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Tempo di caffè, Tempo di caffè 11: Vacanze ad Ustica, Gioconda e riunione di palazzo

Intermedio 1 di italiano lesson to practice reading

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Tempo di caffè 11: Vacanze ad Ustica, Gioconda e riunione di palazzo

Buongiorno a tutti, care ascoltatrici e cari ascoltatori.

Spero abbiate passato delle belle vacanze. Io sono Laura e oggi 2 settembre vi do un caldo benvenuto a questa nuova puntata di Tempo di Caffè. Oggi vorrei raccontarvi delle mie vacanze nel mare di Ustica, vi parlerò poi dell'anniversario del furto [1] della Gioconda di Leonardo da Vinci, avvenuto esattamente cento anni fa al Louvre di Parigi e infine concluderemo con la movimentata riunione di palazzo a Milano. Carissimi ascoltatori, inizio questa puntata parlandovi delle mie vacanze estive al mare.

Quest'anno sono stata ad Ustica, un'isola che si trova in Sicilia a Nord di Palermo. È un'isola piccolissima, con gli scogli [2] a picco sul mare e con pochissime spiagge. In una di queste, chiamata Acquario, il mare è talmente azzurro da sembrare quasi trasparente. Mentre nuoti o cammini vicino alla riva [3] ti passano in mezzo alle gambe centinaia di pesci.

Ci sono poi varie grotte, che si aprono lungo la costa, accessibili solo con la barca. Io sono andata a visitarle e sono rimasta molto affascinata. Le grotte in tutto sono cinque, ma la più bella è sicuramente la Grotta Verde. Si entra solo a nuoto, perché il soffitto è molto basso e gli scogli fuoriescono dal mare. Quando sei dentro ti sembra di essere all'interno di un mondo incantato. Le pareti sono scure, c'è poca luce, ma i raggi del sole riflettono il fondale [4] che è tutto verde. Persino io che non amo nuotare e che non metto mai la testa sott'acqua, mi sono tuffata dalla barca e sono stata là dentro quasi mezz'ora. Se siete amanti del sub e della natura incontaminata, vi consiglio veramente di andare a vedere queste grotte, perché la loro visita vale un'intera vacanza. Fin qui i lati positivi dell'isola. Purtroppo ci sono stati anche quelli negativi. Ho scelto di passare le mie vacanze ad Ustica anche perché avevo bisogno di un periodo di assoluta tranquillità, ma forse ho un po' esagerato con questo mio desiderio. Insieme ad una mia amica ho infatti affittato una casa in collina, con vista sul mare, totalmente isolata. Accanto a noi non c'era anima viva [5], non si riusciva a vedere il televisore ed era quasi impossibile connettersi ad internet o fare una telefonata con il cellulare. Per mandare una mail ci mettevi due ore. Le pareti della casa erano in legno e ad ogni minimo movimento scricchiolava [6] tutto quanto. Di giorno la cosa non mi pesava più di tanto, ma la sera era tutto un altro discorso. Io poi la notte dormo poco e laggiù sentivo tutti i rumori di questo mondo: il fruscio [7] delle foglie mosse dal vento, il miagolio dei gatti, strani passetti di animali non bene identificati. Scarafaggi [8]? Mah! Per riuscire a riposare senza terrorizzarmi, ho dovuto comprare in farmacia dei tappi per le orecchie. Di solito li uso in città per ripararmi dai rumori del traffico, là invece li ho messi per non farmi angosciare dai suoni della natura. Mi vergogno un po' a dirlo, ma il rimedio ha funzionato. *

E adesso vorrei parlarvi di un argomento che mi ha sempre affascinata fin da quando ero piccola e cioè del furto della Gioconda di Leonardo da Vinci, avvenuto esattamente un secolo fa a Parigi.

Il ladro era un imbianchino [9] Italiano, Vincenzo Peruggia. All'epoca si parlò tantissimo di questo furto e così la Gioconda diventò un vero e proprio mito. La si cercò inutilmente dappertutto. Il poeta Apollinaire [10] venne arrestato ed anche Pablo Picasso fu sospettato. Leonardo da Vinci dipinse la Gioconda tra il 1503 ed il 1506 e la portò in Francia nel 1506. Dopo varie collocazioni [11], fu esposta al Louvre, dove rimase indisturbata fino al 20 agosto 1911. Quel giorno il Peruggia, ex dipendente del Louvre e quindi gran conoscitore del posto, si nascose in uno sgabuzzino [12] per tutta la notte. La mattina dopo, appena la guardia si allontanò, tolse il quadro dalla cornice e lo nascose sotto il cappotto. Poi uscì tranquillamente dal portone d'ingresso. Ma la cosa geniale è che nell'uscire non trovò la maniglia [13] del portone e un idraulico, che non sapeva niente del furto, lo aiutò. Fuori dal museo, salì prima su un tram e poi su un taxi e quando arrivò alla pensione dove abitava, mise la Gioconda in una valigia e la nascose sotto il letto. Per ben due anni e mezzo la polizia francese non riuscì a trovare il ladro, ma nel 1913 il Peruggia fece un errore: tentò di rivendere il dipinto ad un antiquario fiorentino e in quell'occasione la polizia lo arrestò e ritrovò la Gioconda. Alla fine il Peruggia rimase in carcere solo sette mesi.

Fu infatti definito "mentalmente minorato". Durante la sua difesa disse di aver rubato il quadro per restituirlo all'Italia e questa giustificazione gli procurò la simpatia ed anche l'ammirazione di tutti noi italiani. Al Peruggia infatti hanno dedicato canzoni e intere miniserie televisive. Diciamo la verità: noi italiani rivogliamo la Gioconda a Firenze e non ci piace proprio l'idea di dover andare fino a Parigi per ammirarla. Io stessa quando sono andata al Louvre a vederla ho fantasticato per un momento di riuscire a portarla via. Ci pensate? Entrare di notte in un museo e rubare il quadro più famoso del mondo. E' vero che ai tempi non c'erano gli allarmi sofisticati di oggi, però non è certo facile mettere in difficoltà la polizia di un intero paese. La cosa straordinaria è che il Peruggia, di professione imbianchino, si godette [14] per ben due anni la Gioconda, appesa sopra il tavolo della propria cucina. Se pensate che prima di lui Napoleone tenne il quadro nella sua camera da letto... fate voi il confronto [15]. *

E adesso concludiamo con uno strano incidente nel mio palazzo.

Appena tornata dalle vacanze, vado a Milano per disfare le valige, ma nell'atrio del palazzo trovo una specie di riunione condominiale: ci sono la Signora Vinciguerra, il Signor Pistoni, la Signora Bianchi ed il custode [16]. C'è un topolino vivo imprigionato nell'ascensore. Bisogna assolutamente toglierlo da là. Appena mi vede il Signor Pistoni senza neppure salutarmi, mi toglie di mano il retino per i pesci, che avevo adoperato ad Ustica e dopo qualche tentativo, riesce a catturare il topo e lo mette in un sacchetto di plastica. Si comincia poi a discutere su cosa fare dell'animaletto. Qualcuno propone di regalarlo al signore del palazzo di fianco, che tiene un serpente in casa, ma la Signora Vinciguerra non è d'accordo, trova questo metodo troppo crudele. Nasce così una discussione lunghissima su cosa fare. Nel frattempo però il topo rompe il sacchetto, evade e si nasconde nell'appartamento del custode, tra la confusione generale. Svelti lo seguiamo tutti quanti e corriamo in cucina: è andato sicuramente là dentro, tutte le altre porte sono chiuse! Restiamo fermi immobili per un bel po'. Guai a chi si muove. Il custode è pure incattivito e ci guarda con occhi pieni di odio, ma il Signor Pistoni è fiducioso: il topo non può andare lontano. Non ci sono vie di fuga. Dopo un po' però c'è il silenzio assoluto. Neppure un piccolo rumore di passetti. Controlliamo sotto tutti i mobili, ma niente, il topo è scomparso. Il custode allora perde la calma, già si immagina la casa piena di ratti, e comincia ad urlare contro il Signor Pistoni.

Il Signor Pistoni allora punta il dito contro di me e dice: -E' stata colpa sua! E' stata lei a dirmi di usare il retino! Incredibile! Che insolente! Ma io non ci sto e gli rispondo subito: -Adesso basta! Io non c'entro un bel niente! E' stata la Signora Vinciguerra! Con tutti quei suoi discorsi pacifisti sul topo! E voi ad ascoltarla! E' una guerra di tutti contro tutti. C'è una grande confusione. Mentre litighiamo [17] però da una stanza esce il figlio del custode di sette anni con il topo in mano. È molto contento e bacia con affetto il topolino. - Grazie papà! Era proprio così che lo volevo il criceto [18]! *

Bene, care ascoltatrici e cari ascoltatori, siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Ci risentiamo il 16 settembre sul sito www.podclub.ch. Vi racconterò di un altro mio piccolo inconveniente [19] estivo, guarderemo poi cosa succede in Italia e naturalmente vi parlerò della mia vicina di casa, la Signora Vinciguerra. Ciao e a presto.

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