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Podcast Italiano subtitled, Questa parola è MORTA (con Luke Ranieri)

Questa parola è MORTA (con Luke Ranieri)

Le persone muoiono. Gli esseri viventi muoiono. I pianeti, le stelle, le galassie muoiono.

L'universo stesso scomparirà un giorno. In questo elenco macabro non mancano le parole:

anche le parole, spesso, muoiono; o per lo meno smettono di essere usate. Oggi parleremo

di una bella parola che non usiamo più nella lingua di tutti giorni ma che sopravvive nella

letteratura. Benché sia morta, dunque, ha lasciato un ricordo di sé, come fanno anche

le persone. Benvenuti su Podcast Italiano, un progetto

pensato per chi impara o ama la lingua italiana. Ti ricordo che se impari l'italiano con

i miei video puoi accedere al PDF con la trascrizione e il lessico difficile iscrivendoti al mio

Club su Patreon: un modo di sostenere questo progetto e di fare progressi in italiano,

entrando in una comunità di più di quasi 600 persone che l'hanno già fatto.

1) Solere - La parola morta o moribonda di cui vi parlavo

è “solere”. Se parlate lingue come lo spagnolo il catalano la conoscete bene, non

vi devo spiegare che vuol dire. [USO DI “SOLER” IN SPAGNOLO] Nelle vostre lingue “soler”

è un vocabolo del tutto comune. Ma per tutti gli altri, che significa “solere”? “Solere”

significa “essere soliti”, “avere un'abitudine”, una “consuetudine”.

Per molto tempo “solere” è stata una parola comunissima. Vediamo come si usava:

- Pietro suole fare una passeggiata ogni sera; - I miei cugini sogliono andare in vacanza

al mare. Vediamo ora un esempio tratti dalla letteratura:

- Ben sei crudel, se tu già non ti duoli, Pensando ciò che al mio cor s'annunziava:

E se non piangi, di che pianger suoli? (Dante) E se non piangi, di che cosa sei solito piangere?

Ecco, “Solere” si coniugava al presente come “volere”, tranne la seconda persona

singolare. “Soglio”, “suoli”, “suole”, “sogliamo”, “solete”, “sogliono”.

Come detto, però, questo verbo non si usa più nella lingua di tutti i giorni. Cioè,

on “sogliamo” più adoperarlo al giorno d'oggi, se non in una frase fatta che ogni

italiano conosce: “come si suol dire”, ovvero “come si dice comunemente”.

“Come si suol dire, iscriviti a Podcast Italiano e attiva la campanella”

Ma “come si suol dire” è l'unico uso che sopravvive del verbo “solere”. Da

insegnante non vi consiglierei di usare questo verbo, se non volete sembrare un po' eccentrici

Vediamo allora alcune alternative comuni che esprimono la stessa idea di azione che facciamo

di solito, comunemente, che esprime “solere”: 1) La più comune è proprio “di solito”:

- Di solito mi alzo alle 8 di mattina. - Di solito gli italiani fanno una colazione

dolce. 2) Abbiamo poi l'avverbio “solitamente”,

ma anche altri come “generalmente”, “normalmente”, “comunemente”. Quindi:

- Solitamente mi alzo alle 8 di mattina. - Solitamente gli italiani fanno una colazione

dolce. 3) E infine abbiamo la costruzione “essere

solito + verbo all'infinito”, forse la meno usata delle tre ma comunque piuttosto

comune. Quindi: - Sono solito alzarmi alle 8 di mattina.

- Gli italiani sono soliti fare una colazione dolce.

E anche al passato si usa: - Da piccoli eravamo soliti andare al mare

tutte le estati.

Avete notato che tutte queste parole sono imparentate con “solere”, cioè la nostra

bella parola morta? Per essere precisi, derivano tutte dal latino “solitus” (da cui “solito”

in italiano) che deriva dal latino solēre (da cui l'italiano “solere”) . Ma per

parlare di latino ho bisogno del mio amico esperto di lingua latina: Luke Ranieri.

L: Ciao Davide!

D: Luke, che mi puoi dire su “solere”?

L: Allora: solēre deriva dal proto-indoeuropeo. Il proto-indoeuropeo, come sai è una lingua

antica da cui discendono quasi tutte le lingue europee e numerose lingue asiatiche. La parola

in proto-indoeuropeo era probabilmente *swe-dʰh₁-. Vedi la prima parte, *swé ? Ha originato

parole come “suo” (“suus” in latino) e “sé” (dal latino sē), ma anche “solo”

(sōlus in latino), l'inglese “self” e il russo свой. Era una radice riflessiva

che si riferiva alle cose e ai numeri. La seconda radice, *dʰeh₁-, significa invece

“fare” o “collocare”, da cui deriva l'inglese “do”, il tedesco “tun”

e il russo дело. Quindi in questa parola è contenuta l'idea

di “sé” e l'idea di “fare”. Alla fine un'abitudine è un nostro personale

modo di fare, non pensi? Il protoindoeuropeo *swe-dʰh₁ ha dato origine

al proto-italico *sweðēō, che poi è diventato *sodeō in proto-latino e infine soleō nel

latino classico. D: Mmm, interessante. Come suonerebbero in

latino le due frasi di prima? L: Allora:

- Di solito mi alzo alle 8 di mattina sarebbe: Ut solet, hōrā octāvā mātūtīnā surgō.

Oppure:

Soleō hōrā octāvā mātūtīnā surgere. Invece “Di solito gli italiani fanno una

colazione dolce” sarebbe: Ut solet, Italī jentant dulcibus.

Oppure

Italī solent jentāre dulcibus.

D: Fantastico. Grazie, Luke. Non andare via però, che mi servi anche dopo.

Abbiamo visto che c'è un legame tra “solito” e “solere”, e c'era già in latino questo

solere. Ma anche “insolito” è imparentato con “solere”. Possiamo parlare di “Un

evento insolito”, “un fatto insolito”, ovvero qualcosa che non è solito, cioè non

è comune. E c'è poi un'altra parola interessante

che deriva da “solere”, ovvero “insolente”. Una persona “insolente” è una persona

che manca di rispetto, che è arrogante:

- Ma perché sei così insolente? Letteralmente significa “che non suole essere”.

Come dire, che si comporta in maniera “insolita”, non comune, nel senso specifico di insolitamente

arrogante. Non siate insolenti, siate brave persone.

Come vedete “solere” ha lasciato tante tracce nella lingua italiana, anche se la

parola “solere” non si usa di fatto più. Non si USA.

2) Usare, usuale C'è un'altra famiglia di parole che esprimono

più o meno la stessa idea, collegate al verbo “usare”.

Si può, in un registro un po' elegante, usare… “usare” nel senso di “solere

fare qualcosa”, o meglio, “essere soliti fare qualcosa”.

- Nella mia famiglia usavamo cenare presto tutte le sere - cioè, “solitamente cenavamo

presto” - In Italia non si usa bere il cappuccino

dopo pranzo. Cioè, non è un'usanza italiana, gli italiani non sono soliti farlo.

Ecco, questo uso non è più così comune nell'italiano parlato di oggi, ma comunque

si usa. Si usa usarlo. Tra l'altro in inglese esiste una struttura molto simile, che però

oggi si impiega solo al tempo passato. - We used to have dinner early,

ovvero letteralmente “usavamo cenare presto”, anche se oggi sarebbe più comune in italiano

“eravamo soliti mangiare presto” oppure “di solito/solitamente mangiavamo presto”

o, semplicemente, “mangiavamo presto” e basta. Sì, perché l'imperfetto trasmette

già da solo l'idea di azione ripetuta nel passato. “Mangiavamo”, tante volte.

C'è poi l'aggettivo “usuale”: “usuale” è qualcosa che è solito accadere, che non

è insolito, dunque. Si parla poi di un “uso”, col significato di “abitudine”, per esempio

nella frase “usi e costumi” di un popolo, ovvero le sue “usanze”, le sue “tradizioni”.

“Gli usi e costumi delle popolazioni della foresta amazzonica”, per esempio.

Ma qual è il legame tra queste parole e il significato principale di “usare” nel

senso “adoperare qualcosa come strumento” (come nella frase “per piantare il chiodo

ho usato il martello”)? Ecco, sei ancora qui. luke?

L: Sono sempre qui, Davide. Io sono ovunque e in ogni epoca. Come il latino, immortale

e ubiquo. D: Ottimo. Che mi dici di “usare” in latino?

Cioè, a dove deriva questo termine? L: Allora, “usare” è una parola dal latino

tardo-volgare, “*usāre”: non era quindi una parola… usata nel latino classico.

D: E in latino che si diceva solitamente per tradurre “usare”? Cioè, come si direbbe

per esempio “per piantare il chiodo ho usato il martello”?

L: In latino il verbo era ūti. In latino questa frase in latino sarebbe:

ut clāvum cōnfīgerem malleō ūsus sum. ūsus sum è una forma del verbo ūti (“usare”

in italiano). Ci sono tante parole che derivano da ūti, come “utile” (dal latino “ūtile(m)),

oppure “utente” (dal latino “ūtente(m)”, participio presente di “ūti”), che in

inglese chiamiamo “user”. D: E da “ūti” come si arriva a “usāre”?

Sono un po' diverse, no? L: Hai ragione. In latino c'erano i cosiddetti

verbi “frequentativi”, chiamati anche “intensivi” o “iterativi”. Indicano

la stessa azione ma fatta in maniera più intensa, o lunga oppure ripetuta, come in

questo caso. Ūsāre è come ūti ma ripetuto. Ma ti ripeto, non è un verbo del latino classico,

quindi Cicerone non lo avrebbe mai usato. D: Ma in latino ūti aveva già un significato

di di “azione usuale”, cioè, che facciamo, abitualmente, comunemente?

L: Direi di no, in latino il verbo ūti in sé non aveva questo significato, ma l'aggettivo

ūsuālis (usuale) e il verbo tardo-volgare usāre ce lo avevano. Prendi ūsuālis, che

deriva dal participio passato di ūti “ūsus” (“avendo usato”): ecco, ūsuālis indicava

in senso stretto una cosa “che si usa” o che è “adatta all'uso”. Beh, qualcosa

che si usa comunemente è “usuale”, nel senso che intendiamo anche oggi di ordinario,

di comune, usuale, appunto. Invece il verbo tardo-volgare ūsāre, che

deriva anch'esso da ūsus contiene in sé il significato di azione ripetuta, come ti

dicevo prima. Beh, qualcosa che fai ripetutamente è qualcosa che… usi fare, che sei solito

fare, quindi c'è questa idea di abitudine. D: Grazie per la vostra saggezza, maestro!

Però rimani qui che mi servi ancora. L: Sempre un piacere.

3) Abituare, abitudine Prima ho accennato a un'altra famiglia di

parole, quelle imparentate con “abituare”, “abituarsi”, “abitudine”. Vediamole.

In italiano abbiamo il verbo “abituarsi”, che significa “acquisire un'abitudine”.

- Pietro si è trasferito da poco e non si è ancora abituato a vivere in Germania.

- Federica ha trovato lavoro da poco, si sta abituando alla nuova vita.

Ma si può anche “abituare qualcuno a fare qualcosa”.

- Simona ha molto talento, ma bisogna abituarla al sacrificio – cioè, “bisogna far sì

che Simona si abitui al sacrificio”. C'è poi la parola stessa “abitudine”.

Attenzione, non parliamo di “abito”, come in altre lingue, in spagnolo, in inglese,

ma “abitudine”, qualcosa che facciamo “abitualmente”, come in francese, “habitude”.

- Luca ha l'abitudine di svegliarsi tardi. - Lavarsi i denti tutti i giorni è una buona

abitudine. Ma anche “fare l'abitudine a qualcosa”,

cioè “abituarsi”. - Devo fare l'abitudine a lavorare da casa.

Bene, quindi da dove viene questa famiglia di parole? “Abitudine”, “abituarsi”?

L: Allora, In latino si usava la parola habēre, che significa “avere”, come puoi immaginare.

“In latino da habēre deriva habitus, che si può usare un po' come si usa anche oggi

in inglese (“habit”), in spagnolo (“habito”), in italiano (“abitudine”, che in realtà

viene da “habitudinem”, ma comunque anche questo viene da “habitus”) . “habitus”

aveva il significato di carattere, stato, condizione, disposizione. “habit” in inglese

o “abitudine” in italiano, se ci pensi, hanno a che fare con qualcosa che fa parte

di noi: un'abitudine è come se fosse una seconda pelle, una seconda natura, fa parte

della nostra identità.

D: È interessante però che “abito”in italiano si è specializzato con il senso

di “vestito”, o “abito”.

L: Già in latino aveva quel significato, tra l'altro. Perché ciò che siamo soliti

avere con noi è il nostro “abito”.

D: E la parola “abituare”?

L: “abituare” viene dal verbo latino habituāre, che in latino significa più o meno quello

che significa oggi “abituare” in italiano. D: - Optimē! Grātiās, Lūcī.

4) Costume, consuetudine C'è ancora un'ultima famiglia di parole

di cui vorrei parlarvi. Partiamo da “costume”, che in italiano può significare alcune cose.

O “abitudine, modo di fare” - è mio costume alzarmi presto

Anche se si tratta di un uso abbastanza letterario, a mio modo di vedere.

Poi un uso più comune comune è invece “costume” nel senso di “usanza”, “tradizione”

di un popolo: abbiamo parlato prima dell'espressione “gli usi e costumi di una popolazione”.

Vediamo usi simili di “costume” in tante lingue europee: “coutume” e “accoutumer”

in francese, da cui l'inglese ha preso “custom”, “customary”, o in spagnolo “costumbre”

e “acostumbrarse”. E a proposito, in italiano c'era il verbo “accostumarsi”, ora non

si usa più ma esisteva. Vi voglio poi parlare di “consuetudine”,

dal latino (consuetudinem). Luke, sei sempre qui?

L: Rieccomi. Allora, “consvētūdinem” deriva dal verbo cōnsuēscere, che significa

sostanzialmente “abituarsi a qualcosa” oppure “essere soliti” fare qualcosa,

tutte parole che hai già spiegato. Interessante la* seconda parte, svēscere: è imparentata

con solere e risale in ultima istanza al protoindoeuropeo *swe-dʰh₁-., di cui parlavamo prima, ti

ricordi?. Da cōnsuēscere deriva anche “cōnsuētus”, che se non sbaglio avete anche in italiano.

D: Proprio così, “consueto” lo usiamo anche in italiano e significa “solito”,

“abituale”, “usuale” (tutte parole che abbiamo già visto) Per esempio:

- L'avvocato oggi non è arrivato al suo ufficio all'ora consueta, cioè “alla

solita ora”. Starete pensando: ma che cavolo c'entra

“consuetudine” con “costume”? Sono diversissime. Ebbene, “costume” deriva

da “consuetudinem”, per quanto sembri incredibile. Questo è il passaggio: “consuetudinem”

– “consuetunem” -> “costume”. Non è fantastica l'etimologia?

Ma perché allora abbiamo due parole diverse? Perché abbiamo “costume” e “consuetudine”?

Perché “costume” è l'evoluzione della parola latina “consuetudinem”, e “consuetudine”

è invece la parola latina presa direttamente dal congelatore (ovvero dai libri in latino)

e reinserita artificialmente nel lessico dell'italiano. Questo fenomeno è consueto in italiano, ma

magari ne parlerò in un altro video. Ah, vi starete forse chiedendo: e “costume”

come “il costume da bagno” o “un costume di carnevale”? Allora, “costume” significa

“consuetudine”, “usanza”, no?. Da lì è passato a significare più specificamente

anche un'abitudine di abbigliamento di un popolo, quindi uno specifico costume popolare

e poi da lì si è ulteriormente ristretto, passando a significare “capo di abbigliamento

che ha uno scopo preciso”, come il costume di carnevale. Bello, vero?

Bene, abbiamo visto tante parole, spero che abbiate imparato qualcosa di nuovo. Alcune

domande per voi: conoscevate tutte queste parole? Conoscevate l'origine di queste

parole? Se sapete altre lingue, ci sono parole imparentate a quelle che abbiamo visto? Se

parlate lingue non-romanze, c'è qualche etimologia interessante legata alle parole

che indicano “abitudine”, “costume”, “qualcosa che facciamo di solito”, “usi”,

“usanze? E ditemi: che cosa siete soliti fare per imparare

l'italiano? Oppure in generale nella vita? Ecco, se volete potete provare a esercitarvi

a usare tutte queste parole nei commenti. Ringrazio il amico Luke Ranieri per aver preso

parte a questo video. Se v'interessa imparare il latino attraverso input comprensibile andate

sul suo canale ScorpioMartianus e se v'interessano video sull'etimologia (e molto altre cose

interessanti), andate sul suo canale Polymathy. Vi ricordo che oltre al PDF di questo video

sul mio Podcast Italiano Club avrete accesso a tanti altri materiali, come un episodio

esclusivo di un podcast in cui approfondirò tutte le parole che abbiamo visto oggi con

tantissimi esempi, così che possiate fare pratica. Ringrazio di cuore le persone che

sostengono questo progetto, le vedete scorrere ai lati. Noi vediamo nel prossimo video, statemi

bene. Alla prossima!

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