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Al Dente Podcast, 022 - La giornata europea delle lingue (5 luglio 2013)

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022 - La giornata europea delle lingue (5 luglio 2013)

Buongiorno a tutti da Francesca! Oggi è il 5 luglio e vi do il benvenuto sul podcast “Al dente”. Nella puntata di oggi vi parlerò di un evento speciale: la giornata europea delle lingue, che sarà celebrata il 26 settembre prossimo. Il tema centrale saranno perciò le lingue e il loro ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, sia tra noi esseri umani che… con gli animali. Ma prima d'iniziare, desidero fare le mie congratulazioni a Marie, che oggi festeggia la centesima puntata del suo podcast in francese “L'avis de Marie”. Tanti, tanti auguri! Bene, adesso cominciamo: come sempre, vi auguro buon ascolto!

*

Cari amici, noi che viviamo in Svizzera siamo davvero dei privilegiati: abbiamo una ricchezza incredibile di lingue e culture, non trovate? Siamo al centro dell'Europa, in un crocevia [1] di tradizioni e modi di vivere tra i più interessanti. E poi basti pensare alle quattro lingue nazionali. Eh sì, qui bisogna davvero saperle le lingue, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche sul lavoro. E c'è una bella differenza rispetto all'Italia. Anche se oggi le cose stanno cambiando, eh. Tuttavia, se io in Italia dico che parlo un po’ il francese, l'inglese e il tedesco, la gente mi guarda come se fossi un genio; qui invece mi chiedono: «Ah, bene, e a che livello?» «Ehm…» rispondo imbarazzata «Con il francese penso di essere a un B2, per il tedesco C1 e l'inglese… beh, diciamo A2». A questo punto compare sui loro visi un sorrisetto di compatimento [2]; in realtà pensano: “Ma come si fa a sapere l'inglese così male… povera Franceschina, chissà che scuole ha fatto”. Eh già… che scuole ho fatto! Alle medie, a 11 anni, ho cominciato con il francese. Avrei voluto studiare anche l'inglese, ma dovevi scegliere: o l'una o l'altra lingua e bisognava indicarlo al momento dell'iscrizione a scuola. Le sezioni d'inglese erano prese d'assalto da mamme agguerrite [3] che volevano a tutti i costi l'inglese per i loro figli. Perciò facevano la fila per ore davanti alla scuola, per ottenerlo… Ma siccome io non disponevo di genitori così… “attivi”, sono andata a finire nella sezione di francese. Tre anni alle scuole medie e di conseguenza anche cinque alle superiori. Niente inglese. Ma il francese, ah, mi piaceva tantissimo… E l'inglese? Beh, l'ho imparato con le canzoni, con un fidanzatino olandese e leggendo qua e là. Il tedesco invece ho cominciato a studiarlo solo a venticinque anni.

Invece ero bravina con le lingue morte. Ho studiato latino per nove anni, il greco per due e i geroglifici egizi per un anno e mezzo. Ma ho dimenticato quasi tutto… Va beh, comunque sia, anche al giorno d'oggi la scuola è quello che è. Luca deve fare spesso traduzioni di francese, vocaboli fuori contesto da imparare a memoria… Una vera lagna [4]. Che secondo me, scusate, servono proprio a poco. Ma moltissime persone, qui in Svizzera, mi confermano di aver fatto a scuola delle esperienze di una noia mortale, in passato, con le lingue straniere. «Ah, che bello l'italiano» mi dicono «ed è molto più facile del francese.» «Davvero?» chiedo io perplessa «non ne sarei così sicura: l'italiano è molto irregolare, pieno d'eccezioni… » «Davvero? Eppure [5] io l'italiano l'ho imparato da grande, e ti assicuro che è stato più facile per me». Al che capisco il motivo: da ragazzi dovevano imparare un sacco di grammatica, regole, vocaboli… senza piacere, mentre invece, quando hanno scelto di studiare l'italiano, è stato per passione, e per di più con insegnanti motivati e divertenti. Tutto chiaro. Eh, sì, anche in Italia le cose sono più o meno così. No, aver studiato una lingua a scuola non significa saperla parlare. Mi ricordo infatti che quando abitavo ancora in Italia e qualche turista chiedeva informazioni, i miei fratelli cercavano di parlare in inglese o francese con loro… senza successo. Un disastro. Non si capiva niente! E invece mio zio, che non aveva studiato neppure una lingua straniera in vita sua, con i gesti riusciva a farsi capire benissimo. Addirittura [6] invitava spesso dei turisti a casa sua e si divertiva un mondo a comunicare con loro. Forse perché noi italiani siamo bravissimi con i gesti. E forse perché quando ci si vuol far capire [7] non esistono confini.

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Cari amici, che problemi può avere uno straniero che usa la lingua del paese dove si trova a vivere o a passare come turista? Beh, a volte succede di trovarsi in difficoltà. L'ho sperimentato sulla mia pelle. Nei primi tempi dopo il mio trasferimento in Svizzera, certe volte dovevo chiedere le cose più volte, perché il dialetto svizzero tedesco era “arabo” per me, dato che avevo studiato il tedesco in Italia con un'insegnante di Münster. A proposito, sentite che cosa mi è successo una volta. Mi ero trasferita da poco in Svizzera e una mattina dovevo alzarmi molto presto per prendere il treno, che partiva alle 6 e mezzo. Un orario disumano per me. Vabbè, comunque, quella mattina salgo sul treno e subito dopo sale un uomo, che in dialetto mi chiede qualcosa. Allora, siccome mi scocciava [8] dover sempre chiedere di parlare in tedesco standard, quella mattina mi dico: cerchiamo di capire e vediamo un po’. Dunque, la mia interpretazione della domanda dell'uomo era: “È il treno per Zurigo? E va in questa direzione, vero?” Al che io rispondo con sicurezza «Sì, certo!» L'uomo allora dice qualcosa che non capisco e di corsa scende dal treno. Mamma mia! Ma che cosa mi aveva detto veramente?! Stupida che non sono altro! Cosa avrò combinato [9]?! Poi vedo l'uomo parlare con un impiegato della stazione… Mi metto giù, sotto il finestrino, in modo che non mi veda… Il treno parte, l'uomo resta a terra. Beh… allora la mia risposta era quella giusta! … ma che vergogna! Da quella volta non ho più cercato d'interpretare liberamente senza chiedere di ripetere. Eh beh, è importante, importantissimo essere sicuri di aver capito bene. Ma anche in Italia ho assistito a una scena eloquente [10] a questo proposito. Era inverno, ero seduta insieme ad alcuni amici al tavolo di un caffè, a Bellagio, sul lago di Como. Vicino a noi, quattro turisti tedeschi. Viene la cameriera e loro ordinano delle cioccolate calde. «Con la crema, per favore» chiedono. «Con la crema? Non abbiamo crema…mi dispiace» risponde la cameriera perplessa. E così ricevono le loro cioccolate calde…al naturale. Dopo un po’, a un tavolo vicino, dei clienti italiani ordinano delle cioccolate anche loro, ma con la panna montata. E la cameriera gliele porta, naturalmente. Allora sento che i turisti tedeschi cominciano a parlare tra di loro e a dire che non è giusto, perché a quegli italiani sì e a loro no?! Che ingiustizia, che razzismo, e via di seguito. A me veniva così da ridere… Chiamano di nuovo la cameriera e indicano le cioccolate del tavolo vicino… e quindi fanno la scoperta che la “crema”, in Italia, sta dentro ai cornetti, mentre è la “panna” che si mette sulla cioccolata… La cameriera, dopo, sorridendo gli porta una coppetta di panna montata, sulla quale i quattro si buttano [11] contenti…

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Beh, abbiamo finora parlato di lingue… umane, ma sulla Terra ci sono molti altri esseri viventi che comunicano con linguaggi diversi. Per esempio con gli odori, i suoni, il corpo, e così via [12]. Purtroppo noi siamo spesso dei completi analfabeti e non capiamo niente o quasi di quello che gli animali comunicano tra di loro o con noi. Bene, uno scienziato americano, Con Slobodchikoff, ha messo a punto una specie di „traduttore“ con cui ha fatto degli esperimenti sensazionali. Ha dedicato tutta la sua vita allo studio del linguaggio di cani e gatti e recentemente a quello di un animale particolare: il cosiddetto cane della prateria, che non è un cane, bensì un roditore [13], simile alla marmotta, che vive in grandi colonie ed è molto diffuso tra Stati Uniti, Canada e Messico. E la scoperta è stata che questi animaletti usano un linguaggio molto complesso, in cui combinano i suoni proprio come in una lingua umana. E per di più è diverso a seconda delle zone in cui abitano, proprio come succede con i dialetti. Per esempio riescono a comunicare che tipo di predatore [14] si sta avvicinando (colore, grandezza, tipo). Slobodchikoff [15] lo ha dimostrato grazie alla tecnologia moderna e all'uso di complesse analisi. Secondo lui anche altri animali hanno linguaggi sofisticati, siamo noi che non riusciamo ancora a comprenderli. Il suo sogno è quello di creare apparecchi sempre più perfezionati che permettano di arrivare a comprendere il linguaggio degli animali domestici. E chissà, cari amici, forse tra una decina d'anni potremo davvero parlare direttamente con i nostri cani e gatti! Io non vedo l'ora! *

Bene, anche per oggi è tutto. La prossima sarà anche l'ultima puntata prima delle vacanze estive... Eh sì, quest'anno insieme è davvero volato! Allora, vi do appuntamento fra due settimane qui su www.podclub.ch. A presto!

[1] crocevia: luogo dove due o più vie si incrociano [2] compatimento: sentimento di ironica partecipazione, in realtà come dire: “poverina...“ [3] agguerrite: aggressive, desiderose di vincere [4] lagna: cosa lunga e noiosa [5] eppure: nonostante questo [6] addirittura: non solo [7] ci si vuol far capire: vogliamo che l'altro capisca quello che diciamo [8] mi scocciava: mi dava fastidio, mi disturbava [9] cosa avrò combinato: che disastro ho causato [10] eloquente: qui: che si spiega da sola [11] si buttano: qui: cominciano immediatamente a mangiarla [12] così via: eccetera [13] roditore: piccolo animale che rosicchia con i denti il cibo (per esempio il topo) [14] predatore: animale che se li vuole mangiare [15] Slobodchikoff: professore emerito di scienze biologiche alla Northern Arizona University

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