30 - Imparo l'italiano con Pinocchio
Capitolo 30
Dopo mezzora di strada Pinocchio arriva ad un piccolo paese chiamato Il paese delle Api industriose. Le strade sono piene di persone che corrono di qua e di là: tutti lavorano, tutti hanno qualcosa da fare. Non ci sono vagabondi o persone pigre da nessuna parte.
− Ho capito, − dice subito quello svogliato di Pinocchio, − questo paese non è fatto per me! Io non sono nato per lavorare!
Ma il burattino comincia ad avere molta fame perché sono passate più di ventiquattro ore dall'ultimo pasto.
Che fare?
Ci sono solo due possibilità: o chiedere un po' di lavoro, o chiedere la carità per un po' di denaro o un pezzo di pane.
A chiedere la carità il burattino si vergogna: perché il suo babbo gli ha sempre detto che la carità hanno il diritto di chiederla solo i vecchi e i malati. I veri poveri sono quelli che per l'età o la malattia non possono più guadagnarsi il pane con il lavoro delle proprie mani. Tutti gli altri hanno l'obbligo di lavorare: e se non lavorano e soffrono la fame, tanto peggio per loro.
In quel momento passa per la strada un uomo tutto sudato e affannato, che tira con grande fatica due carretti pieni di carbone.
Pinocchio, giudicandolo dall'aspetto un buon uomo, gli si avvicina e, abbassando gli occhi per la vergogna, gli chiede sottovoce:
− Mi faresti la carità di darmi un soldo, perché mi sento morire di fame?
− Non un soldo solo, − risponde il carbonaio, − ma te ne do quattro, a patto che tu mi aiuti a tirare fino a casa questi due carretti di carbone.
− Ma come? − risponde il burattino quasi offeso. − Io non ho mai fatto il somaro: non ho mai tirato il carretto!
− Meglio per te! − risponde il carbonaio. − Allora, ragazzo mio, se ti senti davvero morire di fame, mangia due belle fette della tua superbia e stai attento a non prendere un'indigestione.
Dopo pochi minuti passa per la via un muratore, che porta sulle spalle un secchio di calce.
− Gentile signore, faresti la carità di un soldo a un povero ragazzo che muore di fame?
− Volentieri: vieni con me a portare la calce, − dice il muratore, − e invece di un soldo te ne do cinque.
− Ma la calce è pesante, − risponde Pinocchio, − e io non voglio fare fatica.
− Se non vuoi fare fatica, allora, ragazzo mio, divertiti a morir di fame, e buona fortuna.
In meno di mezzora passano altre venti persone, e a tutte Pinocchio chiede un po' di carità, ma tutte gli rispondono:
− Non ti vergogni? Invece di fare il fannullone per la strada vai a cercarti un po' di lavoro e impara a guadagnarti il pane!
Alla fine passa una buona donna che porta due brocche d'acqua.
− Posso bere, buona donna, un sorso d'acqua della tua brocca? − dice Pinocchio, che muore di sete.
− Bevi pure, ragazzo mio! − dice la donna, mettendo le due brocche a terra.
Dopo aver bevuto come una spugna, il burattino dice a bassa voce, asciugandosi la bocca:
− La sete me la sono tolta! Mi piacerebbe togliermi anche la fame...
La buona donna, sentendo queste parole, aggiunge subito:
− Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d'acqua, ti do un bel pezzo di pane.
Pinocchio guarda la brocca, e non risponde né sì né no.
− E insieme con il pane ti do un bel piatto di cavolfiori condito con l'olio e con l'aceto... − aggiunge la buona donna.
Pinocchio guarda ancora la brocca e non risponde né sì né no.
− E dopo il cavolfiore ti do un bel cioccolatino.
Alla fine Pinocchio non resiste più e dice:
− Pazienza! Ti porto la brocca fino a casa!
La brocca è molto pesante e il burattino non ha la forza di portarla con le mani, allora se la mette in testa.
Arrivati a casa, la buona donna fa sedere Pinocchio a una piccola tavola apparecchiata e gli mette davanti il pane, il cavolfiore condito e il cioccolatino.
Pinocchio mangia con gran gusto e velocemente: il suo stomaco gli sembrava una stanza rimasta vuota e disabitata da cinque mesi.
Calmata a poco a poco la fame, il burattino alza la testa per ringraziare la sua benefattrice: ma appena le vede il viso fa un lunghissimo ohhh! di meraviglia e rimane là incantato, con gli occhi spalancati, con la forchetta in aria e con la bocca piena di pane e di cavolfiore.
− Perché tutta questa meraviglia? − dice ridendo la buona donna.
− Perché... − risponde balbettando Pinocchio, − perché... perché tu somigli... tu mi ricordi... sì, sì, sì, la stessa voce... gli stessi occhi... gli stessi capelli... sì, sì, sì... anche tu hai i capelli turchini... come lei! Fatina mia! Fatina mia! Dimmi che sei tu, proprio tu! Non farmi più piangere! Se sapessi... Ho pianto tanto, ho sofferto tanto...
E mentre parla così, Pinocchio piange forte, si butta per terra e abbraccia le ginocchia di quella donna misteriosa.
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Parole difficili del capitolo 30
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L'ape : piccolo insetto volante, a strisce gialle e nere, che produce miele
Industrioso: attivo, laborioso, che lavora molto e bene
Uno svogliato: persona che non ha voglia di fare qualcosa, o lo fa senza impegnarsi; un pigro
La carità: elemosina, beneficenza
Chiedere la carità: chiedere denaro o aiuto ad altri
Vergognarsi: provare vergogna, provare un senso di umiliazione o di colpa
Affannato: ansimante, che respira con difficoltà, di solito per la fatica
Un carretto: piccolo carro
Il carbone: materiale nero ottimo da bruciare
Il carbonaio: persona che per lavoro trasporta e vende il carbone
A patto che: a condizione che, con la condizione che
Il somaro: l'asino
La superbia: alta opinione di sé che si manifesta con la costante ostentazione ed esaltazione delle proprie qualità, unita a un atteggiamento sprezzante e altezzoso nei confronti degli altri
L'indigestione: disturbo dei processi digestivi, causato in genere da un eccesso di cibo
Un muratore: persona che lavora nella costruzione di case o altri oggetti di pietra o di mattoni
La calce: sostanza usata per tenere insieme le pietre o i mattoni nelle costruzioni
Il fannullone: persona che non vuole fare nulla, soprattutto non vuole lavorare
Una brocca: recipiente per liquidi, di terracotta, vetro o metallo, con manico e senza coperchio
Bere come una spugna: bere moltissimo
Balbettare: parlare con difficoltà, pronunciare parole e frasi con esitazione e interrompendosi continuamente
Somigliare: essere simile