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La tradizione architettonica italiana è plurisecolare e un'occhiata anche rapida all'organizzazione urbanistica delle città della penisola
basta ad accorgersene.
Piazze, monumenti e palazzi sorgono sontuosi ad ogni angolo di strada, scandendo palesemente tappe e stagioni della storia del paese.
Il fulcro dell'attività architettonica italiana non è tanto il palazzo privato, il castello, l'edificio signorile che vive ripiegato su se stesso, quale scrigno che nasconda gelosamente agli occhi indiscreti i suoi fasti,
com'è il caso di altre architetture, pur pregevoli come la francese e l'inglese.
E nelle piazze, negli edifici pubblici, palazzi del Podestà, del comune, del Consiglio dei diversi organismi di governo locale che l'architettura italiana ha raggiunto i suoi esiti più elevati.
Le stesse dimore private signorili e perfino le reggie dei monarchi sono costruite in piena città, al centro della vita civile ed è la facciata che dà sulla strada la parte più bella, quasi che il contenuto artistico dell'opera.
Sia un dono da offrire al passante o la maniera che chi ci abita abbia scelto per rappresentarsi agli occhi del mondo esterno.
Per rintracciare la genesi di questa tendenza sociale prima ancora che architettonica, occorre guardare la città romana antica dove si era cittadini, prima di essere individui e dove lo spazio pubblico prevaleva su quello privato.
Sia le fonti letterarie greco latine che l'archeologia ci rimandano l'eco leggendaria e ci mostrano fondamenta e vestigia di templi, circhi e teatri, raramente di monumentali palazzi privati.
Nel comune medioevale questa tendenza riprende un rinnovato slancio col principio della piazza spazio assembleare miracolosamente generato dall'esistenza stessa degli edifici che lo attorniano e spesso sorto sulle rovine illustri del foro
della città romana, il cui assetto resta riconoscibile nei cardi e decumani strade maestre che attraversavano la città da parte a parte
intersecandosi perpendicolarmente.
Tutti intorno, le stradine strette e sinuose sono sovente fiancheggiate dai loro portici, invenzione che celebra l'Unione dallo spazio pubblico della città e le abitazioni private nel perimetro delle quali il portico si sviluppa.
Le residenze rinascimentali con i loro cortili cinti da colonnati con eleganti capitelli perlopiù corinzi e cornicioni finemente scolpiti in aggetto sulla facciata, sono altri capolavori di architettura.
Anche l'edilizia moderna che impiega vetro, ferro, acciaio e cemento armato come materiali costruttivi, ha dato il meglio di sé nelle stazioni, gallerie commerciali, stabili amministrativi.
Se altrove la città è concepita come ciò che è al di fuori delle case, in Italia dove si vive tanto in strada, le case esistono come elemento che cinge e definisce lo spazio urbano.