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Ho appena guardato le nuove email nella mia casella di posta elettronica e ho trovato le foto delle vacanze a Lerici che mi ha mandato Elizabeth, la ragazza inglese che abbiamo conosciuto là.
Potenza di Internet!
Possiamo spedire in formato digitale foto, documenti, musica o altro in qualche secondo all'altro capo del pianeta.
A patto di saper usare il computer e di riuscire ad avere la connessione che in questi giorni da noi funziona malissimo.
Sarà un problema di modem.
Mi puoi dare l'indirizzo email di Elizabeth?
Che magari le scrivo anch'io.
Sì, eccolo: elizabeth@roberts.com
Che strano ha il proprio cognome come server.
Forse è titolare di un'azienda.
Io mi domando come facessero una volta a svolgere senza il computer tutte quelle attività per cui adesso ci è indispensabile.
Pensa se qualcuno avesse parlato i nostri nonni di una macchina grande come un libro alla quale si impartiscono ordini tramite un mouse o magari addirittura a voce
dotata di un sistema operativo a interfaccia grafica in cui, grazie alle icone presenti sul desktop.
E sulle quali si clicca in un istante, si può accedere a programmi di calcolo, di trattamento di testi, di elaborazione di immagini, di gestione della posta e degli archivi di creazione musicale e di connessione via satellite ad altri computer attraverso il mondo.
E pensa che le ricerche che sono alla base della rivoluzione informatica risalgono proprio all'epoca dei nostri nonni.
Dai primi transistor al silicio ai circuiti integrati con appena quattro o 5 componenti elettronici.
Poi, grazie a una miniaturizzazione sempre più spinta, si è giunti ai microprocessori e dai moderni chip con diversi milioni di transistor.
In pochi millimetri quadrati.
Questa tecnologia permette il funzionamento non soltanto dei computer, ma di autoradio, antifurto, telefoni, televisori, lettori di DVD, D orologi e chi più ne ha più ne metta.
Persino certi termini strani ormai di uso corrente sono stati inventati in quell'epoca pionieristica come bug che indicava un vero e proprio insetto.
Una farfalla notturna che era entrata in un calcolatore e l'aveva fatto inceppare.
Quei ricercatori appassionati erano i predecessori degli scienziati che hanno sviluppato poi nuovi protocolli, cioè regole di trasmissione dei dati e nuovi servizi telematici.
Ed ora anche con un telefono cellulare possiamo navigare nel cyberspazio nella blogosfera, entrare nei siti dei social network in cui la gente discute e tramite le bacheche elettroniche ognuno si trasforma in giornalista, reporter, organizzatore e partecipante a un dibattito mondiale tra cittadini.