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TED Italiano, Come parlare senza parlare | Luca Vullo | TEDxVarese

Come parlare senza parlare | Luca Vullo | TEDxVarese

Trascrizione: Asia Carafa Revisore: Lucia Capriglione

[Musica]

Vi siete mai soffermati a osservare come noi italiani comunichiamo

con il corpo e con i gesti?

Vi è capitato sì o no?

[Sì!]

A me dicono spesso che sono

troppo eccessivo, too much.

[Risate]

Perché, a voi non è mai successo?

Volete dirmi che non vi è mai successo di rovesciare un bicchiere

o una bottiglia a tavola mentre state conversando con gli amici?

Ah, non vi credo.

Però sono sicuro che avete visto tutti quanti come l'uso delle nostre mani

è stato parodizzato sui social di tutto il mondo.

Hanno utilizzato soprattutto un gesto, il più famoso di tutti.

Esatto. Stiamo parlando di questo.

Ma la cos- parliamo proprio di questo.

La cosa che mi fa innervosire, però è l'utilizzo superficiale che si fa

di questo argomento, perché quelli che lo usano quando parlano

"Ah, italiano!" Eh, ma in realtà non sanno il significato di questo gesto.

Lo usano in modo sproporzionato, assolutamente fuori luogo, fuori contesto

Voi sono certo che sapete questo gesto che cosa significa?

Se io lo muovo così vuol dire: “Ma chi sei, ma che cosa vuoi?”

e tantissime altre cose, a seconda dell'espressione del viso, del contesto

e del discorso che si sta facendo.

Ci siete, si?

Ecco, allora è proprio in quel momento che arriva l'inglese e mi chiede:

"Luca scusami, ma come faccio a capire quando significa una cosa

e quando significa un'altra?"

"Bello mio, devi studiare, come io ho studiato l'inglese,

tu devi studiare la gestualità italiana".

E questa cosa è quella che faccio

da diversi anni a tutte le persone che studiano la lingua italiana,

il nostro Paese, io ho deciso che spiegherò quanto è importante

conoscere la gestualità italiana per comprendere la nostra mentalità.

Sì, lo so, c'è qualcuno che dice che mi sono inventato un mestiere,

che sono un furbacchione.

Io invece credo di aver avuto un'idea geniale.

[Risata]

Sì, esatto.

Avete presente quando c'è l'illuminazione?

Ecco, la mia illuminazione è stata quella di un'intuizione, di pensare

di raccontare a tutto il mondo la nostra grande abilità di utilizzare le mani

e le espressioni del viso per comunicare in modo efficace pensieri, concetti

ed emozioni.

Sì, stiamo parlando di quell'aspetto culturale del quale molto spesso si pensa

sia uno stereotipo negativo, una cosa folkloristica

del quale ci dobbiamo vergognare.

E invece io vado in giro per il mondo a dire che questo è un talento.

[Risata]

È un dono prezioso che noi abbiamo dalla nostra storia, perché il nostro Paese

è uno di quelli che ha avuto degli incontri culturali pazzeschi.

Ci sono tanti popoli che ci hanno dominato, che sono stati con noi

e hanno vissuto nella nostra terra.

Se siamo così è grazie agli arabi, i greci, i normanni, gli spagnoli

a tutti questi ai quali noi abbiamo rubato un po' di gesti, un po' di espressioni

le abbiamo rielaborate con la nostra creatività

e abbiamo costruito un linguaggio sovranazionale per parlare

con tutti i dominatori, ma anche un codice segreto per parlare fra di noi

senza che lo straniero ci capisca.

[Risate]

Scusate.

[Applausi]

Eh. Quando ce vò, ce vò.

[Applausi]

Non dimentichiamoci però che noi siamo un popolo di migranti.

E sì, perché noi siamo andati in giro per il mondo

ma non è che conoscevamo la lingua del paese ospitante

e quindi come facevamo a comunicare con gli altri?

C'era la necessità di creare un codice. E noi abbiamo creato uno

dei più unici e ricchi del mondo.

Sì, ma non perché tutti possono comprendere la gestualità italiana

ovunque andiamo, non è così che funziona, però di certo possiamo dire che la nostra

attitudine naturale di comunicare con il corpo ci permette di dialogare

anche con una pietra.

[Risate]

Siamo in grado di farlo, ma questo non significa che siamo gli unici

a usare il corpo per comunicare, perchè ogni paese all'interno dei suoi confini

ha un codice non verbale preciso e specifico.

Ecco perché bisogna imparare il codice di ogni paese per evitare

di incorrere in errori interculturali.

Nessuno poteva immaginare che raccontare

la gestualità italiana in modo creativo e divertente potesse diventare un mestiere.

Il mio mestiere.

Ebbene sì, ma non sto rubando niente a nessuno.

Io sto andando in giro per il mondo a raccontare un patrimonio immateriale

della nostra cultura, del nostro Paese.

Credetemi, è quello che è.

Dobbiamo esserne orgogliosi. E sapete dove nasce tutta questa cosa?

Quando mi trasferisco a Londra e mi rendo conto che

A) non capisco una parola di quello che dicono;

B) non riesco a comunicare con loro; C) sono totalmente inespressivi.

Allora dico ma cosa potrò fare mai io a Londra?

Cosa potrò dare mai a questo popolo?

Ecco che dico, ma certo, la mia potenza della gestualità, ecco cosa posso dare!

Ed ecco che così Richard Eyre, un noto regista inglese, stava preparando

questo spettacolo "Liolà" di Pirandello al National Theatre di Londra.

Vede il mio documentario che si chiama “La voce del corpo” sulla gestualità

dei siciliani e mi dice: “Luca, potresti fare il coach gestuale per i miei attori?”

[Risate]

Da Caltanissetta mi ritrovo-

[Applausi]

Ma lo sapete che gesto utilizzavano durante lo spettacolo questi qui?

Soltanto un gesto per tutto il tempo. Sempre quello, ma per dire-

[Risate]

per dire cose che non c'entravano niente: “Ehi, ciao!”

Ma come?

Per loro era un'iniezione di italianità, per me era assolutamente sgrammaticato.

Ho detto: “Datemi una stanza che dobbiamo fare lezioni personalizzate

che qui non ci siamo proprio”.

Ed ecco che loro entravano in punta di piedi nel camerino, come se

stessero di fronte a un santone.

Il maestro Vullo, che stava lì a dettare le regole di una nuova conoscenza.

Da quel momento cominciai a rilasciare un sacco di interviste per televisioni,

giornali, radio importantissime di tutto il mondo.

Fino a quando arrivò l'università e mi disse: “Luca, scusa, potresti

fare dei workshop intensivi per i nostri studenti che studiano italiano?”

“Of course!”

[Risate]

È tutta la vita che sogno questo momento.

[Risate]

Ed ecco che comincia un'esperienza incredibile dove viaggio in tutto il mondo

dall'Europa, all'America, all'Oceania, in tutti i paesi a insegnare

la gestualità italiana, ma non solo, a dare strumenti importanti

per comprendere l'interculturalità. Perché tu, al momento in cui capisci come

gesticola qualcuno, ti rendi conto anche di come sei fatto tu

e di come gesticoli tu, le tue origini.

Ed ecco che diventa qualcosa di miracoloso

Perché poi arriva il ragazzo americano e mi dice “Scusami Luca, ma ti posso dire

cosa mi hanno detto?

Un mio amico mi ha spiegato come posso andare in Italia e ordinare un cornetto

senza parlare.”

“Ah, perfetto, fammi vedere come fai.”

"Così"

[Risate]

Allora spiegai al ragazzo che effettivamente non era proprio

il gesto giusto da utilizzare, che quel gesto significava un'altra cosa,

che il partner lo aveva tradito e quindi non era proprio una cosa carina.

Però se quelle due dita le avesse usate in modo differente,

cioè così, con un'espressione del genere, poteva diventare magicamente

un complimento: sei un furbo, astuto.

Ma se queste dita invece le utilizzi in questa maniera, automaticamente

entri nel mondo della superstizione e quindi come un parafulmine

scarichi a terra l'energia negativa. E sì, ma è così che funziona.

[Applausi]

Ma se ti capiti a Palermo e stai guidando

e il tipico genio ti taglia la strada e tu non vuoi usare il clacson e gridare tutte

le parolacce che hai imparato da bambino, puoi utilizzare un gesto fantastico

che è questo e gli dici “Tiè!” e con questo gesto mandi tutta la tua negatività

a quella persona.

Ecco che magicamente queste due dita diventano un'arma speciale

che ci trasforma in dei guerrieri ninja.

[Risate]

Sì, perché dalla didattica mi sono poi spostato nel mondo dell'intrattenimento

faccio spettacolo, lo spettacolo si chiama "La voce del corpo" e porto in giro

proprio le differenze tra la comunicazione non verbale degli italiani

con quella degli altri paesi.

Ma non è solo intrattenimento, perché il momento in cui conosci come

il tuo corpo funziona, ti rendi conto che riesci a riconoscere le tue emozioni,

riesci a comunicare meglio le tue emozioni, riesci a capire quelle degli altri.

Ed ecco entri in empatia, stiamo parlando di intelligenza emotiva e quindi

mi ritrovo magicamente all'interno di convegni scientifici a parlare

dell'importanza della comunicazione non verbale per tutti gli esseri umani,

dell'importanza dello sguardo, dell'intesa visiva tra mamma

e bambino nei primi mille giorni di vita, dell'importanza del corpo

nell'arte-terapia, dell'importanza del sorriso, dell'abbraccio.

Scusate, quante volte vi abbracciate al giorno?

Onesti.

Minchia che silenzio!

[Risate]

Ok, quante volte sorridete?

Non ci siamo.

Ok, allora voi avete mai visto come si abbracciano due americani?

Così.

[Risate]

Ecco questo spazio, questa, questo spazio interpersonale è fondamentale

per non mettere a disagio l'altro. Ed è lì che ho scoperto per la prima volta

cos'era il private space, questo spazio privato per rispettare gli altri.

Ma io cosa ne potevo sapere che sono cresciuto tra Sicilia e Calabria,

dove il private space non esiste e quando ci salutiamo ci diamo

degli scappellotti così violenti con gli amici che chiamano la polizia?

[Risate]

Però, volete sapere come inizio le mie lezioni universitarie in tutto il mondo?

Così.

Alzati un attimo, ce la puoi fare, non è successo niente. Abbracciami.

Ecco, io sì, abbraccio e bacio tutti, creando uno shock emotivo.

[Risate]

Sì, vuoi conoscere la gestualità italiana, bello mio?

Questa è la faccenda. [Risate] E allora ecco che entra

in gioco un altro aspetto fondamentale: la mia mamma - Angela Gabriele si chiama,

e non è a caso - e ho deciso di inserire anche lei all'interno dello spettacolo.

Sapete perché? Perché lei è la mia guru

di intelligenza emotiva.

È lei che mi ha insegnato questo aspetto molto profondo e col suo amore

me l'ha trasmesso.

Ma non è soltanto quello, perché lei è una bravissima cuoca e ha sempre cucinato

ai catering dei miei film e adesso cucina anche ai rinfreschi dopo lo spettacolo

in giro per il mondo. Ma volete mettere l'impatto emotivo

che ha avuto il suo inserimento nello show?

Avete presente che cosa vuol dire quando ci sono fuori una fila enorme di norvegesi

americani e cinesi che aspettano di abbracciare mia mamma?

[Risate]

Vogliono entrare in connessione emotiva con lei?

[Risate]

Non è casuale che ormai chiamano soltanto lei, mi ha rubato la scena,

io non faccio più spettacolo, però questo non è la cosa più importante.

La cosa importante che con lei abbiamo costruito un valore fondamentale,

quello della famiglia.

Ci facciamo forza insieme, lavoriamo insieme e portiamo avanti

un progetto anche insieme a mia sorella che dietro le quinte organizza tutto,

perchè siamo un'azienda made in Italy in tutti i sensi.

E quello che mi ha permesso di viaggiare in tutto questo giro pazzesco

internazionale, mi ha permesso di capire una cosa importante: che non dobbiamo

avere paura del diverso. Anzi!

Il diverso è ricchezza, mi ha permesso di conoscere di più

me stesso, vedendo gli altri, conoscendo le altre culture.

Ecco che forse è una cosa che dobbiamo riflettere tutti è che l'importanza

del corpo a volte è superiore a quella delle parole anche in un'epoca tecnologica

come questa, dobbiamo più concentrarci su chi siamo, da dove veniamo

e sul rispetto degli altri, perché tutti nasciamo con dei confini

mentali, fisici, geografici e temporali.

Ma c'è una cosa che non può essere mai richiusa all'interno dei limiti:

La libertà e la potenza delle nostre idee.

Grazie.

[Applausi]

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