Basta un caffè | Luca Argentero | TEDxTorino
Trascrizione: Mohamed Badr Revisore: Deborah Sciacero
La gentilezza.
La vita è stata molto gentile con me.
Sono nato e cresciuto in una famiglia gentile.
Mi ha mostrato la gentilezza, me l'ha insegnata.
Erano gentili, sono gentili tra di loro.
Gentili, ovviamente con noi, con me, mia sorella,
ma gentili, con un animale domestico, con un vasetto di gerani.
Gentili.
Sono nato e cresciuto in una città gentile.
Torino.
Una bellissima città che mi ha offerto davvero grandissime opportunità,
mi ha entusiasmato, mi ha intrattenuto, mi ha intrattenuto parecchio, anzi.
Piccola parentesi.
Credo di aver contribuito attivamente a quell' intrattenimento.
Sono certo che qui ci saranno almeno un po' di persone a cui ho servito
un cocktail superalcolico a un'ora improbabile del mattino
nel cuore pulsante dei Murazzi, di inizio millennio.
La vita è stata gentile con me perché mi ha sempre
permesso di tornare a casa sani salvo da quelle serate.
La vita, poi ha continuato a essere gentile con me.
Perché mi ha fatto scoprire una passione.
E sono riuscito a trasformare quella passione nel mio lavoro.
Una vera fortuna.
Ve lo auguro con tutto il cuore.
E così, un giorno di ormai un bel po' di tempo fa, più di dieci anni fa,
che è un periodo relativamente breve, se si paragona alla maratona che è la vita,
ho raggiunto la vera consapevolezza di tutta questa fortuna,
di questa gentilezza che avevo ricevuto,
e allora è nato in me, in modo piuttosto improvviso,
un forte desiderio di di restituirla.
Quella gentilezza, quella fortuna.
Ero a Parigi, stavo girando un film ed è venuto a trovarmi,
era lì per lavoro, un mio amico fraterno
e ci siamo seduti al tavolino di un caffè parigino.
Abbiamo iniziato a parlare, ci siamo resi conto parlando
che eravamo arrivati, per vie completamente diverse,
allo stesso punto, nello stesso momento.
Avevamo entrambi quell'esigenza, l'esigenza di restituire.
Da quella chiacchiera,
è nata una scintilla.
Da quella scintilla, è nata un'idea.
Ed è iniziata così.
In Italia ci sono, solo in Italia,
oltre 400.000 piccole e medie associazioni no profit
che si applicano tutti i giorni per risolvere qualche problema concreto,
molto concreto.
E allora, chiacchierando seduti a quel tavolino di un bar, ci siamo detti:
“Ma pensa che se tutti offrissimo anche solo un caffè,
quello che stiamo bevendo,
a qualcuno che ne ha veramente bisogno.
Sarebbe rivoluzionario.
E così poco più di dieci anni fa,
è nata “Un caffè“ si chiama così la nostra associazione.
Ed è un'idea piuttosto semplice,
ma che continua a entusiasmarmi totalmente,
continua a farmi venire voglia di raccontarla.
È un'idea semplice, perché si basa su tre principi molto basilari.
Uno.
Insieme si genera più energia che da soli.
Due.
Piccolo non significa inferiore
E tre,
è che il piacere di donare dura sempre di più del piacere di ricevere.
È nata “Un caffè”, dieci anni fa
nella prima, primissima realtà digitale,
una piattaforma di crowdfunding destinata a piccole e medie associazioni italiane.
Viene alimentata attraverso, la alimentiamo, la diffusione
della cultura del gesto, del dono.
All'inizio, ovviamente, ci siamo ispirati alla bellissima tradizione napoletana
del caffè sospeso, quella tradizione per la quale
si entra in un bar,
si ordina un caffè per sé, poi se ne lascia pagato uno
per qualcuno che non se lo può permettere.
Abbiamo preso questa idea, l'abbiamo resa questa piattaforma di crowdfunding
e ogni settimana diamo la possibilità a chiunque di lasciare un caffè pagato.
Oltre a quelli che ovviamente lasciamo noi.
In questi dieci anni abbiamo sostenuto più di 800 progetti
ed è stato un viaggio incredibile.
Non bastano certo questi 10 minuti per raccontarvi tutto quello
che siamo riusciti a fare.
Ci siamo resi conto però di essere riusciti a rendere, in alcuni casi,
l'impossibile possibile,
perché una ragazza disabile, che tra l'altro è qui presente oggi,
non dovrebbe poter fare il cammino di Santiago.
Basta qualche caffè, basta qualche volontario con le gambe buone
e l'impossibile diventa possibile.
Oppure magari non avete mai sentito parlare di Felicetto. Felicetto
È un coloratissimo autobus, guidato da dei volontari con il naso rosso da clown,
che si occupa di portare ragazzi e bambini del Salento verso il luogo di cura.
Oppure non potete capire l'emozione di vedere dei piccoli malati oncologici
prendere il diploma del piccolo aviatore di nuovo grazie a dei volontari
che li portano su un aereo e li fanno volare.
Insomma, di nuovo non basterebbe.
Non basterebbe una settimana per raccontarvi tutto questo.
E raccontarlo non è un semplice compiacimento.
Proprio per provare a farvi capire
che con un piccolissimo gesto si possono fare delle cose straordinarie.
Prendo ancora un minuto per raccontarvi
un'altra costola importante di Un caffè” in questi anni.
In questi dieci anni ci siamo resi conto, lavorando,
che le associazioni avevano delle esigenze molto concrete.
Non solo avevano bisogno di una raccolta fondi o di comunicazione.
Avevano proprio delle esigenze materiali.
Avevano un sito da rifare, avevano uno statuto da descrivere meglio.
E allora?
È nato, Campo base.
Campo base, in montagna, è quel luogo dove
si raccolgono tutti i materiali che servono per poi raggiungere la vetta.
Si prepara la vera spedizione verso la cima.
A pochissima distanza da qua.
Nel Parco del Valentino, nascerà la nuova sede di Campo Base
al villino del Caprifoglio.
E chi entrerà,
speriamo che alcuni di voi ci aiuteranno,
Troverà una bacheca, una tabella con solo scritto chi cerca e chi dona.
Un vero co-working di solidarietà.
Ci sarà bisogno di un commercialista per scrivere quello statuto.
Ci sarà bisogno di un web designer per rifare quel sito.
Cosa abbiamo imparato in questi dieci anni?
Abbiamo imparato che
è meglio iniziare la giornata senza l'aspettativa di ricevere qualcosa,
ma con l'intenzione di donare qualcosa.
Abbiamo imparato che è inutile vivere con la delusione di non aver avuto.
È più bello e più divertente vivere con il piacere di donare
e non serve donare necessariamente qualcosa di grande o del denaro.
Basta un sorriso, un grazie, per piacere.
Un gesto di gentilezza, appunto.
E vale non soltanto per qualcuno che ne ha bisogno.
Vale per un familiare, per un amico, per un parente, per uno sconosciuto.
Abbiamo imparato che se lo facciamo tutti, allora diventa veramente potente.
La vita continua a essere gentile con me.
La mia città è diventata il mondo.
Sono pieno di amici veri che continuano a stimolarmi, a insegnarmi tante cose.
Amo e sono amato da una splendida donna che è diventata mia moglie.
Ho una figlia meravigliosa, ho il cuore pieno, insomma.
Però sono certo che chiunque, qua questa sera, possa trovare
dentro di sé un motivo per sentire
la gentilezza che la vita ha avuto con voi.
E allora vi invito a provare a scoprire il piacere di restituirne
un po' agli altri.
Vi assicuro che sarà potente.
Grazie.