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Imparo l'italiano con Pinocchio, 34 - Imparo l'italiano con… – Text to read

Imparo l'italiano con Pinocchio, 34 - Imparo l'italiano con Pinocchio

Intermedio 1 di italiano lesson to practice reading

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34 - Imparo l'italiano con Pinocchio

Capitolo 34

Ma Pinocchio rimane lì e, anche se è pieno di dolore e paura, corre a inzuppare il suo fazzoletto nell'acqua di mare. Poi bagna la tempia del suo povero compagno di scuola. E intanto piange disperato, lo chiama per nome e gli dice:

− Eugenio! Povero Eugenio mio! Apri gli occhi e guardami! Perché non mi rispondi? Non sono stato io che ti ho fatto male! Credimi, non sono stato io! Apri gli occhi, Eugenio… Se tieni gli occhi chiusi mi fai morire anche me… Dio mio! Come faccio a tornare a casa? Con che coraggio posso presentarmi alla mia buona mamma? Che ne sarà di me? Dove posso scappare? Dove posso andare a nascondermi? Oh! Era meglio, mille volte meglio se andavo a scuola! Perché ho seguito questi compagni, che sono la mia dannazione? E il maestro me l'aveva detto! E la mia mamma me l'aveva ripetuto: “Stai attento ai cattivi compagni!” Ma io sono un testardo... Un cocciuto... Faccio sempre a modo mio! E dopo devo pagare... E così, da quando sono al mondo, non ho mai avuto un quarto d'ora di felicità. Dio mio! Che ne sarà di me, che ne sarà di me, che ne sarà di me?

E Pinocchio continua a piangere, a urlare, a darsi pugni sulla testa e a chiamare per nome il povero Eugenio, quando all'improvviso sente un rumore di passi che si avvicinano.

Si gira: sono due carabinieri.

− Che cosa fai così sdraiato per terra? − domandano a Pinocchio.

− Aiuto questo mio compagno di scuola.

− Sta male?

− Sembra di sì!

− Altro che male! − dice uno dei carabinieri, che si abbassa e osserva Eugenio da vicino. − Questo ragazzo è stato ferito a una tempia: chi è che l'ha ferito?

− Io no. − balbetta il burattino che non ha più fiato in corpo.

− Se non sei stato tu, chi è stato dunque che l'ha ferito?

− Io no. − ripete Pinocchio.

− E con che cosa è stato ferito?

− Con questo libro.

E il burattino raccoglie da terra il Trattato di Aritmetica, per mostrarlo al carabiniere.

− E questo libro di chi è?

− Mio.

− Basta così: non serve altro. Alzati subito e vieni via con noi.

− Ma io...

− Via con noi!

− Ma io sono innocente...

− Via con noi!

Prima di partire i carabinieri chiamano alcuni pescatori, che in quel momento passano infatti con la loro barca vicino alla spiaggia, e dicono loro:

− Vi affidiamo questo ragazzino ferito alla testa.

Portatelo a casa vostra e curatelo. Domani torniamo a vederlo.

Quindi si girano verso Pinocchio, lo mettono in mezzo a loro due, e gli ordinano:

− Avanti! E cammina veloce! Altrimenti peggio per te!

Il povero burattino ubbidisce e cammina per il sentiero che porta al paese. Ma non capisce dove si trova... Gli sembra di sognare, e che brutto sogno! È fuori di sé. I suoi occhi vedono tutto doppio, le gambe gli tremano, la lingua è attaccata al palato e non riesce a dire una sola parola.

Eppure, in mezzo a quel senso di stupidità e di confusione, un pensiero doloroso gli ferisce il cuore: il pensiero, cioè, di dover passare sotto le finestre della sua buona Fata, in mezzo ai carabinieri. Preferirebbe piuttosto morire.

Mentre stanno per entrare in paese il vento toglie il cappello dalla testa di Pinocchio e lo fa volare lontano una decina di passi.

− Posso andare a prendere il mio cappello? − domanda il burattino ai carabinieri.

− Vai pure: ma fai in fretta.

Pinocchio va, raccoglie il cappello... ma invece di metterselo sulla testa, se lo mette in bocca fra i denti, e poi comincia a correre veloce verso la spiaggia del mare.

I carabinieri capiscono che è troppo svelto per loro, allora gli mandano dietro un grosso cane mastino, che ha vinto il primo premio in tutte le corse dei cani. Il burattino corre, e il cane corre più di lui. Tutta la gente si affaccia alle finestre e si ferma sulla strada per vedere la fine di questa gara feroce.

Ma il cane mastino e Pinocchio corrono così veloce e vanno così lontano che dopo pochi minuti non è più possibile vedere nulla.

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Parole difficili del capitolo 34

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Inzuppare : immergere qualcosa in un liquido per impregnarlo

La tempia: parte della testa che si trova fra l'occhio e l'orecchio

La dannazione: causa di tormento e di infelicità continui

Un cocciuto: che non vuole modificare le proprie idee, il proprio comportamento, contro la logica e la ragione; testardo

Che ne sarà di me? : quale sarà il mio futuro? Cosa mi succederà?

Sdraiato: disteso

Ferire: provocare una ferita, colpire; fare male a qualcuno

Mostrare: presentare, far vedere qualcosa a qualcuno

Non serve altro: è sufficiente; non c'è bisogno di altro

Innocente: senza colpa; non colpevole

Affidare: dare in custodia; lasciare con fiducia qualcuno o qualcosa alla cura di altri

Essere fuori di sé: essere molto confuso; impazzire

Il palato: parte superiore all'interno della bocca, sopra la lingua

Svelto: veloce

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