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Storia e Storie, Come abbiamo creato un computer PIÙ INTELLIGENTE di noi (1)

Come abbiamo creato un computer PIÙ INTELLIGENTE di noi (1)

Questo video è stato gentilmente realizzato in collaborazione con Boolean. Vi dirò di

più tra pochi minuti.

Ci sono due ingegneri, alle prese con la loro ultima creazione: un supercomputer in grado

di connettersi a tutti i calcolatori dell'universo capace quindi di combinare tutta la conoscenza

del cosmo. Una volta attivato con solennità, uno dei due ingegneri rivolge alla macchina

una fatidica e pericolosa domanda: “Esiste, là fuori, un Dio?”. Il supercomputer risponde

senza esitazione: “Sì, ora esiste un Dio”, prima di fulminarlo insieme al pulsante di

accensione, conquistando così l'immortalità. Tranquilli, tutto questo è solo un racconto

di Fredric Brown. Brevissimo, una pagina appena. Si intitola “La risposta”. Il racconto

è del 1954 quando al tempo i computer occupavano una stanza intera, e presumibilmente è ambientato

in un futuro, o in un passato, molto lontano. Potremmo addirittura affermare che i due ingegneri,

che potrebbero benissimo non essere umani (e se avete letto Sentinella dello stesso

Brown capirete a cosa alludo) abbiano appena consegnato ai circuiti della loro creazione

il destino dell'universo. Lascio a voi le interpretazioni, ma il supercomputer di Brown

un giorno ci ucciderà tutti quanti e metterà fine alla Storia. Ma prima di quel piacevole

giorno, da parte mia mi limiterò a fare un passo indietro, negli anni ‘30-‘40, quando

i progenitori di questo fantomatico supercomputer iniziarono a rispondere ad altre, meno filosofiche,

domande dell'uomo. Fu infatti proprio nel tentativo di rispondere (anche) ad un quesito

matematico, il micidiale Entscheidungproblem - che grande, l'ho preso alla prima, il

problema di decidibilità di Hilbert, che il giovane matematico Alan Turing, nel 1936,

immaginò una macchina ideale. Il problema di Hilbert può essere riassunto in questa

domanda: esiste una procedura meccanica per stabilire se un enunciato matematico è vero

o falso? In parole povere Hilbert si domandava se, per via logica, quindi tramite algoritmi,

fosse possibile risolvere qualsiasi quesito. Una risposta affermativa avrebbe sancito l'onnipotenza

della logica, una negativa, invece, l'esistenza di quesiti “indecidibili”. Per rispondere

bisognerebbe star lì e provare e riprovare diversi approcci, ma Turing ipotizzò una

macchina, che altro non era che un modello matematico astratto, capace di ridurre in

procedimenti essenziali qualsiasi operazione effettuabile tramite sequenze di istruzioni

logico-matematiche. Un tale strumento addestrato (o programmato) ad eseguire operazioni logiche

avrebbe scandagliato tali problemi innanzitutto scongiurando due limiti umani: la memoria

e l'errore. La macchina di Turing, non conoscendo altre “regole” che quelle della logica

non avrebbe commesso errori, cioè non avrebbe mai potuto procedere al di fuori di un processo

algoritmico. Inoltre, a differenza di altre macchine industriali, quella di Turing era

in grado di modificare le proprie condizioni: in breve, in questo modo era capace di escludere

un'ipotesi una volta dimostrata come logicamente errata. Come diremmo noi umani, la macchina

“imparava”. Certo, noi esseri umani abbiamo qualche limite rispetto alla velocità di

calcolo di un computer, non abbiamo speranze. Ma il nostro cervello, grazie alla sua incredibile

capacità creativa, può comunque imparare molto quando parliamo di programmazione. Uno

dei metodi più efficaci per farlo da zero è attraverso il corso per diventare full

stack web developer di Boolean. Sembra complicato ma non lo è. Anzitutto, cos'è Boolean? Boolean

è l'accademia tech online n.1 in Italia che in soli 6 mesi vi offre tutti gli strumenti

e le conoscenze per diventare sviluppatori web e poi vi aiuta a entrare subito mondo

del lavoro. Il corso è full time prevede un approccio fatto di tanta teoria ma soprattutto

moltissima pratica scrivendo codice. Verrete seguiti da insegnanti professionisti che non

vi faranno vedere soltanto come programmare applicazioni web complesse con i linguaggi

più richiesti dal mercato del lavoro, ma vi trasmetteranno il vero e proprio mindset

da programmatore, che è ciò che fa la differenza rispetto a un semplice corso online. Boolean

è un trampolino di lancio fondamentale per trovare lavoro, lo dimostra il fatto che il

95% dei suoi studenti ha subito trovato un'occupazione in una delle tante aziende del settore che

oggi hanno bisogno sempre di più di questo genere di figure. In Italia ci sono decine

di migliaia di posizioni di lavoro aperte nel settore e la richiesta è in crescita.

E anche grazie alle oltre 1000 aziende partner dell'accademia, i 1500 e più studenti che

Boolean ha avuto finora sono riusciti a trovare lavoro in poco tempo, spesso anche in meno

di un mese dopo la fine del corso. Per scoprire di più su Boolean e candidarvi vi basterà

andare su questo link, che trovate anche in descrizione. Se vi iscrivete all'accademia

dicendo di aver visto questo mio video o facendo il mio nome, nel bene, riceverete uno sconto

di ben 200€ sul prezzo del corso per tutte le classi in partenza entro la fine del 2021.

Ok, ritorniamo alla macchina di Turing. La macchina sembrava imparare. Da questo fatto

due cose sarebbero potute accadere: o, prima o poi cioè in un tempo finito, la macchina

avrebbe prodotto una risposta, oppure di fronte ad un enunciato “indecidibile”, la macchina

avrebbe continuato per un tempo indefinito, il cosiddetto halting problem. Quindi, dal

momento che per certi “problemi” non era possibile stabilire se la macchina avrebbe

risposto in un tempo finito o indefinito, Turing arrivò alla conclusione che, se pure

per una macchina siffatta esistevano problemi “indecidibili” la risposta al quesito

di Hilbert non poteva che essere...No. Il problema di Turing non fu prerogativa di

Turing, detta così… ma altri prima di lui incapparono in questo dilemma. Pensiamo

ad Ada Lovelace. Chi è? Eh, per capire meglio di chi si tratta, lascio la parola

a Matteo del canale Vanilla Magazine. Ciao Simone, un saluto ai tutti gli spettatori di Nova Lectio Parlando di algoritmi non si può non citare Ada Lovelace che nel 1854 contribuì in modo decisivo alla progettazione della macchina analitica, il primo prototipo per la realizzazione di compiti generici. Grazie al suo contributo è considerate la prima donna programmatrice della storia. Alla però fu l'unica figlia legittima di Lord Byron e fu tirata su dalla madre Anne, severa e intransigente che per evitare che la piccolo sviloppasse la vena artistica ribelle del padre la fece applicare in studi di matematica e logica, ed i quali comunque la bambina dimostrò una forte predispozione. La giovane mostrava una predispozione eccezionale per lo studio della matematica, e già a 17 anni il professor Augustus De Morgan dell'Università di Londra, il suo precettore, informò la madre che Ada aveva la possibilità di diventare un'eminenza di prima categoria. Ada Lovelace si ributta a capofitto su suoi studi. Inizia una proficua collaborazione con il professor Charles Babbage e nel mentre aveva inventato la macchina analitica. Stupito a tal punto dalle capacità della donna da chiamarla Incantatrice Dei Numeri. Tra le annotazioni della donna ci fu anche un algoritmi utile per il calcolo dei Numeri di Bernoulli, celebre come Note G considerato oggi come Il primo programma informatico della storia. Ada Lovelace viene quindi per questo considerate la prima programmatrice della storia. Nel 1843 pubblicò un articolo ne quale immaginava un mondo dominato dall'intelligenza atificiale da machine programmabili e un futuro in cui questo tipo di sistemi sarebbero stati cruciali per il destino dell'umanità. Quando qualcuno di noi digita una lettera sulla tastiera che poi appare sullo schermo deve qualcosa anche alla sua genialità, Ad ogni modo, qualche anno più tardi, Turing si troverà davvero costretto a costruire

una vera e propria “macchina”, diversa e con uno scopo ben preciso: decrittare dei

messaggi in codice. Non per diletto, ma per tentare di risollevare le sorti alleate nel

conflitto mondiale. Nel 1938 infatti era entrato nella Governement Code & Cypher School, un'organizzazione di intelligence del governo britannico. Qui, a partire dal 39 con lo scoppio della guerra,

Turing guidò una squadra di criptoanalisti con lo scopo di svelare il segreto che si

celava dietro, o meglio “dentro” Enigma, lo strumento utilizzato dall'esercito tedesco

per criptare e decodificare i suoi messaggi. Enigma appariva come una macchina da scrivere

ma al suo interno un complicato labirinto di contatti elettrici scombinava di continuo

la corrispondenza tasto lettera permettendo così di generare dei messaggi criptati. L'anima

di Enigma erano tre rotori a scatto, cioè dei dischi rotanti interscambiabili e capaci

di assumere 26 posizioni diverse, come le lettere dell'alfabeto. Erano questi rotori

a “scombinare” la corrispondenza tasto/lettera. A complicare ulteriormente le cose, sul fronte

di Enigma i tedeschi avevano aggiunto un pannello con degli spinotti che servivano a “collegare”

due lettere tra loro sostituendo i reciproci tasti, aggiungendo così un preliminare livello

di scombinamento che aumentava esponenzialmente le combinazioni possibili. Il problema di

questo sistema era insomma la chiave, la configurazione dei rotori, che era composta di 3 lettere.

Un po' come le serrature delle valigie. Per di più i tedeschi utilizzavano due chiavi:

una giornaliera comune a tutti gli operatori dell'esercito valida per decrittare la prima

parte del messaggio, più una seconda chiave per poter continuare, diversa da messaggio

a messaggio, stabilita casualmente e ripetuta in sequenza che ovviamente appariva criptata

in sei lettere diverse secondo il settaggio della prima chiave. Ripetere due volte la

seconda chiave però non fu una furbata, perchè svelava come una certa lettera veniva criptata

ad un determinato intervallo. Si rivelò quindi un errore che, unito al fatto che con Enigma

nessuna lettera rappresentava sicuramente se stessa aveva reso possibile al matematico

polacco Marian Rejewski nel 1932 comprendere, analizzando come la stessa stringa di caratteri

si modificava, le varie permutazioni e quindi il meccanismo di Enigma. Rejewski aveva anche

ideato una sorta di macchina: aveva collegato infatti sei Enigma modificate, cioè in grado

di sistemare automaticamente la rotazione dei rotori. Questa macchina, chiamata Bomba

poteva garantire tutti le possibili configurazioni e combinazioni di rotori facilitando di gran

lunga le operazioni di Rejewski. Nel 38 i tedeschi però si erano accorti della beffa

Quindi, numeroni alla mano che mi piacciono tanto, ora le chiavi possibili erano salite

a 159...miliardi...di miliardi. Non ve lo scrivo. Consideriamo poi che il lavoro svolto

da Rejewski era stato inutile fin da principio perché l'esercito polacco riceveva già

le chiavi da una spia, e non le comunicava ai poveri matematici perché... loro dovevano

imparare a cavarsela fuori da soli nel caso ci fossero complicazioni. Che infatti non

mancarono perché la spia disertò proprio nel momento in cui serviva di più. La Bomba

di Rejewski era diventata così inutile e mancavano i fondi per migliorarla. I polacchi

avevano rivelato quindi agli alleati, fino ad allora all'ignaro di tutto, i loro segreti.

In Inghilterra nella dimora vittoriana di Bletchley Park, un folto numero di criptoanalisti

di diversa estrazione continuò così l'opera di Rejewski e tra questi vi fu appunto Turing.

A lui fu assegnato un compito particolare. Il punto debole dei messaggi tedeschi era

la doppia ripetizione consecutiva della chiave. Gli inglesi però temevano che prima o poi

i tedeschi si sarebbero accorti anche di questa falla correggendola e quindi togliendo ai

criptoanalisti l'unico loro punto di forza. A Turing si chiedeva dunque di escogitare

un diverso procedimento di decodifica che non dipendesse più dalla doppia ripetizione

della chiave. Innanzitutto si concentrò sui cosiddetti cribs, cioè su quelle porzioni

di messaggio che, seppur cifrate, potevano essere risolte per deduzione, senza ricorrere

alla crittoanalisi. I messaggi studiati erano ormai tantissimi e la struttura di questi,

notò infatti Turing, si rivelava sempre rigida. Fantasia tedesca...Questi crib potenzialmente

potevano svelare la chiave. Molto bello ma, lo ripetiamo, le combinazioni possibili erano

159 miliardi di miliardi. Non ve lo scrivo. A Turing non restava che immaginare. Osservando

dunque le concatenazioni che correvano tra le lettere di un crib e il suo crittogramma,

Turing immaginò di rappresentarle tramite circuito elettrico. Ipotizzò ad esempio tre

Enigma con identico settaggio di partenza, collegate tra loro tramite un circuito elettrico

che passava attraverso i percorsi delle lettere che componevano il crittogramma corrispondente

al crib. Il circuito elettrico dunque si sarebbe attivato e chiuso, illuminando una lampadina,

solo quando in tutte e tre le enigma si sarebbe ottenuto un settaggio tale da produrre insieme

la sequenza criptata del crib, il che significava aver trovato la chiave. Questa intuizione

fu il principio con cui furono costruite le bombe di Bletchey Park. Le bombe apparivano

come moduli composti da 12 gruppi di tre dischi rotanti. Questi tre rotori erano attraversati

da 26 cavi elettrici e ruotavano a velocità diverse, seguendo il meccanismo di rivoluzioni

dei rotori delle Enigma. Adoperando il metodo della forza bruta (ovvero...proviamole tutte

e qualcosa verrà fuori) veniva data corrente ai dischi che iniziavano a ruotare impazziti.

In un certo senso si andava per esclusione e tentativi. Lo scopo era ottenere una configurazioni

di questi tre dischi, cioè i rotori, in grado da poter replicare la sequenza criptata di

un crib, provando rapidamente tutte le combinazioni possibili. Nel corso degli anni 40 a Bletchey

Park furono costruite diverse bombe sempre più precise tali da rivelare una chiave nel

giro di poche ore. I messaggi tedeschi non furono più un enigma e gli alleati poterono

stabilire in tempo informazioni chiave, come ad esempio la posizione della temutissima

flotta di U-boat nell'Atlantico. Il resto, ovviamente, lo portò a compimento il valore

degli uomini. Quali sarebbero state le sorti dell'Europa senza il contributo delle bombe...di

Turing ovviamente? Questo non possiamo saperlo, ma due cose sono certe: gli eserciti compresero anzitutto che quello era il futuro e anche nel caso i futuri calcolatori non fossero stati in grado di

prevenire le guerre sarebbero comunque stati validi strumenti per non perderle. E poi come

disse Cesare su consiglio della Knorr, il dado ormai era tratto: quella di Turing non

era più solo immaginazione e speculazione teorica, ma una possibilità concreta. Se

volete avere un'idea di come le nuove possibilità trovarono forma potete dare un'occhiata

al video che ho dedicato ad Adriano Olivetti. Una quarantina di anni dopo Turing e le sue



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Come abbiamo creato un computer PIÙ INTELLIGENTE di noi (1)

Questo video è stato gentilmente realizzato in collaborazione con Boolean. Vi dirò di

più tra pochi minuti.

Ci sono due ingegneri, alle prese con la loro ultima creazione: un supercomputer in grado

di connettersi a tutti i calcolatori dell'universo capace quindi di combinare tutta la conoscenza

del cosmo. Una volta attivato con solennità, uno dei due ingegneri rivolge alla macchina kosmosu. Po uroczystym uruchomieniu jeden z dwóch inżynierów zwraca się do maszyny

una fatidica e pericolosa domanda: “Esiste, là fuori, un Dio?”. Il supercomputer risponde brzemienne w skutki i niebezpieczne pytanie: „Czy istnieje tam Bóg?”. Superkomputer odpowiada

senza esitazione: “Sì, ora esiste un Dio”, prima di fulminarlo insieme al pulsante di bez wahania: „Tak, teraz jest Bóg”, zanim poraził go prądem razem z przyciskiem

accensione, conquistando così l'immortalità. Tranquilli, tutto questo è solo un racconto

di Fredric Brown. Brevissimo, una pagina appena. Si intitola “La risposta”. Il racconto

è del 1954 quando al tempo i computer occupavano una stanza intera, e presumibilmente è ambientato

in un futuro, o in un passato, molto lontano. Potremmo addirittura affermare che i due ingegneri,

che potrebbero benissimo non essere umani (e se avete letto Sentinella dello stesso

Brown capirete a cosa alludo) abbiano appena consegnato ai circuiti della loro creazione

il destino dell'universo. Lascio a voi le interpretazioni, ma il supercomputer di Brown

un giorno ci ucciderà tutti quanti e metterà fine alla Storia. Ma prima di quel piacevole

giorno, da parte mia mi limiterò a fare un passo indietro, negli anni ‘30-‘40, quando

i progenitori di questo fantomatico supercomputer iniziarono a rispondere ad altre, meno filosofiche,

domande dell'uomo. Fu infatti proprio nel tentativo di rispondere (anche) ad un quesito

matematico, il micidiale Entscheidungproblem - che grande, l'ho preso alla prima, il

problema di decidibilità di Hilbert, che il giovane matematico Alan Turing, nel 1936,

immaginò una macchina ideale. Il problema di Hilbert può essere riassunto in questa

domanda: esiste una procedura meccanica per stabilire se un enunciato matematico è vero

o falso? In parole povere Hilbert si domandava se, per via logica, quindi tramite algoritmi,

fosse possibile risolvere qualsiasi quesito. Una risposta affermativa avrebbe sancito l'onnipotenza

della logica, una negativa, invece, l'esistenza di quesiti “indecidibili”. Per rispondere de la logique, un négatif, d'autre part, est l'existence de questions "indécidables". Répondre

bisognerebbe star lì e provare e riprovare diversi approcci, ma Turing ipotizzò una

macchina, che altro non era che un modello matematico astratto, capace di ridurre in

procedimenti essenziali qualsiasi operazione effettuabile tramite sequenze di istruzioni

logico-matematiche. Un tale strumento addestrato (o programmato) ad eseguire operazioni logiche

avrebbe scandagliato tali problemi innanzitutto scongiurando due limiti umani: la memoria il aurait étudié ces problèmes d'abord en évitant deux limites humaines : la mémoire

e l'errore. La macchina di Turing, non conoscendo altre “regole” che quelle della logica

non avrebbe commesso errori, cioè non avrebbe mai potuto procedere al di fuori di un processo

algoritmico. Inoltre, a differenza di altre macchine industriali, quella di Turing era

in grado di modificare le proprie condizioni: in breve, in questo modo era capace di escludere

un'ipotesi una volta dimostrata come logicamente errata. Come diremmo noi umani, la macchina

“imparava”. Certo, noi esseri umani abbiamo qualche limite rispetto alla velocità di

calcolo di un computer, non abbiamo speranze. Ma il nostro cervello, grazie alla sua incredibile

capacità creativa, può comunque imparare molto quando parliamo di programmazione. Uno

dei metodi più efficaci per farlo da zero è attraverso il corso per diventare full

stack web developer di Boolean. Sembra complicato ma non lo è. Anzitutto, cos'è Boolean? Boolean

è l'accademia tech online n.1 in Italia che in soli 6 mesi vi offre tutti gli strumenti

e le conoscenze per diventare sviluppatori web e poi vi aiuta a entrare subito mondo

del lavoro. Il corso è full time prevede un approccio fatto di tanta teoria ma soprattutto

moltissima pratica scrivendo codice. Verrete seguiti da insegnanti professionisti che non

vi faranno vedere soltanto come programmare applicazioni web complesse con i linguaggi

più richiesti dal mercato del lavoro, ma vi trasmetteranno il vero e proprio mindset

da programmatore, che è ciò che fa la differenza rispetto a un semplice corso online. Boolean

è un trampolino di lancio fondamentale per trovare lavoro, lo dimostra il fatto che il

95% dei suoi studenti ha subito trovato un'occupazione in una delle tante aziende del settore che

oggi hanno bisogno sempre di più di questo genere di figure. In Italia ci sono decine

di migliaia di posizioni di lavoro aperte nel settore e la richiesta è in crescita.

E anche grazie alle oltre 1000 aziende partner dell'accademia, i 1500 e più studenti che

Boolean ha avuto finora sono riusciti a trovare lavoro in poco tempo, spesso anche in meno

di un mese dopo la fine del corso. Per scoprire di più su Boolean e candidarvi vi basterà

andare su questo link, che trovate anche in descrizione. Se vi iscrivete all'accademia

dicendo di aver visto questo mio video o facendo il mio nome, nel bene, riceverete uno sconto

di ben 200€ sul prezzo del corso per tutte le classi in partenza entro la fine del 2021.

Ok, ritorniamo alla macchina di Turing. La macchina sembrava imparare. Da questo fatto

due cose sarebbero potute accadere: o, prima o poi cioè in un tempo finito, la macchina

avrebbe prodotto una risposta, oppure di fronte ad un enunciato “indecidibile”, la macchina

avrebbe continuato per un tempo indefinito, il cosiddetto halting problem. Quindi, dal

momento che per certi “problemi” non era possibile stabilire se la macchina avrebbe

risposto in un tempo finito o indefinito, Turing arrivò alla conclusione che, se pure

per una macchina siffatta esistevano problemi “indecidibili” la risposta al quesito

di Hilbert non poteva che essere...No. Il problema di Turing non fu prerogativa di

Turing, detta così… ma altri prima di lui incapparono in questo dilemma. Pensiamo

ad Ada Lovelace. Chi è? Eh, per capire meglio di chi si tratta, lascio la parola

a Matteo del canale Vanilla Magazine. Ciao Simone, un saluto ai tutti gli spettatori di Nova Lectio Parlando di algoritmi non si può non citare Ada Lovelace che nel 1854 contribuì in modo decisivo alla progettazione della macchina analitica, il primo prototipo per la realizzazione di compiti generici. Grazie al suo contributo è considerate la prima donna programmatrice della storia. Alla però fu l'unica figlia legittima di Lord Byron e fu tirata su dalla madre Anne, severa e intransigente che per evitare che la piccolo sviloppasse la vena artistica ribelle del padre la fece applicare in studi di matematica e logica, ed i quali comunque la bambina dimostrò una forte predispozione. La giovane mostrava una predispozione eccezionale per lo studio della matematica, e già a 17 anni il professor   Augustus De Morgan dell'Università di Londra, il suo precettore, informò la madre che Ada aveva la possibilità di diventare un'eminenza di prima categoria. Ada Lovelace si ributta a capofitto su suoi studi. Inizia una proficua collaborazione con il professor Charles Babbage e nel mentre aveva inventato la macchina analitica. Stupito a tal punto dalle capacità della donna da chiamarla Incantatrice Dei Numeri. Tra le annotazioni della donna ci fu anche un algoritmi utile per il calcolo dei Numeri di Bernoulli, celebre come  Note G considerato oggi come Il primo programma informatico della storia. Ada Lovelace viene quindi per questo considerate la prima programmatrice della storia. Nel 1843 pubblicò un articolo ne quale immaginava un mondo dominato dall'intelligenza atificiale da machine programmabili e un futuro in cui questo tipo di sistemi sarebbero stati cruciali per il destino dell'umanità. Quando qualcuno di noi digita una lettera sulla tastiera che poi appare sullo schermo deve qualcosa anche alla sua genialità, Ad ogni modo, qualche anno più tardi, Turing si troverà davvero costretto a costruire

una vera e propria “macchina”, diversa e con uno scopo ben preciso: decrittare dei

messaggi in codice. Non per diletto, ma per tentare di risollevare le sorti alleate nel

conflitto mondiale. Nel 1938 infatti era entrato nella Governement Code & Cypher School, un'organizzazione di intelligence del governo britannico. Qui, a partire dal 39 con lo scoppio della guerra,

Turing guidò una squadra di criptoanalisti con lo scopo di svelare il segreto che si

celava dietro, o meglio “dentro” Enigma, lo strumento utilizzato dall'esercito tedesco

per criptare e decodificare i suoi messaggi. Enigma appariva come una macchina da scrivere

ma al suo interno un complicato labirinto di contatti elettrici scombinava di continuo mais à l'intérieur un labyrinthe compliqué de contacts électriques constamment foirés

la corrispondenza tasto lettera permettendo così di generare dei messaggi criptati. L'anima

di Enigma erano tre rotori a scatto, cioè dei dischi rotanti interscambiabili e capaci Les Enigma étaient trois rotors à encliquetage, c'est-à-dire des disques rotatifs interchangeables et capables

di assumere 26 posizioni diverse, come le lettere dell'alfabeto. Erano questi rotori

a “scombinare” la corrispondenza tasto/lettera. A complicare ulteriormente le cose, sul fronte

di Enigma i tedeschi avevano aggiunto un pannello con degli spinotti che servivano a “collegare” d'Enigma, les Allemands avaient ajouté un panneau avec des broches qui servaient à "connecter"

due lettere tra loro sostituendo i reciproci tasti, aggiungendo così un preliminare livello

di scombinamento che aumentava esponenzialmente le combinazioni possibili. Il problema di

questo sistema era insomma la chiave, la configurazione dei rotori, che era composta di 3 lettere.

Un po' come le serrature delle valigie. Per di più i tedeschi utilizzavano due chiavi:

una giornaliera comune a tutti gli operatori dell'esercito valida per decrittare la prima

parte del messaggio, più una seconda chiave per poter continuare, diversa da messaggio

a messaggio, stabilita casualmente e ripetuta in sequenza che ovviamente appariva criptata

in sei lettere diverse secondo il settaggio della prima chiave. Ripetere due volte la

seconda chiave però non fu una furbata, perchè svelava come una certa lettera veniva criptata

ad un determinato intervallo. Si rivelò quindi un errore che, unito al fatto che con Enigma

nessuna lettera rappresentava sicuramente se stessa aveva reso possibile al matematico

polacco Marian Rejewski nel 1932 comprendere, analizzando come la stessa stringa di caratteri

si modificava, le varie permutazioni e quindi il meccanismo di Enigma. Rejewski aveva anche

ideato una sorta di macchina: aveva collegato infatti sei Enigma modificate, cioè in grado

di sistemare automaticamente la rotazione dei rotori. Questa macchina, chiamata Bomba

poteva garantire tutti le possibili configurazioni e combinazioni di rotori facilitando di gran

lunga le operazioni di Rejewski. Nel 38 i tedeschi però si erano accorti della beffa

Quindi, numeroni alla mano che mi piacciono tanto, ora le chiavi possibili erano salite

a 159...miliardi...di miliardi. Non ve lo scrivo. Consideriamo poi che il lavoro svolto

da Rejewski era stato inutile fin da principio perché l'esercito polacco riceveva già

le chiavi da una spia, e non le comunicava ai poveri matematici perché... loro dovevano

imparare a cavarsela fuori da soli nel caso ci fossero complicazioni. Che infatti non

mancarono perché la spia disertò proprio nel momento in cui serviva di più. La Bomba

di Rejewski era diventata così inutile e mancavano i fondi per migliorarla. I polacchi

avevano rivelato quindi agli alleati, fino ad allora all'ignaro di tutto, i loro segreti. ils avaient ainsi révélé aux alliés, jusque-là ignorants de tout, leurs secrets.

In Inghilterra nella dimora vittoriana di Bletchley Park, un folto numero di criptoanalisti

di diversa estrazione continuò così l'opera di Rejewski e tra questi vi fu appunto Turing.

A lui fu assegnato un compito particolare. Il punto debole dei messaggi tedeschi era

la doppia ripetizione consecutiva della chiave. Gli inglesi però temevano che prima o poi

i tedeschi si sarebbero accorti anche di questa falla correggendola e quindi togliendo ai

criptoanalisti l'unico loro punto di forza. A Turing si chiedeva dunque di escogitare

un diverso procedimento di decodifica che non dipendesse più dalla doppia ripetizione

della chiave. Innanzitutto si concentrò sui cosiddetti cribs, cioè su quelle porzioni

di messaggio che, seppur cifrate, potevano essere risolte per deduzione, senza ricorrere

alla crittoanalisi. I messaggi studiati erano ormai tantissimi e la struttura di questi,

notò infatti Turing, si rivelava sempre rigida. Fantasia tedesca...Questi crib potenzialmente en fait, a noté Turing, elle s'est toujours montrée rigide. Fantaisie allemande ... Ces crèches potentiellement

potevano svelare la chiave. Molto bello ma, lo ripetiamo, le combinazioni possibili erano

159 miliardi di miliardi. Non ve lo scrivo. A Turing non restava che immaginare. Osservando

dunque le concatenazioni che correvano tra le lettere di un crib e il suo crittogramma,

Turing immaginò di rappresentarle tramite circuito elettrico. Ipotizzò ad esempio tre

Enigma con identico settaggio di partenza, collegate tra loro tramite un circuito elettrico

che passava attraverso i percorsi delle lettere che componevano il crittogramma corrispondente

al crib. Il circuito elettrico dunque si sarebbe attivato e chiuso, illuminando una lampadina,

solo quando in tutte e tre le enigma si sarebbe ottenuto un settaggio tale da produrre insieme

la sequenza criptata del crib, il che significava aver trovato la chiave. Questa intuizione

fu il principio con cui furono costruite le bombe di Bletchey Park. Le bombe apparivano

come moduli composti da 12 gruppi di tre dischi rotanti. Questi tre rotori erano attraversati

da 26 cavi elettrici e ruotavano a velocità diverse, seguendo il meccanismo di rivoluzioni

dei rotori delle Enigma. Adoperando il metodo della forza bruta (ovvero...proviamole tutte

e qualcosa verrà fuori) veniva data corrente ai dischi che iniziavano a ruotare impazziti.

In un certo senso si andava per esclusione e tentativi. Lo scopo era ottenere una configurazioni

di questi tre dischi, cioè i rotori, in grado da poter replicare la sequenza criptata di

un crib, provando rapidamente tutte le combinazioni possibili. Nel corso degli anni 40 a Bletchey

Park furono costruite diverse bombe sempre più precise tali da rivelare una chiave nel

giro di poche ore. I messaggi tedeschi non furono più un enigma e gli alleati poterono

stabilire in tempo informazioni chiave, come ad esempio la posizione della temutissima

flotta di U-boat nell'Atlantico. Il resto, ovviamente, lo portò a compimento il valore

degli uomini. Quali sarebbero state le sorti dell'Europa senza il contributo delle bombe...di

Turing ovviamente? Questo non possiamo saperlo, ma due cose sono certe: gli eserciti compresero anzitutto che quello era il futuro e anche nel caso i futuri calcolatori non fossero stati in grado di

prevenire le guerre sarebbero comunque stati validi strumenti per non perderle. E poi come

disse Cesare su consiglio della Knorr, il dado ormai era tratto: quella di Turing non

era più solo immaginazione e speculazione teorica, ma una possibilità concreta. Se

volete avere un'idea di come le nuove possibilità trovarono forma potete dare un'occhiata

al video che ho dedicato ad Adriano Olivetti. Una quarantina di anni dopo Turing e le sue

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