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Le mie esperienze con Couchsurfing, Valentine, umanista americano con moglie e figl(iastr)i a carico

Valentine, umanista americano con moglie e figl(iastr)i a carico

Pochi giorni dopo aver ospitato Asta e Martynas, casa nostra è stata "invasa" da una famiglia di cinque elementi.

Era la prima volta che ospitavamo così tante persone, ed è rimasta anche l’ultima! Il Couchsurfer vero e proprio era Valentine, un americano di mezza età sposato in seconde nozze con Kriszta, una signora ungherese non più giovanissima ma ancora piacente, dalla quale aveva avuto un figlio. Questo bambinetto all’epoca aveva due o tre anni e non si è fatto nessuno scrupolo a correre qua e là per la casa, anche nudo e crudo! Era molto dolce e allegro, oltre a essere un futuro bilingue.

In compenso, gli ultimi due componenti del gruppo, ovvero i figli adolescenti avuti da Kriszta in una precedente relazione, erano silenziosi e musoni, soprattutto la ragazza.

Forse soffrivano il fatto di essere stati obbligati ad andare in vacanza col patrigno, ma di sicuro non hanno fatto una bella figura!

Val e la sua famiglia sono arrivati su una macchina vecchiotta e stracarica, guidata dal figlio di Kriszta, non ancora maggiorenne (ma è legale?

). Per quanto mi ricordi, non era molto diversa da una Trabant... Val aveva portato molti libri e fin da subito si è rivelato una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto. Aveva imparato l’italiano in gioventù, studiandolo sui classici della nostra letteratura, quindi aveva assimilato una lingua che oggi suona piuttosto datata. Ci ha raccontato che, una volta, era entrato in un negozio italiano per comprare non so più cosa, e quando la commessa gli aveva chiesto di cosa avesse bisogno, siccome non si ricordava l’espressione "mi serve...", le aveva detto "mi è d’uopo" (un latinismo che forse si usava ancora allo scritto fino a cento o centoventi anni fa)! Chissà se la povera commessa aveva capito!

Comunque, Val non aveva imparato solo la lingua italiana, ma era letteralmente imbevuto della storia e cultura del mio Paese, tanto che è arrivato a spiegarmi lui il motivo per cui Rovigo non ha più le mura cittadine.

Anche Kriszta era molto sveglia e istruita, e faceva spesso domande, pur non risaltando quanto il marito.

La prima sera li ho portati in pizzeria, dove hanno ordinato più di quanto riuscissero a mangiare (ah, questi stranieri che non riescono neanche a finire una pizza!

), tanto che alla fine abbiamo chiesto alla cameriera un recipiente per portare a casa l’insalata che avevano avanzato. La poverina non sapeva come reagire, perché era una richiesta molto insolita. Alla fine ci ha dato un cartone per pizza, dove hanno messo l’insalata. Peccato che poi non l’abbiamo messa in frigo, così durante la notte è andata a male...

Il giorno seguente dovevano andare a Venezia.

"Dover andare" è l’espressione giusta per descrivere lo stato d’animo di Val, che ovviamente era a conoscenza dei numerosi mali che affliggono questa città, e aveva anche elaborato un piano per limitare il numero dei turisti. Comunque, al loro ritorno, quella sera, anche Val era contento. Essendo partito con aspettative molto scarse, alla fine era rimasto piacevolmente colpito. Sia lui che Kriszta avrebbero voluto sedersi in un salotto per chiacchierare, ma non era possibile, perché mia mamma non voleva nessuno in casa, e tra l’altro dormiva già. Così ci siamo dovuti arrangiare nel mio studio. Tra l’altro, non vi ho raccontato come li avevamo sistemati per la notte: mamma, papà e bambino tutti sul letto da una piazza e mezza (largo appena un metro e quaranta); la figlia su una brandina che avevamo e il figlio su un sacco a pelo, sotto a un tavolo. Quello che si dice una sistemazione spartana!

L’indomani, per Val e famiglia era già ora di tornare a casa, ma prima del commiato c’è stato lo scambio di doni.

Io ho regalato a Val due libri, di cui uno con due commedie di Carlo Goldoni in veneziano, e l’altro contenente tutte (o quasi) le opere di Torquato Tasso. Manco a dirlo, li conosceva entrambi! Lui mi ha lasciato un libro di Sándor Márai (forse il più grande scrittore ungherese del Novecento), sia in versione originale che in inglese.

Ospitare Val ha rappresentato la quintessenza del couchsurfing, con la conoscenza e lo scambio culturale messi sopra a ogni altro aspetto, anche a costo di dormire tutti appiccicati per un paio di notti!



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Valentine, umanista americano con moglie e figl(iastr)i a carico

Pochi giorni dopo aver ospitato Asta e Martynas, casa nostra è stata "invasa" da una famiglia di cinque elementi.

Era la prima volta che ospitavamo così tante persone, ed è rimasta anche l’ultima! Il Couchsurfer vero e proprio era Valentine, un americano di mezza età sposato in seconde nozze con Kriszta, una signora ungherese non più giovanissima ma ancora piacente, dalla quale aveva avuto un figlio. Questo bambinetto all’epoca aveva due o tre anni e non si è fatto nessuno scrupolo a correre qua e là per la casa, anche nudo e crudo! Era molto dolce e allegro, oltre a essere un futuro bilingue.

In compenso, gli ultimi due componenti del gruppo, ovvero i figli adolescenti avuti da Kriszta in una precedente relazione, erano silenziosi e musoni, soprattutto la ragazza.

Forse soffrivano il fatto di essere stati obbligati ad andare in vacanza col patrigno, ma di sicuro non hanno fatto una bella figura!

Val e la sua famiglia sono arrivati su una macchina vecchiotta e stracarica, guidata dal figlio di Kriszta, non ancora maggiorenne (ma è legale?

). Per quanto mi ricordi, non era molto diversa da una Trabant... Val aveva portato molti libri e fin da subito si è rivelato una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto. Aveva imparato l’italiano in gioventù, studiandolo sui classici della nostra letteratura, quindi aveva assimilato una lingua che oggi suona piuttosto datata. Ci ha raccontato che, una volta, era entrato in un negozio italiano per comprare non so più cosa, e quando la commessa gli aveva chiesto di cosa avesse bisogno, siccome non si ricordava l’espressione "mi serve...", le aveva detto "mi è d’uopo" (un latinismo che forse si usava ancora allo scritto fino a cento o centoventi anni fa)! Chissà se la povera commessa aveva capito!

Comunque, Val non aveva imparato solo la lingua italiana, ma era letteralmente imbevuto della storia e cultura del mio Paese, tanto che è arrivato a spiegarmi lui il motivo per cui Rovigo non ha più le mura cittadine.

Anche Kriszta era molto sveglia e istruita, e faceva spesso domande, pur non risaltando quanto il marito.

La prima sera li ho portati in pizzeria, dove hanno ordinato più di quanto riuscissero a mangiare (ah, questi stranieri che non riescono neanche a finire una pizza!

), tanto che alla fine abbiamo chiesto alla cameriera un recipiente per portare a casa l’insalata che avevano avanzato. La poverina non sapeva come reagire, perché era una richiesta molto insolita. Alla fine ci ha dato un cartone per pizza, dove hanno messo l’insalata. Peccato che poi non l’abbiamo messa in frigo, così durante la notte è andata a male...

Il giorno seguente dovevano andare a Venezia.

"Dover andare" è l’espressione giusta per descrivere lo stato d’animo di Val, che ovviamente era a conoscenza dei numerosi mali che affliggono questa città, e aveva anche elaborato un piano per limitare il numero dei turisti. Comunque, al loro ritorno, quella sera, anche Val era contento. Essendo partito con aspettative molto scarse, alla fine era rimasto piacevolmente colpito. Sia lui che Kriszta avrebbero voluto sedersi in un salotto per chiacchierare, ma non era possibile, perché mia mamma non voleva nessuno in casa, e tra l’altro dormiva già. Così ci siamo dovuti arrangiare nel mio studio. Tra l’altro, non vi ho raccontato come li avevamo sistemati per la notte: mamma, papà e bambino tutti sul letto da una piazza e mezza (largo appena un metro e quaranta); la figlia su una brandina che avevamo e il figlio su un sacco a pelo, sotto a un tavolo. Quello che si dice una sistemazione spartana!

L’indomani, per Val e famiglia era già ora di tornare a casa, ma prima del commiato c’è stato lo scambio di doni.

Io ho regalato a Val due libri, di cui uno con due commedie di Carlo Goldoni in veneziano, e l’altro contenente tutte (o quasi) le opere di Torquato Tasso. Manco a dirlo, li conosceva entrambi! Lui mi ha lasciato un libro di Sándor Márai (forse il più grande scrittore ungherese del Novecento), sia in versione originale che in inglese.

Ospitare Val ha rappresentato la quintessenza del couchsurfing, con la conoscenza e lo scambio culturale messi sopra a ogni altro aspetto, anche a costo di dormire tutti appiccicati per un paio di notti!


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