10 espressioni italiane colloquiali utili in conversazione (italiano per stranieri B1)
Ciao a tutti e bentornati sul mio canale!
Oggi parliamo di 10 espressioni colloquiali che sono molto usate in italiano.
Ripeto, si tratta di espressioni colloquiali, perciò fate attenzione al contesto in cui
le usate!
Cominciamo!
Quando siete stufi di qualcosa, potete usare una di queste due espressioni, "che pizza"
oppure "che palle".
La seconda è leggermente più forte della prima.
Per esempio, "che pizza!"
lo possono dire i bambini, ma se io fossi una una mamma, non vorrei che mio figlio dicesse
“che palle!”.
Alcuni considerano questa espressione un po' quasi come una parolaccia.
Potete usare questa espressione quando dovete fare qualcosa che non vi va di fare, ma è
davvero necessario che voi facciate!
Come ad esempio, pagare le bollette; è una cosa che non ci piace fare, ma che dobbiamo
fare, è necessario fare.
Un esempio con questa espressione potrebbe essere: Oggi mi tocca andare all'ufficio
postale per pagare l'ultima bolletta.
Quindi l'espressione "mi tocca" è equivalente per significato al verbo “dovere”.
Abbiamo già parlato di questa espressione in un video in passato, ma ho pensato che
fosse utile includerla in questa lista, perché è molto usata nella lingua parlata.
Quando volete ricordare qualcosa a qualcuno, o volete che qualcuno faccia qualcosa, seguendo
il vostro consiglio, potete usare questa espressione, utilizzandola all'inizio della vostra frase.
Mi raccomando, ricordati di pagare la bolletta dell'acqua!
Mi raccomando, spegni il cellulare quando vai a dormire!
Quindi chi parla reputa il consiglio o la raccomandazione come molto importante.
Usate questa espressione quando volete che qualcuno smetta di fare quello che sta facendo,
come ad esempio parlare, piangere, discutere, dare fastidio più in generale.
Come potete capire quindi, questa espressione è usata maggiormente in un contesto di discussione,
di litigio.
Quindi chi dice questa espressione probabilmente è arrabbiato o infastidito da qualcuno, nello
specifico.
Il fatto che i verbi delle espressioni siano coniugati al modo imperativo, ci fa capire
che si tratta di un comando e quindi questo rende l'azione abbastanza forte come significato.
Questa espressione si usa in risposta a qualcosa che non crediamo sia vero.
Anche qui il contesto è di litigio o discussione, se qualcuno durante un litigio racconta la
sua versione dei fatti e noi non siamo d'accordo con questa versione dei fatti, allora possiamo
usare questa espressione.
"Ma fammi il favore!”.
Possiamo pensare questa espressione come la versione abbreviata della frase “Fammi il
favore di tacere" O “fammi il favore di fare silenzio!”.
Quindi si ordina alla persona di stare in silenzio.
Questa espressione è invece più positiva, perché speriamo che una situazione vada per
il meglio oppure speriamo che qualcosa che desideriamo accada o che qualcosa che non
desideriamo non accada.
Questa espressione ha lo stesso significato di “incrociamo le dita!”, per augurarci
che accada il meglio.
Questa espressione può essere utilizzata in molti contesti, in riferimento al cibo,
ad un luogo, ad un film, ad un libro, ad una persona.
Si tratta di un'espressione di apprezzamento nella media, quindi voi non vi sbilanciate
nel vostro giudizio.
Per esempio, "il film che ho visto ieri non era male".
Non era un brutto film, ma probabilmente non lo riguarderei.
Possiamo usare questa espressione quando sentiamo una notizia che non pensiamo possa essere
vera.
Ad esempio: -"Beatrice mi ha detto che Luca sarebbe partito da solo."
- "Ma figurati!
Luca non va neanche al supermercato da solo."
Quindi chi risponde reputa l'informazione impossibile.
Perché questa persona, Luca, non è neanche in grado di andare al supermercato da solo,
quindi è improbabile che parta per un viaggio da solo.
Ma figurati!
Questa è la vostra espressione preferita, lo so!
Quando non sappiamo la risposta ad una domanda, possiamo dire “boh!”, che significa “non
lo so!”
Questa ultima espressione la utilizziamo come negazione, con il significato di “Ma no!”.
In origine abbiamo due parole separate, "ma" e "che", che possiamo supporre fossero l'inizio
di una domanda, del tipo “ma che stai dicendo?”.
In seguito, con l'uso, abbiamo ottenuto una sola parola, dall'abbreviazione della
domanda, “macché”, usata per negare qualcosa viene detto.
Questo è tutto per oggi!
Spero che questo video vi sia utile.
E noi ci vediamo nel prossimo!
Ciao!