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Podcast in Italia, La sfida della Wagner al potere di Putin

La sfida della Wagner al potere di Putin

Dalla redazione di Internazionale, io sono Giulia Zoli.

Io sono Claudio Rossi Marcelli e questo è Il Mondo, il podcast quotidiano di Internazionale.

Oggi vi parleremo della rivolta della milizia Wagner in Russia e di lavoro sessuale, e poi

di come funziona la memoria e del Festival dei Due Mondi.

È lunedì 26 giugno 2023.

La rivolta della milizia Wagner è stata accolta e controllata da tutti gli obiettivi militari di Rostov-on-Don,

come l'aerodromo.

Tutto ciò che si fa è stato controllato per evitare che l'aviazione non faccia uccidere

su noi, ma sulle ucraini.

Il Comandante Generale di Rostov-on-Don è sempre in regolo, non c'è nessun problema,

nessun ufficio è stato rinviato.

Perciò quando vi diranno che la milizia Wagner ha rinviato, non è così.

Lo scontro armato tra il gruppo Wagner e le forze di sicurezza russe alla fine non c'è stato.

Ma per 36 ore la rivolta del capo della compagnia militare privata Wagner, Yevgeny Prigozhin,

e delle sue truppe mercenarie ha fatto pensare a un colpo di Stato che avrebbe potuto far

precipitare la Russia nella guerra civile.

Tutto è cominciato la mattina del 23 giugno, quando in una serie di post sui social network

Prigozhin ha messo in dubbio le motivazioni usate dalla Russia per invadere l'Ucraina

e ha accusato il Ministro della Difesa Sergei Shogun di aver cominciato la guerra per interessi

personali.

Il giorno dopo, nel video messaggio che avete ascoltato, Prigozhin ha annunciato di aver

preso il controllo del comando dell'esercito russo nella città meridionale di Rostov-on-Don,

vicino al coffine con l'Ucraina.

Mentre le sue truppe si avviavano verso nord, in direzione di Mosca, incontrando poca resistenza

da parte dell'esercito regolare.

Intanto, in un discorso alla Nazione dai toni molto duri trasmesso in TV, il presidente

russo Vladimir Putin accusava la Wagner di fratricidio e tradimento, promettendo di punire

i rivoltosi e di difendere la Russia.

Nella serata di sabato, mentre Mosca si preparava ormai lo scontro armato, è arrivato l'annuncio

di un accordo raggiunto grazie alla mediazione del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

Prigozhin ha ordinato alle sue truppe, che erano arrivate a 200 km dalla capitale, di

tornare indietro e di lasciare Rostov, per evitare spargimenti di sangue russo, ha detto.

In seguito Mosca ha fatto sapere che Prigozhin sarebbe andato in Bielorussia.

Ne parliamo con Andrea Pipino, editor di Europa di Internazionale.

L'accordo negoziato da Prigozhin prevede l'immunità per lui e per tutti gli uomini della Wagner

che hanno partecipato al tentativo di golpe e prevede una sorta di esilio forzato per

Prigozhin stesso in Bielorussia.

Bielorussia è ormai uno stato che è una sorta di appendice della Russia putiniana.

Questo almeno è quello che ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, l'uomo

che ha dato la notizia dell'accordo.

Quanto ai miliziani della Wagner, quelli che non hanno direttamente partecipato all'ammutitamento

dovrebbero sottoscrivere dei contratti con l'esercito regolare russo, mettendosi di fatto

sotto il controllo dello stato maggiore di Mosca, che punta quindi a prendere il comando

di tutte le milizie volontarie entro l'inizio di luglio.

In tutto questo il diretto protagonista della vicenda, Prigozhin stesso, non ha parlato e

non si è visto.

Certo, una delle cose che stupiscono di come per adesso almeno si è conclusa questa vicenda

è la leggerezza della posizione che Putin sembra aver riservato al capo della Wagner.

Fino a ora eravamo abituati a un Putin molto più vendicativo, specialmente verso i nemici,

e in particolare dopo le accuse che Putin stesso aveva lanciato domenica mattina, quando

aveva parlato apertamente di tradimento e di pugnalata alle spalle, forse ci si poteva

aspettare una sanzione più severa.

Per adesso invece pare che Prigozhin se la sia cavata con l'esilio.

Cosa poi andrà a fare in Bielorussia è un'altra questione ed è tutta da vedere, è difficile

immaginare che improvvisamente si metta a fare il pensionato.

Una possibilità è che in qualche modo possa mettersi al servizio di Aleksandr Lukashenko,

l'uomo forte della Bielorussia, al potere ininterrottamente dal 1994 e che è anche

la persona che, a quanto si è detto, ha negoziato l'accordo tra i ribelli della Wagner e il

Cremlino.

Ora Lukashenko in effetti è poco più che un burattinaio di Putin, la sua repressione

delle proteste negli ultimi anni è stata veramente brutale, tuttavia da un po' di tempo

circolano anche voci sulla sua grave malattia e sulla conseguente fragilità del suo potere

personale.

Considerato tutto questo sarà interessante vedere come la presenza di una figura ingombrante

come oggi Prigozhin influirà sugli equilibri interni della Bielorussia.

Ma chi è Evgeny Prigozhin?

Come è diventato così potente?

Prigozhin è in qualche modo un esempio di quelle figure sicuramente poco trasparenti

e in qualche modo poco raccomandabili che sono riuscite ad affermarsi nel caos della

Russia degli anni 90.

Nel suo caso il successo economico è stato accompagnato però da una grande ambizione,

anche politica, che poi si è tradotta in un ruolo pubblico sempre più rilevante.

Condannato per aggressione e rapina nel 1981, Prigozhin è uscito di galera solo nel 1990

e ha subito cominciato la sua carriera imprenditoriale vendendo hot dog a San Pietroburgo.

Poi ha investito i soldi guadagnati, che erano parecchi evidentemente in diversi settori,

e nel 1995 ha aperto un ristorante che è subito diventato uno dei posti più di moda

della città.

È qui che ha incontrato Putin, allora braccio destro del sindaco della città, Anatoly Sobchak,

che nel locale portava tutte le delegazioni e tutti gli ospiti stranieri che venivano

in visita in città, da cui per esempio il presidente Bush e Chirac.

Dopo questo ha fondato un'azienda di catering che si è arricchita enormemente grazie a

molteplici bandi pubblici.

All'inizio dello scorso decennio ha cominciato anche a occuparsi di mezzi di informazione

e ha messo in piedi le cosiddette fabbriche dei troll, cioè quei luoghi fisici proprio,

dove lavoravano decine di ragazzi e ragazze con l'obiettivo di disseminare la propaganda

russa in rete, attività per la quale Prigozhin è stato coinvolto nelle inchieste statunitensi

sulle interferenze russe nell'elezione di Trump alla presidenza americana nel 2016.

È stato più o meno a questo punto che è nata la Wagner, cioè un gruppo di contractor

militari specializzati che si chiama così perché prende il nome dal soprannome del

suo primo comandante, Dmitry Utkin, che era già stato un guardia del corpo di Prigozhin

e che aveva e ha tuttora delle simpatie naziste, suprematiste e bianche abbastanza evidenti,

anche testimoniate dai suoi tatuaggi sul collo.

Cosa ha fatto e come agisce la Wagner e dove oggi?

Nonostante in Russia l'attività militare mercenaria sia in teoria vietata, il gruppo

Wagner è in breve tempo diventato il braccio operativo in un certo senso della politica

estera di Mosca.

Dove c'era da intervenire in modo rapido, efficace e senza far sfoggio di bandiere russe,

quindi in operazioni in un certo senso informali, arrivava la Wagner.

La prima operazione a cui il gruppo ha preso parte è stata la guerra in Donbass nel 2014,

quella cominciata subito dopo l'annessione della Crimea alla Russia.

Poi sono arrivate la guerra in Siria tra il 2015 e il 2016, la guerra civile in Repubblica

Sudafricana, il conflitto libico in cui la Wagner ha combattuto al fianco di Haftar,

il Mali e infine come ultima l'invasione dell'Ucraina nel marzo del 2022.

In questi anni e grazie ai contatti acquisiti soprattutto in Africa, la Wagner ha potuto

assicurarsi dei contratti molto ricchi per le estrazioni di minerali preziosi e materie

prime e ha così accumulato un'enorme quantità di denaro che poi è speso nelle operazioni

successive.

I modi operativi della Wagner sono sempre stati piuttosto sospicci, per rendere l'idea

si possono vedere online diversi video che sono risalenti alla guerra in Siria, ma soprattutto

più recenti e girati in Ucraina, in cui dei miliziani del gruppo torturano e uccidono

con la mazza dei prigionieri e dei commilitoni che erano stati ritenuti evidentemente traditori

o disettori.

Tutte queste attività sono state svolte fino a un certo punto in una situazione di gran

segretezza per consentire a Mosca di poter prendere le distanze nel caso fosse stato

necessario, fino a che alla fine dello scorso anno, alla fine del 22, l'immagine del gruppo

è cambiata anche ufficialmente perché a novembre la Wagner ha aperto la sua prima

sede a San Pietroburgo e qui è stato un momento di svolta per il suo ruolo pubblico e politico

nel conflitto in Ucraina.

Veniamo appunto alla guerra in Ucraina, che ruolo ha avuto questa compagnia militare e

privata nel conflitto?

Allora in Ucraina è successo che gli uomini di Prigozhin hanno acquistato un ruolo militare

e strategico sempre più rilevante, in qualche modo anche per coprire e per nascondere i

fallimenti dell'esercito regolare.

Con l'aumento del peso strategico della Wagner a Prigozhin è stato consentito addirittura

di reclutare uomini nelle carceri russe, tanto che le autorità statunitensi hanno calcolato

che il gruppo prima delle ultime vicende, delle questioni degli ultimi giorni, avesse

più di 50.000 miliziani a disposizione, tra cui 10.000 contractos, quindi veri e propri

professionisti e 40.000 ex carcerati.

A gennaio Prigozhin si è vantato di aver conquistato praticamente da solo in autonomia

la città ucraina di Soledar, nella regione di Donetsk, e più tardi il gruppo è stato

invece protagonista della più importante battaglia degli ultimi mesi, quella per il controllo

della città di Bakhmut, la cui conquista aveva un ruolo più simbolico che realmente

strategico.

In questa occasione Prigozhin ha per la prima volta accusato apertamente il Ministero della

Difesa di non aver supportato adeguatamente i suoi uomini, per esempio non inviando munizioni

e causando così una carneficina di soldati della Wagner.

Secondo Prigozhin, a Bakhmut ne sono morti addirittura 10.000.

Comunque sia negli ultimi mesi il capo della Wagner ha ripetutamente puntato il dito contro

il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e il capo di Stato Maggiore che si chiama

Valery Gerasimov, accusandoli esplicitamente di incompetenza, di corruzione e di inefficienza.

Tuttavia Prigozhin si è sempre ben guardato a criticare direttamente Putin e in ogni modo

in tutte le situazioni alla fine le cose sono rientrate.

Fino allo scorso venerdì, quel giorno le cose sono cambiate, perché Prigozhin ha pubblicato

un video in cui smontava di fatto tutti gli argomenti usati dalla propaganda russa per

giustificare la guerra in Ucraina.

In sostanza ha detto che in Donbass non c'è stato nessun genocidio, che le forze ucraine

non hanno sparato sui civili ma sulle postazioni russe nel periodo tra il 2014 e il 2022, che

nel febbraio del 22 non era le viste nessun attacco ucraino o della Nato, che per anni

gli oligarchi e gli uomini dell'amministrazione presidenziale russa hanno sfruttato a proprio

piacimento le risorse del Donbass e che al fronte la situazione per l'esercito russo

era molto peggiore di quanto Mosca volesse ammettere.

Poche ore dopo ha annunciato l'ammutinamento dei suoi uomini e la cosiddetta marcia della

giustizia verso Mosca.

Ora la crisi sembra conclusa, ma questa sfida così diretta al Cremlino cosa significa per

la Russia e per Putin?

Allora sicuramente il monolite che in molti avevano pensato fosse la Russia di Putin,

cioè un paese che marcia al ritmo del suo presidente, il quale presidente controlla

e governa tutto, in realtà non esiste.

E forse in realtà non è nemmeno mai esistito.

Per certi versi, infatti, questa crisi rivela la fragilità proprio delle fondamenta del

potere di Putin, la scarsa solidità di quella che per anni è stata chiamata la sua verticale

del potere e in qualche modo mette in discussione uno dei cardini di ogni stato soprano, cioè

il monopolio della forza.

In questi giorni, a prescindere da quali saranno in futuro le ricadute della crisi, che con

ogni evidenza non è stata una messa in scena da poveretta ma una crisi vera, si è capito

che il cremlino questo monopolio non ce l'ha.

E l'esito della crisi che si è appena conclusa ha forse qualcosa a che vedere con l'abitudine

di Putin non a delegare le responsabilità di potere, che sarebbe un'operazione perfettamente

normale nelle democrazie mature, ma proprio a dare in outsourcing dei pezzi di potere,

cioè la difesa alla Wagner, la Cecenia al Satapo, Kadirov, l'economia a un gruppo di

oligarchi ristretto e di provata fiducia.

Questo sistema ha creato una costellazione di gruppi di interesse, di potere, che sono

stati governati e tenuti buoni non attraverso la legge, ma grazie alla distribuzione di

ricchezze e di incarichi, magari mettendo questi gruppi gli uni contro gli altri e in

qualche modo costringendoli a mostrare in continuazione il loro asset principale nei

confronti del potere, cioè la fedeltà al capo.

Questo sistema ha tenuto per anni, anche consentendo a Putin di proiettare verso l'esterno un'immagine

di solidità e di gestire il potere in modo sempre più autoritario, ma evidentemente

la guerra lo ha fatto saltare.

E in qualche modo ne ha evidenziato anche la fragilità intrinseca.

Dietro al controllo verticistico e personale di Putin si è scopricchiato infatti un verminario

di interessi di clan, di gruppi di potere molto intricato.

Il risultato è che in questi giorni gli uomini di Prigozhin hanno tirato giù un elicottero

dell'esercito regolare, uccidendo 12 soldati russi e per poco non si sono scontrati con

l'esercito regolare russo e con i miliziani di Kadirov.

D'altra parte, senza voler fare paragoni troppo forzati, la storia russa in qualche modo è

attraversata da episodi simili, da sempre, dai torbidi del Cinquecento fino alla ribellione

degli Strelizzi, che erano un corpo di guardia d'elite dello Tsar alla fine del Seicento,

passando poi per la guerra civile dopo la rivoluzione e arrivando fino allo scontro

del 1993 tra il Presidente e Elsin il Parlamento.

Ora è difficile capire che conseguenze avrà la situazione attuale.

Secondo alcuni osservatori Putin diventerà ancora più brutale e più autoritario, altri

sostengono invece che la crisi l'ha reso più debole e più ricattabile.

Probabilmente le due cose non si escludono a vicenda.

Bisognerà solo capire se il Cremlino riuscirà a riportare le forze che sono venute fuori

dalla lampada sotto il proprio dominio o se la situazione è destinata a farsi ancora

più caotica e più instabile nei prossimi giorni.

Per adesso i segnali vanno in entrambe le direzioni ed è difficile coglierli.

Che conseguenze avranno invece i fatti di questi giorni per la guerra che si sta combattendo

in Ucraina?

Dunque al fronte i combattimenti in questi giorni sono continuati con la solita intensità.

L'esercito ucraino che sabato sera ha dichiarato di aver riconquistato delle porzioni di territorio

intorno al Bakhmut, in realtà ha riassessamenti di pochi metri.

Per adesso la leadership militare ucraina è rimasta abbastanza prudente e non ha fatto

dichiarazioni su ciò che si aspetta dalla crisi o sulla parte del fronte in cui intende

concentrare le sue attività.

Molto dipenderà da cosa succederà con i miliziani della Ex Wagner, cioè quando e

se saranno integrati nell'esercito russo e in caso dove saranno dislocati.

Con ogni probabilità comunque l'instabilità al confine sul fronte potrebbe facilitare

la controffensiva ucraina.

In che modo, in che misura, però è presto per dirlo.

Quello che è certo è che in questi giorni la Russia ha continuato a bombardare.

Kiev è stata colpita di nuovo, come è successo decine di volte nelle ultime settimane, tra

venerdì e domenica, e ci sono stati nuovi morti tra i civili.

Una routine terribile che purtroppo non è stata interrotta neanche dalla crisi della

Wagner e dai fatti più recenti.

Grazie Andrea Pipino.

Grazie a voi.

La notizia di Scienza della settimana raccontata da Elena Boille, vicedirettrice di Internazionale.

Negli anni Ottanta il caso di un paziente affetto d'amnesia, chiamato NN, permise di

capire meglio alcuni aspetti del funzionamento della memoria.

NN era perfettamente in grado di memorizzare una serie di numeri a caso, oppure fatti,

date, nomi e altre informazioni astratte, ma non riusciva a richiamare alla mente nessuna

esperienza personale, come una festa di compleanno, una vacanza o un incontro.

Niente.

Come era possibile che la sua cosiddetta memoria semantica fosse intatta, mentre quella episodica

non funzionava?

Come potevano essere scollegate?

Sorprendentemente NN aveva anche un altro problema.

Non riusciva a immaginare il futuro.

Per lui era impossibile fare un'ipotesi su cosa avrebbe potuto fare il giorno dopo.

I suoi sforzi per immaginare un futuro personale sembravano inutili quanto quelli per ricordare

il suo passato.

Il caso di NN suggerì che potesse esserci una connessione tra memoria e immaginazione

a livello cerebrale, che la capacità di pensare al ritroso, al passato, fosse strettamente

legata alla capacità di pensare in prospettiva al futuro.

Da allora gli studi sono andati avanti e l'articolo che abbiamo ripreso dalla rivista scientifica

Nautilus, nell'ultimo numero di Internazionale, spiega bene perché possiamo dire che ricordare

è un processo creativo, un atto dell'immaginazione.

Il lavoro del sesso è un modo di controbalanciare questa dominazione, di prendere il potere

su questa dominazione perché imposiamo le nostre proprie regole, noi decidiamo di tutto.

Non abbiamo un patrone, non abbiamo un marito, solo noi per guidarci dalla nostra situazione.

Non abbiamo bisogno di uscire dalla prostituzione, solo abbiamo bisogno che ci aiutino a avere

dei diritti.

Non abbiamo bisogno di essere salvate, non abbiamo bisogno di essere aiutate a uscire

dalla prostituzione.

Dobbiamo essere aiutate ad avere dei diritti, dice questa sex worker in un'intervista a

un sito francese.

Un anno fa, il primo giugno 2022, il Belgio diventava il primo paese europeo e il secondo

al mondo dopo la Nuova Zelanda nel 2003 a depenalizzare la prostituzione.

È stata la pandemia a dare una svolta al percorso della legge e a convincere il Parlamento

belga ad approvarla.

Durante i mesi di lockdown, infatti, in Belgio come nel resto del mondo è emersa in modo

evidente la fragilità delle persone che offrono servizi sessuali, che in quel periodo sono

rimaste senza reddito, come altre categorie di lavoratori e lavoratrici, ma poiché il

loro lavoro non è riconosciuto non hanno potuto soffrire di nessun sussidio.

La battaglia del Movimento per la Depenalizzazione e il Riconoscimento del Lavoro Sessuale va

avanti da decenni, ma si scontra ancora con l'idea che lo scambio di sesso per denaro

sia moralmente inaccettabile.

Ne parliamo con Barbara Bonomi-Romagnoli, giornalista e ricercatrice indipendente in studi di genere

e femminismi della rete GRIPS.

La legge belga ha depenalizzato il lavoro sessuale, che significa che ha revocato tutte

quelle misure penali, ma anche ordinanze amministrativi o civili, che ponevano il lavoro sessuale

sia in strada che dentro casa, come lavoro collettivo, o anche la stessa pubblicità

di servizi sessuali che a volte si può incontrare.

In un sistema depenalizzato il lavoro sessuale viene quindi rimosso dall'ambito del diritto

penale e viene inserito in un quadro giuridico di tipo commerciale o diritto del lavoro stesso.

E siccome non è ritenuto un crimine, viene depenalizzato anche quello che passa come

favoreggiamento, ossia quando a volte si tratta anche di un semplice aiuto e sostegno alla

persona che vuole offrire servizi sessuali a bisogno di un posto dove stare, magari non

può pagare l'affitto e io come amica le dico, guarda vieni qui ti do la mia stanza.

In questa legge le lavoratrici del sesso, e uso il femminile plurale perché la maggior

parte sono donne, hanno in questo modo raggiunto una situazione in cui sono uscite completamente

dall'illegalità, che vuol dire anche avere accesso all'assicurazione sanitaria, come

nel caso del Belgio dove non c'è un sistema sanitario nazionale, al congetto di maternità,

eventualmente alla disoccupazione.

E per fare un esempio concreto che riporta anche all'Italia, se ci fosse stata una depenalizzazione

della prostituzione anche da noi, durante il Covid le lavoratrici del sesso avrebbero

avuto accesso ai sussidi che sono stati erogati.

Hai parlato finora di lavoro sessuale ma si sente spesso usare la locuzione inglese sex

work per indicare questa attività.

Che cos'è il sex work?

Il sex work è letteralmente lavoro sessuale, viene utilizzato in inglese spesso anche da

noi perché in inglese ha una connotazione politica molto chiara, nel senso che viene

ritenuto un lavoro al pari degli altri.

In Italia si fa ancora molto fatica ad accettare che invece il lavoro sessuale possa essere

ritenuto un lavoro come gli altri e spesso, soprattutto nell'opinione pubblica, si fa

molto confusione tra sex work, prostituzione coatta, prostituzione anche scelta e tratta.

Sono invece parole diverse che hanno significati differenti, tutte probabilmente soffrono di

essere molto stereotipate e hanno sempre comunque un pregiudizio nel momento in cui

vengono utilizzate.

La persona che professa il sex work in alcuni paesi ad esempio lo fa anche per le persone

che hanno disabilità e quindi in quel caso tanto più viene considerato un lavoro.

E soprattutto dire sex work significa non sotto intendere che tutte le donne che fanno

questa professione necessariamente sono sfruttate, stanno in un contesto di prostituzione coatta

con qualcuno che magari prende la maggior parte dei soldi che dovrebbero ricevere loro

oppure sono vittime di tratta.

Questo non significa che non ci sia la tratta, assolutamente la tratta c'è, va combattuta,

i numeri purtroppo sono molto alti, quindi è sicuramente una minoranza quella delle

donne che svolgono lavoro sessuale in una maniera sicura e per scelta.

Utilizzare senza consapevolezza questi termini in maniera in qualche modo interscambiabile

è sbagliato perché poi sono ricate su tutte quante queste forme e da lo stesso pregiudizio.

Per non pensare poi alla cornice generale della nostra cultura patriarcale che divide

le donne tra sante e puttane con tutto quello che ne deriva.

Mi piace citare in questo caso il libro, finalmente tradotto anche in italiano, di Molly Smith

e Juno Mack che sono due attiviste, anche prostitute inglesi, che hanno scritto questo

testo molto bello che si intitola Prostituta in rivolta che si apre dicendo che le sex

workers sono dappertutto.

Sono le nostre vicine di casa, le madri dei compagni di scuola dei nostri figli, possono

stare in fila alla cassa dietro di noi quando paghiamo un bollettino postale, possono vendere

sesso nella nostra azienda, nel nostro partito, nella sala d'attesa del medico di famiglia,

ma ci sono anche molte sex workers nei luoghi di detenzione, soprattutto le donne migranti

che possono stare nei centri di detenzione permanente, ma ci sono anche molte sex workers

che fanno le battaglie affinché queste donne siano fuori dai centri di detenzione.

Nel dibattito pubblico però e anche in una parte del movimento femminista l'idea prevalente

è che le prostitute siano sempre vittime, sfruttate o nel migliore dei casi costrette

a prostituirsi.

C'è molta resistenza a considerare il lavoro sessuale come un lavoro?

Sì, credo perché è un tema che divide molto, soprattutto perché è collegato a una tematica

molto complessa come quella della sessualità e dei rapporti di potere fra sessi e generi.

In primo luogo si fa fatica ad accettare che ci possa essere consapevolezza e autodeterminazione

quando si parla di sesso in cambio di soldi.

Se io ragiono su questa cosa penso per esempio al lavoro meraviglioso fatto da Paola Tabet,

un'antropologa italiana che ci ha ricordato in tempi non sospetti che c'è uno scambio

sesso economico anche nell'istituzione matrimoniale.

Però in quel caso nessuno si scandalizza e nessuno pensa a tutte le donne che in cambio

di una stabilità, di una sicurezza materiale, magari hanno fatto sesso con i loro mariti

anche quando non lo volevano.

Riflettiamo anche su questo.

Un'altra delle critiche che viene mossa per esempio dalle sex worker, anche da molte donne

dei femminismi, è loro che dicono che voi state vendendo una parte intima, come è possibile

pensare che sia un lavoro?

Una controrisposta a questa osservazione è che differenza c'è parlando di intimità

tra un genitale e il cervello?

In alcune condizioni di lavoro anche la prestazione intellettuale può diventare qualcosa di poco

dignitoso.

E in generale la riflessione che fanno i movimenti delle attiviste per i diritti civili e sociali

delle prostitute che sono presenti in tutto il mondo da tantissimi decenni, in qualche

modo dai anni 70 e poi, sono state anche protagoniste del grande movimento degli anni 70 del femminismo,

mettono in discussione in generale tutto il modello neoliberista e capitalistico e quindi

loro dicono attenzione perché anche altri ambiti lavorativi, le lavoratrici e i lavoratori

sono sfruttati, mal pagati e quindi quanto è degradante il nostro lavoro rispetto a

lavorare in fabbrica o fare il rider quando non ci sono i diritti minimi rispetto a quella

professione.

Quindi credo che in assoluto la cosa più importante da fare sia ascoltare quello che

hanno da dire le protagoniste, cioè sentire cosa loro vogliono, pensano anche perché

sono molto lucide nel dire che proprio perché è un lavoro come un altro, il sex work non

va né demonizzato e né santificato, non è il lavoro più bello del mondo, loro spesso

dicono che lo fanno per circostanza e quindi bisogna ascoltare questa loro richiesta di

attenzione rispetto a una circostanza che può esserci nella vita e che non va giudicata,

non va stigmatizzata.

Quali sono i benefici della depenalizzazione?

Depenalizzare significa garantire prima di tutto la dignità e la qualità della vita

delle persone perché depenalizzando si riesce poco alla volta anche a togliere lo stigma

e a far sì che le persone non siano in una condizione di pericolo e di rischio.

Dicono spesso le sex worker che con la depenalizzazione è più facile combattere anche lo sfruttamento

perché quando invece c'è la criminalizzazione è molto difficile per loro andare a denunciare

l'eventuale persona che le sfrutta perché sono a rischio di arresto, di espulsione nel

caso di donne migranti oppure se vanno a denunciare il fatto che un eventuale affittuario

le ricatta facendole pagare a nero un affitto molto più alto c'è il fatto che se vanno

a dirlo in un contesto di criminalizzazione non possono farlo.

Depenalizzare significa permettere alle sex worker di lavorare in sicurezza ma aiuta anche

il resto delle altre donne perché sempre Smith e Meck sottolineano come la criminalizzazione

della prostituzione alimenta in realtà la violenza nei confronti di tutte le donne perché

le sex worker diventano un po' il campo di addestramento per gli uomini brutali e violenti

perché sanno che su di loro possono fare tutta una serie di cose in virtù del fatto

che queste donne non hanno la capacità di proteggersi o di ottenere giustizia perché

spesso e volentieri non sono nemmeno credute.

In generale le donne non vengono credute quando subiscono violenza, molestie.

Se a denunciarla una prostituta doppiamente non viene creduta.

In Italia cosa dice la legge?

In Italia abbiamo una legge che ha compiuto quest'anno 65 anni ed è la legge Merlin,

la famosa legge Merlin che nel 58 ha abolito le case chiuse che erano sicuramente qualcosa

di molto brutto e che andava assolutamente abolito.

Però una cosa che non sanno molte persone è che in realtà la legge Merlin non dice

che la prostituzione sia un reato.

Assolutamente no, non è un illecito penale né per chi la offre né per chi la richiede

ma sono invece soggetti al penale le pratiche di sfruttamento perché appunto a Merlin

interessava abolire non tanto la prostituzione quanto lo sfruttamento delle donne e le pratiche

di schedatura che all'epoca venivano fatte dai prefetti sulle donne.

Però la legge Merlin lascia appunto questa zona molto ambigua rispetto al favoreggiamento,

l'induzione e questo di nuovo si torna a quello che dicevamo all'inizio, se io aiuto

un'amica offrendo le casa oppure se tra sex worker vogliono mettere su una cooperativa,

fare rete, cercare di sostenersi a vicenda non possono farlo proprio in virtù di questo

reato di favoreggiamento.

Il 2 giugno in occasione della giornata internazionale del sex work a Bologna si è svolto il primo

congresso di sex worker in Italia dopo quasi 20 anni.

Cosa si è detto?

Sì è stato un momento molto importante non solo perché nazionale che ha richiamato tantissime

persone hanno partecipato molti movimenti e associazioni tra cui il MIT, Movimento Identità

Trans, lo storico Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute di Bordenone con Pia Covre,

uni collettivi come Ombre Rosse e la rete GRIPS che è il gruppo di ricerca italiano

su prostituzione e lavoro sessuale.

È stato un momento in cui appunto le sex worker italiane hanno ribadito che è necessario

togliere del tutto il reato di favoreggiamento e adescamento e arrivare alla totale depenalizzazione

come in altri pochi paesi nel mondo e lo chiedono proprio per avere il diritto all'esistenza.

Questo è un aspetto molto importante perché è stato ricordato anche da Porpora Marcasciano

che è la storica fondatrice del MIT quando dice che la prostituzione ad esempio per molte

donne e uomini trans a volte è una via di uscita da situazioni difficili quando si

hanno problemi per emanciparsi e per autodeterminarsi perché sappiamo che anche nei loro confronti

c'è molta stigma e discriminazione e le persone trans a volte quando stanno appunto

nella fase anche di transizione che non hanno i documenti in regola rispetto all'identità

che mostrano a volte hanno fatica a trovare lavori altri.

Quindi è stato un momento importante per ricordare soprattutto quello che riguarda

le donne migranti visto che siamo un paese dove arrivano tantissime donne migranti la

rete italiana composta anche da donne migranti ha ricordato anche quanto per esempio i DASP

urbani e tutta una serie di misure amministrative prese da alcuni sindaci impattano soprattutto

sulla parte più vulnerabile della popolazione delle sex worker.

Grazie a Barbara Bonomi Romagnoli.

Grazie a voi.

Grazie a voi.

Grazie a voi.

Tra i prossimi appuntamenti segnalo Divina Invencion, una conferenza spettacolo sull'amore

del drammaturgo franco-uruguayano Sergio Blanco e il concetto in piazza del Duomo della grande

cantante folk statunitense Rhiannon Giddens.

Il Festival dei Due Mondi con il suo ricco cartellone curato da Monique Veaux e l'unicità

dei suoi spazi si conferma uno degli appuntamenti più stimolanti e originali della stagione.

Spoleto Festival dei Due Mondi fino al 9 luglio.

Grazie a schiocciolainternazionale.it ho mandato un messaggio vocale al numero che

trovate nella descrizione del podcast e dell'episodio.

E per ricevere una notifica quando esce un nuovo episodio iscrivetevi al podcast.

L'appuntamento con il mondo è domattina alle 6 e 30.


La sfida della Wagner al potere di Putin Wagners Herausforderung an Putins Macht Wagner's challenge to Putin's power El desafío de Wagner al poder de Putin Le défi de Wagner au pouvoir de Poutine Wyzwanie Wagnera dla władzy Putina O desafio de Wagner ao poder de Putin Вагнер бросает вызов власти Путина Wagners utmaning mot Putins makt Вагнер кинув виклик владі Путіна

Dalla redazione di Internazionale, io sono Giulia Zoli.

Io sono Claudio Rossi Marcelli e questo è Il Mondo, il podcast quotidiano di Internazionale.

Oggi vi parleremo della rivolta della milizia Wagner in Russia e di lavoro sessuale, e poi

di come funziona la memoria e del Festival dei Due Mondi.

È lunedì 26 giugno 2023.

La rivolta della milizia Wagner è stata accolta e controllata da tutti gli obiettivi militari di Rostov-on-Don, The Wagner militia uprising was met and controlled by all military targets in Rostov-on-Don, La révolte de la milice Wagner a été accueillie et contrôlée par toutes les cibles militaires de Rostov-sur-le-Don,

come l'aerodromo. as the aerodrome.

Tutto ciò che si fa è stato controllato per evitare che l'aviazione non faccia uccidere

su noi, ma sulle ucraini.

Il Comandante Generale di Rostov-on-Don è sempre in regolo, non c'è nessun problema,

nessun ufficio è stato rinviato.

Perciò quando vi diranno che la milizia Wagner ha rinviato, non è così.

Lo scontro armato tra il gruppo Wagner e le forze di sicurezza russe alla fine non c'è stato. La confrontation armée entre le groupe Wagner et les forces de sécurité russes n'a finalement pas eu lieu.

Ma per 36 ore la rivolta del capo della compagnia militare privata Wagner, Yevgeny Prigozhin,

e delle sue truppe mercenarie ha fatto pensare a un colpo di Stato che avrebbe potuto far

precipitare la Russia nella guerra civile.

Tutto è cominciato la mattina del 23 giugno, quando in una serie di post sui social network

Prigozhin ha messo in dubbio le motivazioni usate dalla Russia per invadere l'Ucraina

e ha accusato il Ministro della Difesa Sergei Shogun di aver cominciato la guerra per interessi

personali.

Il giorno dopo, nel video messaggio che avete ascoltato, Prigozhin ha annunciato di aver

preso il controllo del comando dell'esercito russo nella città meridionale di Rostov-on-Don,

vicino al coffine con l'Ucraina.

Mentre le sue truppe si avviavano verso nord, in direzione di Mosca, incontrando poca resistenza

da parte dell'esercito regolare.

Intanto, in un discorso alla Nazione dai toni molto duri trasmesso in TV, il presidente Entre-temps, dans un discours à la nation au ton ferme diffusé à la télévision, le président a déclaré

russo Vladimir Putin accusava la Wagner di fratricidio e tradimento, promettendo di punire Le Russe Vladimir Poutine a accusé Wagner de fratricide et de trahison, promettant de le punir.

i rivoltosi e di difendere la Russia.

Nella serata di sabato, mentre Mosca si preparava ormai lo scontro armato, è arrivato l'annuncio

di un accordo raggiunto grazie alla mediazione del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

Prigozhin ha ordinato alle sue truppe, che erano arrivate a 200 km dalla capitale, di

tornare indietro e di lasciare Rostov, per evitare spargimenti di sangue russo, ha detto.

In seguito Mosca ha fatto sapere che Prigozhin sarebbe andato in Bielorussia.

Ne parliamo con Andrea Pipino, editor di Europa di Internazionale.

L'accordo negoziato da Prigozhin prevede l'immunità per lui e per tutti gli uomini della Wagner L'accord négocié par Prigozhin prévoit son immunité et celle de tous les hommes de Wagner

che hanno partecipato al tentativo di golpe e prevede una sorta di esilio forzato per

Prigozhin stesso in Bielorussia.

Bielorussia è ormai uno stato che è una sorta di appendice della Russia putiniana. Le Belarus est désormais une sorte d'appendice de la Russie de Poutine.

Questo almeno è quello che ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, l'uomo

che ha dato la notizia dell'accordo.

Quanto ai miliziani della Wagner, quelli che non hanno direttamente partecipato all'ammutitamento

dovrebbero sottoscrivere dei contratti con l'esercito regolare russo, mettendosi di fatto devraient signer des contrats avec l'armée régulière russe, se mettant ainsi en position de force.

sotto il controllo dello stato maggiore di Mosca, che punta quindi a prendere il comando sous le contrôle de l'état-major de Moscou, qui vise ensuite à prendre le contrôle de l'Union européenne.

di tutte le milizie volontarie entro l'inizio di luglio.

In tutto questo il diretto protagonista della vicenda, Prigozhin stesso, non ha parlato e Dans tout cela, le protagoniste direct de l'affaire, Prigozhin lui-même, n'a pas parlé et n'a pas fait de commentaires.

non si è visto.

Certo, una delle cose che stupiscono di come per adesso almeno si è conclusa questa vicenda Bien sûr, l'un des aspects surprenants de la façon dont cette affaire s'est terminée jusqu'à présent, du moins jusqu'à présent, c'est qu'elle n'est pas encore arrivée à son terme.

è la leggerezza della posizione che Putin sembra aver riservato al capo della Wagner.

Fino a ora eravamo abituati a un Putin molto più vendicativo, specialmente verso i nemici,

e in particolare dopo le accuse che Putin stesso aveva lanciato domenica mattina, quando

aveva parlato apertamente di tradimento e di pugnalata alle spalle, forse ci si poteva avait parlé ouvertement de trahison et de coups de poignard dans le dos, on pourrait peut-être

aspettare una sanzione più severa.

Per adesso invece pare che Prigozhin se la sia cavata con l'esilio. Pour l'instant, cependant, il semble que Prigozhin s'en soit tiré avec l'exil.

Cosa poi andrà a fare in Bielorussia è un'altra questione ed è tutta da vedere, è difficile Ce qu'il fera ensuite en Biélorussie est une autre question et reste à voir, il est difficile de le faire.

immaginare che improvvisamente si metta a fare il pensionato. Imaginez qu'il devienne soudainement un retraité.

Una possibilità è che in qualche modo possa mettersi al servizio di Aleksandr Lukashenko,

l'uomo forte della Bielorussia, al potere ininterrottamente dal 1994 e che è anche l'homme fort de la Biélorussie, au pouvoir sans discontinuer depuis 1994 et qui est également

la persona che, a quanto si è detto, ha negoziato l'accordo tra i ribelli della Wagner e il

Cremlino.

Ora Lukashenko in effetti è poco più che un burattinaio di Putin, la sua repressione

delle proteste negli ultimi anni è stata veramente brutale, tuttavia da un po' di tempo des manifestations de ces dernières années a été véritablement brutale.

circolano anche voci sulla sua grave malattia e sulla conseguente fragilità del suo potere des rumeurs circulent également sur sa grave maladie et sur la fragilité de son pouvoir qui en résulterait

personale.

Considerato tutto questo sarà interessante vedere come la presenza di una figura ingombrante Dans ce contexte, il sera intéressant de voir comment la présence d'un chiffre encombrant dans la législation européenne sera prise en compte.

come oggi Prigozhin influirà sugli equilibri interni della Bielorussia.

Ma chi è Evgeny Prigozhin?

Come è diventato così potente?

Prigozhin è in qualche modo un esempio di quelle figure sicuramente poco trasparenti

e in qualche modo poco raccomandabili che sono riuscite ad affermarsi nel caos della

Russia degli anni 90.

Nel suo caso il successo economico è stato accompagnato però da una grande ambizione, Dans son cas, cependant, la réussite économique s'est accompagnée d'une grande ambition,

anche politica, che poi si è tradotta in un ruolo pubblico sempre più rilevante.

Condannato per aggressione e rapina nel 1981, Prigozhin è uscito di galera solo nel 1990

e ha subito cominciato la sua carriera imprenditoriale vendendo hot dog a San Pietroburgo.

Poi ha investito i soldi guadagnati, che erano parecchi evidentemente in diversi settori, Il a ensuite investi l'argent qu'il avait gagné, qui était manifestement assez important, dans différents domaines,

e nel 1995 ha aperto un ristorante che è subito diventato uno dei posti più di moda

della città.

È qui che ha incontrato Putin, allora braccio destro del sindaco della città, Anatoly Sobchak,

che nel locale portava tutte le delegazioni e tutti gli ospiti stranieri che venivano

in visita in città, da cui per esempio il presidente Bush e Chirac.

Dopo questo ha fondato un'azienda di catering che si è arricchita enormemente grazie a Il a ensuite fondé une entreprise de restauration qui s'est énormément enrichie grâce à l'aide de l'Union européenne.

molteplici bandi pubblici. plusieurs appels d'offres publics.

All'inizio dello scorso decennio ha cominciato anche a occuparsi di mezzi di informazione Au début de la dernière décennie, il a également commencé à travailler dans les médias

e ha messo in piedi le cosiddette fabbriche dei troll, cioè quei luoghi fisici proprio, et créer des "usines à trolls", c'est-à-dire des lieux physiques qui leur sont propres,

dove lavoravano decine di ragazzi e ragazze con l'obiettivo di disseminare la propaganda

russa in rete, attività per la quale Prigozhin è stato coinvolto nelle inchieste statunitensi

sulle interferenze russe nell'elezione di Trump alla presidenza americana nel 2016.

È stato più o meno a questo punto che è nata la Wagner, cioè un gruppo di contractor

militari specializzati che si chiama così perché prende il nome dal soprannome del

suo primo comandante, Dmitry Utkin, che era già stato un guardia del corpo di Prigozhin

e che aveva e ha tuttora delle simpatie naziste, suprematiste e bianche abbastanza evidenti,

anche testimoniate dai suoi tatuaggi sul collo.

Cosa ha fatto e come agisce la Wagner e dove oggi? Qu'a fait Wagner et où opère-t-il aujourd'hui ?

Nonostante in Russia l'attività militare mercenaria sia in teoria vietata, il gruppo Bien que l'activité militaire mercenaire soit théoriquement interdite en Russie, le groupe

Wagner è in breve tempo diventato il braccio operativo in un certo senso della politica

estera di Mosca.

Dove c'era da intervenire in modo rapido, efficace e senza far sfoggio di bandiere russe, Là où il fallait agir rapidement, efficacement et sans exhiber de drapeaux russes,

quindi in operazioni in un certo senso informali, arrivava la Wagner.

La prima operazione a cui il gruppo ha preso parte è stata la guerra in Donbass nel 2014,

quella cominciata subito dopo l'annessione della Crimea alla Russia.

Poi sono arrivate la guerra in Siria tra il 2015 e il 2016, la guerra civile in Repubblica

Sudafricana, il conflitto libico in cui la Wagner ha combattuto al fianco di Haftar,

il Mali e infine come ultima l'invasione dell'Ucraina nel marzo del 2022.

In questi anni e grazie ai contatti acquisiti soprattutto in Africa, la Wagner ha potuto

assicurarsi dei contratti molto ricchi per le estrazioni di minerali preziosi e materie

prime e ha così accumulato un'enorme quantità di denaro che poi è speso nelle operazioni et ont ainsi accumulé une énorme quantité d'argent, qui est ensuite dépensée pour des opérations

successive.

I modi operativi della Wagner sono sempre stati piuttosto sospicci, per rendere l'idea Les méthodes de travail de Wagner ont toujours été assez suspectes, pour vous donner une idée

si possono vedere online diversi video che sono risalenti alla guerra in Siria, ma soprattutto Plusieurs vidéos datant de la guerre en Syrie peuvent être vues en ligne, mais le plus important, c'est qu'il n'y a pas d'autre moyen d'en savoir plus sur le sujet.

più recenti e girati in Ucraina, in cui dei miliziani del gruppo torturano e uccidono les plus récentes, filmées en Ukraine, dans lesquelles des miliciens du groupe torturent et tuent.

con la mazza dei prigionieri e dei commilitoni che erano stati ritenuti evidentemente traditori avec le marteau-pilon des prisonniers et des camarades qui avaient manifestement été considérés comme des traîtres

o disettori. ou des détecteurs.

Tutte queste attività sono state svolte fino a un certo punto in una situazione di gran Toutes ces activités ont été menées jusqu'à un certain point dans un contexte très

segretezza per consentire a Mosca di poter prendere le distanze nel caso fosse stato secret pour permettre à Moscou de prendre ses distances au cas où il serait

necessario, fino a che alla fine dello scorso anno, alla fine del 22, l'immagine del gruppo nécessaire, jusqu'à la fin de l'année dernière, à la fin du 22, l'image du groupe

è cambiata anche ufficialmente perché a novembre la Wagner ha aperto la sua prima

sede a San Pietroburgo e qui è stato un momento di svolta per il suo ruolo pubblico e politico basée à Saint-Pétersbourg, et c'est là que se situe le tournant de son rôle public et politique

nel conflitto in Ucraina.

Veniamo appunto alla guerra in Ucraina, che ruolo ha avuto questa compagnia militare e

privata nel conflitto?

Allora in Ucraina è successo che gli uomini di Prigozhin hanno acquistato un ruolo militare

e strategico sempre più rilevante, in qualche modo anche per coprire e per nascondere i et de plus en plus stratégique, d'une manière ou d'une autre, de couvrir et de dissimuler la

fallimenti dell'esercito regolare. les échecs de l'armée régulière.

Con l'aumento del peso strategico della Wagner a Prigozhin è stato consentito addirittura Avec le poids stratégique accru de Wagner, Prigozhin a même été autorisé à

di reclutare uomini nelle carceri russe, tanto che le autorità statunitensi hanno calcolato

che il gruppo prima delle ultime vicende, delle questioni degli ultimi giorni, avesse que le groupe, avant les derniers événements, les problèmes de ces derniers jours, avait

più di 50.000 miliziani a disposizione, tra cui 10.000 contractos, quindi veri e propri plus de 50 000 miliciens à leur disposition, dont 10 000 contractos, soit une véritable

professionisti e 40.000 ex carcerati.

A gennaio Prigozhin si è vantato di aver conquistato praticamente da solo in autonomia En janvier, Prigozhin s'est vanté d'avoir conquis pratiquement à lui seul

la città ucraina di Soledar, nella regione di Donetsk, e più tardi il gruppo è stato

invece protagonista della più importante battaglia degli ultimi mesi, quella per il controllo

della città di Bakhmut, la cui conquista aveva un ruolo più simbolico che realmente

strategico.

In questa occasione Prigozhin ha per la prima volta accusato apertamente il Ministero della

Difesa di non aver supportato adeguatamente i suoi uomini, per esempio non inviando munizioni

e causando così una carneficina di soldati della Wagner.

Secondo Prigozhin, a Bakhmut ne sono morti addirittura 10.000.

Comunque sia negli ultimi mesi il capo della Wagner ha ripetutamente puntato il dito contro Quoi qu'il en soit, au cours des derniers mois, le chef de Wagner a pointé du doigt à plusieurs reprises les

il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e il capo di Stato Maggiore che si chiama

Valery Gerasimov, accusandoli esplicitamente di incompetenza, di corruzione e di inefficienza.

Tuttavia Prigozhin si è sempre ben guardato a criticare direttamente Putin e in ogni modo

in tutte le situazioni alla fine le cose sono rientrate. dans toutes les situations, les choses finissent par se mettre en place.

Fino allo scorso venerdì, quel giorno le cose sono cambiate, perché Prigozhin ha pubblicato Jusqu'à vendredi dernier, jour où les choses ont changé, car Prigozhin a publié

un video in cui smontava di fatto tutti gli argomenti usati dalla propaganda russa per une vidéo dans laquelle il démonte efficacement tous les arguments utilisés par la propagande russe pour

giustificare la guerra in Ucraina.

In sostanza ha detto che in Donbass non c'è stato nessun genocidio, che le forze ucraine

non hanno sparato sui civili ma sulle postazioni russe nel periodo tra il 2014 e il 2022, che n'a pas tiré sur des civils mais sur des positions russes entre 2014 et 2022, qui

nel febbraio del 22 non era le viste nessun attacco ucraino o della Nato, che per anni

gli oligarchi e gli uomini dell'amministrazione presidenziale russa hanno sfruttato a proprio oligarques et les hommes de l'administration présidentielle russe ont exploité à leur guise

piacimento le risorse del Donbass e che al fronte la situazione per l'esercito russo ressources du Donbass et que, sur le front, la situation de l'armée russe

era molto peggiore di quanto Mosca volesse ammettere.

Poche ore dopo ha annunciato l'ammutinamento dei suoi uomini e la cosiddetta marcia della Quelques heures plus tard, il annonce la mutinerie de ses hommes et la soi-disant marche des

giustizia verso Mosca.

Ora la crisi sembra conclusa, ma questa sfida così diretta al Cremlino cosa significa per

la Russia e per Putin?

Allora sicuramente il monolite che in molti avevano pensato fosse la Russia di Putin,

cioè un paese che marcia al ritmo del suo presidente, il quale presidente controlla

e governa tutto, in realtà non esiste.

E forse in realtà non è nemmeno mai esistito.

Per certi versi, infatti, questa crisi rivela la fragilità proprio delle fondamenta del

potere di Putin, la scarsa solidità di quella che per anni è stata chiamata la sua verticale Le pouvoir de Poutine, le manque de solidité de ce que l'on a appelé pendant des années sa verticale

del potere e in qualche modo mette in discussione uno dei cardini di ogni stato soprano, cioè de pouvoir et, d'une certaine manière, remet en question l'une des pierres angulaires de tout État souverain, à savoir le droit à la liberté d'expression et d'association.

il monopolio della forza.

In questi giorni, a prescindere da quali saranno in futuro le ricadute della crisi, che con These days, regardless of what the fallout of the crisis will be in the future, which with Aujourd'hui, quelles que soient les retombées de la crise à l'avenir, ce qui avec

ogni evidenza non è stata una messa in scena da poveretta ma una crisi vera, si è capito every evidence was not a poor woman's staging but a real crisis, it was understood chaque preuve n'était pas un acte de pauvre femme mais une véritable crise, il a été compris que l'on ne pouvait pas se contenter d'un acte de pauvre femme mais d'une véritable crise.

che il cremlino questo monopolio non ce l'ha.

E l'esito della crisi che si è appena conclusa ha forse qualcosa a che vedere con l'abitudine Et l'issue de la crise qui vient de s'achever n'est peut-être pas étrangère à cette habitude...

di Putin non a delegare le responsabilità di potere, che sarebbe un'operazione perfettamente

normale nelle democrazie mature, ma proprio a dare in outsourcing dei pezzi di potere,

cioè la difesa alla Wagner, la Cecenia al Satapo, Kadirov, l'economia a un gruppo di c'est-à-dire la défense à Wagner, la Tchétchénie à Satapo, Kadirov, l'économie à un groupe d'experts, etc.

oligarchi ristretto e di provata fiducia.

Questo sistema ha creato una costellazione di gruppi di interesse, di potere, che sono

stati governati e tenuti buoni non attraverso la legge, ma grazie alla distribuzione di

ricchezze e di incarichi, magari mettendo questi gruppi gli uni contro gli altri e in

qualche modo costringendoli a mostrare in continuazione il loro asset principale nei

confronti del potere, cioè la fedeltà al capo.

Questo sistema ha tenuto per anni, anche consentendo a Putin di proiettare verso l'esterno un'immagine

di solidità e di gestire il potere in modo sempre più autoritario, ma evidentemente

la guerra lo ha fatto saltare.

E in qualche modo ne ha evidenziato anche la fragilità intrinseca.

Dietro al controllo verticistico e personale di Putin si è scopricchiato infatti un verminario

di interessi di clan, di gruppi di potere molto intricato.

Il risultato è che in questi giorni gli uomini di Prigozhin hanno tirato giù un elicottero

dell'esercito regolare, uccidendo 12 soldati russi e per poco non si sono scontrati con

l'esercito regolare russo e con i miliziani di Kadirov.

D'altra parte, senza voler fare paragoni troppo forzati, la storia russa in qualche modo è

attraversata da episodi simili, da sempre, dai torbidi del Cinquecento fino alla ribellione

degli Strelizzi, che erano un corpo di guardia d'elite dello Tsar alla fine del Seicento,

passando poi per la guerra civile dopo la rivoluzione e arrivando fino allo scontro

del 1993 tra il Presidente e Elsin il Parlamento.

Ora è difficile capire che conseguenze avrà la situazione attuale.

Secondo alcuni osservatori Putin diventerà ancora più brutale e più autoritario, altri

sostengono invece che la crisi l'ha reso più debole e più ricattabile.

Probabilmente le due cose non si escludono a vicenda.

Bisognerà solo capire se il Cremlino riuscirà a riportare le forze che sono venute fuori It will just have to be seen whether the Kremlin will be able to bring back the forces that have come up

dalla lampada sotto il proprio dominio o se la situazione è destinata a farsi ancora

più caotica e più instabile nei prossimi giorni.

Per adesso i segnali vanno in entrambe le direzioni ed è difficile coglierli.

Che conseguenze avranno invece i fatti di questi giorni per la guerra che si sta combattendo

in Ucraina?

Dunque al fronte i combattimenti in questi giorni sono continuati con la solita intensità.

L'esercito ucraino che sabato sera ha dichiarato di aver riconquistato delle porzioni di territorio

intorno al Bakhmut, in realtà ha riassessamenti di pochi metri.

Per adesso la leadership militare ucraina è rimasta abbastanza prudente e non ha fatto

dichiarazioni su ciò che si aspetta dalla crisi o sulla parte del fronte in cui intende

concentrare le sue attività.

Molto dipenderà da cosa succederà con i miliziani della Ex Wagner, cioè quando e

se saranno integrati nell'esercito russo e in caso dove saranno dislocati.

Con ogni probabilità comunque l'instabilità al confine sul fronte potrebbe facilitare

la controffensiva ucraina.

In che modo, in che misura, però è presto per dirlo.

Quello che è certo è che in questi giorni la Russia ha continuato a bombardare.

Kiev è stata colpita di nuovo, come è successo decine di volte nelle ultime settimane, tra

venerdì e domenica, e ci sono stati nuovi morti tra i civili.

Una routine terribile che purtroppo non è stata interrotta neanche dalla crisi della

Wagner e dai fatti più recenti.

Grazie Andrea Pipino.

Grazie a voi.

La notizia di Scienza della settimana raccontata da Elena Boille, vicedirettrice di Internazionale.

Negli anni Ottanta il caso di un paziente affetto d'amnesia, chiamato NN, permise di

capire meglio alcuni aspetti del funzionamento della memoria.

NN era perfettamente in grado di memorizzare una serie di numeri a caso, oppure fatti,

date, nomi e altre informazioni astratte, ma non riusciva a richiamare alla mente nessuna

esperienza personale, come una festa di compleanno, una vacanza o un incontro.

Niente.

Come era possibile che la sua cosiddetta memoria semantica fosse intatta, mentre quella episodica

non funzionava?

Come potevano essere scollegate?

Sorprendentemente NN aveva anche un altro problema.

Non riusciva a immaginare il futuro.

Per lui era impossibile fare un'ipotesi su cosa avrebbe potuto fare il giorno dopo.

I suoi sforzi per immaginare un futuro personale sembravano inutili quanto quelli per ricordare

il suo passato.

Il caso di NN suggerì che potesse esserci una connessione tra memoria e immaginazione

a livello cerebrale, che la capacità di pensare al ritroso, al passato, fosse strettamente

legata alla capacità di pensare in prospettiva al futuro.

Da allora gli studi sono andati avanti e l'articolo che abbiamo ripreso dalla rivista scientifica

Nautilus, nell'ultimo numero di Internazionale, spiega bene perché possiamo dire che ricordare

è un processo creativo, un atto dell'immaginazione.

Il lavoro del sesso è un modo di controbalanciare questa dominazione, di prendere il potere

su questa dominazione perché imposiamo le nostre proprie regole, noi decidiamo di tutto.

Non abbiamo un patrone, non abbiamo un marito, solo noi per guidarci dalla nostra situazione.

Non abbiamo bisogno di uscire dalla prostituzione, solo abbiamo bisogno che ci aiutino a avere

dei diritti.

Non abbiamo bisogno di essere salvate, non abbiamo bisogno di essere aiutate a uscire

dalla prostituzione.

Dobbiamo essere aiutate ad avere dei diritti, dice questa sex worker in un'intervista a

un sito francese.

Un anno fa, il primo giugno 2022, il Belgio diventava il primo paese europeo e il secondo

al mondo dopo la Nuova Zelanda nel 2003 a depenalizzare la prostituzione.

È stata la pandemia a dare una svolta al percorso della legge e a convincere il Parlamento

belga ad approvarla.

Durante i mesi di lockdown, infatti, in Belgio come nel resto del mondo è emersa in modo

evidente la fragilità delle persone che offrono servizi sessuali, che in quel periodo sono

rimaste senza reddito, come altre categorie di lavoratori e lavoratrici, ma poiché il

loro lavoro non è riconosciuto non hanno potuto soffrire di nessun sussidio.

La battaglia del Movimento per la Depenalizzazione e il Riconoscimento del Lavoro Sessuale va

avanti da decenni, ma si scontra ancora con l'idea che lo scambio di sesso per denaro

sia moralmente inaccettabile.

Ne parliamo con Barbara Bonomi-Romagnoli, giornalista e ricercatrice indipendente in studi di genere

e femminismi della rete GRIPS.

La legge belga ha depenalizzato il lavoro sessuale, che significa che ha revocato tutte

quelle misure penali, ma anche ordinanze amministrativi o civili, che ponevano il lavoro sessuale

sia in strada che dentro casa, come lavoro collettivo, o anche la stessa pubblicità

di servizi sessuali che a volte si può incontrare.

In un sistema depenalizzato il lavoro sessuale viene quindi rimosso dall'ambito del diritto

penale e viene inserito in un quadro giuridico di tipo commerciale o diritto del lavoro stesso.

E siccome non è ritenuto un crimine, viene depenalizzato anche quello che passa come

favoreggiamento, ossia quando a volte si tratta anche di un semplice aiuto e sostegno alla

persona che vuole offrire servizi sessuali a bisogno di un posto dove stare, magari non

può pagare l'affitto e io come amica le dico, guarda vieni qui ti do la mia stanza.

In questa legge le lavoratrici del sesso, e uso il femminile plurale perché la maggior

parte sono donne, hanno in questo modo raggiunto una situazione in cui sono uscite completamente

dall'illegalità, che vuol dire anche avere accesso all'assicurazione sanitaria, come

nel caso del Belgio dove non c'è un sistema sanitario nazionale, al congetto di maternità,

eventualmente alla disoccupazione.

E per fare un esempio concreto che riporta anche all'Italia, se ci fosse stata una depenalizzazione

della prostituzione anche da noi, durante il Covid le lavoratrici del sesso avrebbero

avuto accesso ai sussidi che sono stati erogati.

Hai parlato finora di lavoro sessuale ma si sente spesso usare la locuzione inglese sex

work per indicare questa attività.

Che cos'è il sex work?

Il sex work è letteralmente lavoro sessuale, viene utilizzato in inglese spesso anche da

noi perché in inglese ha una connotazione politica molto chiara, nel senso che viene

ritenuto un lavoro al pari degli altri.

In Italia si fa ancora molto fatica ad accettare che invece il lavoro sessuale possa essere

ritenuto un lavoro come gli altri e spesso, soprattutto nell'opinione pubblica, si fa

molto confusione tra sex work, prostituzione coatta, prostituzione anche scelta e tratta.

Sono invece parole diverse che hanno significati differenti, tutte probabilmente soffrono di

essere molto stereotipate e hanno sempre comunque un pregiudizio nel momento in cui

vengono utilizzate.

La persona che professa il sex work in alcuni paesi ad esempio lo fa anche per le persone

che hanno disabilità e quindi in quel caso tanto più viene considerato un lavoro.

E soprattutto dire sex work significa non sotto intendere che tutte le donne che fanno

questa professione necessariamente sono sfruttate, stanno in un contesto di prostituzione coatta

con qualcuno che magari prende la maggior parte dei soldi che dovrebbero ricevere loro

oppure sono vittime di tratta.

Questo non significa che non ci sia la tratta, assolutamente la tratta c'è, va combattuta,

i numeri purtroppo sono molto alti, quindi è sicuramente una minoranza quella delle

donne che svolgono lavoro sessuale in una maniera sicura e per scelta.

Utilizzare senza consapevolezza questi termini in maniera in qualche modo interscambiabile

è sbagliato perché poi sono ricate su tutte quante queste forme e da lo stesso pregiudizio.

Per non pensare poi alla cornice generale della nostra cultura patriarcale che divide

le donne tra sante e puttane con tutto quello che ne deriva.

Mi piace citare in questo caso il libro, finalmente tradotto anche in italiano, di Molly Smith

e Juno Mack che sono due attiviste, anche prostitute inglesi, che hanno scritto questo

testo molto bello che si intitola Prostituta in rivolta che si apre dicendo che le sex

workers sono dappertutto.

Sono le nostre vicine di casa, le madri dei compagni di scuola dei nostri figli, possono

stare in fila alla cassa dietro di noi quando paghiamo un bollettino postale, possono vendere

sesso nella nostra azienda, nel nostro partito, nella sala d'attesa del medico di famiglia,

ma ci sono anche molte sex workers nei luoghi di detenzione, soprattutto le donne migranti

che possono stare nei centri di detenzione permanente, ma ci sono anche molte sex workers

che fanno le battaglie affinché queste donne siano fuori dai centri di detenzione.

Nel dibattito pubblico però e anche in una parte del movimento femminista l'idea prevalente

è che le prostitute siano sempre vittime, sfruttate o nel migliore dei casi costrette

a prostituirsi.

C'è molta resistenza a considerare il lavoro sessuale come un lavoro?

Sì, credo perché è un tema che divide molto, soprattutto perché è collegato a una tematica

molto complessa come quella della sessualità e dei rapporti di potere fra sessi e generi.

In primo luogo si fa fatica ad accettare che ci possa essere consapevolezza e autodeterminazione

quando si parla di sesso in cambio di soldi.

Se io ragiono su questa cosa penso per esempio al lavoro meraviglioso fatto da Paola Tabet,

un'antropologa italiana che ci ha ricordato in tempi non sospetti che c'è uno scambio

sesso economico anche nell'istituzione matrimoniale.

Però in quel caso nessuno si scandalizza e nessuno pensa a tutte le donne che in cambio

di una stabilità, di una sicurezza materiale, magari hanno fatto sesso con i loro mariti

anche quando non lo volevano.

Riflettiamo anche su questo.

Un'altra delle critiche che viene mossa per esempio dalle sex worker, anche da molte donne

dei femminismi, è loro che dicono che voi state vendendo una parte intima, come è possibile

pensare che sia un lavoro?

Una controrisposta a questa osservazione è che differenza c'è parlando di intimità

tra un genitale e il cervello?

In alcune condizioni di lavoro anche la prestazione intellettuale può diventare qualcosa di poco

dignitoso.

E in generale la riflessione che fanno i movimenti delle attiviste per i diritti civili e sociali

delle prostitute che sono presenti in tutto il mondo da tantissimi decenni, in qualche

modo dai anni 70 e poi, sono state anche protagoniste del grande movimento degli anni 70 del femminismo,

mettono in discussione in generale tutto il modello neoliberista e capitalistico e quindi

loro dicono attenzione perché anche altri ambiti lavorativi, le lavoratrici e i lavoratori

sono sfruttati, mal pagati e quindi quanto è degradante il nostro lavoro rispetto a

lavorare in fabbrica o fare il rider quando non ci sono i diritti minimi rispetto a quella

professione.

Quindi credo che in assoluto la cosa più importante da fare sia ascoltare quello che

hanno da dire le protagoniste, cioè sentire cosa loro vogliono, pensano anche perché

sono molto lucide nel dire che proprio perché è un lavoro come un altro, il sex work non

va né demonizzato e né santificato, non è il lavoro più bello del mondo, loro spesso

dicono che lo fanno per circostanza e quindi bisogna ascoltare questa loro richiesta di

attenzione rispetto a una circostanza che può esserci nella vita e che non va giudicata,

non va stigmatizzata.

Quali sono i benefici della depenalizzazione?

Depenalizzare significa garantire prima di tutto la dignità e la qualità della vita

delle persone perché depenalizzando si riesce poco alla volta anche a togliere lo stigma

e a far sì che le persone non siano in una condizione di pericolo e di rischio.

Dicono spesso le sex worker che con la depenalizzazione è più facile combattere anche lo sfruttamento

perché quando invece c'è la criminalizzazione è molto difficile per loro andare a denunciare

l'eventuale persona che le sfrutta perché sono a rischio di arresto, di espulsione nel

caso di donne migranti oppure se vanno a denunciare il fatto che un eventuale affittuario

le ricatta facendole pagare a nero un affitto molto più alto c'è il fatto che se vanno

a dirlo in un contesto di criminalizzazione non possono farlo.

Depenalizzare significa permettere alle sex worker di lavorare in sicurezza ma aiuta anche

il resto delle altre donne perché sempre Smith e Meck sottolineano come la criminalizzazione

della prostituzione alimenta in realtà la violenza nei confronti di tutte le donne perché

le sex worker diventano un po' il campo di addestramento per gli uomini brutali e violenti

perché sanno che su di loro possono fare tutta una serie di cose in virtù del fatto

che queste donne non hanno la capacità di proteggersi o di ottenere giustizia perché

spesso e volentieri non sono nemmeno credute.

In generale le donne non vengono credute quando subiscono violenza, molestie.

Se a denunciarla una prostituta doppiamente non viene creduta.

In Italia cosa dice la legge?

In Italia abbiamo una legge che ha compiuto quest'anno 65 anni ed è la legge Merlin,

la famosa legge Merlin che nel 58 ha abolito le case chiuse che erano sicuramente qualcosa

di molto brutto e che andava assolutamente abolito.

Però una cosa che non sanno molte persone è che in realtà la legge Merlin non dice

che la prostituzione sia un reato.

Assolutamente no, non è un illecito penale né per chi la offre né per chi la richiede

ma sono invece soggetti al penale le pratiche di sfruttamento perché appunto a Merlin

interessava abolire non tanto la prostituzione quanto lo sfruttamento delle donne e le pratiche

di schedatura che all'epoca venivano fatte dai prefetti sulle donne.

Però la legge Merlin lascia appunto questa zona molto ambigua rispetto al favoreggiamento,

l'induzione e questo di nuovo si torna a quello che dicevamo all'inizio, se io aiuto

un'amica offrendo le casa oppure se tra sex worker vogliono mettere su una cooperativa,

fare rete, cercare di sostenersi a vicenda non possono farlo proprio in virtù di questo

reato di favoreggiamento.

Il 2 giugno in occasione della giornata internazionale del sex work a Bologna si è svolto il primo

congresso di sex worker in Italia dopo quasi 20 anni.

Cosa si è detto?

Sì è stato un momento molto importante non solo perché nazionale che ha richiamato tantissime

persone hanno partecipato molti movimenti e associazioni tra cui il MIT, Movimento Identità

Trans, lo storico Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute di Bordenone con Pia Covre,

uni collettivi come Ombre Rosse e la rete GRIPS che è il gruppo di ricerca italiano

su prostituzione e lavoro sessuale.

È stato un momento in cui appunto le sex worker italiane hanno ribadito che è necessario

togliere del tutto il reato di favoreggiamento e adescamento e arrivare alla totale depenalizzazione

come in altri pochi paesi nel mondo e lo chiedono proprio per avere il diritto all'esistenza.

Questo è un aspetto molto importante perché è stato ricordato anche da Porpora Marcasciano

che è la storica fondatrice del MIT quando dice che la prostituzione ad esempio per molte

donne e uomini trans a volte è una via di uscita da situazioni difficili quando si

hanno problemi per emanciparsi e per autodeterminarsi perché sappiamo che anche nei loro confronti

c'è molta stigma e discriminazione e le persone trans a volte quando stanno appunto

nella fase anche di transizione che non hanno i documenti in regola rispetto all'identità

che mostrano a volte hanno fatica a trovare lavori altri.

Quindi è stato un momento importante per ricordare soprattutto quello che riguarda

le donne migranti visto che siamo un paese dove arrivano tantissime donne migranti la

rete italiana composta anche da donne migranti ha ricordato anche quanto per esempio i DASP

urbani e tutta una serie di misure amministrative prese da alcuni sindaci impattano soprattutto

sulla parte più vulnerabile della popolazione delle sex worker.

Grazie a Barbara Bonomi Romagnoli.

Grazie a voi.

Grazie a voi.

Grazie a voi.

Tra i prossimi appuntamenti segnalo Divina Invencion, una conferenza spettacolo sull'amore

del drammaturgo franco-uruguayano Sergio Blanco e il concetto in piazza del Duomo della grande

cantante folk statunitense Rhiannon Giddens.

Il Festival dei Due Mondi con il suo ricco cartellone curato da Monique Veaux e l'unicità

dei suoi spazi si conferma uno degli appuntamenti più stimolanti e originali della stagione.

Spoleto Festival dei Due Mondi fino al 9 luglio.

Grazie a schiocciolainternazionale.it ho mandato un messaggio vocale al numero che

trovate nella descrizione del podcast e dell'episodio.

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L'appuntamento con il mondo è domattina alle 6 e 30.