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Negare che la letteratura italiana dell'Ottocento abbia sofferto di una crisi di provincialismo sarebbe difficile, specie se la si confronta con romanticismo d'oltralpe.
D'altronde questa crisi era cominciata già da due secoli.
A mano a mano che l'Italia perdeva l'indipendenza politica, caduta com'era sotto la dominazione dei sovrani stranieri, anche l'ispirazione letteraria sopravvissuta a fatica alle persecuzioni burrascose della controriforma, entrava in una fase di crisi profonda.
I letterati si trovarono così isolati dal dibattito culturale europeo, spesso a causa dell'oscurantismo dei regimi in vigore nella penisola.
Fu proprio la ricerca di un'identità nazionale e dell'indipendenza dalla dominazione straniera, il terreno privilegiato su cui romanzieri e poeti italiani si espressero.
La poetica romantica dello Sturm und Drang trova così in Italia un filone originale, nell'intreccio tra vicenda personale e vita nazionale, fra individuo e storia.
In scrittori che vivono con la medesima passione, strema ed eroica, la rivolta interiore e l'impegno politico.
Puntodi, partenza della riflessione di molti di questi letterati e il trattato di campoformio con il quale nel 1797 Napoleone Bonaparte, cedendo una parte dell'Italia settentrionale, all'Austria, tradì le aspettative.
Di quanti lo avevano visto, non soltanto come Il Messaggero della Rivoluzione francese, portatore di libertà e di indipendenza, ma come l'eroe romantico per eccellenza.
Così fu per Ugo Foscolo, autore delle ultime lettere di Jacopo Ortis e del Poemetto I sepolcri.
Lo stesso Giacomo Leopardi, interpretato spesso come il poeta della sensibilità e di un'intima quanto astratta angoscia del vivere, prende le mosse in realtà da una profonda e lucida riflessione filosofica e storica.
Il problema politico non è assente nemmeno dall'opera di Manzoni nelle sue tragedie a tema storico e nella celebre ode funebre a Napoleone, ma nei promessi sposi egli lo trascende per una più ampia visione religiosa.
Ove la storia è determinata dalla Provvidenza divina.
Tale riflessione è invece del tutto assente dalla poetica della SCAPIGLIATURA, la sola corrente dell'Ottocento italiano che è rifiutando la letteratura Risorgimentale, si lega all'esperienza romantica del maledettismo.
Come superamento del romanticismo si pone il verismo di Verga e di Capuana, primo esempio di corrente letteraria Postunitaria, in gran parte ispirata a realismo francese di isola.
Con la grave situazione in cui la penisola versa dopo l'unità 1861, il provincialismo letterario nei risulta oltremodo aggravato.
L'esperienza più significativa e originale dei primi del 1900 e il futurismo, il cui manifesto programmatico e pubblicato nel 1909 a Parigi.
Mentre in Europa si sviluppa la grande stagione delle avanguardie artistiche letterarie con la crisi del romanzo e la scoperta dell'io, in Italia Pascoli descrive teneri paesaggi rurali
e D'Annunzio scimmiotta grottescamente i letterati di cadenti d'oltralpe.
Solo Svevo e Pirandello assurgono ad una statura europea, facendo tesoro della loro conoscenza, delle grandi idee del secolo.
La psicanalisi è l'opera di Joyce, per il primo la filosofia di Bergson e il teatro espressionista per il secondo.
Bisognerà aspettare la caduta del regime fascista e il dopoguerra per assistere ad una ripresa del fermento letterario, con scrittori come Moravia, Calvino, Pasolini, ancora una volta molto attenti alla realtà politica del loro tempo.
Gli ultimi decenni del ventesimo secolo, benché segnati da una crisi della lettura e dal trionfo degli audiovisivi, conoscono alcuni letterati di rilievo.
Si ricordino e arride, Luca Antonio Tabucchi, Alessandro Baricco.