Trinità - Masaccio | storia dell'arte in pillole - YouTube
La prima rappresentazione riuscita della profondità nella storia dell'arte
occidentale va probabilmente attribuita al giovane pittore toscano Masaccio. A
lui va il merito d'aver realizzato per la prima volta una scena in maniera
prospetticamente convincente. Si tratta della Trinità, affresco conservato
all'interno di Santa Maria Novella a Firenze.
Il dipinto raffigura una cappella con volta a botte,
all'interno della quale Gesù crocifisso è sorretto da Dio Padre, con la Vergine e
San Giovanni ai lati della croce. Sul livello più basso, c'è un sarcofago
dipinto contenente uno scheletro, simbolo della morte che contrasta con la
promessa di vita eterna rappresentata nella parte superiore. Con un'ulteriore
illusione di profondità, le figure dei committenti vengono realizzate in
ginocchio, al di fuori della cappella. Si fondono così con l'architettura classica
che ha lo scopo d'incorniciare l'affresco e di fare da ponte tra lo
spazio reale dell'osservatore e lo spazio dipinto della Trinità.
Masaccio mette il punto di fuga di questo schema prospettico sotto la croce, all'altezza
degli occhi di chi guarda. In questo modo il visitatore deve alzare
lo sguardo sulla Trinità e abbassarlo sul sarcofago. I cassettoni del soffitto
seguono le proiezioni ortogonali della prospettiva e contribuiscono così a
creare l'illusione di volume. Le figure dipinte si trovano in uno spazio quasi
fisico, con un effetto che probabilmente sbalordì gli osservatori del tempo. La
tecnica dello scorcio ha la funzione di avvicinare a chi osserva alcuni elementi
degli oggetti dipinti rispetto ad altri. Particolarmente evidente nelle aureole
inclinate e nel braccio teso di Maria che sembra invitarci a entrare nell'immagine.
Mentre i suoi contemporanei dipingevano ancora figure
piatte e stilizzate in spazi privi di
profondità, Masaccio ruppe radicalmente con la tradizione, applicando i nuovi
principi rivoluzionari della prospettiva.