VI puntata
Parigi.
Agosto del 1810 Da Vienna gli emissari di Alessandro I informano minuziosamente il sovrano su tutte le novità.
Egli riponeva in loro molta fiducia. Soleva dire, celiando, che i parenti di una moglie sanno del marito sempre molto più di quanto egli stesso non sappia. Da Vienna gli si diceva che Napoleone avrebbe voluto rispolverare il vecchio "Progetto bizantino". Era alquanto strano. Fino a quando era stata ai ferri corti con l'Austria la Francia aveva tentato di giocare la carta ottomana.
Ma adesso l'Austria si era ridotta praticamente ad una condizione di "regno vassallo", per cui cosa aspettare? A proposito di questa definizione i consiglieri di Alessandro erano nel giusto. Da Vienna in quegli anni Napoleone aveva soltanto sentito parole di incenso. Nel 1811 Maria Luisa aveva messo al mondo l'erede dell'Impero e a Vienna era stata fatta circolare una incisione della Madonna col bambino Gesù.
Lei col volto dell'imperatrice mentre il fanciullino era in tutto simile all'augusto erede. In alto fra le nuvole Savoaf in persona, che riproduceva ovviamente le effigie di Napoleone. In altri termine non c'era alcun limite alla volgarità e al kitsch più estremo pur di dimostrare al Signore di Parigi i propri sentimenti servili in cui si mescolavano l'entusiasmo della storia e l'idolatrazione religiosa.
Ai piu accorti, non privi di intelligenza e di acume politico, come Metternich, l'istinto e la ragione facevano pensare che l'impero napoleonico fosse un fenomeno transitorio.
Ma il terrore di una invasione soffocava ogni voce in Austria e in Prussia. Quel terrore per il genero onnipotente aveva trasformato Francesco I in un servo obbediente, al pari di Federico II.
Nel lasso di tempo che va dal 1810 al 1812 finanche fra i più scettici venne a formarsi una assoluta sfiducia in una possibile vittoria contro Napoleone.
Per cui, perchè tanta benevolenza per Alessandro I?
Perchè mai quel Titano avrebbe espresso interesse per il Progetto bizantino? Su quell'enigma si concentrarono i consiglieri dell'imperatore russo. A San Pietroburgo andarono a rovistare negli archivi per riportare alla luce gli appunti di Caterina II su Costantinopoli e si incominciò a scorgere in quell'idea non pochi elementi di attualità.
Alcuni scrissero seriamente : " Se ci arriderà la Fortuna dando a noi la vittoria sui turchi la Russia avrà tutta l'opportunità di dar vita ad un nuovo Impero bizantino, uno stato greco a noi sottoposto. È significativo che per questo regno era già pronto il Sovrano e proprio grazie a Caterina.
Imperatore della novella Bizanzio sarebbe stato il Gran Principe Costantino, di due anni più giovane di Alessandro. Si faceva notare che a lui era stato imposto quel nome in onore della nonna che quel progetto bizantino aveva ideato. Alessandro accolse con sorpresa la notizia datagli dal principe Kurakin secondo cui lo stesso Voltaire aveva esortato Caterina a scendere in campo contro i turchi, arrivare a Istanbul, distruggere la Turchia e salvare i cristiani dei Balcani.
Alessandro fu costretto a chiedere se Voltaire fosse stato sempre serio nel suo carteggio e l' ambasciatore gli rispose che non era mai stato così serio.
Anzi il grande filosofo aveva addirittura consigliato l'augusta corrispondente di ricorrere nelle battaglie in campo aperto agli stessi carri usati da Alessandro Magno. Ma durante il suo regno Costantinopoli non fu espugnata e in seguito quel progetto fu dimenticato.
Ma se n'era ricordato Napoleone.
Quali sarebbero state le conseguenze per Alessandro? Si rinfocolarono le vecchie illusioni nei confronti del piccolo corso e nelle sue promesse. Proprio nel 1809, prima della solita coalizione con l'Austria contro la Francia, Napoleone gli si era rivolto con una inattesa richiesta di aiuto nella guerra contro Vienna. In cambio la Russia avrebbe ricevuto la Galizia, la regione austriaca che Caterina avrebbe voluto trasformare nel cuore della nuova Dacia o della Nuova Bisanzio. E se Napoleone faceva sul serio con il Progetto bizantino e aveva veramente l'intenzione di far rinascere l'antico impero?
E se avessero avuto torto i suoi consiglieri che lo mettevano in guardia contro quelle " vane lusinghe"? Nel 1809 Alessandro non aveva voluto credere in Napoleone e non era sceso a patti con lui contro l'Austria.
Aveva rinunciato allora alla Galizia soltanto per l'odio nein suoi confronti. E se si fosse ingannato?
Se allora avesse stretto alleanza con Napoleone adesso le truppe francesi non si sarebbero trovate sul Neman, ai confini con la Russia. Quante opportunità andate perdute! Per lo schiaffo dato a Napoleone Alessandro aveva guadagnato la stima e le lodi della nobiltà.
Si faceva di tutto per portarlo sul sentiero della guerra. L'alta societa pietroburghese trovava ogni occasione per dimostrare all'ambasciatore francese la propria freddezza.
Le dame puntavano su di lui l'occhialino. Gli uomini assumevano una maschera di alterigia e ad Alessandro toccava correre ai ripari. Ma quanto più cordiali si facevano le parole dell'imperatore tanto più scostante si faceva l'aristocrazia della nuova capitale, per non parlare della vecchia Mosca. Alla fine del 1810 Alessandro cessò di resistere al trionfante partito della guerra.
Napoleone non ritirava le truppe dalla Prussia e aveva avviato uno strano gioco con i polacchi cullando l'idea di ripristinare il regno di Polonia, il che avrebbe inciso sull'integrità territoriale dell'Impero. L'Inghilterra a sua volta si manteneva grazia ai mari e alle sue colonie, benchè da Londra arrivassero continue notizie di fallimenti e disastri economici con una imperante disoccupozione gravida di conati rivoluzionari.
Il blocco continentale si faceva sentire. In Spagna i pastori si erano rifugiati fra le montagne e nei boschi per prosegjuire la lotta.
L'Austria non aveva voluto lottare così.
E la Russia? Ma La Russia era più debole di Napoleone.
Dopo la vergognosa disfatta di Austerlitz egli aveva tradito la Prussia con la Pace di Tilsit. Non c'era alcun motivo per credere nella buona volonta di quel diavolo di corso.
Ancor oggi certi storici pensano che Alessandro abbia allora commesso un gravissimo errore.
Napoleone non pensava che fosse indispensabile fare guerra alla Russia.
Se il giovane imperatore si fosse dimostrato più duttile e più astuto, se avesse accettato una coalizione contro l'Austria sarebbe stato possibile evitare la Grande Guerra Patriottica del 1812. Sarebbe stato possibile evitare tante vittime. Ma la Storia non ammette il condizionale.
E accadde quello che doveva accadere.
Gli errori furono commessi da una parte e dall'altra.
Alla guerra con la Francia mancavano meno di 750 giorni.
Avete ascoltato la VI puntata del ciclo " 1812.
La bufera napoleonica" a cura di Dmitri Mincenok.