Edvard Munch | L'urlo - YouTube
Questa è una delle immagini dell'arte moderna che ci sono più familiari. L'urlo nacque da un
tremendo attacco di panico che Edvard Munch ebbe nel 1892. Lo sappiamo con precisione
perché l'artista stesso descrisse le emozioni che lo scossero mentre
passeggiava lungo un sentiero fuori Oslo. Una sera camminavo lungo una strada con
due amici. Su un lato c'era la città, sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato (…) il
sole stava tramontando e le nuvole erano rosse come sangue. Ho percepito un grido
che squarciava la natura. Avendo la sensazione di sentirlo. Ho dipinto questa immagine, ho dipinto
le nubi come sangue vero. I colori gridavano. Munch fissò sulla tela questo momento di terrore,
di panico. Rappresentò il grido percepito con una serie di linee ondulate che stringono in
una morsa la figura al centro del dipinto. Il volto è un'immagine primitiva di paura e il
corpo sembra prosciugato, schiacciato da questo urlo agghiacciante. Le mani sono premute sulle
orecchie per non sentire nulla. La vita sembra irrimediabilmente lontana e perduta nei profili
azzurrati delle barche e nella sagoma tenue del campanile. L'effetto drammatico è accentuato
dalla presenza degli amici distaccati, lasciando intendere che il trauma è il frutto della mente
del soggetto e non del mondo esterno. Pur essendo legato al simbolismo,
come dimostrano la ricerca di un'analogia tra suono e colore e la fluidità del segno,
Munch seppe dare alla propria arte qualcosa in più. Un'intensità inedita cui guarderanno
come a un modello i fauves e soprattutto gli espressionisti tedeschi. Questi ultimi
in particolare erano uniti al maestro norvegese da un altrettanto tragica visione del vivere.