Edouard Manet | Olympia - YouTube
Il secondo grande scandalo compiuto da Edouard Manet dopo la Colazione sull'erba
fu questo dipinto: esposto al Salon del 1865, subì la stessa sorte della
Colazione, riscuotendo violente critiche. Anche in questo caso l'elemento che fece
più scalpore fu il tema trattato. Siamo infatti di fronte a un nudo
femminile, ma anche se l'artista prende spunto dal tema della Venere sdraiata,
inventato dai pittori Giorgione e Tiziano nel XVI secolo,
in questo caso cade qualsiasi riferimento mitologico-classico. L'opera
rappresenta Olympia, famosa prostituta parigina che si mostra con una
sfacciataggine mai vista prima. La donna è stesa su un letto sfatto, il suo
sguardo è diretto verso di noi. Ha le pantofole ai piedi, un laccetto al
collo e un bracciale al polso, ma per il resto è completamente nuda.
Ha un vistoso fiore nei capelli e la mano sinistra posata a coprire l'oggetto principale
del suo mestiere, quasi a volerlo sottolineare. Una serva di colore le
porge un mazzo di fiori, molto probabilmente l'omaggio di un
cliente assiduo che forse attende d'essere ricevuto da dietro la tenda.
Il dipinto di Manet è realizzato con una tecnica di totale rottura con il passato.
L'ambiguità dei passaggi tonali bianco su bianco e nero su nero rendono
difficile un'immediata comprensione dell'immagine. La testa della serva e il
gatto nero ai piedi della donna quasi si perdono nello sfondo scuro.
Non a caso Manet rappresentò un gatto nero che,
nelle mitologie antiche, veniva considerato il messaggero usato dalle streghe per
comunicare con il diavolo e che qui si riferisce alla peccaminosa professione
della donna. Con Olympia, Manet rielaborò il tema tradizionale del nudo femminile,
sconvolgendolo senza compromessi.
Anche se l'artista si poté sicuramente confrontare con precedenti colleghi che già avevano cambiato il concetto di nudo
classico, come Goya nella Maja desnuda o Ingres con il tema dell'odalisca e dello
schiavo nero, in questo caso l'immagine ritrae la cruda realtà di un soggetto
contemporaneo. Venere è diventata una prostituta e sembra sfidarci con il suo
sguardo calcolatore. Questa profanazione del nudo ideale che era uno dei concetti
cardine della tradizione accademica, turbò profondamente la società
dell'epoca. Unico sostenitore illustre di quest'opera fu Emile Zola, scrittore
francese che scrisse in sua difesa un testo intitolato a Manet, su una rivista
dell'epoca. Per ringraziarlo, il pittore dipinse nel 1868 il suo ritratto con
alle spalle una stampa dell'Olympia.