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Conversazioni fra Sabina e Michele, Carnevale

Sabina: Ciao Michele!

Michele: Ciao Sabina, come va?

S. Va bene, grazie. E tu come stai?

M. Anch’io sto bene!

S. Hai passato un po' di peripezie in questi giorni, eh?

M. Sì…

S. Sei pronto per una nuova conversazione?

M. Sì, è da tanto che non ne facciamo una, infatti il mese scorso i nostri lettori ci hanno un po' puniti e abbiamo preso pochi punti, ma speriamo di rifarci nei prossimi mesi.

S. Però hanno anche un po' ragione, perché siamo stati un po' birichini noi, abbiamo fatto poche lezioni, eh!

M. Beh, c’è chi aveva una giustificazione forzata e chi si perdeva dietro altre cose che… sappiamo solo noi, ma comunque siamo tornati finalmente.

S. Siamo tornati in gran forma, tutti belli concentrati e pronti per fare una splendida lezione.

M. Una splendida lezione su un argomento abbastanza… squallido ormai secondo me, che sarebbe il Carnevale, che da grande festa di importanza storica e culturale, è diventato un fenomeno di massa dove tutti dicono “ci devo essere anch’io perché ci vanno tutti”, e quindi soprattutto per noi del Veneto che siamo vicini a Venezia, Carnevale può diventare anche un periodo non dei più belli dell’anno.

S. Vista in questo modo, puoi anche… posso anche darti ragione, però vista dal punto di vista di chi viene la prima volta a Venezia, secondo me è affascinante come Carnevale, con tutte queste maschere elaboratissime, vestiti importanti, maestosi, suntuosi, come si può dire?, vestiti d’epoca, le maschere tutte colorate, in ceramica o comunque con una elaborazione particolare, secondo me è una cosa che uno nella vita ha anche ragione di voler vedere.

M. Sì è vero, le maschere sono bellissime, decorate e suntuose quanto vuoi, però Venezia non è più in grado, se mai lo è stato, di sopportare orde di turisti come quelli che la invadono soprattutto a Carnevale, e infatti soprattutto negli ultimi giorni di Carnevale e praticamente impossibile muoversi: ci sono talmente tante persone che vanno a Venezia in treno, che i treni sono intasati. Mi ricordo che, quando andavo a Trieste all’università, i primi anni solo ho fatto… sono andato su e giù anche durante l’ultimo fine settimana di Carnevale, poi ho dovuto rinunciare perché è capitato tante volte che i treni fossero addirittura troppo pieni per entrare, non solo per sedersi, c’era gente fino sul bordo dello scalino del treno e poi bisognava rinunciare a prendere i treni, insomma... oppure per cambiare a Mestre, che è la stazione di Venezia sulla terraferma, bisognava alzarsi un quarto d’ora prima della fermata per fare dieci metri, per prepararsi a scendere, una cosa da matti, insomma.

S. E continuare a chiedere ”Permesso, permesso, mi scusi, permesso!” eheh!

M. Sì ma proprio, ma si vede che la maggior parte delle persone non va perché ha un qualche interesse determinato per il Carnevale, non so per Venezia… così, ma va perché ci vanno gli amici, ci vanno i conoscenti, perché è un posto dove si deve andare, come le famose liste o libri che si fanno ogni tanto: cento o mille posti da visitare nella vita, cento cose da fare a Venezia, e quindi per me ha perso tutto il suo fascino, almeno il Carnevale di Venezia, poi altri magari sono messi un po' meglio. Per esempio a me ha sempre incuriosito il Carnevale di Ivrea che probabilmente quasi nessuno dei nostri studenti conoscerà, che è un Carnevale molto particolare dove ci sono, non so se due squadre o due fazioni che si combattono lanciandosi le arance e quello mi sembra più tradizionale, ancora più caratteristico.

S. Certo. Poi, ci sarebbe anche il Carnevale di Viareggio che ha una certa importanza, una certa storia.

M. Sì.

S. Con i carri mascherati, con un bel periodo lungo di permanenza del Carnevale, perché di solito dura dai quindici ai venti giorni, e ogni giorno c’è la sfilata dei carri, per cui è bello tosto da sostenere, penso.

M. Sì, e beh, è famoso anche per il fatto che in questi carri sfilano sempre i pupazzi dei politici e dei personaggi di attualità, fatti in modo buffo, anche delle volte un po' derisorio… però penso che sia comunque più sostenibile questo Carnevale di Viareggio di quello di Venezia, perché Viareggio almeno è una città, ci sono delle vie, delle strade, c’è il mare… A Venezia, una volta che arrivi sull’isola, sei bloccato lì, c’è una strada obbligata che fanno tutti e, quindi, diventi parte di una massa informe…

S. Ahahah!

M. … con nessuna personalità, nessuna individualità, e dove vai avanti per forza d’inerzia.

S. Però esistono anche Carnevali locali, organizzati dalle… dalle cittadine locali, diciamo, dai paesi, quelli un po' più grossi, quelli un po' più piccoli. Ormai tutti si sono organizzati a fare qualche sfilata di carro, soprattutto per i bambini più piccoli de… che frequentano l’asilo, la scuola materna oppure le scuole elementari, per cui trovi Carnevali e mascherine dappertutto se ti giri un po' attorno. Qua vicino a noi c’è il Carnevale di Malo che ha una discreta importanza, con i carri mascherati e con tutta la banda. C’è la fanfara, ci sono le majorette che aprono la strada prima dei carri, tutto un po'… una coreografia particolare.

M. Uh-uh.

S. E poi… e poi, tutte, diciamo, i paesi piccolini, almeno qua nelle mie zone, organizzano quasi tutti per l’ultimo di Carnevale che, come tu sai, è il Martedì Grasso, cioè il giorno prima delle Ceneri…

M. Sì, cioè che si chiama così perché, essendo l’ultimo giorno prima della Quaresima, era l’ultimo giorno in cui ci si poteva abbuffare e ingrassare prima di un periodo di astinenza e digiuno.

S. Bravissimo. Bravo, Prof, vedo che hai studiato!

M. Grazie, lettrice!

S. Prego, prego!

M. E volevo nominare un altro Carnevale che è abbastanza vicino a Rovigo (dove abito io), che è il Carnevale di Cento, in provincia di Ferrara, che anche quello è, mi sembra, il più importante della nostra zona, del Nord-Est, a parte quello di Venezia. Invece qua a Rovigo, da noi, non c’è nessuna sfilata di carri o di costumi belli, ci sono solo le solite feste per i bambini, che ormai si risolvono solo nei bambini che vanno per le strade e per le piazze a distribuire coriandoli e stelle filanti con gran gioia dei passanti e del Comune che, dal mercoledì delle Ceneri, deve passare a pulire tutto.

S. Però, dài, fa sempre parte della vita fantastica dei bambini. Io mi ricordo che, quando avevo i miei figli piccoli, loro erano entusiasti di potersi vestire in modo strano…

M. Sì, vestirsi sì…

S. … potersi truccare in modo che tutto l’altro… tutto il periodo dell’anno non si può fare, sono concessi solo quei due o tre giorni, per cui, per loro, è sempre e comunque un’esperienza fantastica. Tirano fuori, ehm, i bambini ancora più bambini che hanno in loro, per cui credo che sia molto bello.

M. Sì, beh, i vestiti, sono d’accordo che sono belli. Anche a me piaceva quando ero piccolo, mia mamma mi faceva i vestiti per Carnevale (solo che poi festeggiavamo a scuola e ogni anno tornavo a casa in lacrime perché i miei compagni mi facevano dispetti o mi lasciavano da solo), però tutto questo proliferare di coriandoli, stelle e altre cose… insomma, mi sembra anche un po' uno spreco, perché dopo finiscono buttate via e non ho mai capito che divertimento ci sia nel buttare per terra, in strada, della carta. Infatti quando… l’anno scorso ho incontrato due ragazze polacche di CouchSurfing che erano andate a Venezia e sono andato a Venezia con loro una giornata, abbiamo fatto un giro, e hanno visto che c’erano in una piazzetta (un campo, come si chiamano là) dei bambini che… con i coriandoli. C’erano già dei coriandoli per terra anche se non erano proprio gli ultimi giorni di Carnevale, e sono rimaste stupite nel vedere tutta questa sporcizia, perché in Polonia non si usa, insomma. Ma immagino che anche, per esempio, in Germania o in Austria non si faccia.

S. Ho capito.

M. È questione di civiltà.

S. Ho capito.

Però possiamo dire che il Carnevale ci porta anche tanti dolcetti buoni, come le “chiacchiere”, che in altri posti sono chiamate “bugie” oppure “crostoli”, e le frittelle.

M. Infatti, da noi si chiamano “crostoli”.

S. Eh, anche noi li chiamiamo “crostoli” come zona, però ci sono altre zone qui nel Veneto che so che li chiamano “bugie” oppure “chiacchiere”. Mentre le frittelle sono “frittelle” per tutti.

M. Sì.

S. E sono proprio una leccornia (vedi Nota), lascia stare, eheh.

M. Sì.

S. Si o no? Ti piacciono o no? So che non adori molto i dolci, però…

M. Sì, i crostoli mi piacciono. Ne abbiamo mangiati una scatola pochi giorni fa, fatti con il kamut, che è una farina particolare – non so di preciso, ma è un po' più pregiata della solita farina.

S. Anche più leggera e più digeribile.

M. Sì, e infatti li abbiamo digeriti molto meglio dei classici crostoli. Le frittelle non le facciamo tanto perché sono un po' più pesanti, però, sì, sono buone anche quelle.

S. Io in questa settimana ho comperato… non avevo tempo di farle io e allora le ho comperate già fatte con dentro la crema, ma sono proprio una leccornia (vedi Nota) da farci un’abbuffata di quelle mitiche, eheh.

M. Eheh.

S. Ecco… Direi che abbiamo parlato un bel po' del Carnevale.

M. Sì.

S. Ridendo e scherzando! Visto che “a Carnevale ogni scherzo vale”, si dice, abbiamo fatto uno scherzo di quasi venti minuti.

M. Sì, dopo… vediamo, sì…

S. Ecco, direi che può essere sufficiente per questa sera.

M. Sì.

S. Abbiamo fatto una bella lezioncina, una bella conversazione.

M. Speriamo di farne un’altra nei prossimi giorni, perché poi avremo degli impegni, e quindi passerà qualche settimana senza nuove lezioni, quindi vediamo se riusciamo a fare un po' di straordinari in questa settimana che resta.

S. Ci rimane ancora un fine settimana da lavorare bene.

M. Sì.

S. E dobbiamo impegnarci un pochettino per i nostri studenti, che se lo meritano. Sono tutti simpatici e studiosi.

M. Però non se lo meritano tanto, perché abbiamo chiesto, cioè, io ho chiesto un aiuto nel sondaggio di Facebook sulle “lingue beta” e pochi finora hanno risposto.

S. Ahiahiahi, studentelli, state attenti, che qua, se ci arrabbiamo, poi succedono guai, eheh!

M. Eheh.

S. Va ben, dài, perdoniamoli! Facciamo un paio di lezioni belle, oltre a questa…

M. Sì, e poi basta finché non…

S. E poi basta finché non votano tutti!

M. Appunto!

S. D’accordo?

M. Va bene, allora ci sentiamo prossimamente.

S. Ci sentiamo prossimamente. Ciao Michele, buona serata.

M. Ciao Sabina, buona serata anche a te.

S. Grazie mille, ciao.

M. Ciao.



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Sabina: Ciao Michele!

Michele: Ciao Sabina, come va?

S. Va bene, grazie. E tu come stai?

M. Anch’io sto bene!

S. Hai passato un po' di peripezie in questi giorni, eh?

M. Sì…

S. Sei pronto per una nuova conversazione?

M. Sì, è da tanto che non ne facciamo una, infatti il mese scorso i nostri lettori ci hanno un po' puniti e abbiamo preso pochi punti, ma speriamo di rifarci nei prossimi mesi.

S. Però hanno anche un po' ragione, perché siamo stati un po' birichini noi, abbiamo fatto poche lezioni, eh!

M. Beh, c’è chi aveva una giustificazione forzata e chi si perdeva dietro altre cose che… sappiamo solo noi, ma comunque siamo tornati finalmente.

S. Siamo tornati in gran forma, tutti belli concentrati e pronti per fare una splendida lezione.

M. Una splendida lezione su un argomento abbastanza… squallido ormai secondo me, che sarebbe il Carnevale, che da grande festa di importanza storica e culturale, è diventato un fenomeno di massa dove tutti dicono “ci devo essere anch’io perché ci vanno tutti”, e quindi soprattutto per noi del Veneto che siamo vicini a Venezia, Carnevale può diventare anche un periodo non dei più belli dell’anno.

S. Vista in questo modo, puoi anche… posso anche darti ragione, però vista dal punto di vista di chi viene la prima volta a Venezia, secondo me è affascinante come Carnevale, con tutte queste maschere elaboratissime, vestiti importanti, maestosi, suntuosi, come si può dire?, vestiti d’epoca, le maschere tutte colorate, in ceramica o comunque con una elaborazione particolare, secondo me è una cosa che uno nella vita ha anche ragione di voler vedere.

M. Sì è vero, le maschere sono bellissime, decorate e suntuose quanto vuoi, però Venezia non è più in grado, se mai lo è stato, di sopportare orde di turisti come quelli che la invadono soprattutto a Carnevale, e infatti soprattutto negli ultimi giorni di Carnevale e praticamente impossibile muoversi: ci sono talmente tante persone che vanno a Venezia in treno, che i treni sono intasati. Mi ricordo che, quando andavo a Trieste all’università, i primi anni solo ho fatto… sono andato su e giù anche durante l’ultimo fine settimana di Carnevale, poi ho dovuto rinunciare perché è capitato tante volte che i treni fossero addirittura troppo pieni per entrare, non solo per sedersi, c’era gente fino sul bordo dello scalino del treno e poi bisognava rinunciare a prendere i treni, insomma... oppure per cambiare a Mestre, che è la stazione di Venezia sulla terraferma, bisognava alzarsi un quarto d’ora prima della fermata per fare dieci metri, per prepararsi a scendere, una cosa da matti, insomma.

S. E continuare a chiedere ”Permesso, permesso, mi scusi, permesso!” eheh!

M. Sì ma proprio, ma si vede che la maggior parte delle persone non va perché ha un qualche interesse determinato per il Carnevale, non so per Venezia… così, ma va perché ci vanno gli amici, ci vanno i conoscenti, perché è un posto dove si deve andare, come le famose liste o libri che si fanno ogni tanto: cento o mille posti da visitare nella vita, cento cose da fare a Venezia, e quindi per me ha perso tutto il suo fascino, almeno il Carnevale di Venezia, poi altri magari sono messi un po' meglio. Per esempio a me ha sempre incuriosito il Carnevale di Ivrea che probabilmente quasi nessuno dei nostri studenti conoscerà, che è un Carnevale molto particolare dove ci sono, non so se due squadre o due fazioni che si combattono lanciandosi le arance e quello mi sembra più tradizionale, ancora più caratteristico.

S. Certo. Poi, ci sarebbe anche il Carnevale di Viareggio che ha una certa importanza, una certa storia.

M. Sì.

S. Con i carri mascherati, con un bel periodo lungo di permanenza del Carnevale, perché di solito dura dai quindici ai venti giorni, e ogni giorno c’è la sfilata dei carri, per cui è bello tosto da sostenere, penso.

M. Sì, e beh, è famoso anche per il fatto che in questi carri sfilano sempre i pupazzi dei politici e dei personaggi di attualità, fatti in modo buffo, anche delle volte un po' derisorio… però penso che sia comunque più sostenibile questo Carnevale di Viareggio di quello di Venezia, perché Viareggio almeno è una città, ci sono delle vie, delle strade, c’è il mare… A Venezia, una volta che arrivi sull’isola, sei bloccato lì, c’è una strada obbligata che fanno tutti e, quindi, diventi parte di una massa informe…

S. Ahahah!

M. … con nessuna personalità, nessuna individualità, e dove vai avanti per forza d’inerzia.

S. Però esistono anche Carnevali locali, organizzati dalle… dalle cittadine locali, diciamo, dai paesi, quelli un po' più grossi, quelli un po' più piccoli. Ormai tutti si sono organizzati a fare qualche sfilata di carro, soprattutto per i bambini più piccoli de… che frequentano l’asilo, la scuola materna oppure le scuole elementari, per cui trovi Carnevali e mascherine dappertutto se ti giri un po' attorno. Qua vicino a noi c’è il Carnevale di Malo che ha una discreta importanza, con i carri mascherati e con tutta la banda. C’è la fanfara, ci sono le majorette che aprono la strada prima dei carri, tutto un po'… una coreografia particolare.

M. Uh-uh.

S. E poi… e poi, tutte, diciamo, i paesi piccolini, almeno qua nelle mie zone, organizzano quasi tutti per l’ultimo di Carnevale che, come tu sai, è il Martedì Grasso, cioè il giorno prima delle Ceneri…

M. Sì, cioè che si chiama così perché, essendo l’ultimo giorno prima della Quaresima, era l’ultimo giorno in cui ci si poteva abbuffare e ingrassare prima di un periodo di astinenza e digiuno.

S. Bravissimo. Bravo, Prof, vedo che hai studiato!

M. Grazie, lettrice!

S. Prego, prego!

M. E volevo nominare un altro Carnevale che è abbastanza vicino a Rovigo (dove abito io), che è il Carnevale di Cento, in provincia di Ferrara, che anche quello è, mi sembra, il più importante della nostra zona, del Nord-Est, a parte quello di Venezia. Invece qua a Rovigo, da noi, non c’è nessuna sfilata di carri o di costumi belli, ci sono solo le solite feste per i bambini, che ormai si risolvono solo nei bambini che vanno per le strade e per le piazze a distribuire coriandoli e stelle filanti con gran gioia dei passanti e del Comune che, dal mercoledì delle Ceneri, deve passare a pulire tutto.

S. Però, dài, fa sempre parte della vita fantastica dei bambini. Io mi ricordo che, quando avevo i miei figli piccoli, loro erano entusiasti di potersi vestire in modo strano…

M. Sì, vestirsi sì…

S. … potersi truccare in modo che tutto l’altro… tutto il periodo dell’anno non si può fare, sono concessi solo quei due o tre giorni, per cui, per loro, è sempre e comunque un’esperienza fantastica. Tirano fuori, ehm, i bambini ancora più bambini che hanno in loro, per cui credo che sia molto bello.

M. Sì, beh, i vestiti, sono d’accordo che sono belli. Anche a me piaceva quando ero piccolo, mia mamma mi faceva i vestiti per Carnevale (solo che poi festeggiavamo a scuola e ogni anno tornavo a casa in lacrime perché i miei compagni mi facevano dispetti o mi lasciavano da solo), però tutto questo proliferare di coriandoli, stelle e altre cose… insomma, mi sembra anche un po' uno spreco, perché dopo finiscono buttate via e non ho mai capito che divertimento ci sia nel buttare per terra, in strada, della carta. Infatti quando… l’anno scorso ho incontrato due ragazze polacche di CouchSurfing che erano andate a Venezia e sono andato a Venezia con loro una giornata, abbiamo fatto un giro, e hanno visto che c’erano in una piazzetta (un campo, come si chiamano là) dei bambini che… con i coriandoli. C’erano già dei coriandoli per terra anche se non erano proprio gli ultimi giorni di Carnevale, e sono rimaste stupite nel vedere tutta questa sporcizia, perché in Polonia non si usa, insomma. Ma immagino che anche, per esempio, in Germania o in Austria non si faccia.

S. Ho capito.

M. È questione di civiltà.

S. Ho capito.

Però possiamo dire che il Carnevale ci porta anche tanti dolcetti buoni, come le “chiacchiere”, che in altri posti sono chiamate “bugie” oppure “crostoli”, e le frittelle.

M. Infatti, da noi si chiamano “crostoli”.

S. Eh, anche noi li chiamiamo “crostoli” come zona, però ci sono altre zone qui nel Veneto che so che li chiamano “bugie” oppure “chiacchiere”. Mentre le frittelle sono “frittelle” per tutti.

M. Sì.

S. E sono proprio una leccornia (vedi Nota), lascia stare, eheh.

M. Sì.

S. Si o no? Ti piacciono o no? So che non adori molto i dolci, però…

M. Sì, i crostoli mi piacciono. Ne abbiamo mangiati una scatola pochi giorni fa, fatti con il kamut, che è una farina particolare – non so di preciso, ma è un po' più pregiata della solita farina.

S. Anche più leggera e più digeribile.

M. Sì, e infatti li abbiamo digeriti molto meglio dei classici crostoli. Le frittelle non le facciamo tanto perché sono un po' più pesanti, però, sì, sono buone anche quelle.

S. Io in questa settimana ho comperato… non avevo tempo di farle io e allora le ho comperate già fatte con dentro la crema, ma sono proprio una leccornia (vedi Nota) da farci un’abbuffata di quelle mitiche, eheh.

M. Eheh.

S. Ecco… Direi che abbiamo parlato un bel po' del Carnevale.

M. Sì.

S. Ridendo e scherzando! Visto che “a Carnevale ogni scherzo vale”, si dice, abbiamo fatto uno scherzo di quasi venti minuti.

M. Sì, dopo… vediamo, sì…

S. Ecco, direi che può essere sufficiente per questa sera.

M. Sì.

S. Abbiamo fatto una bella lezioncina, una bella conversazione.

M. Speriamo di farne un’altra nei prossimi giorni, perché poi avremo degli impegni, e quindi passerà qualche settimana senza nuove lezioni, quindi vediamo se riusciamo a fare un po' di straordinari in questa settimana che resta.

S. Ci rimane ancora un fine settimana da lavorare bene.

M. Sì.

S. E dobbiamo impegnarci un pochettino per i nostri studenti, che se lo meritano. Sono tutti simpatici e studiosi.

M. Però non se lo meritano tanto, perché abbiamo chiesto, cioè, io ho chiesto un aiuto nel sondaggio di Facebook sulle “lingue beta” e pochi finora hanno risposto.

S. Ahiahiahi, studentelli, state attenti, che qua, se ci arrabbiamo, poi succedono guai, eheh!

M. Eheh.

S. Va ben, dài, perdoniamoli! Facciamo un paio di lezioni belle, oltre a questa…

M. Sì, e poi basta finché non…

S. E poi basta finché non votano tutti!

M. Appunto!

S. D’accordo?

M. Va bene, allora ci sentiamo prossimamente.

S. Ci sentiamo prossimamente. Ciao Michele, buona serata.

M. Ciao Sabina, buona serata anche a te.

S. Grazie mille, ciao.

M. Ciao.


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