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L’ISOLA DEL TESORO, Capitolo 28 (2)

Capitolo 28 (2)

Il mastro cuoco si levò la pipa dalla bocca.

"Ora stai attento, Jim Hawkins" disse con voce ferma, ma così sommessa che appena mi arrivava all orecchio. "Tu sei a due passi dalla morte, e, ciò che è ben peggio, dalla tortura. Essi stanno per disfarsi di me. Ma io ti assicuro che qualunque cosa accada, sarò con te. In verità non era questa la mia precisa intenzione prima di averti sentito, no. Ero quasi disperato di perdere questa grossa focaccia e rischiare di essere impiccato per giunta. Ma ho visto che tu sei di buona razza. E mi son detto: sostieni Hawkins, John, e Hawkins sosterrà te. Tu sei l'ultima sua carta, e, corpo di mille bombe, John è la tua. Spalla a spalla, dico io. Tu salvi il tuo testimonio, e lui salverà la tua testa." Cominciavo più o meno a capire. "Intendete dire che tutto è perduto?" "Ma sì, perdio, sì! Partita la nave, partirà la mia testa: una cosa tira l'altra. Quando guardai la baia, Jim Hawkins, e non vidi più la goletta, ebbene, duro come sono, mi diedi per vinto. Per ciò che riguarda quella combriccola e il loro consiglio, credi a me, non sono che degli stupidi e dei vigliacchi sputati. Io ti salverò, se mi riesce, dalle loro grinfie. Ma, attenzione, Jim: tu in compenso salverai Long John dalla forca." Io ero sgomento: mi sembrava una cosa così disperata quella che mi chiedeva, lui, il vecchio pirata, il caporione della banda. "Ciò che potrò lo farò" dissi. "Affare fatto!" gridò Long John. "Tu parli da ragazzo coraggioso, e, corpo d'una bomba, io non sono ancora perduto." Arrancò fino alla torcia infissa nel mucchio della legna, e riaccese la pipa. "Ascoltami bene, Jim" riprese tornando. "Io ho la testa sul collo. Io sono dalla parte del cavaliere, ormai. So che tu hai condotto l'"Hispaniola" in salvo, e non importa dove. Come tu abbia fatto, lo ignoro; ma in salvo c'è. Immagino che Hands e O'Brien sono rimbecilliti. In verità non ho mai nutrito eccessiva fiducia in nessuno dei due. Ora, bada a ciò che ti dico. Io non faccio domande né desidero che altri me ne faccia. Quando una partita è perduta io lo riconosco, io. E riconosco quando un ragazzo è bravo. Ah, tu che sei giovane, quante belle cose avremmo potuto combinare insieme, tu ed io!" Spillò dalla botticella un po' d'acquavite. "Vuoi assaggiare, camerata?" E, avuto il mio rifiuto, disse: "Bene, ne prenderò un sorso io, Jim. Ho bisogno di calafatarmi, io, perché c'è del torbido in vista. E a proposito di torbido, Jim, mi sai dire perché mai quel dottore mi ha dato la carta?" Il mio viso espresse un così ingenuo stupore che egli giudicò inutile pormi altre domande. "Comunque sia, me l'ha data. E là sotto c'è qualche cosa, senza dubbio, qualche cosa sicuramente, là sotto, Jim, di cattivo o di buono." E inghiottì un altro sorso d'acquavite, scotendo la grossa testa bionda con l'aria di uno che non presagisce niente di allegro.

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