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Favole di Jean de La Fontaine, IX - Il Topo di città e il Topo di campagna

IX - Il Topo di città e il Topo di campagna

Un Topo campagnol venne invitato con molta civiltà a un pranzo di beccacce allo stufato da un Topo di città. Seduti su un tappeto di Turchia coi piatti avanti a sé, mangiavan quella grassa leccornia felici come re.

Se il trattamento e il piatto fu cortese e squisito io non dirò. Ma solo avvenne un fatto che sul più bello il pranzo disturbò.

Voglio dir che alla porta s'intese tutto a un tratto un gran rumor, l'un scappa che il diavolo lo porta e scappa l'altro ancor.

Passato quel rumor torna al suo posto il Topo cittadin, e vuole che del pranzo ad ogni costo si vada fino in fin.

- No, basta, - disse il Topo di campagna, - vieni diman da me. Non si mangia seduti in pompa magna ghiottonerie da re,

ma si mangia e nessuno t'avvelena il pane ed il bicchier. Senza la pace anche una pancia piena non gusta il suo piacer -.

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