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Le mie esperienze con Couchsurfing, Come divertirsi a Sofia senza vedere niente!

Come divertirsi a Sofia senza vedere niente!

Come anticipato alla fine della scorsa lezione, dopo la bella domenica passata con Kristian alla chiesa di Boyana, mi sono preparato, più psicologicamente che altro, all’arrivo del mio primo ospite: Matthew da Istanbul.

Subito dopo essermi trasferito dal tugurio di L. (di cui ho parlato ampiamente in "Un italiano a Sofia") al nuovo appartamento "occidentale", avevo dato la disponibilità a ospitare, ma per più di un mese non avevo potuto farlo. Avevo ricevuto delle richieste di ospitalità, ma non avevo potuto soddisfarle (una volta perché avevo appena traslocato, un’altra volta perché c’erano i miei genitori).

Così, in novembre sono stato contento di ricevere una nuova richiesta, che ho accettato convintamente, nonostante la strenua, ma inutile, opposizione di mia mamma!

Matt era un professore americano che lavorava a Istanbul. Anche lui, come me, non aveva nessuna esperienza di CouchSurfing, infatti quella che sto per descrivervi è stata la prima sia per me come ospitante, sia per lui come ospite.

È arrivato verso le dieci di sera e, quando ho ricevuto il suo sms che diceva "Sono giù all’entrata", mi sono un po' agitato. Non sapevo cosa aspettarmi. Quando ho aperto una porta, mi sono trovato davanti un omone alto che dimostrava decisamente più di trentasei anni, ma dall’espressione gentile. Dopo una cordiale stretta di mano, l’ho fatto accomodare mostrandogli il divano dove avrebbe dormito. A me non sembrava un granché come posto letto, ma a lui andava più che bene.

Abbiamo iniziato a chiacchierare, trovando subito un certo numero di interessi in comune per le lingue e le culture europee. Prima di andare in Turchia, aveva lavorato anche in Polonia, quindi abbiamo parlato un po' del mio "paese del cuore". Siamo andati avanti fino a mezzanotte passata, poi gli ho dato un cuscino e delle coperte e siamo andati a dormire.

Nei giorni seguenti, Matt è sempre uscito con me verso le otto e mezza e poi ci trovavamo a casa intorno alle sette di sera, andavamo a fare la spesa e preparavamo la cena insieme. Il tutto sempre condito da conversazioni interessanti e storie divertenti. Solo il mercoledì non è tornato a casa, perché era uscito con due ragazze e poi non voleva svegliarmi tornando tardi.

Mi ricorderò a lungo di Matt per due motivi. Il primo è la sua fame di libri. Subito il primo giorno è andato in cerca di una libreria con libri in inglese e ne ha comprati due. Poi mi ha mostrato anche alcune banconote e monete antiche comprate per pochi soldi. Il secondo motivo è che leggeva questi romanzi, anche piuttosto voluminosi, in un giorno. Sì, perché, i suoi cinque giorni a Sofia, li ha passati nei bar a leggere, mangiare e bere. Si era stampato dei fogli sulle attrattive turistiche della città, ma non ha visto niente! Neppure la cattedrale di Aleksandar Nevski!

L’ultimo giorno era venerdì e io lavoravo all’ambasciata solo la mattina, per cui ci siamo trovati in centro verso l’una e siamo andati a pranzo insieme. Mi ha portato in un ristorante piuttosto esclusivo, soprattutto per gli standard bulgari, dove tutto costava come in Italia, e ha insistito perché io prendessi quello che volevo, tanto avrebbe pagato lui.

La sera aveva l’aereo alle dieci (ah, che orari barbari hanno questi voli low-cost! ), ma abbiamo fatto in tempo a condividere un’ultima cena. Poi gli ho chiamato un taxi (in bulgaro! ), l’ho accompagnato al portone e ho spiegato all’autista che doveva andare "do aerogàrata, terminal ednà". Matt mi ha abbracciato "all’americana" e poi si è dileguato nel buio.

Quella sera, sono andato a letto soddisfatto e con un po' più di fiducia nell’umanità. Ci avrebbe pensato l’esperienza successiva a riportarmi con i piedi per terra!



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Come divertirsi a Sofia senza vedere niente!

Come anticipato alla fine della scorsa lezione, dopo la bella domenica passata con Kristian alla chiesa di Boyana, mi sono preparato, più psicologicamente che altro, all’arrivo del mio primo ospite: Matthew da Istanbul.

Subito dopo essermi trasferito dal tugurio di L. (di cui ho parlato ampiamente in "Un italiano a Sofia") al nuovo appartamento "occidentale", avevo dato la disponibilità a ospitare, ma per più di un mese non avevo potuto farlo. Avevo ricevuto delle richieste di ospitalità, ma non avevo potuto soddisfarle (una volta perché avevo appena traslocato, un’altra volta perché c’erano i miei genitori).

Così, in novembre sono stato contento di ricevere una nuova richiesta, che ho accettato convintamente, nonostante la strenua, ma inutile, opposizione di mia mamma!

Matt era un professore americano che lavorava a Istanbul. Anche lui, come me, non aveva nessuna esperienza di CouchSurfing, infatti quella che sto per descrivervi è stata la prima sia per me come ospitante, sia per lui come ospite.

È arrivato verso le dieci di sera e, quando ho ricevuto il suo sms che diceva "Sono giù all’entrata", mi sono un po' agitato. Non sapevo cosa aspettarmi. Quando ho aperto una porta, mi sono trovato davanti un omone alto che dimostrava decisamente più di trentasei anni, ma dall’espressione gentile. Dopo una cordiale stretta di mano, l’ho fatto accomodare mostrandogli il divano dove avrebbe dormito. A me non sembrava un granché come posto letto, ma a lui andava più che bene.

Abbiamo iniziato a chiacchierare, trovando subito un certo numero di interessi in comune per le lingue e le culture europee. Prima di andare in Turchia, aveva lavorato anche in Polonia, quindi abbiamo parlato un po' del mio "paese del cuore". Siamo andati avanti fino a mezzanotte passata, poi gli ho dato un cuscino e delle coperte e siamo andati a dormire.

Nei giorni seguenti, Matt è sempre uscito con me verso le otto e mezza e poi ci trovavamo a casa intorno alle sette di sera, andavamo a fare la spesa e preparavamo la cena insieme. Il tutto sempre condito da conversazioni interessanti e storie divertenti. Solo il mercoledì non è tornato a casa, perché era uscito con due ragazze e poi non voleva svegliarmi tornando tardi.

Mi ricorderò a lungo di Matt per due motivi. Il primo è la sua fame di libri. Subito il primo giorno è andato in cerca di una libreria con libri in inglese e ne ha comprati due. Poi mi ha mostrato anche alcune banconote e monete antiche comprate per pochi soldi. Il secondo motivo è che leggeva questi romanzi, anche piuttosto voluminosi, in un giorno. Sì, perché, i suoi cinque giorni a Sofia, li ha passati nei bar a leggere, mangiare e bere. Si era stampato dei fogli sulle attrattive turistiche della città, ma non ha visto niente! Neppure la cattedrale di Aleksandar Nevski!

L’ultimo giorno era venerdì e io lavoravo all’ambasciata solo la mattina, per cui ci siamo trovati in centro verso l’una e siamo andati a pranzo insieme. Mi ha portato in un ristorante piuttosto esclusivo, soprattutto per gli standard bulgari, dove tutto costava come in Italia, e ha insistito perché io prendessi quello che volevo, tanto avrebbe pagato lui.

La sera aveva l’aereo alle dieci (ah, che orari barbari hanno questi voli low-cost! ), ma abbiamo fatto in tempo a condividere un’ultima cena. Poi gli ho chiamato un taxi (in bulgaro! ), l’ho accompagnato al portone e ho spiegato all’autista che doveva andare "do aerogàrata, terminal ednà". Matt mi ha abbracciato "all’americana" e poi si è dileguato nel buio.

Quella sera, sono andato a letto soddisfatto e con un po' più di fiducia nell’umanità. Ci avrebbe pensato l’esperienza successiva a riportarmi con i piedi per terra!


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