Blade Runner, cacciatori di androidi, dal romanzo di Philip Dick, di Armando Traverso, undicesima puntata. Credo che lei stia facendo la mossa sbagliata, ispettore Garland. Resh tra pochi istanti arriverà. Lui non sa di essere un androide e, come lei mi ha detto, ha installato un sistema di memoria sintetica da cacciatore di taglie. Non mollerà, non gli basterà la sua versione dei fatti, Garland. Vorrà sottoporla al test e scoprirà che lei ha un androide. Vorrà dire che in quel caso gli rivelerò la sua vera natura. Sarà sicuramente un duro colpo per lui scoprire di non essere umano, ma se non gliela dà, beh, allora non sarà un dramma rivelarglielo. Non si può certo dire che voi androidi abbiate una particolare attenzione l'uno per l'altro. Penso che abbia ragione, agente Deckard. Probabilmente manchiamo di un particolare talento che voi umani sembrate possedere. Empatia o solidarietà per gli altri esseri viventi, che se non sbaglio è proprio quello che misura il suo test per distinguere un essere vivente da un androide, giusto? Il fatto è che noi androidi non siamo considerati nemmeno la stregua degli animali. Qui, sulla Terra e ovunque, ogni verme, ogni tarlo è tenuto in maggiore considerazione di ciascuno di noi. Anche per questo non mi dispiace che ora lei muoia, agente Deckard. Tutto bene, Deckard? Resh, vi stavo tenendo d'occhio. Non riuscivo a sentire quello che vi dicevate, ma ho visto che ti stava puntando contro la pistola laser. Ho dovuto aspettare di avere una buona visuale per non sbagliare il colpo. Ho sempre sospettato che Garland fosse un androide. Che cosa vi siete detti? Aveva messo di essere un umanoide e che anche tu... E che anch'io? E che anche tu prima o poi te ne saresti accorto. Nient'altro? Sì, l'intero edificio è infestato di androidi. Questo non è un vero palazzo di giustizia. Le videochiamate sono deviate ad altri uffici dello stesso edificio. È un sistema a circuito chiuso. Non sarà facile andarsene allora. Anche se io ovviamente sono libero di entrare e di uscire come voglio e di portare via con me un prigioniero. Se non hanno sentito lo sparo forse abbiamo qualche possibilità. Se rimettiamo Garland seduto al suo tavolo per un po' nessuno se ne dovrebbe accorgere. Dai, aiutami Deckard. Perfetto. Per un po' dovrebbe funzionare. Mi sente? L'ispettore Garland non vuole essere disturbato per la prossima mezz'ora, per nessun motivo. Benissimo, agente Resh. Dovrò magnetarti. Poi quando saremo nell'aeromobile ti libererò. L'unica nostra speranza è che Garland non abbia tra i suoi componenti di androide un allarme automatico di morte. Probabilmente sarebbe già entrato in funzione. In ogni caso, sbrighiamoci. Dove andiamo? Ho un compito da portare a termine al teatro dell'opera di San Francisco. C'è qualcuno che devo sottoporre al test. Luba Luft, la cantante lirica. Esatto. Le avevo promesso che sarei tornato. Deckard, ancora una cosa. Quando avrai verificato se Luba è un androide, ti chiederò un favore. Vuole che tu mi sottoponga al test. Su, andiamo. Roy, ho paura. Forse non dovevamo venire sulla Terra. Forse abbiamo sbagliato. Lo sai, Irmgard, non potevamo continuare a vivere nelle colonie extramondo di Marte. Dovevamo farlo. Lo abbiamo deciso tutti insieme, ricordi? Sì, ma dopo che Mars è stato ritirato, io sento che le cose stanno cambiando. Mi sento un animale braccato. Ho paura che prima o poi ci prenderanno. Tutti quanti. Pris, Luba, noi. Forse non andrà così. Forse riusciremo a sfuggire ai cacciatori di taglie e potremo vivere il tempo che ci resta come abbiamo sempre desiderato. Io ti amo, Roy. Anch'io ti amo, Irmgard. Ho lavorato per almeno tre anni in un edificio infestato dagli androidi e non me ne sono accorto. Per me quelli sono delle cose, niente di più. E così anche per te? Non so, quando mi rimorde la coscienza mi aiuta a pensarla così. Ma di solito cerco di non pensarci e di fare il mio lavoro. Non riesco proprio a capire come ho fatto a non accorgermi di aver trascorso tutto questo tempo in mezzo a quei cosi. Magari all'inizio non era così. Forse si sono introdotti a poco a poco. No, l'ispettore Garland era il mio superiore da almeno tre anni. Mi ha detto che faceva parte di un gruppo di androidi che veniva da Marte. Hanno attaccato un equipaggio e si sono impossessati di un'aeronave. È successo da poco. Questo significa che allora per un certo periodo è esistito un vero Garland, oppure... Oppure? Oppure in qualche modo mi hanno iniettato dei finti ricordi. Però questo si può fare solo con degli androidi, giusto Deckard? Non mi preoccuperei troppo di questo aspetto della faccenda. Perché non vuoi sottopormi al test? Io penso che tu sappia già qual è il risultato. Probabilmente Garland deve averti detto qualcosa che io ignoro, non è così? Ascoltami Resh, Luba Luft mi ha dato parecchio filo da torcere. È un tipo tosto. La prima volta mi ha quasi fregato. Adesso concentriamoci su questo lavoro. Poi ti farò il test. Va bene, come vuoi. Sai, a casa ho un animale, Deckard. Un animale vero, voglio dire, uno scoiattolo. Lo adoro. Tutte le mattine gli do da mangiare, poi gli cambio il giornale. Sì, voglio dire, insomma, gli pulisco la gabbietta per i bisognini. La sera quando arrivo lo lascio in giro e lui scorrazza dappertutto. Dovresti vedere come corre. Anche una ruota la fa andare come un dannato. Sembra che gli piaccia da matti. Sì, dico, se fossi un androide non me ne fregherebbe niente, giusto? Non mi interesserebbe un fico secco di quello scoiattolo. E invece ci tengo. Mi capisci? Sì, penso di sì. Ciao Pris. Isidor, mi hai quasi spaventata. Ho fatto piano perché se dormivi non ti volevo svegliare. No, non dormivo. Pris, da quando sei arrivata io non t'ho mai vista mangiare e nemmeno dormire. C'è qualcosa che non va? No, non c'è niente che non va. È tutto a posto, Isidor. È che a volte mi sento un po' sola. Non so che fine hanno fatto i miei amici e allora... beh, tutto qui. Posso aiutarti? E se prendessi dal laboratorio un animale, anche elettrico, così per avere un po' di compagnia? No, non voglio nessun animale, Isidor. Voglio solo essere lasciata in pace. Come vuoi, Pris. Salve, ci rivediamo. Buonasera. Posso esserle d'aiuto? Sì. Le interessa sempre Luba Luft, ci scommetto. Ma se la vuole vedere non la trova più in teatro. Le prove sono finite. Ha idea di dove possa essere andata? Certo, me l'ha detto lei. Voleva fare un giro al museo qui vicino. Lo fa quasi sempre dopo le prove. Vedere i quadri le piace moltissimo. Grazie, il suo aiuto è stato davvero prezioso. Se vuole, le riservo un posto per la prima. Magari, mi farò sapere. Io penso che la gente immagina che gli androidi abbiano una voce così. E invece possono cantare come gli angeli, come Luba Luft o come quella Rachel Rosen. Guarda quel quadro, Deckard. La testa di quella persona sembra una pera rovesciata. Sembra di sentire l'eco del suo grido di dolore, come se quelle onde contorte esprimessero il suo tormento e lei si tappasse le orecchie per non sentirlo, per non sentire il suo sfogo, terribile come la sua angoscia. Ne ha fatto anche un incisione. Secondo me se i droidi soffrono devono sentirsi così. Voglio dire, soli, disperatamente soli, senza nemmeno poter sfogare il loro dolore, la loro solitudine. Eccola! Luba Luft, là! È quella che sta sfogliando il catalogo. Io faccio il giro dall'altra parte. Vuole che le compri il catalogo, signorina Luft? Probabilmente quelle illustrazioni le piacciono molto più delle foto che le ho mostrato per il test. Credevo che l'av Blade Runner, cacciatore di androidi, con Michele Gammino, Sandro Iovine, Mino Caprio, Laura Mercatali, Chiara Colizzi, Emanuela Amico, Rodolfo Bianchi, Massimo Rossi, Laura Rondin, Roberto Rendino. A cura di Emma Caggiano, consulente musicale Marco Post de Leon, regia di Armando Traverso, posta elettronica sceneggiatochiocciolarai.it. Il romanzo di Philip Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep, è edito da Sergio Fanucci.