35 - Imparo l'italiano con Pinocchio
Capitolo 35
Alidoro, che è il nome del cane mastino, corre, corre e ha quasi raggiunto Pinocchio. È una corsa disperata dove il burattino sente dietro di sé, vicinissimo, il respiro affannoso di quella bestiaccia e il calore del suo fiato.
Per fortuna la spiaggia è ormai vicina e il mare si vede a pochi passi.
Appena è sulla spiaggia il burattino fa un bellissimo salto, come una rana, e va a cadere in mezzo all'acqua.
Alidoro invece vorrebbe fermarsi, ma, trasportato dalla forza della corsa, entra in acqua anche lui. Però non sa nuotare... Muove disperatamente le zampe per stare a galla, ma più si muove più va con la testa sott'acqua.
Quando riesce a mettere la testa fuori dall'acqua, il povero cane ha gli occhi impauriti e sconvolti e abbaia e grida:
− Affogo! Affogo!
− Muori! − gli risponde Pinocchio da lontano, che si crede ormai al sicuro da ogni pericolo.
− Aiutami, Pinocchio mio! Salvami dalla morte!
Sentendo quelle grida sofferenti, il burattino, che in fondo ha un gran cuore, prova compassione e chiede al cane:
− Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più fastidio e di non corrermi dietro?
− Te lo prometto! Te lo prometto! Sbrigati per favore, perché se aspetti un altro mezzo minuto sono morto.
Pinocchio esita un poco... Ma poi si ricorda che il suo babbo gli ha detto tante volte che a fare una buona azione non ci si rimette mai. Allora nuota fino a raggiungere Alidoro. Lo prende per la coda con tutte e due le mani e lo porta sano e salvo sulla sabbia asciutta del lido.
Il povero cane non si regge in piedi. Ha bevuto, senza volerlo, così tanta acqua salata che è gonfio come un pallone. Il burattino non si fida troppo e torna in mare.
Quando è lontano dalla spiaggia grida all'amico salvato:
− Addio, Alidoro, fai buon viaggio e tanti saluti alla famiglia!
− Addio, Pinocchio, − risponde il cane, − mille grazie di avermi salvato dalla morte. Tu mi hai fatto un grande favore! Se capita l'occasione ci riparleremo.
Pinocchio continua a nuotare, stando sempre vicino alla terra. Alla fine gli sembra di essere arrivato in un luogo sicuro, guarda la spiaggia e vede sugli scogli una grotta dalla quale esce una lunghissima colonna di fumo.
− In quella grotta, − dice fra sé, − ci deve essere del fuoco. Che bello! Vado ad asciugarmi e a riscaldarmi. E poi? E poi sarà quel che sarà.
Presa questa decisione, il burattino si avvicina alla scogliera. Ma quando sta per arrampicarsi sente qualcosa sotto l'acqua che sale, sale, sale e lo porta in aria. Tenta subito di scappare ma ormai è troppo tardi! Con sua grandissima meraviglia si trova rinchiuso dentro a una grossa rete, in mezzo a tantissimi pesci di ogni forma e grandezza, che si muovono impazziti.
E nello stesso momento vede uscire dalla grotta un pescatore così brutto, ma tanto brutto, che sembra un mostro marino. Invece dei capelli ha sulla testa un cespuglio di erba verde. Verde è la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima fino alle ginocchia.
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Parole difficili del capitolo 35
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Il fiato : aria che esce dalla bocca e dal naso durante la respirazione; il respiro
Fare una corsa: correre
Stare a galla: restare sulla superficie dell'acqua, galleggiare
Affogare: annegare; morire per soffocamento per immersione prolungata in acqua
Rimetterci: non guadagnare, subire una perdita
Asciutto: secco, non bagnato
Reggersi in piedi: stare in piedi, riuscire a stare dritto in piedi
Gonfio: pieno di aria
Sarà quel che sarà: quello che accadrà non posso saperlo; non posso conoscere il futuro, ma mi affido ad esso
Una grotta: caverna; cavità naturale sui fianchi di un monte
La scogliera: barriera sul mare formata da una serie continua di scogli
Rinchiuso: chiuso dentro qualcosa
Una rete: attrezzo usato dai pescatori per catturare i pesci, formato da corde intrecciate e annodate fra loro
Un cespuglio: piccolo alberello i cui rami partono da terra