#4 | "Gelsomina Verde"
Vi racconto un'altra storia. Gelsomina Verde, detta Mina, è una brava ragazza. Lunghi capelli
lisci, un gran sorriso luminoso, occhi color nocciola. Le piace darsi da fare e non gravare
troppo sulla sua famiglia, che certamente non si può definire ricca. Ma è anche una ragazza che si
è sempre tenuta lontano dai brutti giri. Quella sera del 24 novembre del 2004, è appena salita
sulla macchina che le ha regalato il fratello, quando vede un'auto avvicinarsi alla sua e
accostarsi. Un ragazzo tira giù il finestrino e la saluta. Mina lo riconosce, lo aveva visto
nel quartiere. Non è sicura di quello che quel ragazzo vuole da lei, ma prima che riesca a
capirlo, altri due ragazzi si avvicinano in motorino. Poi accade tutto velocemente,
tanto che Mina fatica a rendersene conto. La ragazza in poco tempo si ritrova legata
mani e piedi in un vecchio edificio. Viene interrogata e picchiata selvaggiamente. Vogliono
sapere da lei dove si trova Gennaro, un ragazzo con cui era uscita un paio di volte. Vogliono una
foto di Gennaro, ma Mina non ha nessuna foto da consegnare e non ha idea di dove Gennaro possa
nascondersi. Non si frequentano più da parecchio tempo. I suoi aguzzini non ci credono, insistono,
la picchiano ancora con inaudita violenza, senza ottenere nulla. È una lunghissima notte di dolore,
quella di Mina, che si conclude con tre colpi di pistola. Benché davvero non sapesse nulla di
Gennaro e dei suoi affari di malavita, Mina deve morire comunque. La sua uccisione è un messaggio
per tutti coloro che si sono ribellati ai boss di Secondigliano e Scampia. Se anche non troviamo voi,
ci vendicheremo con le persone che amate o che avete amato, perché la camorra punisce e non ha
pietà per nessuno, neppure per una ragazza di 21 anni che lavora onestamente e che con la droga
non ha mai avuto nulla a che fare. È lungo l'elenco delle vittime innocenti delle mafie
che uccidono anche la pietà e che non guardano in faccia nessuno, contrariamente a ciò che dicono
e a ciò che molti pensano, immaginando le mafie come fenomeni nati per combattere le
ingiustizie e le discriminazioni sociali. Anche al nord donne innocenti sono state ammazzate dalle
mafie. Una si chiamava Lea Garofolo e in vano ha cercato di fuggire da una situazione familiare
molto complicata. Lo aveva fatto per la figlia a cui voleva garantire un futuro migliore. Aveva
cominciato a collaborare con la magistratura raccontando tutto ciò che sapeva sugli affari
della sua famiglia. È stata uccisa nei pressi di Milano, come tante altre donne che hanno perso
la vita in Calabria, Sicilia e Campania. Queste storie devono farci riflettere. Non pensate che
le mafie abbiano regole d'onore. Non ce le hanno, o meglio non le hanno mai avute.