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Mistero in Via dei Tulipani (Graded Reader), Capitolo 7. "Domenica mattina"

Capitolo 7. "Domenica mattina"

Simona: è stata lei a chiamare la polizia. Adesso sta raccontando tutta la storia a Giacomo e a un poliziotto:

– Era mezzanotte e mezza e non riuscivo a dormire. Pensavo a Giacomo. Solo, forse in pericolo. Mi sono alzata e sono andata alla finestra. Dalla mia finestra si vede il giardino, ma non il portone. Ho visto Giacomo correre attraverso il giardino con una borsa in mano. Subito dopo ho visto il signor Moreno. Andava verso il garage con un corpo sulle spalle. Ho capito che era quello di Giacomo! Vi ho subito telefonato e poi sono scesa. Ho visto il signor Moreno in macchina. Anche lui mi ha visto e ha gridato. È sceso dall'auto, e io sono corsa via. Poi per fortuna siete arrivati voi.

– E io sono salvo! – esclama Giacomo.

– Sei stato molto imprudente – dice il poliziotto – Hai corso un grosso rischio.

– Sì, ma adesso abbiamo il colpevole.

– È troppo presto per dirlo, ragazzo. Adesso portiamo la statuetta in laboratorio. Dopodomani i risultati delle analisi ci potranno dire se il signor Moreno è veramente colpevole.

– Siete stati dei pazzi!!! – Questa è la voce del papà di Giacomo. I ragazzi si voltano e vedono che i loro genitori sono lì e hanno sentito tutto. Sembrano molto arrabbiati.

Simona entra in casa e Giacomo non ha neppure avuto il tempo di dirle grazie.

Il giorno dopo è domenica. Sono le nove di mattina e ancora tutti dormono. Ma no... non tutti. Giacomo è sveglio! Anche se è andato a letto tardi, dopo una ramanzina da parte dei genitori, alle otto era già in piedi. Anche Simona è già in piedi. Ha subito mandato un sms.

Sveglio?

Sì.

Ci vediamo adesso?

Sì. In giardino.

In giardino Giacomo e Simona si siedono sotto un albero.

– Sono vivo grazie a te – dice Giacomo a Simona. Lei sorride. Con dolcezza. La vocina parla a Giacomo e gli dice: «Adesso, adesso. È ora». E Giacomo, finalmente, bacia Simona.

Giacomo e Simona salgono le scale. Quando passano davanti all'appartamento della signora Bianchi, la porta improvvisamente si apre.

– Oh, ragazzi... – dice lei – perché non entrate? Voglio parlarvi un secondo.

I due entrano nell'appartamento.

– Ditemi, cosa è successo ieri sera? Ho sentito tanto rumore...

Giacomo guarda per un attimo Simona prima di rispondere. Poi dice:

– È venuta la polizia. Hanno arrestato il signor Moreno.

– Il signor Moreno? E perché?

– Per l'assassinio del signor Cassi, lo hanno trovato con l'arma del delitto.

– Capisco. – La signora Bianchi è molto seria. Non sorride come fa sempre.

– E voi, che cosa c'entrate in tutto questo?

– È una lunga storia – dice Simona. – Adesso dobbiamo proprio andare.

– Se i nostri genitori si svegliano e non ci trovano, si preoccupano – aggiunge Giacomo.

– Ah ah... Non sanno che siete insieme... – fa lei.

Sono sulla porta, e qui la signora Bianchi fa l'ultima domanda:

– E della statuetta cosa ne hanno fatto?

«La statuetta??? Ma io non ho parlato di nessuna statuetta. Ho detto: arma del delitto» pensa Giacomo.

– Cosa c'è? – chiede la signora Bianchi che ha visto l'espressione di sorpresa di Giacomo.

– Niente, niente – risponde il ragazzo. – Adesso dobbiamo proprio andare, signora.

Ma la donna si mette davanti alla porta.

– Voi, adesso, non andate proprio da nessuna parte – dice. «Ha capito!» pensa Giacomo e si avvicina alla signora Bianchi. Giacomo è ancora un ragazzo, ma è alto, più alto della donna.

– Ci faccia passare – dice.

La signora mette la mano in tasca e tira fuori una... pistola. La punta sui due ragazzi.

– Bene, adesso, da bravi bambini, fate quello che dico io. Andate in salotto!

«Ha una faccia terribile...» pensa Simona «fa veramente paura».

– Adesso sedetevi!

I due ragazzi si siedono.

– Cosa vuole fare? Se spara, tutto il palazzo sentirà...

– No, mio caro. La mia pistola ha il silenziatore. Giacomo, tu sei proprio un bel ragazzo. Mi dispiace doverti sparare.

Giacomo cerca di prendere tempo. E il miglior modo per prendere tempo è... parlare.

– Ma perché? Perché ci vuole sparare?

– Ah, lo sai benissimo. Il signor Moreno non ha ucciso nessuno. Sono stata io. Io ho ucciso Cassi. Lui sapeva della mia relazione con Moreno e voleva dire tutto a mio marito.

– Ma... il signor Moreno?

– Il signor Moreno è un vigliacco. Uno di quelli che dice: «Io faccio, io qui, io là», ma non ne ha avuto il coraggio. Io sì, però. Ieri ero a casa, sola. Sono andata nell'appartamento del Cassi. Lui mi ha fatto entrare, mi ha detto: «Se lei è carina con me, posso anche farle uno sconto». Io non ci ho visto più dalla rabbia, ho preso una statuetta da uno scaffale e l'ho colpito, l'ho colpito, l'ho colpito...

Adesso anche Giacomo si accorge che gli occhi della signora Bianchi sono strani, non occhi da gatto, ma occhi da pazza, come ha detto Simona. Ma ormai è... troppo tardi.

La donna ha alzato la pistola verso Simona.

– Tu non mi piaci e non mi sei mai piaciuta.

– Drin drin drin. Qualcuno suona il campanello. La signora Bianchi gira la testa verso la porta. Giacomo non perde un secondo. Scatta in avanti e la getta a terra. Lottano e lui riesce a toglierle la pistola di mano.

– Drin drin drin – il campanello suona ancora. Una voce dal di fuori:

– Signora Bianchi, sono la signorina Valle. Devo dirle una cosa.

Giacomo adesso è in piedi, con la pistola in mano puntata sulla signora Bianchi.

Simona apre la porta.

La signorina Valle è lì in piedi insieme al suo cane.

– Ha fatto i suoi bisogni qui, povero cagnetto... mi dispiace tanto... – sta dicendo, ma poi si blocca.

– Simona, cosa fai qui? – chiede.

Simona l'abbraccia.

– Oh, signorina Valle! – dice – Quanto sono felice di vederla!

Dieci minuti dopo la polizia è di nuovo nel palazzo di Via dei Tulipani.

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