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Complete Course in Italian, 130 – Text to read

Complete Course in Italian, 130

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130

La collaborazione tra artisti e potere economico politico inserita in un tutto sociale che garantiva a entrambi un pubblico a cui rivolgere il proprio messaggio, è la caratteristica del periodo rinascimentale.

Durante la Controriforma, che corrisponde al fiorire del barocco, l'arte diventa uno strumento di propaganda e di esaltazione degli ideali della chiesa ed è concepita come spettacolo permanente da offrire al popolo.

Risale a quegli anni l'assetto urbanistico della Roma papalina, i cui principali artefici furono Raffaello prima e Bernini poi.

Proprio in questo periodo, a cavallo tra il 1500 e il 1600, si apre definitivamente e in maniera più vistosa la frattura tra artista e società

che sarà poi caratteristica di tutta l'arte moderna.

L'artista perde il suo pubblico.

o meglio, se ne isola, rifiuta le committenze, chiede una più grande indipendenza ideale, si ripiega su se stesso.

Se prima poteva offrire la propria opera ad una larga schiera di mecenati, il che gli garantiva la libertà di potere cambiare padrone quando voleva

ora il titanico sforzo unificatore della Chiesa di Roma

assorbe tutte le energie creative della penisola.

Dopo il precursore Michelangelo, che già aveva scandalizzato i contemporanei coi suoi atteggiamenti scontrosi ed eccentrici, ma che visse comunque coperto di gloria,

il paladino di questo nuovo tipo di artista maledetto, dalle posture pre romantiche è Caravaggio.

È proprio in Italia, dove le manifestazioni del bello erano impensabili se avulse da un rapporto tra arte, vita associata e potere politico strutturato nella forma della città rinascimentale, che questa frattura tra artista e società ha avuto le conseguenze più gravi.

I 1700 e 1800 segnano una battuta d'arresto nell'evoluzione dell'arte italiana.

Per quanto alcune personalità geniali isolate continuino a dare lustro ad una tradizione prestigiosa come nel 1700, Tiepolo e Canaletto a Venezia e Luca Giordano a Napoli, quella italiana non è più una civiltà artistica.

Per trovare un ambiente propizio allo sviluppo del loro discorso estetico, grandi maestri come Medardo Rosso, Modigliani, Boccioni, sono emigrati a Parigi, diventato ormai a partire dall'Ottocento, il nuovo baricentro della cultura europea.

Le esperienze di chi non ha emigrato, come i macchiaioli, Fattori e Segantini sono solo intelligenti riflessioni provinciali

sulla grande stagione impressionista che ha luogo oltralpe.

Questo atteggiamento di rivolta e di isolamento degli artisti continua con il movimento futurista e le sue provocazioni plateali, simili a quelle dei dadaisti e, più di recente, nella linea intransigente dell'arte povera.

Un tentativo riuscito di risanare la frattura tra arte e società è stato invece compiuto dal design italiano, i cui creatori collaborano con la grande industria per elaborare oggetti che veicolino un messaggio estetico oltre che utilitario.

Ciò che esperienze straniere come la Bauhaus sono riuscite a fare solo in parte l'Italia l'ha portato fino in fondo

grazie all'antica tradizione ritrovata, di accogliere l'artista nei meccanismi di produzione economica.

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