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Al Dente Podcast, 049 - Alfabetizzazione, mutamenti climatici e dubbio (26 settembre 2014)

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049 - Alfabetizzazione, mutamenti climatici e dubbio (26 settembre 2014)

Ciao a tutti da Francesca che vi parla sul podcast “Al dente”. Oggi è il 26 settembre e vi presento subito i temi che ci aspettano: cominceremo parlando di ricordi legati alla scuola e dell'importanza di saper leggere e scrivere. Poi sarà la volta di uno studio sull'influenza che i cambiamenti climatici hanno avuto sulla storia. E per finire, vi dirò come la penso riguardo al dubbio [1]. Tutti pronti? Allora cominciamo… E buon ascolto!

*

Cari amici, siamo arrivati alla fine di settembre e da alcuni giorni le scuole si sono riaperte in tutta Italia. Beh, chi di voi non ricorda il suo primo giorno di scuola? Per me è strettamente collegato al profumo delle matite nuove, dei libri e dei quaderni… Il primo giorno di scuola, quanti anni sono passati! Eccomi lì: 6 anni, con la mia cartella, un grembiulino [2] bianco e 27 compagni nuovi nuovi, una maestra mai vista prima… Che emozione! Quel giorno me lo ricordo benissimo. E come potrei dimenticare la mia compagna di banco, Antonia: una bambina ancora più piccola di me, con i capelli corti, la faccia furbetta [3], i suoi bellissimi quaderni colorati… Viveva in campagna, Antonia, aveva un sacco di gatti, cani e sapeva già leggere e scrivere, beata lei. Sprizzava simpatia da tutti i pori [4] e con lei non ci si annoiava di certo. E mi ricordo anche un episodio particolare, legato [5] al tema di cui voglio parlarvi oggi. Una mattina di tanti anni fa, avevamo cominciato da poco la prima elementare, la maestra ci presenta l'alfabeto e la scrittura in corsivo e ci chiede di copiare alcune lettere, di scrivere il nostro nome, e così via. Io mi metto all'opera cercando di imitare al meglio quelle curiose linee ondeggianti [6]. La maestra va in giro per i banchi e si ferma proprio accanto al nostro. Ma non guarda il mio lavoro, no: è invece tutta attenta all'opera della mia compagna. «Antonia» le dice «Non devi scrivere in stampatello [7]! Devi provare con il corsivo, vedi l'esempio alla lavagna?» Nel suo quaderno infatti la mia compagna aveva scritto tutto in stampatello minuscolo. «No, non voglio imparare quella scrittura!» esclama lei contrariata [8]. «E perché no?» le chiede la maestra, incuriosita da quella strana risposta. «A che cosa mi serve? Io da grande voglio scrivere libri, e i libri sono scritti così!» dice lei tutta seria, indicando il suo quaderno. Ahah, Antonia aveva spesso di queste uscite [9]... Ma a proposito di alfabeto e saper leggere e scrivere, torniamo ai giorni nostri: oggi alla radio ho sentito una notizia abbastanza preoccupante. Sapete che in Europa, e in particolare in Italia, ci sono ancora molte, troppe persone che sono analfabete o quasi? Mhh... È una storia che viene da lontano. Andiamo indietro nel tempo e precisamente al momento dell'Unità d'Italia: siamo nel 1861 e il 78% della popolazione italiana è analfabeta. Per farci un'idea, nello stesso periodo la percentuale in Spagna era del 75%, in Inghilterra del 31%, negli Stati Uniti del 20% e in Svizzera solo del 19%. E oggi? Beh, le cose in oltre 150 anni sono migliorate, certo, ma se facciamo il confronto con gli altri paesi occidentali [10] non andiamo mica tanto bene. Infatti secondo l'ultima indagine dell'Ocse, l'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo, l'Italia è ultima o quasi fra 24 paesi occidentali in fatto di competenze di lettura. Ehi, non fate quella faccia, avete capito bene, è così: un italiano su 5 ha problemi a leggere e comprendere un testo. Ma come è possibile, direte voi? Eh, che volete, l'Italia è un paese strano. Da una parte abbiamo le „eccellenze“, cioè scienziati, letterati, artisti e intellettuali di grandissimo valore... E dall'altra invece scopriamo dati incredibili. Pensate che in Italia è obbligatorio andare a scuola almeno 8 anni: eh, invece, più del 39% della popolazione non l'ha fatto. La situazione è più grave al Centro-Sud e nelle isole, dove l'analfabetismo esiste ancora e riguarda in media l'8% della popolazione. E poi però, dall'altra parte i dati ci dicono che in Calabria il numero di laureati [11] è maggiore di quello di Lombardia e Piemonte. Contraddizioni incredibili, non trovate? Eh sì, questa è l'Italia. *

Quante volte ci capita di pensare che il tempo non è più quello di una volta e che le stagioni non si riconoscono più? Cari ascoltatori, vi confesso che da quando abito qui in Svizzera mi succede a volte di dovermi concentrare e pensare razionalmente: ma in che mese siamo? Infatti ieri magari faceva un freddo cane [12] come in febbraio, oggi c'è il sole come in luglio e domani l'aria ha già il profumo dell'autunno… Insomma, siamo all'inizio dell'estate oppure alla fine dell'autunno? È ancora inverno o è già primavera? Beh, è vero che qui in Svizzera non c'è l'effetto protettivo delle Alpi e nemmeno l'influsso benefico del mare… Però anche i miei amici italiani mi dicono che è vero, sì, è proprio vero, la situazione meteo sta diventando sempre più complicata. Ma, ecco qui la notizia interessante, queste mutazioni non sono roba degli ultimi tempi. Infatti ho letto recentemente di uno studio che dimostra che il variare delle condizioni meteo ha sempre influenzato la vita dei popoli e cambiato radicalmente la storia. Sentite un po'. Secondo lo studioso tedesco Wolfgang Behringer, è stato soprattutto il clima a decidere la crescita e la fine di molti imperi, come quello romano: all'inizio, infatti, le condizioni climatiche erano molto buone, i passi di montagna erano liberi dalla neve e quindi era facile spostarsi e conquistare nuove terre. Pensate che in Inghilterra si poteva addirittura coltivare la vite e fare il vino! Ma intorno al IV secolo d. C. avviene una mutazione importante: le temperature si abbassano di un grado e mezzo, fa più freddo e piove moltissimo. Ci sono quindi inondazioni [13], intere popolazioni dal Nord invadono l'Italia... E questo è solo un esempio. Secondo Behringer, anche alla base di numerose guerre e rivoluzioni (come quella francese) ci sarebbero alterazioni climatiche perfino piccole. E oggi, il tempo è ancora in grado d'influenzare il nostro modo di vivere? Beh, certo, eccome: si possono rilevare precisi momenti di crisi in corrispondenza delle variazioni. Non parliamo poi del gravissimo problema del riscaldamento globale, che Dio solo sa dove ci sta portando… È una cosa che deve farci riflettere. Soprattutto perché sta accadendo a una velocità impossibile solo da immaginare in passato.

*

Cari ascoltatori, forse è il mondo di oggi, con la sua velocità e l'idea che tutto debba essere perfetto che ci porta a diventare perfezionisti in tutto quello che facciamo? Il lavoro deve essere fatto in maniera impeccabile [14]. Ai bambini dobbiamo dare risposte esaurienti [15]. Perfino l'immagine che diamo di noi deve essere perfetta (basti pensare alle foto sui social network). Uffa, ma che fatica! Io non ne posso più di essere miss perfezione, e voi? “Non lo so”, tre belle paroline che tutti dovremmo dire più spesso. Eh sì, una bella cosa, eppure pochi lo fanno, pochi hanno il coraggio di mostrare la propria umana debolezza... No, non ci sentiamo bene a far sapere agli altri che non siamo perfetti. E secondo voi chi ha il coraggio di dire più spesso “Non lo so”, gli uomini o le donne? Le donne, naturalmente. Eh, beh, i due sessi reagiscono in modo molto diverso di fronte ai problemi. Se ad esempio un compito è particolarmente complesso, come reagiscono gli uomini? Dicendo, ad esempio: “Accidenti, com'è difficile!“ E le donne, invece? Molto spesso dicono: “Ecco, lo sapevo, io non sono abbastanza brava per questo…” Una bella differenza di prospettiva e autostima [16]… Ma anche far finta di sapere è pericoloso, non pensate? E può creare situazioni molto critiche, proprio sul lavoro. Allora, probabilmente la cosa più saggia e intelligente, quando non si sa una cosa, è ammetterlo con onestà. Ma senza perdere la fiducia in noi stessi, anzi, al contrario. Se dico: “Mi dispiace, non lo so”, questo, invece di essere accompagnato dalla paura di non essere bravi, può essere piuttosto l'inizio di una ricerca stimolante, cioè: “Non lo so adesso, ma mi metto al lavoro e troverò la risposta”. Eh, beh, cari amici, il dubbio è importantissimo, è il sale della vita e della ricerca, apre nuove strade… Accettare di non sapere, infatti, è l'unico modo per imparare. Allora, per finire, vi lascio con una frase del grande Socrate, il filosofo greco vissuto nel V secolo a.C. : “Il sapiente è colui che [17] sa di non sapere.”

*

Cari ascoltatori, per oggi ci fermiamo qui. Come sempre, vi aspetto fra due settimane su www.podclub.ch e… ohoh! Sarà la 50° puntata del nostro podcast! Oh, un anniversario tondo tondo! Allora, vi annuncio fin da ora che per l'occasione ci sarà una piccola sorpresa. Per il momento non vi dico di più, vi lascio la curiosità…! Allora, un caro saluto da Francesca e… ci sentiamo presto!

[1] dubbio: condizione di incertezza, per cui non è possibile essere sicuri di un'idea o di un fatto [2] grembiulino: indumento che copre i vestiti per proteggerli, in uso alla scuola materna e primaria

[3] furbetta: vivace, furba

[4] sprizzava simpatia da tutti i pori: era molto simpatica

[5] legato: che ha a che fare

[6] ondeggianti: simili a onde

[7] stampatello: carattere di scrittura a mano simile a quello della stampa

[8] contrariata: non d'accordo [9] aveva queste uscite: diceva queste frasi buffe, originali

[10] occidentali: che si trovano ad ovest

[11] laureati: chi ha preso un diploma all'università [12] freddo cane: freddissimo

[13] inondazioni: allagamenti, eccesso di acqua causato da troppa pioggia

[14] ineccepibile: perfetta

[15] esaurienti: complete, che non lasciano dubbi

[16] autostima: credere in se stessi

[17] colui che: chi

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