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M - Il figlio del secolo, M01 Piazza San Sepolcro: nascono i Fasci di combattimento

M01 Piazza San Sepolcro: nascono i Fasci di combattimento

Fondazione dei Fasci di combattimento Milano, piazza San Sepolcro, 23 marzo 1919

Affacciamo sulla piazza del Santo Sepolcro. Cento persone scarse, tutti uomini che non contano niente. Siamo pochi e siamo morti. Aspettano che io parli ma io non ho nulla da dire.

La scena è vuota, alluvionata da undici milioni di cadaveri, una marea di corpi – ridotti a poltiglia, liquefatti – montata dalle trincee del Carso, dell'Ortigara, dell'Isonzo. I nostri eroi sono già stati uccisi o lo saranno. Li amiamo fino all'ultimo, senza distinzioni. Sediamo sul mucchio sacro dei morti.

Il realismo che segue ogni alluvione mi ha aperto gli occhi: l'Europa è oramai un palcoscenico senza personaggi. Tutti spariti: gli uomini con la barba, i padri monumentali melodrammatici, i magnanimi liberali piagnucolosi, gli oratori magniloquenti, colti e fioriti, i moderati e il loro buon senso, cui da sempre dobbiamo la nostra sciagura, i politici decotti che vivono nel panico del crollo imminente, elemosinando ogni giorno una proroga all'inevitabile evento. Per tutti loro la campana è suonata. Gli uomini vecchi saranno travolti da questa massa enorme, cinque milioni di combattenti premono ai confini territoriali, cinque milioni di ritornanti. Bisogna mettersi al passo, passo serrato. La previsione non cambia, farà brutto ancora. All'ordine del giorno è ancora la guerra. Il mondo va verso due grandi partiti: quelli che ci sono stati e quelli che non ci sono stati.

Lo vedo, tutto questo lo vedo con chiarezza in questa platea di deliranti e derelitti, eppure non ho niente da dire. Siamo un popolo di reduci, un'umanità di superstiti, di avanzi. Nelle notti di sterminio, acquattati nei crateri, una sensazione simile all'estasi degli epilettici ci ha scossi. Parliamo brevemente, laconici, assertivi, a raffiche. Mitragliamo le idee che non abbiamo, poi subito ricadiamo nel mutismo. Siamo come fantasmi d'insepolti che hanno lasciato la parola tra la gente delle retrovie.

Eppure questa, solo questa è la mia gente. Lo so bene. Io sono lo sbandato per eccellenza, il protettore degli smobilitati, lo sperduto alla ricerca della strada. Ma l'azienda c'è e bisogna portarla avanti. In questa sala semivuota, dilatate le narici, fiuto il secolo, poi tendo il braccio, cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia.

La prima adunata dei Fasci di combattimento, strombazzata per settimane da Il Popolo d'Italia come un appuntamento fatidico, era stata fissata al Teatro dal Verme, capace di 2000 posti. Ma la vasta platea è stata disdetta. Tra la grandezza del deserto e la piccola vergogna, abbiamo preferito la seconda. Abbiamo ripiegato su questa sala riunioni del Circolo dei commercianti e degli industriali. È qui che ora dovrei parlare. Tra quattro pareti tappezzate di un triste verde lago, affacciato sul nulla di una grigia piazzetta parrocchiale, tra le dorature che invano tentano di riscuotere dal loro torpore le poltrone Biedermeier, in mezzo a poche capigliature arruffate, calvizie, moncherini, reduci smagriti che respirano l'asma minore di commerci consuetudinari, antiche prudenze e meticolose avarizie di bilanci. In fondo alla sala, ogni tanto, si affaccia curioso qualche socio del circolo. Un grossista di sapone, un importatore di rame, roba del genere. Getta uno sguardo perplesso, poi torna a fumare il sigaro e a bersi un Campari.

Ma perché dovrei parlare? ! La presidenza dell'assemblea è stata assunta da Ferruccio Vecchi, fervente interventista, capitano degli Arditi collocato in congedo per malattia, bruno, alto, pallido, scarno, con gli occhi infossati: le stigmate della degenerazione morbosa. Un tubercolotico eccitabile e impulsivo che predica con violenza, senza sostanza o misura, e nei momenti salienti delle manifestazioni pubbliche si esalta come un ossesso, in preda a un delirio demagogico e, allora… allora diventa realmente pericoloso. La segreteria del movimento verrà quasi sicuramente affidata ad Attilio Longoni, un ex ferroviere ignorante, zelante e sciocco come solo gli onesti sanno essere. A lui, o a Umberto Pasella, nato in carcere da un padre secondino, poi agente di commercio, sindacalista rivoluzionario, garibaldino in Grecia, prestigiatore nei circhi itineranti. Gli altri dirigenti li sceglieremo a caso tra chi ha fatto più baccano nelle prime file.

Perché dovrei parlare a questi uomini?! A causa loro i fatti hanno superato ogni teoria. È gente che prende la vita d'assalto come un commando. Ho davanti a me solo la trincea, la schiuma dei giorni, l'area dei combattenti, l'arena dei folli, il solco dei campi arati a colpi di cannone, i facinorosi, gli spostati, i delinquenti, i genialoidi, gli oziosi, i playboy piccolo-borghesi, gli schizofrenici, i trascurati, i dispersi, gli irregolari, nottambuli, ex galeotti, pregiudicati, anarchici, sindacalisti incendiari, gazzettieri disperati, una bohème politica di reduci, ufficiali e sottoufficiali, uomini esperti nel maneggio di armi da fuoco o da taglio, quelli che la normalità del rientro ha riscoperto violenti, i fanatici incapaci di vedere chiaro nelle proprie idee, i sopravvissuti che, credendosi eroi votati alla morte, scambiano una sifilide mal curata per un segno del destino.

Lo so, li vedo qui davanti a me, li conosco a memoria: sono gli uomini della guerra. Della guerra o del suo mito. Li desidero, come il maschio desidera la femmina e, insieme, li disprezzo. Li disprezzo, sì, ma non importa: un'epoca è finita e un'altra è cominciata. Le macerie si cumulano, i rottami si richiamano a vicenda. Io sono l'uomo del “dopo”. E ci tengo. È con questo materiale scadente – con questa umanità di risulta – che si fa la storia.

In ogni caso, questo ho davanti. E alle spalle niente. Alle spalle ho il 24 ottobre del millenovecentodiciassette. Caporetto. L'agonia della nostra epoca, la più grande disfatta militare di tutti i tempi. Un esercito di un milione di soldati distrutto in un fine settimana. Alle spalle ho il 24 novembre del millenovecentoquattordici. Il giorno della mia espulsione dal Partito socialista, la sala della Società umanitaria in cui maledissero il mio nome, gli operai di cui fino al giorno prima ero stato l'idolo che si atterravano a vicenda per aver l'onore di prendermi a cazzotti. Ora ricevo ogni giorno i loro auguri di morte. La augurano a me, a D'Annunzio, a Marinetti, a De Ambris, anche a Corridoni che è caduto quattro anni fa nella terza battaglia dell'Isonzo. Augurano la morte ai già morti. A questo punto ci odiano per averli traditi.

Le folle “rosse” presentono l'imminenza del loro trionfo. In sei mesi sono crollati tre imperi, tre casate che governavano l'Europa da sei secoli. L'epidemia d'influenza “spagnola” ha già contagiato decine di milioni di vittime. Gli avvenimenti traducono sussulti apocalittici. La settimana scorsa a Mosca si è riunita la Terza Internazionale comunista. Il partito della guerra civile mondiale. Il partito di quelli che mi vogliono morto. Da Mosca a Città del Messico, su tutto l'orbe terrestre. Inizia l'epoca della politica delle masse e noi, qua de ntro, siamo in meno di cento.

Ma anche questo non importa. Nessuno crede più alla vittoria. È già venuta e sapeva di fango. Questo nostro entusiasmo – giovinezza, giovinezza! – è una forma suicida di disperazione. Siamo con i morti, rispondono loro al nostro appello in questa sala semivuota, a milioni.

Giù in strada le grida dei garzoni invocano la rivoluzione. Noi ridiamo. La rivoluzione l'abbiamo già fatta. Spingendo a calci questo Paese in guerra, il 24 maggio del millenovecentoquindici. Ora tutti ci dicono che la guerra è finita. Ma noi ridiamo ancora. La guerra siamo noi. Il futuro ci appartiene. È inutile, non c'è niente da fare, io sono come le bestie: sento il tempo che viene. Benito Mussolini è di forte costituzione fisica sebbene sia affetto da sifilide. Questa sua robustezza gli permette un continuo lavoro. Riposa fino a tarda ora del mattino, esce di casa a mezzogiorno ma non rientra prima delle 3 dopo mezzanotte e queste quindici ore, meno una breve sosta per i pasti, sono dedicate all'attività giornalistica e politica. È un sensuale e ciò è dimostrato dalle molte relazioni contratte con svariate donne. È un emotivo e un impulsivo. Questi suoi caratteri lo rendono suggestivo e persuasivo nei suoi discorsi. Pur parlando bene, però, non lo si può definire propriamente un oratore. È in fondo un sentimentale e questo gli attira molte simpatie, molte amicizie. È disinteressato, generoso, e questo gli ha procurato una reputazione di altruismo e filantropia. È molto intelligente, accorto, misurato, riflessivo, buon conoscitore degli uomini, delle loro qualità e dei loro difetti. Facile alle pronte simpatie e antipatie, capace di sacrifici per gli amici, è tenace nelle inimicizie e negli odi. È coraggioso e audace; ha qualità organizzatrici, è capace di determinazioni pronte; ma non altrettanto tenace nelle convinzioni e nei propositi. È ambiziosissimo. È animato dalla convinzione di rappresentare una notevole forza nei destini d'Italia ed è deciso a farla valere. È uomo che non si rassegna a posti di secondo ordine. Vuole primeggiare e dominare. Nel socialismo ufficiale salì rapidamente da oscure origini a posizione eminente. Prima della guerra, fu il direttore ideale dell'Avanti!, il giornale che guida tutti i socialisti. In quel campo fu molto apprezzato e molto amato. Qualcuno dei suoi antichi compagni e ammiratori confessa ancora oggi che nessuno meglio di lui seppe comprendere e interpretare l'anima del proletariato, il quale vide con dolore il suo tradimento (apostasia) quando nel giro di poche settimane da apostolo sincero e appassionato della neutralità assoluta divenne apostolo sincero e appassionato dell'intervento in guerra. Io non credo che questo fu determinato da calcolo d'interesse o di lucro. Quanta parte, poi, delle sue convinzioni socialiste, che non ha mai pubblicamente rinnegato, si sia sperduta nelle transazioni finanziarie indispensabili a continuare la lotta tramite Il Popolo d'Italia, il nuovo giornale da lui fondato, nel contatto con uomini e correnti di diversa fede, nell'attrito con gli antichi compagni, sotto la costante pressione dell'odio indomabile, della acida malevolenza, delle accuse, degli insulti, delle calunnie incessanti da parte dei suoi antichi seguaci, è impossibile stabilirlo. Ma se queste segrete alterazioni si sono verificate, inghiottite nell'ombra delle cose più prossime, Mussolini non lo lascerà mai trasparire e vorrà sempre sembrare, s'illuderà forse sempre di essere, socialista. Questa, secondo le mie indagini, la figura morale dell'uomo, in contrasto con l'opinione dei suoi antichi compagni di fede e adepti. Ciò detto, se una persona di alta autorità e intelligenza saprà trovare nelle sue caratteristiche psicologiche il punto di minor resistenza, se saprà innanzitutto essergli simpatico e insinuarsi nel suo animo, se saprà dimostrargli quale sia il vero interesse dell'Italia (perché io credo nel suo patriottismo), se con molto tatto gli offrirà i fondi indispensabili per l'azione politica concordata, senza dare l'impressione di un volgare addomesticamento, il Mussolini si lascerà a poco a poco conquistare. Ma col suo temperamento non si potrà mai avere la certezza che, a una svolta della strada, lui non defezioni. È, come già detto, un emotivo e un impulsivo. Certo che in campo avversario Mussolini, uomo di pensiero e di azione, scrittore efficace e incisivo, oratore persuasivo e vivace, potrebbe diventare un condottiero, un picchiatore temibile. Rapporto dell'ispettore generale di pubblica sicurezza Giovanni Gasti, primavera 1919 Fasci d'azione tra interventisti Nel salone del Circolo degli interessi commerciali ed industriali ha avuto luogo ieri un convegno per la costituzione dei Fasci regionali fra gruppi di interventisti. Al convegno parlarono l'industriale Enzo Ferrari, il capitano degli Arditi Vecchi e diversi altri. Il Prof. Mussolini illustrò i capisaldi su cui dovrebbe svolgersi l'azione dei Fasci e cioè: valorizzazione della guerra e di chi la guerra ha combattuto; dimostrare che l'imperialismo, di cui si fa colpa agli italiani, è l'imperialismo voluto da tutti i popoli non escluso il Belgio e il Portogallo e perciò opposizione agli imperialismi esteri a danno del nostro Paese ed opposizione ad un imperialismo italiano contro le altre nazioni; infine accettare la battaglia elettorale sul “fatto” di guerra ed opporsi a tutti quei partiti e candidati che la guerra hanno avversata. Le proposte di Mussolini, dopo che ebbero parlato numerosi oratori, vennero approvate. Al convegno erano rappresentate diverse città d'Italia. Corriere della Sera, 24 marzo 1919, rubrica “Le conferenze domenicali”



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M01 Piazza San Sepolcro: nascono i Fasci di combattimento

Fondazione dei Fasci di combattimento Milano, piazza San Sepolcro, 23 marzo 1919 Diese Website verwendet technische Cookies und Profiling-Cookies, auch von Dritten, um Ihnen Werbung und Dienstleistungen gemäß Ihren Präferenzen zu senden.

Affacciamo sulla piazza del Santo Sepolcro. Wir blicken auf die Piazza del Santo Sepolcro. Cento persone scarse, tutti uomini che non contano niente. Hundert knappe Menschen, alle Männer, die für nichts zählen. Siamo pochi e siamo morti. Wir sind wenige und wir sind tot. Aspettano che io parli ma io non ho nulla da dire.

La scena è vuota, alluvionata da undici milioni di cadaveri, una marea di corpi – ridotti a poltiglia, liquefatti – montata dalle trincee del Carso, dell'Ortigara, dell'Isonzo. I nostri eroi sono già stati uccisi o lo saranno. Li amiamo fino all'ultimo, senza distinzioni. Sediamo sul mucchio sacro dei morti.

Il realismo che segue ogni alluvione mi ha aperto gli occhi: l'Europa è oramai un palcoscenico senza personaggi. Tutti spariti: gli uomini con la barba, i padri monumentali melodrammatici, i magnanimi liberali piagnucolosi, gli oratori magniloquenti, colti e fioriti, i moderati e il loro buon senso, cui da sempre dobbiamo la nostra sciagura, i politici decotti che vivono nel panico del crollo imminente, elemosinando ogni giorno una proroga all'inevitabile evento. Alles weg: die bärtigen Männer, die melodramatischen Monumentalväter, die jammernden liberalen Großmütigen, die großmütigen Sprecher, kultiviert und blumig, die Gemäßigten und ihr gesunder Menschenverstand, denen wir immer unser Unglück verdanken, die dekozierten Politiker, die in Panik leben des bevorstehenden Zusammenbruchs, der jeden Tag um eine Ausweitung des unvermeidlichen Ereignisses bittet. Per tutti loro la campana è suonata. Für alle wird die Glocke geläutet. Gli uomini vecchi saranno travolti da questa massa enorme, cinque milioni di combattenti premono ai confini territoriali, cinque milioni di ritornanti. Alte Männer werden von dieser riesigen Masse überwältigt sein, fünf Millionen Kämpfer drücken territoriale Grenzen, fünf Millionen kehren zurück. Bisogna mettersi al passo, passo serrato. Wir müssen Schritt halten. We must keep up, tight pace. La previsione non cambia, farà brutto ancora. Die Prognose ändert sich nicht, es wird immer noch schlecht sein. All'ordine del giorno è ancora la guerra. Krieg steht immer noch auf der Tagesordnung. Il mondo va verso due grandi partiti: quelli che ci sono stati e quelli che non ci sono stati. Die Welt bewegt sich auf zwei große Parteien zu: diejenigen, die es waren und diejenigen, die es nicht waren. The world is moving towards two great parties: those that have been there and those that have not been.

Lo vedo, tutto questo lo vedo con chiarezza in questa platea di deliranti e derelitti, eppure non ho niente da dire. Ich sehe es, ich sehe das alles deutlich in diesem Publikum von Wahnsinn und Verfallen, aber ich habe nichts zu sagen. Siamo un popolo di reduci, un'umanità di superstiti, di avanzi. Wir sind ein Volk von Veteranen, eine Menschheit von Überlebenden, von Resten. We are a people of veterans, a humanity of survivors, of leftovers. Nelle notti di sterminio, acquattati nei crateri, una sensazione simile all'estasi degli epilettici ci ha scossi. In den Nächten der Ausrottung, die in den Kratern hockten, hat uns ein Gefühl erschüttert, das der Ekstase der Epileptiker ähnelt. Parliamo brevemente, laconici, assertivi, a raffiche. Mitragliamo le idee che non abbiamo, poi subito ricadiamo nel mutismo. Wir streuen die Ideen, die wir nicht haben, und fallen dann sofort in den Mutismus zurück. Siamo come fantasmi d'insepolti che hanno lasciato la parola tra la gente delle retrovie. Wir sind wie Geister von unbestatteten Menschen, die unter den Menschen den Boden verlassen haben.

Eppure questa, solo questa è la mia gente. Doch das, nur das ist mein Volk. Lo so bene. Ich weiß gut. Io sono lo sbandato per eccellenza, il protettore degli smobilitati, lo sperduto alla ricerca della strada. Ich bin der Straggler schlechthin, der Beschützer der Demobilisierten, der Verlorene auf der Suche nach der Straße. Ma l'azienda c'è e bisogna portarla avanti. Aber das Unternehmen ist da und wir müssen es weiterführen. In questa sala semivuota, dilatate le narici, fiuto il secolo, poi tendo il braccio, cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia. In diesem halb leeren Raum, erweitern Sie Ihre Nasenlöcher, ich rieche das Jahrhundert, dann strecke ich meinen Arm aus, suche nach dem Puls der Menge und ich bin sicher, mein Publikum ist da.

La prima adunata dei Fasci di combattimento, strombazzata per settimane da Il Popolo d'Italia come un appuntamento fatidico, era stata fissata al Teatro dal Verme, capace di 2000 posti. Das erste Treffen der Combat Fasci, das Il Popolo d'Italia wochenlang als schicksalhafte Ernennung trompete, war im Teatro dal Verme angesetzt worden, das 2000 Sitzplätze hatte. Ma la vasta platea è stata disdetta. Aber das große Publikum wurde abgesagt. Tra la grandezza del deserto e la piccola vergogna, abbiamo preferito la seconda. Zwischen der Größe der Wüste und der kleinen Schande bevorzugten wir letztere. Abbiamo ripiegato su questa sala riunioni del Circolo dei commercianti e degli industriali. Wir haben auf diesen Besprechungsraum des Kreises der Händler und Industriellen zurückgegriffen. È qui che ora dovrei parlare. Hier sollte ich jetzt sprechen. Tra quattro pareti tappezzate di un triste verde lago, affacciato sul nulla di una grigia piazzetta parrocchiale, tra le dorature che invano tentano di riscuotere dal loro torpore le poltrone Biedermeier, in mezzo a poche capigliature arruffate, calvizie, moncherini, reduci smagriti che respirano l'asma minore di commerci consuetudinari, antiche prudenze e meticolose avarizie di bilanci. Zwischen vier Teppichwänden eines traurigen grünen Sees mit Blick auf das Nichts eines grauen Pfarrplatzes, inmitten der Vergoldung, die sie vergeblich versuchen, die Biedermeier-Sessel aus ihrer Erstarrung zu sammeln, inmitten einiger verfilzter Haare, Kahlheit, Stümpfe, dünner Veteranen, die das atmen geringfügiges Asthma des üblichen Gewerbes, alte Klugheiten und akribische Gier der Bilanzen. In fondo alla sala, ogni tanto, si affaccia curioso qualche socio del circolo. Am Ende des Raumes sehen hin und wieder einige Mitglieder des Clubs neugierig aus. Un grossista di sapone, un importatore di rame, roba del genere. Seifengroßhändler, Kupferimporteur, solche Sachen. A soap wholesaler, a copper importer, stuff like that. Getta uno sguardo perplesso, poi torna a fumare il sigaro e a bersi un Campari.

Ma perché dovrei parlare? ! La presidenza dell'assemblea è stata assunta da Ferruccio Vecchi, fervente interventista, capitano degli Arditi collocato in congedo per malattia, bruno, alto, pallido, scarno, con gli occhi infossati: le stigmate della degenerazione morbosa. Un tubercolotico eccitabile e impulsivo che predica con violenza, senza sostanza o misura, e nei momenti salienti delle manifestazioni pubbliche si esalta come un ossesso, in preda a un delirio demagogico e, allora… allora diventa realmente pericoloso. Ein aufgeregter und impulsiver Tuberkulose, der gewalttätig, ohne Substanz oder Maß und in den hervorstechenden Momenten öffentlicher Demonstrationen predigt, erhebt sich als besessen, im Griff einer demagogischen Täuschung und dann ... dann wird es wirklich gefährlich. La segreteria del movimento verrà quasi sicuramente affidata ad Attilio Longoni, un ex ferroviere ignorante, zelante e sciocco come solo gli onesti sanno essere. Das Sekretariat der Bewegung wird mit ziemlicher Sicherheit Attilio Longoni anvertraut, einem ignoranten, eifrigen und dummen ehemaligen Eisenbahnarbeiter, wie es nur ehrliche Menschen sein können. The secretariat of the movement will almost certainly be entrusted to Attilio Longoni, an ignorant, zealous and foolish former railway worker as only honest people can be. A lui, o a Umberto Pasella, nato in carcere da un padre secondino, poi agente di commercio, sindacalista rivoluzionario, garibaldino in Grecia, prestigiatore nei circhi itineranti. Ihm oder Umberto Pasella, der im Gefängnis von einem zweiten Wachvater geboren wurde, damals Handelsvertreter, revolutionärer Gewerkschafter, Garibaldian in Griechenland, Magier in Wanderzirkussen. To him, or to Umberto Pasella, born in prison to a jailer father, then a commercial agent, revolutionary trade unionist, Garibaldian in Greece, magician in traveling circuses. Gli altri dirigenti li sceglieremo a caso tra chi ha fatto più baccano nelle prime file. Die anderen Führungskräfte wählen sie zufällig unter denen aus, die in den ersten Reihen am meisten Lärm gemacht haben. We will choose the other executives at random from those who made the most noise in the front rows.

Perché dovrei parlare a questi uomini?! A causa loro i fatti hanno superato ogni teoria. Wegen ihnen haben die Tatsachen alle Theorie übertroffen. È gente che prende la vita d'assalto come un commando. Sie sind Menschen, die das Leben wie ein Kommando im Sturm erobern. They are people who take life by storm like a commando. Ho davanti a me solo la trincea, la schiuma dei giorni, l'area dei combattenti, l'arena dei folli, il solco dei campi arati a colpi di cannone, i facinorosi, gli spostati, i delinquenti, i genialoidi, gli oziosi, i playboy piccolo-borghesi, gli schizofrenici, i trascurati, i dispersi, gli irregolari, nottambuli, ex galeotti, pregiudicati, anarchici, sindacalisti incendiari, gazzettieri disperati, una bohème politica di reduci, ufficiali e sottoufficiali, uomini esperti nel maneggio di armi da fuoco o da taglio, quelli che la normalità del rientro ha riscoperto violenti, i fanatici incapaci di vedere chiaro nelle proprie idee, i sopravvissuti che, credendosi eroi votati alla morte, scambiano una sifilide mal curata per un segno del destino. Ich habe nur den Graben vor mir, den Schaum der Tage, das Gebiet der Kämpfer, die Arena der Narren, die Furche der mit Kanonenschüssen gepflügten Felder, die Unruhestifter, die Vertriebenen, die Delinquenten, die Genialoiden, die Müßiggänger, die kleinbürgerlichen Playboys, die Schizophrenen, die Vernachlässigten, die Vermissten, die Unregelmäßigen, Nachtschwärmer, Ex-Sträflinge, Vorurteile, Anarchisten, Brandgewerkschaftler, verzweifelte Gazetteer, ein böhmischer politischer Veteran, Offiziere und Unteroffiziere, Männer, die Erfahrung im Umgang mit Waffen haben Feuer oder Schneiden, diejenigen, die die Normalität der Rückkehr gewalttätig wiederentdeckt hat, die Fanatiker, die in ihren Ideen nicht klar sehen können, die Überlebenden, die sich als Helden des Todes betrachten und eine schlecht behandelte Syphilis für ein Zeichen des Schicksals halten.

Lo so, li vedo qui davanti a me, li conosco a memoria: sono gli uomini della guerra. Ich weiß, ich sehe sie hier vor mir, ich kenne sie auswendig: Sie sind die Männer des Krieges. Della guerra o del suo mito. Vom Krieg oder seinem Mythos. Li desidero, come il maschio desidera la femmina e, insieme, li disprezzo. Ich wünsche sie, wie der Mann die Frau wünscht, und zusammen verachte ich sie. I desire them, as the male desires the female and, at the same time, I despise them. Li disprezzo, sì, ma non importa: un'epoca è finita e un'altra è cominciata. Le macerie si cumulano, i rottami si richiamano a vicenda. Die Trümmer sammeln sich an, die Trümmer beziehen sich aufeinander. The rubble accumulates, the debris call each other back. Io sono l'uomo del “dopo”. I am the "after" man. E ci tengo. Und ich sorge mich. È con questo materiale scadente – con questa umanità di risulta – che si fa la storia. Mit diesem schlechten Material - mit dieser Menschlichkeit der Ergebnisse - wird Geschichte geschrieben.

In ogni caso, questo ho davanti. Auf jeden Fall liegt das vor mir. E alle spalle niente. Alle spalle ho il 24 ottobre del millenovecentodiciassette. Hinter mir habe ich den 24. Oktober des Jahres eintausendneunhundertsiebzehn. Caporetto. L'agonia della nostra epoca, la più grande disfatta militare di tutti i tempi. Un esercito di un milione di soldati distrutto in un fine settimana. Eine Armee von einer Million Soldaten wurde an einem Wochenende zerstört. Alle spalle ho il 24 novembre del millenovecentoquattordici. Hinter mir habe ich den 24. November von eintausendneunhundertvierzehn. Il giorno della mia espulsione dal Partito socialista, la sala della Società umanitaria in cui maledissero il mio nome, gli operai di cui fino al giorno prima ero stato l'idolo che si atterravano a vicenda per aver l'onore di prendermi a cazzotti. Der Tag meines Ausschlusses aus der Sozialistischen Partei, der Halle der Humanitären Gesellschaft, in der sie meinen Namen verfluchten, die Arbeiter, deren Idol ich bis gestern gegeneinander geschlagen hatte, um die Ehre zu haben, mich zu schlagen. Ora ricevo ogni giorno i loro auguri di morte. Jetzt erhalte ich jeden Tag ihre Todeswünsche. La augurano a me, a D'Annunzio, a Marinetti, a De Ambris, anche a Corridoni che è caduto quattro anni fa nella terza battaglia dell'Isonzo. Augurano la morte ai già morti. A questo punto ci odiano per averli traditi. An diesem Punkt hassen sie uns, weil wir sie verraten haben.

Le folle “rosse” presentono l'imminenza del loro trionfo. Die "roten" Massen präsentieren den bevorstehenden Triumph. In sei mesi sono crollati tre imperi, tre casate che governavano l'Europa da sei secoli. In sechs Monaten sind drei Reiche zusammengebrochen, drei Häuser, die Europa seit sechs Jahrhunderten regieren. Three empires collapsed in six months, three families that had ruled Europe for six centuries. L'epidemia d'influenza “spagnola” ha già contagiato decine di milioni di vittime. Gli avvenimenti traducono sussulti apocalittici. La settimana scorsa a Mosca si è riunita la Terza Internazionale comunista. Die Dritte Kommunistische Internationale traf sich letzte Woche in Moskau. Il partito della guerra civile mondiale. Il partito di quelli che mi vogliono morto. Die Partei derer, die mich tot sehen wollen. Da Mosca a Città del Messico, su tutto l'orbe terrestre. Von Moskau nach Mexiko-Stadt auf der ganzen Welt. From Moscow to Mexico City, all over the earth. Inizia l'epoca della politica delle masse e noi, qua de ntro, siamo in meno di cento. ntro, wir sind weniger als hundert. ntro, we are less than a hundred.

Ma anche questo non importa. Nessuno crede più alla vittoria. È già venuta e sapeva di fango. Es ist schon gekommen und hat nach Schlamm geschmeckt. Questo nostro entusiasmo – giovinezza, giovinezza! Diese Begeisterung von uns - Jugend, Jugend! – è una forma suicida di disperazione. Siamo con i morti, rispondono loro al nostro appello in questa sala semivuota, a milioni. Wir sind bei den Toten, sie reagieren millionenfach auf unseren Appell in diesem halb leeren Raum.

Giù in strada le grida dei garzoni invocano la rivoluzione. Noi ridiamo. La rivoluzione l'abbiamo già fatta. Wir haben die Revolution bereits gemacht. Spingendo a calci questo Paese in guerra, il 24 maggio del millenovecentoquindici. Ora tutti ci dicono che la guerra è finita. Jetzt sagen uns alle, dass der Krieg vorbei ist. Ma noi ridiamo ancora. La guerra siamo noi. Il futuro ci appartiene. È inutile, non c'è niente da fare, io sono come le bestie: sento il tempo che viene. Benito Mussolini è di forte costituzione fisica sebbene sia affetto da sifilide. Questa sua robustezza gli permette un continuo lavoro. Riposa fino a tarda ora del mattino, esce di casa a mezzogiorno ma non rientra prima delle 3 dopo mezzanotte e queste quindici ore, meno una breve sosta per i pasti, sono dedicate all'attività giornalistica e politica. È un sensuale e ciò è dimostrato dalle molte relazioni contratte con svariate donne. È un emotivo e un impulsivo. Questi suoi caratteri lo rendono suggestivo e persuasivo nei suoi discorsi. Pur parlando bene, però, non lo si può definire propriamente un oratore. È in fondo un sentimentale e questo gli attira molte simpatie, molte amicizie. È disinteressato, generoso, e questo gli ha procurato una reputazione di altruismo e filantropia. È molto intelligente, accorto, misurato, riflessivo, buon conoscitore degli uomini, delle loro qualità e dei loro difetti. Facile alle pronte simpatie e antipatie, capace di sacrifici per gli amici, è tenace nelle inimicizie e negli odi. È coraggioso e audace; ha qualità organizzatrici, è capace di determinazioni pronte; ma non altrettanto tenace nelle convinzioni e nei propositi. È ambiziosissimo. È animato dalla convinzione di rappresentare una notevole forza nei destini d'Italia ed è deciso a farla valere. È uomo che non si rassegna a posti di secondo ordine. Vuole primeggiare e dominare. Nel socialismo ufficiale salì rapidamente da oscure origini a posizione eminente. Prima della guerra, fu il direttore ideale dell'Avanti!, il giornale che guida tutti i socialisti. In quel campo fu molto apprezzato e molto amato. Qualcuno dei suoi antichi compagni e ammiratori confessa ancora oggi che nessuno meglio di lui seppe comprendere e interpretare l'anima del proletariato, il quale vide con dolore il suo tradimento (apostasia) quando nel giro di poche settimane da apostolo sincero e appassionato della neutralità assoluta divenne apostolo sincero e appassionato dell'intervento in guerra. Io non credo che questo fu determinato da calcolo d'interesse o di lucro. Quanta parte, poi, delle sue convinzioni socialiste, che non ha mai pubblicamente rinnegato, si sia sperduta nelle transazioni finanziarie indispensabili a continuare la lotta tramite Il Popolo d'Italia, il nuovo giornale da lui fondato, nel contatto con uomini e correnti di diversa fede, nell'attrito con gli antichi compagni, sotto la costante pressione dell'odio indomabile, della acida malevolenza, delle accuse, degli insulti, delle calunnie incessanti da parte dei suoi antichi seguaci, è impossibile stabilirlo. Ma se queste segrete alterazioni si sono verificate, inghiottite nell'ombra delle cose più prossime, Mussolini non lo lascerà mai trasparire e vorrà sempre sembrare, s'illuderà forse sempre di essere, socialista. Questa, secondo le mie indagini, la figura morale dell'uomo, in contrasto con l'opinione dei suoi antichi compagni di fede e adepti. Ciò detto, se una persona di alta autorità e intelligenza saprà trovare nelle sue caratteristiche psicologiche il punto di minor resistenza, se saprà innanzitutto essergli simpatico e insinuarsi nel suo animo, se saprà dimostrargli quale sia il vero interesse dell'Italia (perché io credo nel suo patriottismo), se con molto tatto gli offrirà i fondi indispensabili per l'azione politica concordata, senza dare l'impressione di un volgare addomesticamento, il Mussolini si lascerà a poco a poco conquistare. Ma col suo temperamento non si potrà mai avere la certezza che, a una svolta della strada, lui non defezioni. È, come già detto, un emotivo e un impulsivo. Certo che in campo avversario Mussolini, uomo di pensiero e di azione, scrittore efficace e incisivo, oratore persuasivo e vivace, potrebbe diventare un condottiero, un picchiatore temibile. Rapporto dell'ispettore generale di pubblica sicurezza Giovanni Gasti, primavera 1919   Fasci d'azione tra interventisti Nel salone del Circolo degli interessi commerciali ed industriali ha avuto luogo ieri un convegno per la costituzione dei Fasci regionali fra gruppi di interventisti. Al convegno parlarono l'industriale Enzo Ferrari, il capitano degli Arditi Vecchi e diversi altri. Il Prof. Mussolini illustrò i capisaldi su cui dovrebbe svolgersi l'azione dei Fasci e cioè: valorizzazione della guerra e di chi la guerra ha combattuto; dimostrare che l'imperialismo, di cui si fa colpa agli italiani, è l'imperialismo voluto da tutti i popoli non escluso il Belgio e il Portogallo e perciò opposizione agli imperialismi esteri a danno del nostro Paese ed opposizione ad un imperialismo italiano contro le altre nazioni; infine accettare la battaglia elettorale sul “fatto” di guerra ed opporsi a tutti quei partiti e candidati che la guerra hanno avversata. Le proposte di Mussolini, dopo che ebbero parlato numerosi oratori, vennero approvate. Al convegno erano rappresentate diverse città d'Italia. Corriere della Sera, 24 marzo 1919, rubrica “Le conferenze domenicali”

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