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Quest'anno mio figlio finisce la terza media e non so proprio a quale scuola superiore potrei scriverlo.
Gli studi dei figli sono sempre una preoccupazione per i genitori.
Figurati che il mio è venuto fuori dalle medie a pieni voti.
Tutti mi hanno detto di scriverlo al liceo classico perché era molto portato per le materie letterarie.
Il classico resta sempre la formazione più valida per la vita che che se ne dica, mi dicevano.
Alla fin fine, si è ritrovato in pagella tutti, quattro in italiano e latino e degli ottimi voti in matematica e fisica.
I suoi professori mi hanno detto, ma che le è venuto in mente di scriverlo al classico?
Al che io ho detto loro di rivolgersi ai loro colleghi delle medie per qualsiasi reclamo.
Ah, come rimpiango i bei tempi in cui era alla scuola primaria,
quando bastava andare a comprare la cartella, l'astuccio, il diario e i quaderni all'inizio dell'anno scolastico i pensieri erano finiti lì.
Eh si.
Pensa che ho una vicina a cui il figlio ha detto che la scuola gli è venuta a noia e che a 16 anni, finita la scuola dell'obbligo, vuole andarsene a lavorare.
Lei a un bel dirgli che coi tempi che corrono per trovare un lavoro decente ci vuole almeno un diploma, se non una laurea breve.
Ma lui non ne vuole sapere.
Figurati che per farlo venire a più miti consigli, cioè fargli continuare gli studi, è dovuta a venire a patti con lui e promettergli il motorino.
Roba da matti.
Il sogno di ogni genitore e un figlio che vada dritto filato, dalla materna al dottorato di ricerca senza intoppi.
Un bel rettilineo primaria, scuola media, liceo, laurea triennale, laurea biennale e sempre promosso a giugno con la media del 9 maturità con 100 centesimi e 110 e lode alla laurea.
Sì, e poi magari un bel lavoro strapagato e un matrimonio con il figlio o la figlia della Regina d'Inghilterra.
Non esagerare dai in fondo a me basta che mio figlio trovi un lavoro che gli piaccia.
E con cui riesca a vivere dignitosamente, laurea o non laurea?
Magari, oltretutto il mio non è che abbia una grande predisposizione per lo studio, anzi direi proprio che ogni giorno è una battaglia fargli fare i compiti.
Non stento a crederlo, col mio è la stessa cosa e di certo non mi stupisce, visto che i ragazzi d'oggi passano ore davanti al computer a giocare coi videogiochi e a chattare con gli amici.
Di questo passo non si può certo pretendere che diventino primi della classe.
A è proprio venuta su bene questa generazione e pensare che ai nostri tempi i professori ce l'avevano con noi, perché leggevamo fumetti invece di autori classici.
Adesso ci metterebbero la firma a che i ragazzi leggessero almeno i fumetti.