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Artesplorando (canale YouTube), Andrea del Castagno: vita e opere in 10 punti - YouTube

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Andrea del Castagno: vita e opere in 10 punti - YouTube

Uno dei più validi pittori fiorentini della generazione successiva a Masaccio,

Andrea del Castagno è il soprannome di Andrea di Bartolo di Bargilla. Il

soprannome deriva dal suo luogo di nascita, Castagno per l'appunto, piccolo

paese a 50 chilometri da Firenze, lungo la strada che porta a Forlì.

Non sappiamo nulla della sua formazione, e il primo episodio documentato della sua carriera risale

al 1440, quando dipinse gli affreschi per il palazzo del Podestà in cui ritrasse

un gruppo di ribelli che Cosimo de' Medici condannò a essere appesi per i talloni

talloni. Questi affreschi, oggi andati perduti,

gli valsero il soprannome di Andreino degli impiccati.

Le sue prime opere giunte fino a noi sono quindi gli affreschi nella chiesa di San Zaccaria a

Venezia, realizzati nel 1442 insieme a un altro artista poco noto: Francesco da

Faenza. Gli affreschi rappresentano l'Eterno, alcuni Santi e gli Evangelisti.

Andrea del Castagno introdusse nell'arte dell'epoca una vena di esasperato espressionismo

espressionismo. Questo lo vediamo nel suo modo di dipingere lineare, nervoso e

tormentato. Ma anche negli atteggiamenti delle sue figure, dai volti spesso cupi e imbronciati.

Nel 1444 fu di nuovo a Firenze, dove disegnò una vetrata per la

cattedrale, e poco tempo dopo iniziò la sua opera più importante.

Si tratta di una serie di affreschi per il monastero di Santa Apollonia,

raffiguranti la passione di Cristo. Opere emozionanti, di grande realismo,

considerate l'equivalente pittorico delle sculture di Donatello.

All'interno del ciclo di Santa Apollonia spicca l'Ultima Cena,

uno dei dipinti più celebrati del Quattrocento.

Quest'opera è caratterizzata dall'impiego di una prospettiva rigorosa,

sottolineata dal rapporto bianconero del soffitto e del pavimento e dai riflessi

marmorizzati della parete sul piano di fondo, trattata a colori scuri.

Andrea del Castagno esaltò non soltanto i valori morali dell'uomo, come avevano fatto

Masaccio e Donatello. Raffigurò anche lo slancio vitale che anima quella macchina

perfetta che è il corpo umano. Ottenne questo risultato rappresentando nei

minimi dettagli le rughe, i tendini, le ossa e i muscoli, con un tracciato marcato.

Altre opere importanti dell'artista sono: il ciclo di uomini e donne illustri di

villa Carducci a Legnaia; un ritratto equestre affrescato raffigurante Niccolò

da Tolentino; e due affreschi di straordinaria intensità prodotti per la

chiesa della Santissima Annunziata raffiguranti la Trinità con san Gerolamo

e due sante e San Giuliano e il Redentore.

L'artista mori prematuramente di peste il 19 agosto 1457. La personalità di

Andrea del Castagno è stata riscoperta solo di recente: la maggior parte delle

sue opere era infatti rimasta sconosciuta fino a Ottocento inoltrato. Questo

anche perché una buona parte dei suoi affreschi era sepolta sotto mani di calce.

Giorgio Vasari scrisse che Castagno uccise l'amico Domenico

Veneziano. Solo nell'Ottocento si scoprì che Andrea morì di peste ancora giovane

e Domenico gli sopravvisse. Questa storia insieme all'intensità nelle opere

dell'artista ci fa credere facilmente che si trattasse di un carattere sanguigno.

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