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PICCOLA STORIA DELL'ITALIANO, Quali sono le parole più antiche dell`italiano?

Oggi Salif andava a studiare un po': doveva imparare quali sono le parole più antiche dell'italiano.

E voi, sapete quali sono? Beh, le parole più antiche dell'italiano sono terra e parte. Si trovano in una frase del Placito di Capua del 960 d. C., secondo gli studiosi, questo placito, questa sentenza, è l'atto di nascita della lingua italiana.

Ecco come nasce il Placito: più di 1250 anni fa, nel marzo del 960 d. C., un uomo va dal giudice del tribunale di Capua per denunciare l'abate, il capo dell'Abbazia di Montecassino, il famoso Monastero fondato da San Benedetto che esiste ancora oggi nel Lazio, in provincia di Frosinone.

Quest'uomo dice di essere il vero proprietario di alcune terre coltivate dai monaci dell'Abbazia.

Allora si fa un processo. L'abate di Montecassino porta con sé tre persone che testimoniano sotto giuramento che le terre sono dell'Abbazia da 30 anni, e che perciò devono restare all'abate.

Il verbale, cioè la cronaca del processo, è scritto in latino, che era la lingua adoperata allora nei tribunali.

Ma la testimonianza dei tre uomini è scritta nel dialetto italiano parlato nel 960 a Montecassino, che si trova fra Roma e Napoli.

L'uso dell'italiano permetteva a tutti di capire la testimonianza, anche a chi non conosceva il latino.

Ecco quella coscienza della diversità fra latino e italiano di cui vi ho parlato nella lezione scorsa! A proposito: il vincitore del processo è l'Abate, e le terre restano all'Abbazia. 

Arrivederci!

 



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E voi, sapete quali sono? Beh, le parole più antiche dell'italiano sono terra e parte. Si trovano in una frase del Placito di Capua del 960 d. C., secondo gli studiosi, questo placito, questa sentenza, è l'atto di nascita della lingua italiana.

Ecco come nasce il Placito: più di 1250 anni fa, nel marzo del 960 d. C., un uomo va dal giudice del tribunale di Capua per denunciare l'abate, il capo dell'Abbazia di Montecassino, il famoso Monastero fondato da San Benedetto che esiste ancora oggi nel Lazio, in provincia di Frosinone.

Quest'uomo dice di essere il vero proprietario di alcune terre coltivate dai monaci dell'Abbazia.

Allora si fa un processo. L'abate di Montecassino porta con sé tre persone che testimoniano sotto giuramento che le terre sono dell'Abbazia da 30 anni, e che perciò devono restare all'abate.

Il verbale, cioè la cronaca del processo, è scritto in latino, che era la lingua adoperata allora nei tribunali.

Ma la testimonianza dei tre uomini è scritta nel dialetto italiano parlato nel 960 a Montecassino, che si trova fra Roma e Napoli.

L'uso dell'italiano permetteva a tutti di capire la testimonianza, anche a chi non conosceva il latino.

Ecco quella coscienza della diversità fra latino e italiano di cui vi ho parlato nella lezione scorsa! A proposito: il vincitore del processo è l'Abate, e le terre restano all'Abbazia. 

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