia nella nostra mente

è perché diamo credito ad essa;

e allo stesso modo, alla stessa maniera,

se ci fidiamo della realtà

è perché crediamo a quello a cui essa ci rimanda.

Queste, realtà e mente, sono due delle tre facce della medaglia.

C'è poi quella che io chiamo la terza faccia della medaglia.

La terza faccia, ovvero la terza metà,

è quel luogo

in cui noi siamo "liberamente obbligati" nelle nostre decisioni.

È quel luogo in cui noi spendiamo il nostro "credito relazionale":

non solo nelle nostre relazioni economiche,

ma anche nelle nostre relazioni umane!

Essere obbligati, liberamente obbligati, significa ob-ligati, legati insieme,

o meglio è la nostra mente che ci obbliga, che ci lega alle sue proprie decisioni.

Facciamo un gioco!

Prendete una penna e un foglietto di carta

che avete trovato, al rientro dalla pausa,

nella vostra borsa.

Grazie.

Come vedete, questa è la parte più articolata della presentazione:

riuscire a recuperare, in quel sacco, la penna - ottimo - e un foglio di carta.

Pubblico: Va bene anche rosso?

MB: Qualsiasi colore.

Ce l'avete in mano?

Ora, durante il gioco che vi propongo,

su quel foglietto di carta

potete già iniziare a scrivere una lista di quattro numeri

in colonna, in questo modo: uno, due, tre e quattro.

Accanto a ciascun numero, tra poco, scriverete una risposta molto rapida,

quanto rapida è la domanda che io vi farò.

prima però mettiamoci d'accordo

su quelle che sono le regole di questo gioco.

Come in tutti i giochi, ci sono delle regole da rispettare.

Prima regola:

per cortesia,

quando individuerete la risposta alla domanda, nella vostra mente,

trascrivetela su quel foglio;

e poi, alla fine del gioco - e vi dirò io quando il gioco finisce -

leggerete, qua e là, alcune risposte senza modificare quanto scritto.

La prima regola possiamo riassumerla con il "non barate".

È chiara?

È chiara.

Seconda regola: da questo momento in poi non si possono più fare domande

È chiara la seconda regola?

(Pubblico): sì

MG: Sì è una risposta: ottimo, ci siamo.

Terza regola e ultima: da questo momento in poi,

fino a quando finirà questo gioco non si può più ridere.

Se qualcuno contravviene a una di queste regole, o più,

non è un problema: gira il foglio, e lascia giocare gli altri.

Ok? Iniziamo.

Per cortesia, rispondete a questa domanda:

quante sigarette ci sono in un pacchetto?

Scritto?

Seconda domanda: quante sigarette ci sono in un pacchetto di sigarette?

Scritto?

Terza domanda: quante sigarette ci sono in un pacchetto di sigarette intatto?

Annotato?

Quarta e ultima domanda.

Per cortesia, rispondete a questa domanda:

quante sigarette ci sono in questo pacchetto di sigarette?

Scritto?

Il gioco è finito, potete ridere - (Ride)

così ci liberiamo di un po' di ansia;

e soprattutto potete ridere di gusto

adesso che vedrete quante volte la vostra mente ha hackerato se stessa.

Partiamo dalla prima domanda: quante sigarette ci sono in un pacchetto?

Che cosa avete risposto?

No, non serve che me lo diciate:

queste macchine sono dei libri aperti, di fronte a degli hacker cognitivi.

Tant'è vero che voi vi siete sentiti, o la maggior parte di voi si è sentita,

libera di rispondere in modo generale, a questa domanda,

scrivendo numeri che vanno da zero a venti,

o un numero qualsiasi da zero a venti,

o risposte del tipo: "Dipende, non lo so.

Quante ne sono state fumate, prima di portarlo sul palco?"

mentre eravate già inconsapevolmente obbligati

a costruire una risposta

da un'associazione tra sigarette e pacchetti di sigarette.

Il vostro sistema, già hackerato,

vi stava tenendo lontano da una realtà, seppur verosimile e plausibile.

Infatti, chi di voi, alla domanda:

"Quante sigarette ci sono in un pacchetto?

ha, ad esempio, pensato ad un pacchetto tipo questo?

Oppure ad un pacchetto tipo questo?

Alcuno.

È la dimostrazione che il vostro sistema era già stato hackerato

da quello che si chiama "bias di conferma"

Seconda domanda: quante sigarette ci sono in un pacchetto di sigarette?

Cosa avete scritto?

Non serve rispondere, siete già stati hackerati!

Giusto, ve lo ricordate?

Qui, lungo i sentieri della comunicazione liberamente obbligante,

iniziata nell'elencazione§ delle tre norme -

seppur paradossali, come quella di non ridere,

e dalla prima domanda,

ecco che ha costruito, ha confermato quell'inferenza:

che se stiamo parlando di pacchetti e di sigarette,

e addirittura poi ci dicono di pacchetti di sigarette,

be', allora mi sto riferendo

proprio a delle immagini dei pacchetti di sigarette.

Qualcuno di voi nella seconda domanda ha quindi - o la maggior parte di voi -

ripetuto la risposta data alla prima,

oppure l'ha leggermente aggiornata, aggiustata.

È quella che si chiama

"euristica dell'ancoraggio e dell'aggiustamento"

È la stessa che funziona quando, ad esempio, ci ancoriamo

al primo prezzo comunicato in una negoziazione commerciale;

oppure quando cerchiamo -

proviamoci insieme, a rispondere a questa domanda:

quanti sono, il numero più preciso possibile,

i migranti extraeuropei che sono arrivati in Italia nel 2017?

Mentre state cercando quel numero, il vostro sistema hackerato

sta tenendo lontana dalla vostra risposta,

la raffigurazione, ad esempio, di un broker finanziario di Zurigo

che si è appena trasferito nella City di Milano,

oppure di uno chef stellato giapponese, extracomunitario

che ha trovato lavoro, stabile, a Roma.

Quest'inferenza, questo sistema di inferenze, cresce man mano

e si rinforza con la terza domanda.

Quando infatti parliamo di pacchetti intatti,

a cosa ci stiamo riferendo?

Ci stiamo riferendo a quell'esperienza che noi abbiamo di pacchetti,

che abbiamo visto, che abbiamo vissuto.

Ecco allora che andiamo a cercare la risposta -

o meglio, il nostro hacker viola i nostri sistemi mnemonici,

scardina i riferimenti della nostra esperienza

e ci fa scrivere numeri tipo 10, 20, 25. Giusto?

Cioè, pescando quello che è più rappresentativo,

quello che è più disponibile in memoria:

si chiama "euristica della disponibilità"

Vado a pescare la risposta là dove ho un vissuto particolare.

Quindi potrei rispondere 35?

Sì, se sono appena tornato, ad esempio, dall'Australia

e al duty free ho comprato un pacchetto intatto, incellofanato,

che contiene 35 sigarette.

Ma la questione è:

se io avessi risposto 19, avreste accettato questa risposta?

19? Sì!

Se fossi disposto a spostare un po' più in là

i limiti della mia esperienza di riferimento

per trovare una risposta corretta alla terza domanda

riferendomi ad esempio a pacchetti di sigarette

legalmente venduti nelle tabaccherie di Londra.

Ma veniamo alla quarta domanda:

quante sigarette ci sono in questo pacchetto di sigarette?

È possibile trovare una risposta corretta, giusta, a questa domanda?

Oppure, dopo che il nostro sistema è stato hackerato,

questa possibilità è svanita, sfumata?

Perché? Perché in effetti lì, su quel foglietto di carta,

voi avete iniziato a confermare un'immagine mentale

che vi ha tenuti lontano,

anche nel momento in cui ce l'avevate di fronte agli occhi,

dalla realtà dei pacchetti di sigarette.

O sbaglio?

Rispondere in modo giusto alla quarta domanda

significa abbandonare l'immagine mentale che ho dei pacchetti di sigarette.

Significa non ascoltare la voce suadente che risponde senza nemmeno guardarlo,

quel problema.

Significa riuscire a toglierci dall'ancora dei nostri schemi mentali,

che sono rappresentati oggi da quelle sedie

ma che ogni giorno sono rappresentati

dalle nostre modalità decisionali nelle quali viviamo,

ed essere capaci di controllare

le violazioni e le intromissioni di questi sistemi hackeranti,

di queste modalità di controllo della mente,

che vengono da noi stessi.

È infatti la nostra mente che ci obbliga,

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