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Conversazioni fra Sabina e Michele, CouchSurfing (Seconda parte)

M.

Comunque dovresti iscriverti su CouchSurfing perché è molto interessante e poi non è niente di pericoloso – come pensano quelli che non lo conoscono, che all’idea di portarsi qualcuno di sconosciuto in casa magari prendono paura –, perché CouchSurfing è una comunità “autocontrollata”, perché c’è un sistema di referenze (che sono dei commenti che scrivi dopo che hai conosciuto qualcuno, l’hai ospitato, sei stato ospite da lui o lo hai incontrato, semplicemente)…

S.

Mmh.

M.

… poi ci sono, ancora più efficaci, le garanzie, che in inglese si chiamano “vouch”…

S.

A-ha.

M.

… che sono una… come dire?, un sigillo che puoi dare a un membro di cui ti fidi in modo particolare. E queste garanzie le possono dare solo quelli che ne hanno ricevute, a loro volta, tre (infatti io le posso dare solo da poco tempo fa, perché prima non ne avevo ricevute abbastanza). E quindi, questo meccanismo fa sì che, quando uno cerca un ospite dove andare a dormire, può leggere le referenze che ha ricevuto, i commenti degli altri membri che lo hanno conosciuto, e quindi si fa un’idea, ad esempio…

S.

Sì, diciamo che non vai così a… alla sprovvista, senza sapere né chi, né cosa, né come.

M.

No, in genere no.

S.

Hai una certa, diciamo, sì, con queste referenze hai una certa conoscenza della persona alla quale vai, andrai a chiedere ospitalità o, comunque, della persona alla quale darai ospitalità.

M.

Sì, anche se, diciamo che le referenze non sono il Vangelo.

S.

Sono d’accordo.

M.

Perché può capitare che… ad esempio a me è capitato con la prima CouchSurfer che ho conosciuto, che è stata quella che mi ha ospitato a Sofia per un mese prendendosi l’affitto – stava in un appartamento proprio decrepito – lei aveva ricevuto decine di referenze, tutte positive, però io a stare con lei mi sono trovato male perché eravamo troppo diversi, se non altro. E, d’altra parte, ci sono – ho sperimentato io stesso – persone che non hanno referenze o ne hanno pochissime e che invece sono squisite: simpatiche, aperte… Quindi non bisogna proprio… fossilizzarsi sull’importanza delle referenze, ecco.

S.

Certo, comunque hai un… un parametro dove poterti regolare.

M.

Sì, quello sì. Però, magari può aiutare di più leggere i profili. Ad esempio, se voglio andare ospite da qualcuno, la prima cosa che leggo è la sezione che parla del divano o della sistemazione che questa persona offre, per vedere, insomma… Per esempio io non vado da chi fuma…

S.

Mmh.

M.

… tendo a escludere chi ha animali, – anche se forse questa… questo parametro dovrei eliminarlo – e poi, se uno ha, ad esempio, solo il pavimento, di solito lo scarto: almeno da avere un divano, se non un proprio un letto come quello che offriamo noi.

S.

Certo.

M.

Perché non credo di aver più l’età per fare campeggio o andare, così, all’avventura.

S.

Eh, però fa parte dell’avventura.

M.

Sì, certo. Un po' di disagio, sì, infatti, l’ho provato anche in Lituania: sono stato ospite da una ragazza che aveva una casa enorme, vuota, e ho dormito su un materassino dentro questo salone, dove avrebbero potuto dormire 10-15 persone, da solo.

S.

Caspita!

M.

Un minimo di disagio, però era il bello dell’avventura, insomma.

S.

Fa parte anche questo dell’avventura, diciamo.

M.

Sì…

S.

Ecco.

M.

E poi conosci nuovi usi, costumi: non avrei mai pensato, prima di andare in Lituania, di fare colazione con affettati, funghi, patate e cose del genere, o di fare… di cenare quando capita – di sera, alle dieci alle undici – con quello che capita, perché nei paesi dell’Europa dell’Est non hanno il culto della cena in famiglia come lo abbiamo noi in Italia. Là mangiano quando capita e quello che capita, e se hanno voglia, mangiano, sennò fanno a meno.

S.

Eheheh. Eh, vedi le differenze delle culture dove ti portano!

M.

Sì.

S.

Eh, però non lo avresti mai saputo se non avessi…

M.

Infatti. E poi, se fossi andato in albergo, come tanti italiani che vanno in Lituania, visitano Vilnius e poi tornano a casa, non avrei provato niente di tutto questo.

S.

È vero. E forse la cosa più bella di un viaggio è proprio trovare queste… queste cose che le agenzie di viaggio, diciamo, non ti farebbero mai sperimentare.

M.

Sì, è vero.

S.

Vivere la vita di tutti i giorni, vivere con loro, vivere come loro secondo me arricchisce molto di più che vedere tutti i bei monumenti, le cose belle, le cose patinate di una città.

M.

Sì, hai ragione, infatti adesso io vorrei viaggiare sempre con CouchSurfing, però non è sempre facile, perché non riesci sempre a trovare l’ospite che vorresti nella città che vorresti quando tu vorresti andarci. Per esempio, volevo andare a Lione in dicembre, per il Festival delle Luci, – che è una grande cerimonia che fanno ogni anno, illuminano i monumenti – però, nonostante abbia cominciato a mandare le richieste di ospitalità più di un mese fa, non ho trovato nessuno e quindi… non ci vado.

S.

Ho capito. Beh, insomma, dài, fa parte sempre dell’avventura. Ci andrai il prossimo anno, magari.

M.

Sì, speriamo. Inizierò a mandare le…

S.

Parti due mesi prima a mandare le richieste e quindi, chissà che, con due mesi di anticipo, trovi qualcuno.

M.

Sì, speriamo.

S.

Sì, dài.

M.

Mi sembra che abbiamo parlato abbastanza per oggi.

S.

Direi di sì, altrimenti i nostri studenti sai…

M.

… si stufano…

S.

… si stancano, poi!

M.

Allora, chi volesse saperne di più su CouchSurfing può scrivermi oppure può leggere anche le lezioni che sto scrivendo in italiano, nella libreria di italiano.

S.

Che io sono già andata a sbirciare, e sono veramente simpatiche, belle e interessanti.

M.

Grazie per la pubblicità.

S.

Prego, dovere.

M.

Allora, Sabina, ci sentiamo presto per una nuova lezione.

S.

Sicuramente! Ciao, Michele.

M.

Ciao, Sabina, a presto.


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M.

Comunque dovresti iscriverti su CouchSurfing perché è molto interessante e poi non è niente di pericoloso – come pensano quelli che non lo conoscono, che all’idea di portarsi qualcuno di sconosciuto in casa magari prendono paura –, perché CouchSurfing è una comunità “autocontrollata”, perché c’è un sistema di referenze (che sono dei commenti che scrivi dopo che hai conosciuto qualcuno, l’hai ospitato, sei stato ospite da lui o lo hai incontrato, semplicemente)…

S.

Mmh.

M.

… poi ci sono, ancora più efficaci, le garanzie, che in inglese si chiamano “vouch”…

S.

A-ha.

M.

… che sono una… come dire?, un sigillo che puoi dare a un membro di cui ti fidi in modo particolare. E queste garanzie le possono dare solo quelli che ne hanno ricevute, a loro volta, tre (infatti io le posso dare solo da poco tempo fa, perché prima non ne avevo ricevute abbastanza). E quindi, questo meccanismo fa sì che, quando uno cerca un ospite dove andare a dormire, può leggere le referenze che ha ricevuto, i commenti degli altri membri che lo hanno conosciuto, e quindi si fa un’idea, ad esempio…

S.

Sì, diciamo che non vai così a… alla sprovvista, senza sapere né chi, né cosa, né come.

M.

No, in genere no.

S.

Hai una certa, diciamo, sì, con queste referenze hai una certa conoscenza della persona alla quale vai, andrai a chiedere ospitalità o, comunque, della persona alla quale darai ospitalità.

M.

Sì, anche se, diciamo che le referenze non sono il Vangelo.

S.

Sono d’accordo.

M.

Perché può capitare che… ad esempio a me è capitato con la prima CouchSurfer che ho conosciuto, che è stata quella che mi ha ospitato a Sofia per un mese prendendosi l’affitto – stava in un appartamento proprio decrepito – lei aveva ricevuto decine di referenze, tutte positive, però io a stare con lei mi sono trovato male perché eravamo troppo diversi, se non altro. E, d’altra parte, ci sono – ho sperimentato io stesso – persone che non hanno referenze o ne hanno pochissime e che invece sono squisite: simpatiche, aperte… Quindi non bisogna proprio… fossilizzarsi sull’importanza delle referenze, ecco.

S.

Certo, comunque hai un… un parametro dove poterti regolare.

M.

Sì, quello sì. Però, magari può aiutare di più leggere i profili. Ad esempio, se voglio andare ospite da qualcuno, la prima cosa che leggo è la sezione che parla del divano o della sistemazione che questa persona offre, per vedere, insomma… Per esempio io non vado da chi fuma…

S.

Mmh.

M.

… tendo a escludere chi ha animali, – anche se forse questa… questo parametro dovrei eliminarlo – e poi, se uno ha, ad esempio, solo il pavimento, di solito lo scarto: almeno da avere un divano, se non un proprio un letto come quello che offriamo noi.

S.

Certo.

M.

Perché non credo di aver più l’età per fare campeggio o andare, così, all’avventura.

S.

Eh, però fa parte dell’avventura.

M.

Sì, certo. Un po' di disagio, sì, infatti, l’ho provato anche in Lituania: sono stato ospite da una ragazza che aveva una casa enorme, vuota, e ho dormito su un materassino dentro questo salone, dove avrebbero potuto dormire 10-15 persone, da solo.

S.

Caspita!

M.

Un minimo di disagio, però era il bello dell’avventura, insomma.

S.

Fa parte anche questo dell’avventura, diciamo.

M.

Sì…

S.

Ecco.

M.

E poi conosci nuovi usi, costumi: non avrei mai pensato, prima di andare in Lituania, di fare colazione con affettati, funghi, patate e cose del genere, o di fare… di cenare quando capita – di sera, alle dieci alle undici – con quello che capita, perché nei paesi dell’Europa dell’Est non hanno il culto della cena in famiglia come lo abbiamo noi in Italia. Là mangiano quando capita e quello che capita, e se hanno voglia, mangiano, sennò fanno a meno.

S.

Eheheh. Eh, vedi le differenze delle culture dove ti portano!

M.

Sì.

S.

Eh, però non lo avresti mai saputo se non avessi…

M.

Infatti. E poi, se fossi andato in albergo, come tanti italiani che vanno in Lituania, visitano Vilnius e poi tornano a casa, non avrei provato niente di tutto questo.

S.

È vero. E forse la cosa più bella di un viaggio è proprio trovare queste… queste cose che le agenzie di viaggio, diciamo, non ti farebbero mai sperimentare.

M.

Sì, è vero.

S.

Vivere la vita di tutti i giorni, vivere con loro, vivere come loro secondo me arricchisce molto di più che vedere tutti i bei monumenti, le cose belle, le cose patinate di una città.

M.

Sì, hai ragione, infatti adesso io vorrei viaggiare sempre con CouchSurfing, però non è sempre facile, perché non riesci sempre a trovare l’ospite che vorresti nella città che vorresti quando tu vorresti andarci. Per esempio, volevo andare a Lione in dicembre, per il Festival delle Luci, – che è una grande cerimonia che fanno ogni anno, illuminano i monumenti – però, nonostante abbia cominciato a mandare le richieste di ospitalità più di un mese fa, non ho trovato nessuno e quindi… non ci vado.

S.

Ho capito. Beh, insomma, dài, fa parte sempre dell’avventura. Ci andrai il prossimo anno, magari.

M.

Sì, speriamo. Inizierò a mandare le…

S.

Parti due mesi prima a mandare le richieste e quindi, chissà che, con due mesi di anticipo, trovi qualcuno.

M.

Sì, speriamo.

S.

Sì, dài.

M.

Mi sembra che abbiamo parlato abbastanza per oggi.

S.

Direi di sì, altrimenti i nostri studenti sai…

M.

… si stufano…

S.

… si stancano, poi!

M.

Allora, chi volesse saperne di più su CouchSurfing può scrivermi oppure può leggere anche le lezioni che sto scrivendo in italiano, nella libreria di italiano.

S.

Che io sono già andata a sbirciare, e sono veramente simpatiche, belle e interessanti.

M.

Grazie per la pubblicità.

S.

Prego, dovere.

M.

Allora, Sabina, ci sentiamo presto per una nuova lezione.

S.

Sicuramente! Ciao, Michele.

M.

Ciao, Sabina, a presto.

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