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Piccolo Mondo Italiano, 51_Rita Levi Montalcini

51_Rita Levi Montalcini

“Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”.

Queste frasi sono pronunciate nel 2009 da una centenaria, una donna di cento anni. Elegante, estremamente intelligente e lucida anche a cent'anni, scienziata. È stata una delle scienziate più importanti di tutti i tempi. I suoi studi in medicina sul sistema nervoso le hanno permesso di vincere il premio Nobel per la Medicina. Il suo nome era Rita Levi Montalcini e oggi racconto la sua storia.

Raccontare la vita e il pensiero di una donna come Rita è molto importante per i giorni d'oggi. La ricerca e la medicina sono aspetti importantissimi per l'uomo e possono aiutare a migliorare e proteggere la nostra vita.

Rita Levi Montalcini è stata un esempio di umiltà, lungimiranza, impegno scientifico e sociale. Lungimiranza significa la capacità di guardare lontano, nel futuro. Ha saputo scoprire la novità e continuare con passione la ricerca scientifica durante la Seconda Guerra Mondiale, in un periodo storico pieno di incertezze e sofferenze. Rita è sicuramente un modello positivo per noi e può darci speranza in un momento un po' difficile per l'umanità e per il mondo.

Iniziamo parlando un pochino della sua vita. Rita nasce a Torino il 22 aprile del 1909. Il padre era un ingegnere, la madre una pittrice. Tutti e due i genitori di Rita erano ebrei non ortodossi. La sua famiglia è molto unita e la futura scienziata cresce in un ambiente colto, cioè pieno di cultura con scienza e arte. Rita aveva un buon rapporto con la famiglia e amava il padre. Con lui però aveva anche alcune discussioni, soprattutto legate al desiderio di Rita di studiare.

Anche se la famiglia era molto liberale, anche il padre di Rita seguiva l'opinione comune del tempo: le donne erano prima di tutto mogli e madri. Ma Rita, la protagonista di questa storia, rifiuta questa visione. Vuole essere utile agli altri e pensa di fare l'infermiera.

Non si iscrive subito all'università. Quando ha 20 anni la governante di casa, la donna che lavorava a casa sua e che lei conosceva da bambina, muore di cancro. Per lei questo è un momento importante e le dà la spinta per iscriversi a medicina: decide che non vuole più essere impotente davanti a eventi come la morte.

Così, all'inizio degli anni 30 si iscrive alla facoltà di Medicina di Torino. Qui conosce il suo maestro, Giuseppe Levi. Giuseppe Levi era professore di anatomia umana ed era uno scienziato importante per la biologia. Lui accompagnerà Rita nelle sue scoperte per molti anni e il suo contributo è fondamentale nella formazione della giovane scienziata.

Nel 1936 si laurea con il massimo dei voti in Medicina e Chirurgia. Inizia a studiare neurologia e psichiatria e diventa assistente del professor Levi.

Inizia in questo periodo quelle ricerche importantissime sul sistema nervoso e sul suo sviluppo.

Cos'è il sistema nervoso? Non sono un medico, ma possiamo dire, in parole povere, che il sistema nervoso è quel sistema di collegamenti, i nervi, che portano informazioni dal cervello alle altre parti del corpo.

Rita studia in particolare la formazione e lo sviluppo embrionale del sistema nervoso. Che termini tecnici oggi. Ma cos'è un embrione? Un embrione è un organismo nel primo stadio del suo sviluppo. Tutti noi nasciamo da un embrione.

Rita è curiosa di scoprire come si sviluppa il sistema nervoso. Come nascono e crescono tutti quei fili nervosi che abbiamo nel corpo.

In quell'epoca, gli anni 30 del Novecento, studiare il sistema nervoso era innovativo, era una cosa nuova. Lei si butta con entusiasmo in questo nuovo progetto.

Una donna, ebrea, scienziata, negli anni 30 del Novecento in Italia. Non è sicuramente un momento facile per lei.

Non dimentichiamo che in quegli anni il fascismo cresce e diventa un movimento forte e pericoloso in Italia. Infatti, nel 1938 il partito fascista annuncia le leggi razziali. Lei e i compagni di ricerche devono abbandonare l'università.

Fra i compagni di università di Rita ci sono due studiosi che come lei vinceranno in futuro il premio Nobel per la medicina: si chiamano Salvador Luria e Renato Dulbecco.

A causa delle leggi razziali e del fascismo, Rita va in Belgio a continuare le sue ricerche. Sta nel laboratorio di un amico per un po', ma quando la guerra inizia, decide di tornare in Italia per stare vicino alla sua famiglia.

La situazione per gli ebrei non è semplice e le cose peggiorano quando anche l'Italia entra in guerra nel 1940.

In Italia, Rita, in quanto ebrea, non può tornare in università e non può continuare le sue ricerche in modo ufficiale. Quante volte, al giorno d'oggi, nel 2020 ci fermiamo se incontriamo un piccolo ostacolo? Quante volte rinunciamo a qualcosa solo perché il percorso non è facile?

Beh, dovremmo tutti imparare da Rita. Perché lei non si ferma. Siccome non può tornare in università, crea un laboratorio a casa sua e continua le sue ricerche. Con il suo professore Giuseppe Levi, inizia a studiare lo sviluppo del sistema nervoso nelle uova di pollo. Per Rita, il sistema nervoso centrale è più affascinante della foresta vergine Amazzonica.

Nel 1940 iniziano i bombardamenti e ancora una volta, Rita è obbligata a spostarsi. Va a vivere nella campagna piemontese e porta tutti i suoi strumenti. Come sempre, la giovane Rita, cerca di essere positiva. Questo è un aspetto importantissimo del suo carattere. Nonostante tutte le difficoltà, la guerra, i problemi, i bombardamenti, Rita sarà sempre positiva e ottimista verso la vita e verso le altre persone. In campagna può osservare anche la bellezza della natura e questo la stimola. Continua a scrivere i risultati delle sue scoperte con il suo professore Giuseppe Levi, ma siccome le pubblicazioni in Italia sono vietate, pubblica in Belgio.

Nel 1943 l'esercito tedesco invade il Nord Italia. Rita e la sua famiglia scappano a Firenze, a casa di amici. Questa volta Rita non porta i suoi strumenti e la famiglia deve nascondersi per due anni. Rita in questo periodo cambia nome e partecipa anche ai movimenti di liberazione come medico per le forze alleate.

La guerra finisce e lei torna a Torino e continua il suo lavoro di ricercatrice a fianco di Giuseppe Levi. Anche il compagno di studi Renato Dulbecco era tornato a Torino. I due discutono di dna e genetica. La genetica è quella parte della biologia che studia la trasmissione dei caratteri, degli aspetti ereditari degli esseri viventi. Per dirla anche qui in parole povere: la genetica studia come facciamo ad avere il naso di nostro nonno, la bocca della nonna, i capelli della mamma, gli occhi del papà e così via.

L'amico Dulbecco, in particolare, continua i suoi studi in genetica e nel 1975 vince il premio Nobel per la Medicina.

Ma torniamo a Rita.

Siamo a metà del 1946 e un professore di origine tedesca, Viktor Hamburger, invita Rita ad andare negli Stati Uniti. Anche lui sta studiando il sistema nervoso ed è molto interessato agli studi di Rita.

L'anno dopo, la nostra scienziata lascia l'Italia e va alla Washington University di Saint Louis, in Missouri. In teoria deve restare 12 mesi, ci resterà più di vent'anni!

Il periodo degli Stati Uniti rappresenta un momento molto ricco di ricerche per Rita, di riconoscimenti e grandi scoperte. Lei stessa dice: “in America si lavora bene e si vive male. In Italia si vive bene e si lavora male”.

Proprio negli Stati Uniti Rita scopre l'esistenza di una sostanza negli esseri viventi che promuove lo sviluppo e la crescita delle cellule nervose: una cosa che si chiama il Nerve Growth Factor. Per questa scoperta riceve nel 1986, in coppia con Stanley Cohen, il premio Nobel per la Medicina.

Lo scambio con l'Italia è sempre presente, ma Rita torna in Italia stabilmente solo nel 1977 e in Italia muore nel 2012, all'età di 103 anni.

Rita ha fatto tantissime cose. Ha fondato centri di ricerca, ha scritto molti libri, è stata la prima donna a entrare alla Pontificia Accademia delle scienze e la prima e unica donna italiana a vincere il Nobel per la medicina. Ha svolto progetti di promozione culturale in Africa, è stata eletta senatrice a vita, ha dato un contributo enorme, immenso alla medicina.

Questo episodio dovrebbe durare due giorni probabilmente per dare onore alla vita di Rita. La mia intenzione però è quella di raccontarti un'introduzione a questa meravigliosa donna.

Termino il podcast di oggi con due parole che possiamo imparare da Rita Levi Montalcini.

Perseveranza è la prima. La perseveranza è la capacità di andare avanti, di continuare nonostante i problemi e gli ostacoli. La seconda parola è fiducia. Rita aveva fiducia; fiducia nelle sue capacità, nel futuro e soprattutto fiducia negli altri. Molto spesso quelli che noi chiamiamo “geni” non sono mondi isolati. Sono persone che sanno creare un dialogo, uno scambio con gli altri. Per tutta la sua vita, Rita ha collaborato con tantissime persone. Non siamo isole e abbiamo bisogno degli altri per creare qualcosa di bello.

Un caro saluto, grazie mille perchè mi ascolti sempre e grazie mille perché impari con me.

Ciao ciao

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