×

Nós usamos os cookies para ajudar a melhorar o LingQ. Ao visitar o site, você concorda com a nossa política de cookies.

image

Novelle per un anno (Graded Reader), Capitolo 1. Il treno ha fischiato

Capitolo 1. Il treno ha fischiato

Povero Belluca! Belluca lavora in un ufficio, il suo compito è fare i conti. I suoi colleghi lo guardano e pensano:

– Guarda Belluca! Pensa solo ai conti.

– Belluca sa fare solo questo.

Lui è sempre buono e tranquillo. Spesso il direttore lo tratta male, malissimo, a volte anche con pugni e calci. Lo fa, spesso, per ridere, per vedere se fa qualcosa, se risponde. Lui… sta zitto. Perché non risponde? Non lo sappiamo. Forse ha paura. Forse non sente più niente: è normale. Sappiamo una cosa: è sempre lì, a lavorare. In silenzio.

Ma un giorno… ecco una cosa incredibile. Arriva con mezz'ora di ritardo! Belluca arriva in ritardo? È la prima volta! Non solo: ha un'aria strana, nuova! Si mette seduto, davanti al suo tavolo. Ma quel giorno non lavora, non fa niente.

I suoi colleghi lo guardano e pensano: “Che cosa fa? !”

La sera arriva il suo capo. Entra in ufficio e vede che non ha fatto nulla.

E come mai? Belluca sorride e apre le mani, ma non dice niente.

– Che significa?

– Il treno, direttore!

– Il treno? Che treno?

– Il treno ha fischiato!

– Il treno?

– Sì, sì, direttore! E così sono andato subito in Siberia oppure… nelle foreste del Congo. In un attimo, direttore!

Tutti ridono. Tutti, ma non il direttore. Questa volta non lo tratta male per gioco. Questa volta il direttore ha un motivo: Belluca si è comportato male, malissimo, non ha lavorato e dice queste cose senza senso. Comincia a picchiare la sua vittima, la solita vittima dei suoi soliti scherzi.

Ma quel giorno è diverso perché… Belluca risponde! Grida che il treno ha fischiato e ora il suo capo non lo può più trattare male.

I suoi colleghi lo fermano subito e lo portano all'ospedale dei matti, mentre lui fischia e dice:

– Partiamo, partiamo… Signori, per dove? Per dove?

I suoi occhi… sono cambiati: ora sono vivi, come gli occhi di un bambino, o di un uomo felice. Ha sempre pensato solo a documenti, a numeri, a conti. Ora è un poeta, parla di azzurre montagne nevose.

Arriva all'ospedale. I dottori lo guardano e dicono: “Ha la febbre alla testa”. Parlano, parlano tra loro e lo guardano.

Un dottore dice una cosa, uno un'altra. Un medico pensa ad una malattia, uno ad un'altra.

Tutti i suoi colleghi vanno in ospedale per sapere come sta. Vogliono sembrare tristi, ma forse sono contenti, per aver fatto questa buona azione. E tutti, mentre tornano a casa, ripetono quello che hanno detto i dottori: “febbre alla testa!”. Uno chiede ad un altro:

– È matto?

– Muore?

– Mah…

– Morire? No, il dottore dice di no.

– Ma che dice? Che dice?

– Sempre le stesse cose. Dice che il treno ha fischiato…

– E continua a fischiare anche lui!

– Povero Belluca.

I suoi colleghi raccontano questa storia anche a me. E io gli rispondo:

– State tranquilli signori, io conosco Belluca. Non è matto, non è diventato matto. Non so cosa gli è successo, ma sicuramente non è matto.

Io vivo vicino alla casa di Belluca. Lo conosco da tanto tempo. Ho sentito dolore per lui, ma nessuna sorpresa. Se una persona vive come vive lui, ogni cosa, anche un sasso lungo la strada, può avere effetti straordinari.

Tutte le persone che abitano vicino a Belluca pensano sempre: “Come fa a vivere così?”. Quindi, se vogliamo capire perché ora è malato, dobbiamo pensare alle sue condizioni di vita.

Belluca vive con la moglie, la suocera e la sorella della suocera.

Queste persone sono cieche, tutte, hanno sempre bisogno di aiuto. E non solo: ha anche due figlie. Si sono sposate, ma i mariti sono morti e loro sono subito ritornate a vivere a casa. Una con quattro bambini, l'altra con tre bambini. Queste figlie sono un aiuto per il povero Belluca? No, no. Loro aiutano solo la madre, e solo quando vogliono. Lui no, lui deve pensare a tutti.

Nessuno ha un lavoro e lui deve guadagnare per dare cibo a cinque donne e sette bambini. Il suo stipendio è poco, non basta. Per questo cerca sempre altri lavori. Ogni sera torna a casa con del lavoro in più: documenti da copiare, per avere un po' più di denaro.

Entra in casa e cosa ascolta sempre? Solo tante grida, litigi, pianti, tazze e piatti rotti. Litigano perché dodici persone devono e vogliono dormire, ma ci sono solo tre letti. Non è facile per lui copiare i documenti con tutto questo rumore.

Solo dopo molte ore torna il silenzio. Tutti finalmente dormono, ora Belluca può davvero iniziare a lavorare.

Lavora, lavora, poi la penna cade sul tavolo e lui, molto stanco, va a dormire su un divano vecchio e brutto. Da tanti anni ha dimenticato completamente che il mondo intorno a lui esiste. Questa, questa è la sua vita.

Quel giorno vado anche io a salutare Belluca, in ospedale, per vedere come sta. Ha ancora occhi strani e vivi. Ma è normale, normalissimo. Ride, ride perché tutti i medici, infermieri e colleghi dicono che è matto.

– Ciao Belluca, che è successo? Sei veramente diventato matto?

– No, no… purtroppo!

Cominciamo così a parlare. E mi racconta che una notte, due giorni fa…

… due giorni fa, Belluca va a dormire, come al solito, sul divano. È molto stanco, ma stranamente non ha subito sonno. E così, all'improvviso, nel silenzio profondo della notte, sente, da lontano, fischiare un treno.

Non potete immaginare che emozione unica, per lui! Il fischio di quel treno ha aperto di nuovo il mondo chiuso di Belluca. Fermo sul suo letto, decide di seguire, con la mente, quel treno.

Dentro la sua casa c'è solo povertà, tristezza, problemi. Fuori… fuori c'è il mondo: Firenze, Bologna, Torino, Venezia. In queste città c'è stato, tanti anni fa, ora le immagina di nuovo. Le vede di nuovo! E poi, ci sono montagne bellissime. Le vede, le vede. Le azzurre montagne nevose ci sono veramente!

Capisce che il mondo è andato avanti. Gli uomini, tutti gli uomini, vicini a lui o lontani, hanno continuato a vivere. Lui no, lui vive come un animale da lavoro, da tanti anni, chiuso nella sua casa e nel suo ufficio.

Ha dimenticato il mondo esterno, ha dimenticato di vivere. Ma ora, grazie a quel fischio, quel mondo è tornato da lui.

Ecco cosa è successo a Belluca: si è ubriacato di vita! E vuole continuare!

Quante cose ha perso in questi anni? Quanta bellezza? Quanta vita?

Certo, dobbiamo dire che la sua condizione, alla fine di questa storia, non è cambiata di molto. È uscito dall'ospedale, è tornato a casa, ha i problemi di sempre. È tornato al lavoro, ha chiesto scusa al direttore, si è seduto al suo posto e ha iniziato a lavorare, come ogni giorno. Ma adesso ha una consolazione: ogni tanto può fermarsi, alzare la testa, fare un respiro… e viaggiare in Siberia, oppure… nelle foreste del Congo.

Il suo capo deve accettare questi viaggi di Belluca. Sono il suo modo per ubriacarsi un po' di vita:

– Facciamo in un attimo direttore. Ora che il treno ha fischiato!

Learn languages from TV shows, movies, news, articles and more! Try LingQ for FREE