I puntata
1812.
La storia della bufera napoleonica. I puntata Iniziamo oggi un nuovo ciclo di trasmissioni dedicate all'era napoleonica e alla bufera scatenata in Europa dal piccolo corso.
Autore del ciclo - Dmitrij Mincenok. Parigi.
15 dicembre 1809. Campi Elisi.
Nel palazzo di Bonaparte regnava un caos difficile da descrivere.
Paggi e cortigiani correvano dagli appartamenti delle dame a quelli esclusivamente maschili. Alla presenza delle massime autorità dell'impero e di tutta la reale famiglia, Napoleone aveva deciso di annunciare il divorzio con Josephine e il protocollo doveva essere firmato alle 14 in punto di quel fatidico 15 dicembre.
*
La notizia di quell'avvenimento fu trasmessa a Pietroburgo dall'ambasciatore russo tre giorni dopo.
Ma alla corte di Alessandro non fece molta impressione e fu oggetto soltanto di pettegolezzi fra le dame della capitale. I problemi di Alessandro I erano ben altri.
Dalla sconfitta dell'esercito russo ad Austerlitz erano trascorsi quattro anni. Benchè sulla scena europea fossero rimasti gli stessi protagonisti: Inghilterra, Francia, Austria e naturalmente la grande Russia, i vecchi equilibri erano venuti a cadere. Certo gli assi erano ancora tutti in mano francese, per cui Alessandro si chiedeva a chi sarebbe toccato per prima accettare il gioco.
Si vedeva che gli scottava ancora il ricordo della fuga dal campo di battaglia. *
Dai consiglieri arrivavano solo delle risposte confuse.
L'ostilità fra Francia e Inghilterra sembrava un punto fermo. Sperare in una alleanza fra di loro sarebbe stato troppo illusorio. Ma su quale alleanza in Europa avrebbe puntato Napoleone: sulla Russia o sull'Austria? Nel primo caso Vienna era finita, nel secondo egli avrebbe avuto le mani libere per attaccare e risolvere il problema russo una volta per tutte. Comunque fosse il futuro dell'Europa gli appariva incerto e nebuloso. Non sapeva che gli rimaneva ben poco da attendere. *
Nell'ultimo dispaccio l'ambasciatore russo dava notizia che Napoleone continuava a scrivere lettere d'amore a Josephine che dopo il divorzio si era ritirata a Malmaison.
Tutta Parigi ripeteva la frase che Napoleone avrebbe detto a Josephine per spiegare il suo gesto.
"La politica non puo avere un cuore, perchè ha bisogno soltanto della testa". Il divorzio era dunque un fatto dovuto e formale.
Il cuore batteva sempre per lei, la donna che sei anni più grande di lui, non era riuscita a dargli l'erede dell'impero. *
Alessandro chiese al suo ambasciatore quali fossero i motivi reali di quel divorzio e di anticipargli in quale direzione si sarebbe mosso per scegliere la nuova imperatrice.
La risposta dell'ambasciatore aveva il sapore dei pettegolezzi di alcova e ricordava che secondo Talleirand, l'idea del divorzio avrebbe assunto un carattere di urgenza dopo il fallito attentato di Vienna.
Venivano citate le parole da lui dette in quell'occasione: " Se dovesse succedermi qualcosa è d'uopo che ci sia qualcuno cui io possa lasciare l'impero. Napoleone non aveva paura della morte.
Anni più tardi durante il lavacro funebre sul suo corpo furono rinvenute le cicatrici di antiche ferite che egli aveva nascosto a tutti e prima di tutto ai suoi soldati. Sull'attentato di Vienna si era saputo ben poco, finanche nella capitale austriaca.
Ma l'ambasciatore russo in Francia si era dimostrato al corrente di ogni particolare. Il 12 ottobre del 1809 Napoleone aveva deciso di passare in rassegna le truppe nel piazzale di Schönbrunn.
In queste occasioni c'era sempre una grande affluenza di pubblico, specialmente nelle giornate di festa. La figura di Napoleone era fonte di inesauribile curiosita'. A lui piaceva passare in rassegna le truppe e per di più apprezzava Vienna per la totale sottomissione che dimostrava. Quanto accadde in seguito fu una sconvolgente sorpresa per tutti.
Ecco cosa scrisse in proposito il grande storico russo Evghenij Tarle.
" La rassegna volgeva alla fine quando un giovanotto ben vestito riuscì a farsi strada fra i cavalli del seguito e con una supplica nella mano sinistra arrivò fino alla cavalcatura dell'imperatore.
Ma fu fermato prima che potesse estrarre un lungo pugnale... Al termine della rassegna Napoleone volle vedere l'attentatore.
Era uno studente della Sassonia, tale Staps di Naumburg. " Per quale motivo volevate uccidermi? - Perche ritengo, Maestà, che fino a quando lei sarà in vita la mia patria e il mondo intero non conosceranno la libertà e la pace-
- Chi vi ha istigato?
- Nessuno, Maestà
- Queste cose ve le insegnano all'Universita?
- No, Maestà.
- Volevate essere un novello Bruto?
Lo studente non rispose e Napoleone concluse che forse non sapeva chi fosse Bruto.
- E cosa farete se vi lascio in libertà?
Tenterete ancora di attentare alla mia vita? Staps rispose dopo una lunga riflessione: " Si, Maestà.
Napoleone uscì in preda a tanti pensieri.
Il Tribunale militare si riunì in serata e Staps fu fucilato il giorno seguente. Le vecchie ferite e il fallito attentato gli imposero di affrontare il problema.
Si era reso conto che tutto quanto aveva costruito era appeso ad un filo.Ci voleva un erede. Ma quale donna mortale avrebbe potuto essere all'altezza del nuovo Dio?
Nel suo dispaccio l'ambasciatore russo scriveva che per corrispondere ai desideri dell'imperatore la futura consorte avrebbe dovuto avere lo sguardo severo, il naso diritto e le chiome corvine.
Praticamente il ritratto di Josephine. Le dame del Palazzo d'Inverno erano impegnate anch'esse in una ridda di congetture.
Si ricordava che l'ultima favorita di Napoleone, la polacca Maria Valeska era bionda, paffutella e col naso all'insù. Fra le due donne - doveva scrivere un contemporaneo - c'era comunque un elemento in comune: la mancanza di cervello. Difficile, praticamente impossibile prevedere chi avrebbe scelto Napoleone.E con queste parole l'ambasciatore russo concludeva il suo dispaccio.
Nessuno sapeva come sarebbero andate le cose.
E Alessandro nemmeno poteva immaginare che la fragile pace con la Russia stava per sfaldarsi. 900 giorni mancavano al 24 giugno del 1812.
Al fatidico giorno della guerra. *
Avete ascoltato la prima puntata del ciclo "1812.
La storia della bufera napoleonica.